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Raffaella Quadri

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Viaggio all’interno del mondo Tissue

Un’intera settimana dedicata alla tecnologia per il settore tissue. La seconda edizione di iT’s Tissue ha presentato il meglio delle dodici aziende della Rete Tissue Italy. Ecco il nostro report: un viaggio all’interno di un mondo altamente tecnologico composto da realtà innovative e all’avanguardia che hanno dato concreta dimostrazione di cosa sia il Made in Italy.

Il mondo del tissue italiano dimostra tutta la propria capacità innovativa e lo fa con un evento unico che ha portato nel cuore del nostro Paese i maggiori esperti del settore: iT’s Tissue 2018.

Le dodici aziende che lo hanno pensato, voluto e ideato – A.Celli, Elettric80, Fabio Perini, Futura, Gambini, MTC, Omet, Pcmc, Pulsar, Recard, TMC, Toscotec – rappresentano il meglio della tecnologia Made in Italy per la produzione dell’intera gamma di prodotti tissue e, sin dal 2012, formano la Rete Tissue Italy.

Durante la settimana dal 25 al 29 giugno 2018 che ha visto Lucca colorarsi di rosso iT’s Tissue, le diverse open house, tenutesi non solo nella città toscana, ma anche a Viano (RE), Bologna e Lecco, sono state l’occasione per alcuni interessanti lanci e anteprime, e per mostrare al mondo un esempio di ingegno italiano.

Stampa e tissue su misura

Marco Calcagni, sales & marketing director di Omet

All’interno della showroom di Montecarlo di Lucca di OT Lucca, la filiale toscana di Omet che ha invece la propria sede produttiva a Lecco – teatro anch’essa di un’open house nel corso della settimana –, si è potuto vedere all’opera la linea completa della confezionatrice TV503che, presentata in anteprima nella precedente edizione di iT’s Tissue, è stata potenziata negli anni. La macchina è dotata del nuovo gruppo di stampa digitale inkjet a 4 colori e a dati variabili Chameleon. Si tratta di un sistema completamente automatico direct-print che permette una personalizzazione spinta dei prodotti tissue, anche per piccoli lotti e con la possibilità di effettuare il passaggio diretto da una stampa all’altra senza la necessità di interrompere il funzionamento della linea. Dunque, una grande flessibilità che non influisce sulla produttività della macchina, anzi, la esalta; semplicemente la velocità di lavorazione varia in base al tipo di risoluzione impostata. Il computer installato a bordo macchina riceve i file, li elabora e li invia direttamente in stampa sui tovaglioli, utilizzando semplici file in formato pdf, jpg o altri formati comuni. È possibile quindi stampare sui tovaglioli qualsiasi immagine senza cliché e prestampa, con un risparmio in termini di tempistiche e di costi di lavorazione. Il sistema, grazie al software per la gestione dei dati variabili, consente anche di stampare codici a barre, QR code e numeri progressivi, o qualsiasi altra sorgente di testo o immagine proveniente da un database.

La TV503 esposta in contemporanea a Lecco, era attrezzata inoltre anche con il sistema di goffratura IBT (improved bonding technology) che permette una migliore affrancatura dei veli e adesione degli strati con l’aggiunta di una ridottissima quantità di colla. L’uso di una colla colorata permette inoltre di realizzare prodotti tissue con goffratura colorata.

«I converter, specialmente nella produzione di prodotti piegati come tovaglioli e asciugamani, hanno sempre maggiore necessità di automazione e di nuove idee per i prodotti finali» ha dichiarato Marco Calcagni, sales & marketing director di Omet. «Le continue innovazioni e la tecnologia delle nostre macchine permettono di avere una produzione sempre più flessibile e di aumentare il livello di automazione».

