Assemblea Assocarta

Assemblea annuale Assocarta, energie per la transizione

Il settore cartario italiano chiude il 2021 con +12,5% di produzione e un fatturato di 8 miliardi di euro che fanno del nostro Paese il 2° produttore di carta e il 2° riciclatore in Europa. Ma i primi quattro mesi del 2022, a seguito del conflitto russo-ucraino, sono segnati dall’incertezza a causa di costi energetici, inflazione, crescita dei tassi d’interesse e inversione nei consumi.

La carta è essenziale. È stato questo il punto centrale della relazione del presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, durante l’Assemblea annuale dell’associazione che si è tenuta a Roma a fine giugno. Poli è partito dal Dcpm del marzo 2020, all’inizio della pandemia, con il quale si dichiarava l’intera filiera della carta un settore essenziale, per arrivare al giugno 2022 affermando che: «si è trattata di un’essenzialità confermata nei mesi successivi visto che le cartiere continuavamo a produrre un materiale “life-sustaining” e a essere una parte integrante della bioeconomia circolare italiana». Il settore italiano della carta ha lavorato a pieno ritmo anche durante il biennio 2020-2021, nonostante ci siano stati anche altri problemi oltre a quelli pandemici, quali il caro energia e i rincari delle materie prime. «La carta è aumentata anche nel 2021 con 411 milioni di tonnellate a livello globale – ha proseguito Poli -. Ma il settore sta continuando a cambiare pelle, con l’imballaggio che ormai è arrivato a un 62% del totale e le carte igieniche sanitarie che sono aumentate del 10%, mentre sono in parziale ripresa le carte grafiche».

Nello scenario europeo che è rappresentato da una produzione di 90 milioni di tonnellate (un più 5,8% del 2021 sul 2020) l’Italia è protagonista, visto che si piazza al secondo posto dopo la Germania. Si tratta di un secondo posto che è rappresentato per l’Italia dal 10,7% dei volumi dell’area, con la Germania che è al 25,7%. E si tratta di una scalata al gruppo di testa visto che nel 2020 eravamo terzo posto e al quarto negli anni precedenti. Ed essere secondi in Europa in un contesto così complicato come quello rappresentato dal produrre carta in Italia, a partire dai costi energetici che sono maggiori che in altri stati e una serie di tematiche ambientali che sono molto più complicate da gestire, indica che abbiamo un tessuto molto sano e molto dotato di politiche di prodotto, al quale abbiamo unito ulteriori eccellenze.

Carta in crescita

La produzione cartaria italiana è cresciuta in maniera importante nel 2021, segnando un più 12,5% di produzione, dopo un 2020 nel quale per cause pandemiche s’era vista una diminuzione del 4,1%. In termini assoluti questo 12,5% d’aumento porta la produzione complessiva nazionale di carta a 9,6 milioni di tonnellate/anno, un valore che è di poco inferiore a quello del quadriennio 2004-2007 che con 10,1 milioni di tonnellate/anno di prodotto fu un periodo da record. In termini di fatturato il 2021, ha registrato 8,18 miliardi di euro, con un aumento del 28,6% rispetto al valore, che fu di sensibile riduzione, del 2020 nel quale si registrò un meno 12,4% sul 2019. In pratica la diminuzione di fatturato relativo alla crisi pandemica è stata recuperata. Entrando nel dettaglio l’ecosistema della carta lo scorso anno è stato trainato dagli sviluppi del comparto dell’imballaggio, con un più 14,7% e, in particolare, da carte e cartoni destinati alla produzione di cartone ondulato, con un più 17%, anche grazie alle nuove capacità produttive entrate in attività tra la fine 2020 e l’inizio 2021 che sono partite dopo le trasformazioni di cartiere che prima lavoravano le carte grafiche e oggi il cartone ondulato.

Sono aumentati anche i volumi di carte per involgere, con un più 15,6%, e gli altri cartoni per l’imballo con un più 10,3%, mentre è in recupero parziale, la produzione di carte per usi grafici, con un più 21,4% ed è positivo il trend presentato dalle altre specialità, con un più 13,5%. Al contrario le carte per usi igienico-sanitari hanno visto una diminuzione del 3,6% dopo la crescita del 2020, più 3,3% sul 2019, dovuta principalmente al segmento domestico.

