«Carta, Cultura, Crescita. La filiera per lo sviluppo del Paese»

Filiera della carta: tornare a crescere è possibile

Dalla presentazione di Alessandro Nova.

La filiera della carta stretta tra la crisi congiunturale arrivata al settimo anno e la svolta tecnologica rappresentata dal Web, ha fatto il punto a Roma, nel consueto appuntamento che si è tenuto il 18 febbraio scorso, presso l’associazione Civita, promosso da otto associazioni in rappresentanza di tutta la filiera – Acimga, Aie, Anes, Argi, Asig, Assocarta, Assografici e Fieg.

Il primo a prendere la parola è stato il Presidente dell’Associazione Civita – ex Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l’editoria, Gianni Letta. «Faccio fatica a pensare che non ci possa essere in avvenire un futuro anche per la carta, anche di fronte alle innovazioni introdotte dal digitale – ha detto Letta. È vero che esiste una corsa verso questi media, specialmente da parte della politica che usa il Web, assieme alla televisione, per ricercare il consenso, ma è anche vero che il dibattito politico senza la carta non esisterebbe. Prova ne è il fatto che anche quando oggi un politico esprime un pensiero attraverso i social media, come per esempio Twitter, successivamente fa un comunicato stampa alle agenzie per rendere noto di aver fatto quella comunicazione politica in digitale».

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Invertire il trend

Alessandro Nova, docente dell’università Bocconi, ha fatto il punto sullo stato della filiera, tracciando anche alcune proposte per invertire i trend che osservando i dati del periodo 2012-2013 non appaiono positivi. «Nel 2013 – ha affermato Nova – il fatturato della filiera nel suo complesso ha risentito degli effetti non favorevoli della congiuntura del sistema economico italiano e della debolezza della domanda interna. Il fatturato, le vendite interne e il consumo apparente hanno toccato, nel corso del 2013, un nuovo minimo dal 2000, mentre la compressione del fatturato della filiera – meno 4,4% rispetto al 2012 –, evidenzia che anche dopo anni di forti riduzioni, la dinamica della filiera non mostra segnali di un miglioramento rispetto al resto dell’industria italiana». Questi i dati generali.

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Dalla presentazione di Alessandro Nova.
Dalla presentazione di Alessandro Nova.

La ricerca di Nova però rileva che pur esistendo all’interno della filiera degli elementi di debolezza, non sembra che essa, nel suo complesso, soffra di una debolezza strutturale propria, e ciò sarebbe dimostrato dalle esportazioni sul fatturato e dall’import penetration (percentuale d’importazioni sul totale di produzione interna e importazioni nette). «Ciò che stiamo osservando oggi – ha proseguito Nova – è che, pur essendo quello della filiera un sistema poco aperto al sistema internazionale, le imprese ora si stanno attrezzando per andare sui mercati esteri. Cosa che deve essere messa in relazione alla debolezza del mercato interno. Osserviamo una polarizzazione in due raggruppamenti d’imprese, quelle che esportano e quella che non lo fanno, e quest’ultime sono le imprese che hanno sofferto maggiormente». Sul fronte della crisi in generale di sicuro c’è il calo della domanda interna, ma il risultato negativo non è da attribuirsi solo a ciò. «Stampa e grafica, per esempio, risentono, oltre che del calo della domanda interna, anche della concorrenza del digitale – ha affermato Nova – e ciò aggrava per alcuni settori una situazione già di per sé non esaltante, che caratterizza tutto il sistema».

Dalla presentazione di Alessandro Nova.
Dalla presentazione di Alessandro Nova.

Per quanto riguarda i macrodati relativi alla filiera la ricerca di Nova ha rilevato che anche il 2013 è stato caratterizzato dagli effetti della congiuntura non favorevole del sistema Italia e dalla debolezza della domanda interna; il fatturato, le vendite interne e il consumo apparente sono arrivate al minimo rispetto all’anno 2000; la diminuzione del fatturato della filiera, -4,4% è in linea con quello dei comparti industriali italiani ed evidenza un sostanziale allineamento alle dinamiche del sistema paese.