Nella showroom Omet a Lucca era esposta anche una ASV Line in fase di montaggio; è la nuova linea interfogliatrice automatica per la produzione ad alta velocità di prodotti tissue interfogliati. Modulare e di facile utilizzo, racchiude al suo interno il sistema di piegatura che, grazie ai brevetti OT Lucca/Omet, permette una velocità produttiva di 250 m/min e di l’eliminazione della manutenzione nel tempo. Con la nuova ASV Line si possono realizzare i più svariati prodotti tissue, con pieghe differenti e da uno fino a tre veli.

Dalla sede di Lecco, invece, un collegamento video in diretta – realizzato grazie al software di video assistenza disponibile per tutte le macchine Omet e che permette il collegamento da remoto per la visione dati di produzione e interventi di assistenza, in perfetta chiave industria 4.0 – ha permesso agli ospiti di iT’s Tissue di vedere in funzione una TV840 XP. Con regolazioni di stampa completamente motorizzate, la macchina può essere configurata con gruppi stampa fino a 9 colori e può effettuare cambi rapidi delle sleeve per cambiare soggetto di stampa e personalizzare i tovaglioli stampati, il tutto in automatico dalla postazione di comando. I dispositivi Rfid applicati sulle sleeve memorizzano e ripetono le lavorazioni su diverse tirature in modo automatico, mentre il nuovo sistema di visione mette a registro i vari colori direttamente dal pannello operatore, eliminando scarti e tempi di settaggio.

Per Omet quello in corso è un anno importante, festeggia infatti i suoi primi 55 anni di attività. Dalla sua fondazione, nel 1963, e dalla prima macchina per tovaglioli a oggi ha realizzato oltre 1.500 installazioni e oggi opera in settori diversi, grazie all’esperienza maturata e ai suoi oltre 400 dipendenti. Uno sviluppo tecnologico costante che l’ha portata a produrre macchine sempre più automatizzate, semplici da utilizzare e realizzate su misura per rispondere alle richieste dei converter in tutto il mondo.

Innovazione e nuovi saperi

Nei giorni dell’evento lucchese è stato inaugurato di un importante progetto al quale Fabio Perini spa  stava lavorando da mesi, il nuovo laboratorio dedicato al mondo della digitalizzazione. Si chiama Tomorrow Lab e si differenzia dagli altri laboratori che negli anni sono stati strutturati e avviati dall’azienda in quanto non è finalizzato ad occuparsi di temi prettamente tecnici legati all’industria della trasformazione di carta tissue, bensì a sviluppare le innumerevoli possibilità che nascono dall’universo Industry 4.0.

Lo sguardo è dunque molto più ampio, spazia tra le infinite opportunità della gestione digitale di un’azienda o di un business, e si apre all’intero sistema del mondo tissue. Non a caso è stato definito un laboratorio di “open innovation” in cui l’elemento centrale è la condivisione di informazioni e, soprattutto, di conoscenza. All’interno di Tomorrow Lab, insieme ai dipendenti di Fabio Perini spa, lavoreranno fianco a fianco fornitori, università e istituzioni, con un’apertura a tutto ciò che può generare innovazione: dalle start up agli incubatori e acceleratori d’impresa, fino ai Competence center, previsti dal “Piano Impresa 4.0” che, lanciato per la prima volta nel settembre 2016 dal Mise (Ministero dello sviluppo economico), è stato prorogato con la Legge di bilancio 2018.

In questo stesso solco si muove il progetto di Perini, con l’intento di fare di Tomorrow Lab il nuovo centro di ricerca e innovazione per lo sviluppo digitale, facendolo diventare il cardine di una più ampia rete formata da diversi soggetti. La sfida, spiegano dall’azienda, è apprendere nuove metodologie di lavoro e sperimentare tecnologie emergenti finalizzate a business innovativi.

Oswaldo Cruz, AD di Fabio Perini spa

«La missione di Tomorrow Lab è di trasformare la nostra azienda e l’ecosistema del business del tissue» ha dichiarato Oswaldo Cruz, AD di Fabio Perini spa, «visione ambiziosa che presuppone un profondo cambio culturale e tecnologico, e necessita di molte nuove competenze». A questo scopo l’azienda è alla ricerca di nuove figure professionali esperte nei settori emergenti del mondo digitale.