«Si tratta di percentuali che se osserviamo le cifre dei primi mesi di quest’anno potremmo anche raggiungere anche nel 2022. – continua Poli -. Nel primo quadrimestre del 2022 la produzione è aumentata del 3,4% rispetto ai volumi crescita dello stesso periodo 2021, un più 7,1% sul 2020». Nello specifico questo inizio di 2022 ha visto un aumento delle carte per usi grafici del 4,5%, dei prodotti destinati all’imballaggio, con un più 4,9%, mentre è aumentato anche l’export del 3,1%.

Sostenibilità circolare

Per quanto riguarda la sostenibilità del settore, un aspetto importante è quello della circolarità della filiera che è stata misurata nella seconda edizione del Rapporto Ambientale di Assocarta redatto in collaborazione con Legambiente. L’indice generale di circolarità, calcolato secondo la metodologia della Ellen MacArthur Foundation, è elevato ed è di 0,78 su un massimo che è 1 e che si tratta del valore limite pari al 100% di riciclo. «Con questo numero, 0,78%, si sancisce il fatto che l’industria della carta è essenziale nella bio-economia basata sull’approvvigionamento di biomassa coltivata, unita a una consistente accelerazione verso una produzione “circolare”, con un forte incremento dell’avvio a riciclo – ha proseguito Poli -. Nel 2021 il consumo di carta da riciclare ha registrato un più 16% rispetto al 2020, con oltre 6 milioni di tonnellate prodotte, mentre l’export è stato pari a 1,3 milioni di tonnellate, un meno 30% rispetto al 2020». I numeri dell’export sono il risultato delle politiche dei paesi asiatici che da alcuni anni hanno messo in atto un contenimento dell’export di materiale da riciclo da parte di paesi come il nostro, ma sono anche la conseguenza diretta degli investimenti fatti dal settore in nuove capacità in Italia. E ciò ha consentito al nostro Paese di scalare ulteriormente la classifica delle nazioni più virtuose sul fronte del riciclo della carta. Oggi, infatti, il Bel Paese è il secondo utilizzatore di carta da riciclare, era il terzo nel 2020, dopo la Germania, prima di Spagna e Francia. Si tratta di risultato che è l’indicatore di un sistema che funziona. Oltre all’incrementata capacità di trattamento, infatti, la raccolta differenziata urbana della carta è aumentata, nel 2021, del 3% rispetto al 2020. E grazie al sistema rappresentato da Comieco, alla filiera del recupero e dalle cartiere italiane, anelli queste ultime essenziali del riciclo finale, si è superato l’85% di riciclo nell’imballaggio che è il target previsto al 2030 dalla UE: raggiunto con otto anni d’anticipo. Oggi le fibre nell’imballaggio sono riutilizzate 5,5 volte ma, in specifiche applicazioni, le fibre consentono più di 25 cicli.

«Posso affermare senza alcun dubbio che il 2021 ha segnato un buon momento per la carta e i prodotti realizzati con questo biomateriale. La rinnovabilità, grazie alla forestazione e il riciclo, costituisce un punto di forza di questa filiera e fa della carta uno dei materiali fondamentali per la transizione ecologica – ha proseguito Poli -. Ma è necessario anche dire che lo scenario internazionale, dalla fine del 2020, ha portato con sé rincari generalizzati delle commodity che sono proseguiti per tutto il 2021 e continuano ancora oggi. In molti casi con evidenti accentuazioni, dovuti alle incertezze causate dalla complicazione del quadro internazionale dopo l’invasione russa dell’Ucraina». Secondo Assocarta sono due i risultati importanti conseguiti durante il 2021. Il primo è il recepimento da parte del nostro Paese, il 4 novembre 2021, della direttiva SUP (Single Use Plastic) e che è la normativa comunitaria per il contrasto dell’inquinamento causato dalla plastica, la quale considera come imballaggio in carta anche quello realizzato con un 10% di materiali diversi, e i 150 milioni di euro stanziati lo scorso anno per i progetti “faro carta e cartone” all’interno del Pnrr.

