Prospettive future e impieghi della nanocellulosa

di Roberto Carminati

Ci sono opportunità di grande interesse per le aziende intenzionate a confrontarsi nell’arena della nano-cellulosa e anzi il potenziale di mercato di questo materiale sembra oggi superiore a quanto pronosticato all’inizio del decennio persino dagli osservatori più ottimisti. Si ritiene infatti che nel corso del 2017 la produzione complessiva possa oltrepassare le 3.548 tonnellate previste cinque anni fa dagli analisti di Future Markets.

Costituita interamente da materia vegetale e quindi ecosostenibile, la nano-cellulosa è il prodotto finale di un processo di omogeneizzazione ad alta pressione ed è per certi versi simile al kevlar o fibra di vetro. Sensazionale è il suo gradiente di resistenza, che secondo alcune stime è addirittura per otto volte maggiore, in sede di trazione, a quello dell’acciaio. Oltre a ciò la sostanza costituita da micro-fibrille del diametro compreso fra 5 e 20 millimetri ha dimostrato proprietà assorbenti e un’ottima impermeabilità ai gas. Tutte le caratteristiche elencate sono chiaramente di grande attrattiva per una vasta serie di settori industriali. È stata ancora Future Markets a fornirne uno spaccato attendibile in base al quale la maggior parte dei consumi può essere ricondotta al comparto dei compositi che ne utilizzerebbe una quota pari al 30%. Seconde in termini di peso e importanza le industrie dei rivestimenti e delle pellicole; e quella dei trattamenti superficiali, con un’incidenza del 15%. Il cartario e la cellulosa comune sono tuttavia in terza posizione fra gli utilizzatori finali con una quota del 14% e a significativa distanza dai restanti. Cioè dai modificatori o additivi reologici tipici fra l’altro della cosmesi (8%); dai sistemi di filtraggio (8%); dall’elettronica (7%); da medicina e scienze cliniche (7).

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