Materie prime

Il rifiuto che diventa risorsa: isolanti per l’edilizia

L’idea sviluppata da Nesocell, una start up piemontese.
Fiocchi di cellulosa come isolanti per l'edilizia: è l'idea di Nesocell, una start up piemontese con sede a Torino.
Fiocchi di cellulosa come isolanti per l'edilizia: è l'idea di Nesocell, una start up piemontese con sede a Torino.

Fiocchi di cellulosa che conservano le caratteristiche isolanti della fibra di cellulosa aumentandone la durabilità, con un periodo di vita di cinquanta anni; il prodotto acquisisce anche caratteristiche come la capacità autoestinguente in relazione al fuoco e una buona resistenza all’umidità.

«L’azienda è nata da un problema e dalla sua soluzione» afferma Francesco Vinci, responsabile commerciale nord Italia di Nesocell. Una sera a cena, correva l’anno 2007, i due soci fondatori, l’ingegnere Davide Contu e l’ingegnere Andrea Cavaleri, rispettivamente direttore di stabilimento di una cartiera (che ora rifornisce Nosecell di cellulosa) e ricercatore del Politecnico di Torino, si trovarono a discutere circa il fatto che per lo stabilimento lo smaltimento in discarica come rifiuto speciale della cellulosa era un problema oneroso. Fu in quell’occasione che Cavaleri chiese a Contu un paio di sacchi del materiale per fare qualche sperimentazione al fine di trovare un’utilizzazione a alla cellulosa per evitare lo smaltimento in discarica.

Fiocchi di cellulosa come isolanti per l'edilizia: è l'idea di Nesocell, una start up piemontese con sede a Torino.
Fiocchi di cellulosa come isolanti per l’edilizia: è l’idea di Nesocell, una start up piemontese con sede a Torino.

La particolarità del trattamento risiede nel fatto che gli additivi vengono aggiunti in fase liquida rivestendo così le singole fibre con un micro strato protettivo che le riveste in maniera completa e omogenea. Il risultato è che da un lato si conservano le caratteristiche isolanti della fibra di cellulosa aumentandone la durabilità, con un periodo di vita di cinquanta anni, mentre dall’altro il prodotto acquisisce caratteristiche come la capacità autoestinguente in relazione al fuoco e una buona resistenza all’umidità.

«Il nostro è l’unico prodotto con la cellulosa pura di legno perché tutti gli altri a base di cellulosa sono derivati dalle carte da macero che contengono inchiostri, colle, patine e altre impurità – aggiunge Francesco Vinci, che prosegue – il fiocco di cellulosa Nesocell ha una maggiore resistenza strutturale e un alto potere traspirante (μ=1,2), cose che lo rendono ideale per le condotte interstiziali».

Non solo per l’inverno

Oltre all’isolamento termico invernale i rivestimenti di questo tipo sono utili anche d’estate poiché riducendo lo sfasamento termico diminuisce l’esigenza di climatizzazione. La fibra di cellulosa si può utilizzare sia sfusa, come nel caso dei solai non calpestabili, ma l’applicazione principale è quello del riempimento delle camere d’aria delle tamponature e dei tetti. Le camere d’aria sono una soluzione molto utilizzata in edilizia negli scorsi decenni che permette, oggi, un isolamento degli edifici rapido, efficiente, pratico e a costi ridotti. Le fibre di cellulosa, infatti, possono essere insufflate nell’intercapedine in maniera semplice e rapida, realizzando dei fori del diametro di cinque centimetri, all’esterno o all’interno dell’appartamento, attraverso i quali la si riempie completamente per poi richiuderli. La fibra così inserita non si accumula verso il basso per effetto della gravità, non necessita di manutenzione periodica e non occupa spazio aggiuntivo. Il nuovo materiale ha, secondo Nesocell, prestazioni maggiori e costi inferiori, con un’usabilità analoga, rispetto ad altri materiali sia d’origine petrolchimica, come l’EPS e i Poliuretani, sia di derivazione minerale, come le lane di roccia e di vetro. Cosa di non secondaria importanza è la velocità di posa, fatto che influisce in maniera determinante sui costi totali dell’operazione d’efficientamento energetico, visto che l’insufflaggio nelle intercapedini è tra le cinque e le dieci volte più rapida, rispetto a operazioni come l’applicazione di un cappotto termico.

