Mercato

In 10 passi fino al cuore della carta

Il settore carta resta in linea con l’andamento dell’economia nazionale, pur frenando rispetto al 2018. Tissue e packaging – quest’ultimo soprattutto con le carte e cartoni per cartone ondulato – si confermano come i suoi principali motori. Intanto il mondo della carta si prepara ai prossimi impegni compilando un decalogo in 10 punti, il “Green New Deal secondo l’industria cartaria”.

Un 2019 che rispecchia l’andamento dell’economia nazionale. È questa la situazione di un anno che volge al termine e che, per il settore cartario, significa una frenata rispetto al 2018, chiuso con la produzione al +0,1% e il fatturato al +4,2% sul 2017. Una «battuta d’arresto complessiva» spiega Girolamo Marchi, presidente di Assocarta, durante la tavola rotonda inaugurale di Miac 2019, e che si inserisce «in un quadro condizionato dal calo del commercio globale che risente delle politiche protezionistiche e del clima di crescente incertezza geo-economica».

La produzione di carta e cartone nel nostro Paese nei primi sette mesi del 2019 cala del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e segna un -4,6% nel fatturato (Figure 1 e 2).

La produzione dell’industria cartaria italiana nei primi sette mesi del 2019 (elaborazioni Assocarta su dati Istat).
La produzione cartaria in Italia: 2011-2019 (elaborazioni Assocarta su dati Istat).

L’industria cartaria italiana è quarta a livello europeo dietro, nell’ordine, a Germania, Svezia e Finlandia. Delle sue tre componenti principali – una quarta, ricorda Marchi, costituita dalle carte speciali, è in realtà trasversale – le carte per uso igienico-sanitario e il packaging, sebbene nei primi sette mesi del 2019 siano state sostanzialmente a zero incremento per quanto riguarda la produzione – segnando un -0,5% sia per il tissue sia per il packaging, con un +1,1% di carte e cartoni per cartone ondulato –, trainano l’intero settore ormai da anni, soprattutto dalla crisi delle carte grafiche che perdono il 7,7%, contrariamente alle previsioni che davano un calo strutturale tra il 3% e il 4% circa. «La motivazione di questa sofferenza della carta grafica» continua il presidente «è dovuta in larga parte al calo delle spese pubblicitarie che, a livello nazionale e considerando la pubblicità nel suo complesso, sono pari a circa un 6%, ma che nella parte carta segnando un -12%».

Green New Deal: il tema energetico

Delineato l’andamento del settore, la tavola rotonda prosegue con il tema principale dell’incontro: “il Green New Deal secondo l’industria cartaria”. Si tratta di un decalogo in dieci punti che pone obiettivi ambientali e sociali per le aziende del settore e che Maurizio Bologni, giornalista e moderatore dell’incontro, suddivide in tre filoni: l’approvvigionamento energetico, il tema del riciclo e l’uso dello scarto.

Per quanto riguarda il consumo energetico, il settore a livello europeo ha fatto proprio l’obiettivo di emissioni zero al 2050 che ha portato alla definizione di una Roadmap. «È evidente però che non a tutti i Paesi si potrà chiedere lo stesso tipo di risultato» precisa il presidente di Assocarta. «Innanzitutto, perché in Italia siamo molto più avanti nel risparmio energetico – le nostre aziende sono all’avanguardia per quanto riguarda il contenuto energetico per tonnellata di carta –, in secondo luogo perché non abbiamo le foreste e quindi non possiamo avere gli stessi costi energetici che hanno i produttori integrati e, infine, perché abbiamo fortemente investito in cogenerazione ad alta efficienza con l’obiettivo di renderla “carbon neutral”. È importante dunque che in questo processo di raggiungimento degli obiettivi si riesca non solo a fare bene, ma anche a riconoscere le possibilità di ogni Paese». Il settore cartario italiano si fa carico degli aspetti ambientali, tuttavia è necessario difenderne la competitività, «non possiamo fornire tutti lo stesso contributo a questo progetto che, peraltro, condividiamo e che abbiamo formalmente approvato».

La cogenerazione ad alta efficienza e l’utilizzo del gas, che deve essere visto come un combustibile di transizione energetica, «sono elementi non solo di forza, ma di sopravvivenza del settore» sottolinea il presidente. «Il ruolo della cogenerazione è ineliminabile, perché se la eliminassimo o la penalizzassimo, vedremmo sgretolarsi l’industria stessa, schiacciata dalla concorrenza di Paesi che, in alcuni casi, non hanno costi energetici».

Inoltre, la cogenerazione non solo copre tra il 60% e l’80% del fabbisogno energetico del sistema carta ma, in talune situazioni, funge anche da stabilizzatore della rete, garantendo il funzionamento del sistema dagli sbalzi provocati dalla produzione energetica delle rinnovabili.

Niente uso scarti, siamo italiani

Sul piano della competitività e a causa dei costi energetici, l’industria cartaria italiana è sicuramente svantaggiata o comunque parte da livelli inferiori, afferma Tiziano Pieretti, presidente della sezione Carta e cartotecnica di Confindustria Toscana Nord. A ciò si aggiunge un’altra difficoltà, data dall’impossibilità per le aziende in Italia di utilizzare, ai fini energetici, gli scarti di produzione. «Nel resto d’Europa le cartiere sono abituate a utilizzare questi tipi di impianti» aggiunge Pieretti «mentre nel nostro Paese lo sfruttamento degli scarti non è possibile». La questione è prioritaria per il settore.