«La regolamentazione della forestazione e del riciclo definiranno quello che potremmo chiamare il “campo di gioco” all’interno del quale “misurare” la disponibilità futura delle fibre per produrre i prodotti in carta» ha ribadito il presidente di Assocarta Poli concludendo la parte della relazione sulle questioni legate alla circolarità e aprendo quella dedicata all’energia, da sempre un tema caldo per il settore, reso incandescente dalle tensioni sui mercati energetici dovute anche dalla crisi legata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Energia cara

«Per le nostre aziende il costo per l’approvvigionamento energetico è la prima voce relativa ai costi di produzione – ha puntualizzato Poli -. Basti pensare che l’indice che definisce le imprese a forte consumo di energia in Italia, ossia il rapporto tra i costi d’acquisto dei prodotti energetici e il valore aggiunto, supera, per la nostra filiera, ampiamente il 20%, valore massimo previsto dalla normativa. E ciò qualifica il settore cartario tra i più energy intensive dell’intero comparto manifatturiero».

La forte e continua crescita i prezzi dell’energia elettrica in Italia e in Europa da gennaio 2021 ad oggi, influenza parecchio gli asset economici della filiera. Il prezzo del gas registrato a marzo 2022 è stato pari a cinque volte quello del gennaio 2021 e ai primi di luglio 2022 è arrivato a otto volte, mentre lo spread energetico rispetto al mercato tedesco è a livelli elevati: oltre 80 euro/MWh nel febbraio 2022. Se a ciò aggiungiamo il fatto che le quotazioni dei crediti di emissione di CO2 sono in salita continua da marzo 2020, passando da una media di 25 euro per tonnellata del 2019-2020 ai quasi 54 euro per tonnellata del 2021 per arrivare nei primi mesi 2022 in prossimità di 83 euro per tonnellata con il record assoluto, l’8 febbraio di 96,38 euro per tonnellata, il quadro è completo. In questa chiave è particolarmente chiaro il ruolo che può avere il biometano, per l’industria della carta, il quale può essere utilizzato negli impianti di cogenerazione esistenti, abbattendo i costi energetici e quelli legati alla decarbonizzazione. «Si tratta un modo anche per rilanciare un’alleanza tra industria e agricoltura, valorizzando la circolarità dell’industria e la grande ricchezza sui territori, entrambi “Made in Italy” – ha detto Poli -. Si tratta, in generale, d’autorizzare l’utilizzo di combustibili diversi dal gas naturale, compreso il combustibile solido secondario e le biomasse, per i gestori di impianti industriali e di cogenerazione».

Transizione pragmatica

Finita l’esposizione della relazione si è aperta la discussione sulle tematiche presentate da Poli, che è stata condotta da Claudio Cerasa direttore de “Il Foglio” e alla quale hanno partecipato Laura D’Aprile capo dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi del MITE, Chicco Testa, presidente d’Assoambiente, Alessia Rotta presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, Giorgio Zampetti, direttore scientifico di Legambiente e Giovanni Baroni vice presidente di Confindustria e presidente di Piccola Industria. «Voglio mettere sul piatto una questione per capire in che modo si può portare avanti una sostenibilità svincolata dall’ideologia -ha detto Cerasa -. In che cosa la politica, anche quella trasversale, dovrebbe impegnarsi per non farsi incantare da una transizione ideologica?». La prima a rispondere è stata Alessia Rotta che si è concentrata sulla relazione tra istituzioni e privati.

«La transizione non è una sfida, ma è una strada obbligata – ha replicato Rotta -. E sono convinto che il Governo e le istituzioni non potranno metterla a punto, la transizione, se non si cambierà il paradigma, soprattutto cambiando le relazioni e l’approccio rispetto ai privati e rispetto ai cittadini. Quindi il punto centrale è quello della relazione tra istituzioni e privati. Senza i privati, non si farà la transizione».

Successivamente Chicco Testa ha sottolineato i limiti e le direzioni della transizione.