Tomorrow Lab è solo una parte dei progetti che Fabio Perini sta portando avanti da mesi e che si possono raggruppare in quattro ambiti: Smart Machines, Smart Factory, Business Excellence e Customer Focus.

Oltre al laboratorio, durante iT’s Tissue è stata presentata anche la nuova Constellation S6, evoluzione dell’omonima gamma lanciata nel 2015, derivante dal precedente modello S8. Con una velocità che arriva ai 600 m/min e un ritmo massimo di avvolgimento di 45 log/min, la nuova ribobinatrice è stata progettata specificamente per volumi produttivi ridotti e si caratterizza per l’elevata efficienza. Dal pannello di controllo Easy-HMI l’operatore gestisce i parametri produttivi, mentre l’avvolgimento è eseguito in tre fasi separate e con 4 rulli mobili che evitano che la carta subisca tensioni o che sia compressa. Infine, il sistema brevettato a punzoncini attivi riduce le vibrazioni e aumenta la velocità di lavorazione, producendo anche log grandi e voluminosi.

Le soluzioni del nuovo portfolio tecnologico e digitale presentate a iT’s Tissue costituiscono il mondo del “Digital Tissue” di Fabio Perini, soluzioni per gestire macchine, linee e processi produttivi nella smart factory; “macchine intelligenti”, come le definisce Cruz, «in grado di analizzare le caratteristiche della carta e del prodotto finito e di modificare le proprie impostazioni, in modo da mantenere costante il processo, riducendo così la variabilità del prodotto finito». Si tratta di «soluzioni personalizzate in grado di interpretare, e quindi di poter correggere, i parametri migliorando così l’efficienza dell’impianto. La tecnologia innovativa delle nostre linee, oltre a ridurre il costo operativo del converting, contribuisce a ridurre il costo della fibra per rotolo prodotto».

Tecnologie personalizzate

Novità anche in casa MTC che produce e commercializza macchine piegatrici e multipiegatrici per i prodotti tissue, con un focus in particolare sui prodotti AFH – away from home. Insieme a Fabio Perini spa e a Engraving Solutions, l’azienda fa parte della nuova business area Körber Tissue del gruppo internazionale Körber AG e ha presentato due nuovi modelli di interfogliatrici della serie ITF: la ITF 6000 a tavola stretta e la ITF 7000 Wide con tavola larga. Sono macchine modulari che permettono di strutturare la fase di converting sulle specifiche esigenze dell’azienda utilizzatrice. Un esempio di connubio tra tecnologia meccanica ed elettronica in cui l’ingegnerizzazione delle singole soluzioni è portata avanti in stretta collaborazione con gli uffici tecnici delle imprese clienti, garantendo così un elevato livello di personalizzazione.

Le due interfogliatrici permettono la produzione di asciugamani single fold, facial tissue e asciugamani a 2, 3, 4 pannelli con taglio di tipo tab bond. In particolare, la ITF 6000 è studiata per la produzione sia di asciugamani con piega a V sia di facial tissue; permette di personalizzare le goffrature con una doppia stazione acciaio/acciaio per goffrare con due tipi di incisioni senza nessun intervento di configurazione macchina, comprende poi una testa di piega equipaggiata con gruppo godroni e stazione di rifilatura, e una troncatrice. Mentre la ITF 7000 Wide è dedicata espressamente alla produzione di facial tissue. È composta da due svolgitori per bobine di diametro 2.500 mm, una doppia calandra per togliere le crespature della carta, migliorando così la qualità del prodotto finito, e una testa di piega completa di gruppo godroni che lavora a 200 m/min. La linea è completa di gang saw e di una troncatrice multidisco.

I tecnici di MTC stanno lavorando all’ingegnerizzazione di macchinari che abbiano tra i principali obiettivi la riduzione e la semplificazione delle procedure di manutenzione.