«Stiamo parlando del riutilizzo di 6 milioni di carta e cartone raccolte e riciclate» precisa Marchi «di cui alla fine resta comunque qualcosa – pezzetti di plastica, gomma, etichette, finestrelle, sabbia, graffette di metallo ecc.». «In primo luogo, è in corso una ricerca per ridurre questi scarti, recuperando fibra il più possibile e, in tal caso, End of Waste (EoW) significa facilitare l’innovazione tecnologica che riutilizza parte di tali materiali. Alla fine, però ne resterà comunque una quota che è scarto e che potrebbe essere termovalorizzata, producendo energia e facendo risparmiare, nel contempo, combustibili fossili. Non esiste altro modo ed è necessario affrontare questo problema». Al momento, per recuperare 300 mila tonnellate di scarti di riciclo esistono solo un impianto di termovalorizzazione dedicato in Umbria e un secondo in Lombardia che, tuttavia, non è utilizzato in maniera costante.

La questione trova però la propria origine in una situazione di Paese. Come dice ancora Pieretti «in Italia c’è una carenza impiantistica per tutti i tipi di rifiuti: dagli urbani agli industriali, dagli speciali ai pericolosi. Come industria siamo disponibili a partecipare al finanziamento della risoluzione del problema, tenendo in considerazione che c’è un benchmark europeo che spinge al recupero, tuttavia, alla fine resta comunque una parte di materiale di cui non sappiamo cosa fare. Portare ancora avanti un’ostinata ricerca di convertirlo in prodotto, non solo non ha una risposta tecnologica ma, peggio ancora, non ha mercato».

A tutto questo si lega poi il problema dell’eccessiva burocrazia. «Ad oggi» aggiunge Pieretti «fare un semplice impianto che sia necessario all’esercizio della funzione aziendale, significa entrare in un meccanismo talmente complesso che spesso i piani industriali non riescono a stare dietro all’incertezza dei tempi richiesti, con tutta una serie di conseguenze: mancanza di innovazione tecnologica, di modifiche di impianti con ricadute poi sull’impiego e sulle opportunità».

I re della circolarità

Il terzo macro tema del Green New Deal per l’industria cartaria riguarda la riduzione delle tasse e la spinta a investire di più, guardando per esempio a Industria 4.0 e all’economia circolare.

Considerando i dati del 2018, con oltre 9 milioni di tonnellate di carta prodotte all’anno a partire da un materiale rinnovabile e con l’utilizzo di 5 milioni di tonnellate di carta da riciclare e un tasso medio di circolarità del 57% e dell’81,1% nell’imballaggio che – conferma Assocarta – è uno dei più alti d’Europa, il settore cartario si può davvero annoverare come “leader dell’economia circolare”. «Abbiamo una raccolta in sviluppo, sia a livello qualitativo sia quantitativo» dice Marchi, «abbiamo aziende che sono in grado di utilizzare queste materie prime seconde, ma abbiamo i problemi connessi con la chiusura del ciclo. Possiamo portare maggiore occupazione e nuove aziende, però» conclude «dobbiamo essere ascoltati».

I 10 passi del Green New Deal

1 – Promuovere la cogenerazione ad alta efficienza

2 – Valorizzare il gas come combustibile pulito per la transizione energetica

3 – Utilizzare le misure esistenti per l’efficienza energetica e il risparmio energetico

4 – Dare spazio agli investimenti – come misure Industria 4.0 estese all’economia circolare

5 – Sbloccare le autorizzazioni sull’End of Waste (EoW)

6 – Aumentare la capacità di riciclo dell’Italia in campo cartario

7 – Aumentare la capacità di gestione di scarti del riciclo e sottoprodotti

8 – Promuovere sostenibilità e riciclabilità dei materiali

9 – Promuovere la qualità delle raccolte differenziate lungo tutta la filiera con criteri EoW

10 – Adottare sistemi di responsabilità del produttore

Gli ingegneri della carta

Durante la tavola rotonda Leonardo Tognotti, direttore del Dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa, ha presentato il progetto di un nuovo corso di laurea di specializzazione dedicato espressamente al settore cartario.

Il progetto nasce da una sinergia tra mondo universitario e imprese del mondo della carta che si è sviluppata negli anni. «Dal punto di vista della ricerca, abbiamo intrapreso diverse collaborazioni con il settore cartario» afferma il professore. «La necessità di individuare un percorso formativo di laurea magistrale, che accolga laureati triennali ingegneri per un corso di laurea centrato sul processo di produzione del “pulp and paper” e sul gestionale, deriva dal territorio».

L’ateneo al momento è sul punto di presentare al Ministero la propria proposta formativa con l’obiettivo di iniziare a pubblicizzare il nuovo percorso di studi a partire da gennaio 2020. Un elemento caratterizzante, spiega Tognotti, sarà il collegamento con importanti università straniere, «avendo il comparto una prerogativa di eccellenza e molte delle sue aziende una vocazione internazionale, abbiamo internazionalizzato anche la nostra formazione».

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