«Si tratta di una domanda difficile perché quando i costi dell’energia salgono i problemi diventano grossi per tutti – ha detto Testa -. È vero che ciò provoca reazioni, come i salti tecnologici o gli investimenti che magari prima non si facevano. Ma il problema che rimane, per l’economia italiana che ha diverse ombre ma anche molte luci, è quello del costo del lavoro, al quale s’aggiungono ora i costi delle materie prime e i costi dell’energia, oltre che a problemi storici quali, la burocrazia, la giustizia ecc… In questo quadro penso che sia necessario evitare forzature verso direzioni di marcia impossibili e impraticabili e invece prendere atto di quali sono i problemi che abbiamo e di come possiamo affrontarli».

Ma le emergenze si sovrappongono e così il quadro descritto da Chicco Testa diventa ancora più complesso secondo Laura D’Aprile.

«Sicuramente un elemento che emerge chiaro in questo momento è che non abbiamo una sola emergenza – ha detto D’Aprile -. La crisi energetica è prioritaria, ma oggi abbiamo anche, oltre alle conseguenze della crisi bancaria che ancora non è completamente terminata, anche la crisi idrica. Oggi stiamo affrontando tutte queste crisi e ciò influisce sul contesto complessivo, nel quale, è evidente che la velocità delle risposte è essenziale. E questa velocità necessaria in termini d’indirizzo europeo non si avverte».

E anche sul fronte degli ambientalisti le scelte e le proposte devono trasformarsi in soluzioni. Con una buona dose di pragmatismo. «Oggi sicuramente è il momento in cui bisogna essere pragmatici – ha risposto Zampetti -.  Per quanto riguarda noi ambientalisti devo dire che non ci si può più nascondere dietro obiettivi comuni o istanze ideologiche. Dobbiamo provare anche noi a dare soluzioni, stimolare dibattiti e discussioni circa le soluzioni possibili».

Le imprese, infine, necessitano di tempi medio lunghi durante i quali sono influenzate anche da questioni strutturali alle quali spesso non viene posto rimedio.

«Da tempo abbiamo posto alcuni temi che hanno valenza sia congiunturale sia strutturale – ha detto Baroni -. A livello congiunturale siamo tutti preoccupati dall’attuale costo delle materie prime. Si tratta di prezzi che avevano iniziato a surriscaldarsi ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina e questa dinamica dimostra che ci troviamo di fronte a dei mercati che non funzionano e che forse è necessario individuare meccanismi come i price cap che sono stati adottati da altri paesi ma non in generale dall’Europa».

Nel complesso la giornata organizzata da Assocarta ha rappresentato, con un buon grado di precisione, una fotografia nitida della realtà imprenditoriale italiana che, ed è una buona notizia, è in netta ripresa, ma che è ancora influenzata da delle zavorre, per così dire strutturali, che con ogni probabilità sono non solo nazionali.

Le cinque proposte della filiera

Al termine dell’esposizione della relazione Poli ha lanciato 5 proposte per “mettere in sicurezza” il settore. Eccole:

1) attuazione della gas release adottata dal Governo Italiano ed estensione dei crediti d’imposta al terzo trimestre, con una prospettiva almeno biennale e di “auto-estinzione” nel caso in cui il costo del gas e dell’energia non crescano più;

2) attuazione alla Direttiva RED II con il decreto che prevede la promozione dell’uso del biometano nei settori energivori e nelle cogenerazioni industriali. In caso di una proroga del regime in vigore, l’applicazione dovrà tener conto d’impianti autorizzati o comunque che abbiano una valutazione di impatto ambientale positiva;

3) estendere l’istituto della Comunità Energetica all’industria, togliendo innanzi tutto il limite di un MW e il vincolo di essere sotto la stessa cabina elettrica.

4) promuovere gli investimenti privati nell’incremento e nella gestione della forestazione che consentano la “cattura” di carbonio, da parte dei soggetti industriali che s’impegnino in progetti in tali ambiti e così aggiungano nuova potenziale disponibilità di biomassa all’interno del mix energetico;

5) apposita dichiarazione che attesti che la spedizione e il trattamento dei rifiuti al di fuori dell’Unione avviene in condizioni equivalenti agli obblighi previsti dal diritto ambientale dell’Unione.

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