Trilogia di innovazioni

Triplice appuntamento invece all’open house di Futura nei cui spazi si è potuto vedere all’opera anche la tecnologia di TMCe Pulsar Engineering.

Futuraha presentato Andromeda, la sua linea top. Completamente automatizzata, ha una struttura chiusa che le consente anche un contenimento delle polveri. Tra le sue innovazioni vi sono la gestione automatica delle bobine che, grazie a un sistema robotico integrato, le movimenta, sostituisce i rulli goffratori ed esegue le operazioni di manutenzione in maniera automatizzata; la ribobinatrice Sferica, che mantiene le caratteristiche della carta durante l’intero il processo di avvolgimento; il nuovo layout compatto che ingloba la tubiera Duplex con due teste di formazione indipendenti e il nuovo Accumulatore anime; e la Control room dalla quale è possibile gestire le operazioni di una o più linee di converting contemporaneamente. Telecamere e sistemi di controllo installati in vari punti della macchina permettono un controllo costante e un pronto intervento. Gli eventuali difetti rilevati sono gestiti in maniera automatica e rapida dalla macchina stessa.

Durante l’open house, si è potuto vedere in azione anche Quatis QR-DSC4 di Pulsar Engineering che, in contemporanea alla presentazione toscana, ha aperto le porte anche della propria sede di Bologna. La linea Quatis si caratterizza per il completo controllo della produzione; grazie a una serie di immagini del rotolo – sono scattate numerose foto di ognuno – può identificare gli eventuali difetti e intervenire in tempo reale sui prodotti non conformi, scartandoli, senza il coinvolgimento di operatori. Si compone di tre tipologie di macchine: per rotoli, pacchi e buste. Altra novità di casa Pulsar è l’imbustatrice per rotoli MBF 20W, in grado di raggruppare i rotoli AFH in un formato predeterminato, inserirli all’interno di una busta, saldarne l’estremità aperta e rimuoverne il rifilo; il tutto con operazioni completamente automatizzate. Infatti, un diverter riceve la produzione in arrivo su un nastro di alimentazione a due canali e la trasferisce a un nastro di raccolta con traino a barre, secondo un numero di file predeterminato. I prodotti sono poi inseriti nelle buste, gestiti da bracci con presa a vuoto e pinze. Infine, il pusher porta la busta piena attraverso l’unità di saldatura fino al punto in cui il taglia-salda sigilla la busta e rimuoverne lo sfrido. Al ciclo successivo la busta finita è spinta fuori dalla macchina.

Tra le novità di casa TMC presentate a Lucca e a Bologna, c’è la propensione alla sostenibilità. In particolare, per quanto riguarda Plastic-Free-Pack, il nuovo sistema per il confezionamento primario, che promette di ridurre lo spessore del materiale di imballaggio dei rotoli tissue e di utilizzare non più plastica bensì un materiale completamente biodegradabile e compostabile. Il nuovo packaging primario è realizzato infatti in carta e amido, ed è termosaldabile; mentre l’involucro secondario dei prodotti è in cartone. Un progetto a cui l’azienda tiene molto, tanto da avere dedicato un team specializzato per i clienti che siano interessati a sviluppare questo tipo di packaging sostenibile.

Oltre a questo nuovo sistema di imballaggio, TMC ha presentato le soluzioni 4.0 – di cui abbiamo parlato nello speciale di Industria della carta n. 2/2018– come DNA MAP, la piattaforma informatica che risiede su cloud e realizza una mappatura dell’intero sistema, raccogliendo i dati forniti dalle macchine per tradurli in informazioni utili.