Per quanto riguarda la rappresentatività della filiera nel sistema produttivo italiano bisogna dire che si mantiene la rilevanza del comparto, ma con una tendenza alla diminuzione. L’occupazione diretta nella filiera nel 2013 è stata di 210mila addetti, il 4,7% dell’occupazione manifatturiera, mentre l’indotto nei settori a valle pesa per circa 518mila addetti. Il tutto per 728mila addetti complessivi. Le crisi aziendali nel periodo 2009-2013 sono state numerose e si tratta di fenomeni originati sia dalla crisi economica in generale, sia, per alcuni settori, di un processo strutturale e profondo dovuto alla chiusura di alcuni spazi di mercato.

Dalla presentazione di Alessandro Nova.
Dalla presentazione di Alessandro Nova.

Per quanto riguarda il dettaglio delle dinamiche legate ai mercati esteri i rapporti di export/fatturato (28,8% nel 2013) e import penetration (19,2% nel 2013) sono relativamente ridotti in valori assoluti, anche per il fatto che i segmenti a valle della filiera sono poco aperti all’estero, ma in questo quadro si conferma la crescita costante di propensione all’esportazione, che è indice di una tenuta per quanto riguarda la competitività del tessuto produttivo nostrano, anche in presenza di un inasprimento della concorrenza sui mercati internazionali. E a dimostrazione di ciò ci sono i dati di lungo periodo (2002-2013) che vedono un saldo positivo e in costante crescita della bilancia commerciale passato da 1,8 a 3,7 miliardi di euro, risultato che è stato ottenuto attraverso la stabilizzazione delle importazioni e la crescita dell’esportazioni.

Dalla presentazione di Alessandro Nova.
Dalla presentazione di Alessandro Nova.

Il comparto «carta e prodotti in carta»

I dati relativi agli andamenti dei comparti della filiera mostrano che la dinamica che fino al 2007 aveva avuto tassi di sviluppo accelerati rispetto alla produzione industriale più in generale, oggi si è allineato alle dinamiche, e ai ridimensionamenti, dello scenario generale. Il settore «Stampa e grafica» ha visto un ulteriore inasprimento della crisi poiché risente della minor propensione alla spesa delle famiglie (meno 2,5% nel 2013), che ha come effetto la riduzione degli acquisti dei prodotti culturali, come libri e giornali, che è stata del 7% nel 2013. Oltre a ciò si registrano la caduta della pubblicità su stampa, scesa del 17,7% nel 2012 e del 21,2% nel 2013, con un complessivo -39% nel biennio, l’erosione di mercato dovuta allo sviluppo dei nuovi media digitali e la concorrenza crescente proveniente dai paesi emergenti, come Cina, India, e altri. Il tutto si deve inserire su macrodati e dinamiche più generali che rilevano fatti importanti per la filiera.

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Dalla presentazione di Alessandro Nova.

Il reddito netto tra il 2005 e il 2012 è calato in misura rilevante ed è probabile che ci sia stata una riallocazione dei consumi da parte delle famiglie a favore di beni diversi da quelli culturali, cosa che ha avuto un’intensità crescente negli ultimi anni, specialmente per libri e giornali. Una diminuzione che si inserisce nel contesto tracciato da Eurostat che vede l’Italia all’ultimo posto nella percentuale di spesa pubblica (1,1%) per la cultura e al penultimo per l’istruzione, fatti che secondo Nova non solo non riescono a sopperire al già deludente dato strutturale, ma ne amplificano l’effetto. Oltre a ciò le condizioni fiscali vigenti nel nostro paese deprimono le spinte agli investimenti limitando le possibilità di sviluppo e crescita del sistema imprenditoriale, anche attraverso investimenti provenienti dall’estero. «Nel periodo 2009-2010 abbiamo assistito a uno “scalino” in controtendenza delle dinamiche della filiera, cosa che consente di pensare a delle possibilità di recupero rispetto alla situazione e alla dinamica odierna», ha detto Nova, concludendo il proprio intervento.

Dalla presentazione di Alessandro Nova.
Dalla presentazione di Alessandro Nova.