Un materiale ignifugo e duraturo nel tempo

Il processo produttivo dell’isolante in cellulosa Nesocell non è esclusivamente a secco, come quello di altri processi tradizionali, e si compone della fase di macinazione della materia prima, ossia degli scarti di lavorazione proveniente dalla cartiera, che viene così ridotta in frammenti delle giuste dimensioni alla quale segue la macerazione in ambiente umido e a seguire l’aggiunta degli additivi che conferiscono le caratteristiche richieste, al quale segue l’essiccamento che dà al prodotto la forma finale del fiocco di cellulosa. Il centro peculiare del processo è quello dell’aggiunta degli additivi, il verderame e la calce, che sono tutti d’origine naturale e che rendono il materiale ignifugo e duraturo nel tempo. Tutte caratteristiche che rendono il fiocco di cellulosa inattaccabile ad agenti organici, come insetti, roditori, muffe, batteri e lo rendono resistente all’umidità e all’aria. E la produzione del ficco di cellulosa è anche a basso impatto ambientale. La quota d’energia utilizzata nella produzione è bassa, si utilizzano materiali provenienti dal riciclo di uno scarto di produzione e non si producono ulteriori rifiuti, visto che tutto il materiale utilizzato, scarti di cellulosa e additivi, sono integrati nel prodotto e non ci sono scarti di processo. Per quanto riguarda il bilancio del ciclo di vita (Lca), infine, del fiocco di cellulosa Nesocell le analisi dimostrano che la CO2 emessa in produzione è di 220 volte inferiore a quella evitata durante l’impiego e ciò nonostante il mix italiano delle fonti utilizzate per produrre energia elettrica sia ancora per circa il 70% composto da fonti fossili.

Una buona accoglienza da parte dal mercato

«Oggi l’azienda ha un giro d’affari di 1,2 milioni di euro l’anno, ma ciò che è interessante è l’aumento che abbiamo visto negli ultimi anni – conclude Francesco Vinci. L’aumento del volume d’affari è stato del 40% nel 2013 sull’anno precedente e del 30% (stima, ndr) nel 2014, con l’azienda che oggi vede circa dieci addetti. E dal 2010 (anno di fondazione di Nesocell, ndr) a oggi sono stati più di 1.200 gli interventi eseguiti con il nostro materiale che non ha trovato resistenze neanche da parte degli operatori, perché la pratica dell’insufflaggio è abbastanza comune e si è trattato solo di sostituire il materiale utilizzato cosa che non pone alcun problema rispetto a quelli tradizionali ai quali sono abituati gli operatori».

Oggi, secondo Vinci, il prodotto non avrebbe ostacoli sul mercato, se non quelli indotti dalla crisi economica, visto che il trattamento con l’insufflaggio ha un costo che è circa del 70% in meno rispetto alla posa del cappotto termico e quindi si tratta un appartamento di circa 70 metri quadri in un condominio con una cifra compresa tra i 1.500 e i 2.500 euro, mentre per un’abitazione isolata si va dai 3.000 ai 6.000 euro. Cifre che si ammortizzano rapidamente anche perché per questa tipologia di interventi sono ammesse le detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edilizie, oppure in alternativa quelle per l’efficientamento energetico del 65% che però necessitano, per essere approvate, della certificazione energetica.

Il perché sì dell’insufflaggio. L’isolamento termico delle superfici opache degli edifici è uno degli interventi più efficaci sotto al profilo energetico ma anche tra i più complessi e costosi. La prova di ciò la si trova nei dati dell’Enea relativi all’Ecobonus, meglio conosciuto come detrazione del 55% (oggi al 65%) dai quali si nota che l’intervento sulle superfici opache è tra i meno incentivati, poiché l’applicazione dell’isolamento a cappotto risulta essere problematica sotto al profilo economico. L’insufflaggio di muri a cassetta o pareti con intercapedine consente, sia il rispetto delle caratteristiche esterne dell’edificio, sia le costose lavorazioni accessorie, come interventi sulle finestre, parapetti, spostamenti tubi e gronde, rifacimento intonaci e così via. L’installazione di isolanti nell’intercapedine migliora l’isolamento termico e consente quindi di ottenere una riduzione dei costi di riscaldamento tra il 25 e il 45%, con punte oltre il 50%.

Nesocell: chi è

Una start up piemontese con sede a Torino che è nata all’interno dell’incubatore del Politecnico di Torino I3p, nel quale sono state incubate negli ultimi dieci anni circa 160 start up, con la creazione di 1.180 posti di lavoro. L’azienda realizza isolanti, che consentono di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, costituiti da fibra di cellulosa di legno, sotto forma d’ovatta e fiocchi, derivati dagli scarti di raffinazione dell’industria cartaria, la cellulosa di legno, le cui caratteristiche vengono migliorate grazie al trattamento con additivi esclusivamente naturali.

***

Le caratteristiche dei fiocchi di cellulosa Nesocell

-Provenienza della materia prima naturale: si tratta di cellulosa di alta qualità, con additivi collaudati quali il verderame e la calce;

-elevato potere isolante comparabile con gli isolanti sintetici più performanti (k=0,038 W/mK);

-alto potere traspirante (μ=1,2);

-autoestinguente (Classe 1, EuroClasse B, s1-d0);

-inattaccabilità da muffe, batteri, roditori, insetti ecc;

-resistenza all’umidità;

-elevata capacità termica (cp=2150 J/kgK);

-impatto ambientale negativo, visto che le emissioni di CO2 risparmiate durante la vita del prodotto sono superiori a quelle immesse in ambiente per produrlo;

-stabilità dimensionale che è garantita dall’azienda per dieci anni.

Insufflaggio dell'isolante nell'intercapedine al di sotto dei coppi.
Insufflaggio dell’isolante nell’intercapedine al di sotto dei coppi.

Analisi comparative svolte da Nesocell…

02 6 Confronto-2A

02 6 Confronto-3B

 

03 2 SchedaTecnicaFibraCellulosaNesocell

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