Tra cartiera e converting

Gambini spa ha presentato invece la nuova linea di trasformazione consumer Flex 700 che è stata potenziata e completata dal ricorso alle tecnologie AirMill e TouchMax. La loro sinergia consente di sincronizzare le operazioni e di ottenere più prodotto con lo stesso diametro di rotolo. In particolare, grazie a AirMill, è possibile produrre un tipo di carta texturizzata a partire da carta tradizionale, portando una parte del processo di cartiera nel converting. Se ne ottengono così migliori caratteristiche, in termini di volume, morbidezza, assorbenza, resistenza e stabilità. Il tutto in linea con la filosofia che l’azienda ha voluto indicare come “Perflexion” e che, nel corso dell’anno, l’ha portata a intervenire non solo sui processi di trasformazione, ma anche sul prodotto finito. In base alle necessità di cartiera e converter AirMill può operare poi sulla linea con una doppia modalità on/off ottimizzando costi e tempi di fermo con un’elevata efficienza. Sul fronte service, infine, Gambini fornisce il servizio Tbook tablet che dà indicazioni e informazioni aggiornate su tutte le linee aziendali, compresi i goffratori TouchMax. Un servizio disponibile h24 e 7 giorni su 7, in qualsiasi parte del mondo. Le cartiere e i converter che non sono dotati del tablet potranno accedere al servizio grazie a Tbook-online, scaricabile su pc dallo store di Windows.

Evoluzione… senza anima

Due le novità per Pcmc che, durante iT’s Tissue, hanno dato forma alla filosofia portata avanti dall’azienda lucchese, riassumibile nella parola “Carevolution” nella quale vuole riunire i concetti di evoluzione e cura, ma anche di innovazione e sostenibilità. Si è assistito al funzionamento della linea Forte completamente automatizzata; i tre rulli di avvolgimento, che si muovono l’uno rispetto all’altro, permettono il formarsi di rotoli di carta igienica accuratamente avvolti, anche ad alta velocità. La geometria del rullo è stata appositamente studiata per consentire il mantenimento costante della migliore triangolazione durante la formazione del log, garantendone stabilità e consentendo un profilo di avvolgimento uniforme. Grande cura anche nella fase di incollaggio del tissue: la sezione di incollaggio, esterna all’avvolgitore, controlla elettronicamente la quantità di colla da distribuire. Mentre la nuova sezione per l’imballaggio dei rotoli realizza un primo e un secondo confezionamento per i rotoli consumer. A proposito di prodotto finito, altra novità è il rotolo di carta tissue senza anima di cartone, il No-Core Roll. Sul mercato sono già presenti prodotti simili, ma la tecnologia InvisibleO permette di realizzare rotoli privi di anima in cui il foro rimane perfettamente formato, persino in caso di schiacciamento del rotolo. Si ottiene così la praticità di un normale rotolo, ma privo di scarto. È stato calcolato che l’assenza dell’anima in cartone per le aziende produttrici di carta tissue equivale a un risparmio sui costi tra i 600 e i 700mila euro all’anno. Pcmc ha progettato per le aziende del converting anche un nuovo spazio, nel centro di Lucca, dedicato alla ricerca che interesserà il futuro del comparto; il progetto si chiama C.A.RE. Lab ovvero Converting Area REsearch.

“From tissue to tissue”

«Da tissue a tissue», con questa affermazione A.Celli Paper ha fatto percorrere ai visitatori un viaggio lungo una linea di produzione completa. Undici, infatti, le stazioni tecnologiche presentate, pari alle soluzioni proposte per realizzare impianti chiavi in mano che dalla gestione dello stock giungono al rotolo, inglobando anche la gestione automatizzata del magazzino e della movimentazione merci. Un viaggio iniziato quindi con la nuova macchina per la produzione di tissue iDEAL 2000S, per poi passare alla ribobinatrice E-WIND T100 e, a seguire, al sistema di Roll Handling & Packaging R-WAY. Durante la visita si è poi potuto vedere da vicino lo yankee dryer, Forged YD, dotato di un design “seamless stell” brevettato che permette di sfruttare al meglio le fasi di asciugatura. È stato poi possibile assistere al funzionamento di iREEL, il sistema di tracciatura e analisi dei dati della bobina, e infine a una dimostrazione del funzionamento del sistema di gestione delle bobine automatizzato, realizzato da A.Celli in collaborazione con l’azienda TecnoFerrari, con il ricorso ai veicoli AGV R-WAY, in linea con la logistica Industry 4.0.