Non chiamateci “old economy”

«Il valore della filiera della carta è di notevole importanza – ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Giovanni Legnini – e il suo impatto economico piuttosto rilevante. 2% del Pil, oltre 31 miliardi di euro di fatturato, quasi 730mila addetti e 60% di riciclo. Mi chiedo però se ci sia una sufficiente consapevolezza dell’importanza di questo settore, e se c’è stata da parte dei decisori pubblici un approccio sistemico alle istanze della stessa filiera. Mi sembra chiaro che si dovrebbe fare di più sull’export, anche se in realtà nove miliardi di euro sono una buona notizia e continuare a investire per lo sviluppo delle tecnologie. Abbiamo lavorato sul ripensamento della leva fiscale perché la strutturazione è disomogenea e insufficiente e bisognerebbe ripensare la leva fiscale in base alla crescita del settore e non della depressione. Per quanto riguarda il mercato pubblicitario, a fronte di una crescita del 1.000% della pubblicità online tra il 2005 e il 2013, abbiamo bisogno di uno strumento che renda conveniente fare investimenti sui media della carta stampata, superando la logica contabile classica della Pubblica Amministrazione, rivedendola alla luce dei benefici per il sistema paese. Ultimo punto cruciale è quello relativo al diritto d’autore nell’era digitale, sul quale abbiamo lavorato, sia sul profilo fiscale, sia su quello del riconoscimento. Ed è un tema, questo, che va affrontato nel breve periodo». Secondo Legnini il settore non deve essere considerato «old economy» specialmente in vista della sia pur lieve ripresa prevista per il 2014.

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Speranze e visioni future

«Il settore della carta e delle cartiere sta soffrendo soprattutto per la perdita di 1,5 milioni di tonnellate di prodotto e oggi vediamo un recupero che non è in sintonia con i dati generali delle prospettive di crescita del paese – ha detto Paolo Culicchi, presidente di Assocarta. Le leve forti del nostro export oggi sono le carte speciali e di qualità e lo rimarranno anche in futuro. Ciò che subiamo è il gap verso l’Europa che è in generale di un 30% di costi in più, a cominciare da quelli energetici. Oltre a ciò è necessario rivedere la legislazione ambientale che va a decremento del settore, a partire dalle norme sulle emissioni, che chiediamo al Governo di rivedere, magari dandoci delle compensazioni». Insomma la sintesi è che in presenza di una politica industriale che guardi al futuro, salvaguardando investimenti anche recenti fatti dalla filiera, know-how e capitale umano, la carta possa riprendere a crescere.

Paolo Culicchi, Presidente di Assocarta.
Paolo Culicchi, Presidente di Assocarta.

Le proposte della filiera per…

Gli incentivi all’innovazione

  • Impegno del governo all’attuazione della disposizione contenuta nella Legge di Stabilità 2014 relativa al Fondo straordinario per l’Editoria.
  • Rifinanziamento del credito agevolato per le imprese della filiera attraverso gli strumenti già esistenti (es. L. 62/2001 – «Fondo agevolazioni di credito editoria»), aggiornandoli.
  • Istituzione di un credito d’imposta a favore delle imprese produttrici di prodotti editoriali, dell’industria grafica, cartotecnica e cartaria per gli investimenti in beni strumentali, compresi i software applicativi, i gestionali e di protezione dei dati, e in aggiornamento professionale, nell’ambito di processi di adeguamento tecnologico e produttivo.

La promozione della lettura

  • Agevolazioni fiscali che, utilizzando lo strumento della detrazione della spesa, incentivino in maniera strutturale l’acquisto di libri e la sottoscrizione d’abbonamenti a quotidiani e periodici in favore di tutti i cittadini.
  • Contributo a favore dei giovani che sottoscrivano abbonamenti a quotidiani o periodici.
  • Realizzazione di campagne di promozione alla lettura.

Le misure anticongiunturali

  • Credito di imposta per l’acquisto della carta in favore delle imprese editrici e/o stampatrici di quotidiani, periodici e libri per l’anno 2014 e per i successivi.
  • Credito di imposta per imprese e lavoratori autonomi sugli investimenti pubblicitari e di comunicazione sulla stampa effettuati nell’esercizio di riferimento, che eccedono il totale degli investimenti realizzati nel corso dell’esercizio precedente (pubblicità incrementale), con il duplice scopo di fronteggiare la contrazione degli investimenti pubblicitari e di garantire un afflusso di risorse e mezzi in un mercato editoriale fortemente negativo. La misura dovrebbe essere applicata nell’anno in corso e almeno nei due anni successivi.
Dalla presentazione di Alessandro Nova.
Dalla presentazione di Alessandro Nova.
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