Tradizione artigiana, innovazione contemporanea

Un viaggio fuori Lucca, a Villa Basilica, ha condotto invece nel cuore della tradizione artigiana di Recard. Pur essendo una società moderna che esporta la propria tecnologia per la produzione di tissue in tutto il mondo, l’azienda non ha mai voluto abbandonare la propria vocazione di «laboratorio artigiano», nato dalla passione e dalla competenza dei fondatori che, unendo i propri nomi – Renieri e Cardinotti –, hanno dato origine negli anni Sessanta alla denominazione dell’azienda. Ed è rimasto quello di un tempo anche l’attaccamento al territorio, la stessa sede è quella storica degli esordi che negli anni si è andata semplicemente allargando. Qui, Recard ha presentato un impianto Green Easy Crescent: un nuovo modo di concepire l’installazione di un impianto per produrre carta tissue con una capacità fino alle 95 ton/giorno. Le caratteristiche delle easy crescent dell’azienda lucchese sono la semplicità installativa, che si riflette poi anche sulla manutenzione – richiedono infatti uno spazio minimo e non necessitano di particolari opere civili – e un’importante riduzione del consumo di energia; è stato calcolato che una cartiera può ridurre il proprio consumo di energia elettrica del 68% a fronte di un aumento del consumo di gas solo del 15%. Inoltre, Green Easy Crescent, come suggerisce il nome, è eco-friendly, permettendo una riduzione delle emissioni di NOx del 60% e di CO del 40%.

Soluzioni integrate

Elettric80 e Bema hanno proposto invece un excursus tra le soluzioni automatizzate per il controllo della produzione e le attività di stoccaggio e spedizione. Le due aziende, che hanno sede a Viano (RE), sono specializzate infatti nell’implementazione di soluzioni hardware e software per la realizzazione di fabbriche 4.0, completamente integrate e con soluzioni che permettono la completa tracciabilità dei prodotti movimentati. Diversi i sistemi proposti in base alle necessità delle aziende utilizzatrici, dal robot di palettizzazione agli LGV (Laser guided vehicles) ai fasciatori robotizzati ad alta velocità Silkworm ai depallettizzatori, dai sistemi di controllo pallet alle etichettatrici robotizzate fino ai magazzini AS/RS e Smart Store, con sistemi di picking and repacking. Per il comparto tissue è stato ideato un nuovo un sistema che integra le tecnologie di entrambe le aziende. Si chiama Smart Box e in soli 12×7,5 metri coniuga palettizzazione, fasciatura ed etichettatura, con un layout flessibile e compatto. I vantaggi sono: elevata efficienza, minori accumuli, costi di manutenzione ridotti e costanti nel tempo grazie al limitato numero di componenti meccanici. Il focus di Elettric80 e Bema però da sempre è la capacità di garantirne una gestione ottimale nel tempo, sviluppando accanto ai sistemi hardware anche i software. Tutto il processo è gestito centralmente da SM.I.LE80 (Smart integrated logistics), un’unica piattaforma software che collega i sistemi e i processi produttivi. Le due aziende offrono anche servizi di assistenza e supporto sia in loco sia da remoto – 24 ore al giorno e sette giorni la settimana – nelle diverse parti del mondo.

Tra presente e futuro

Infine, Toscotec ha intitolato la propria open house “NowNext”, definendola «un viaggio di oggi nel nostro domani», mostrando nei propri capannoni i traguardi raggiunti e gli obiettivi. Tra le novità presentate, la nuova macchina Tadvision per la produzione di carte strutturate. È una nuova versione della tecnologia TAD che permette una migliore macchinabilità ed efficienza della macchina tissue, grazie alla sezione TAD a serpentina, composta da tre tamburi TAD con rivestimento a nido d’ape. Altro vantaggio è il miglioramento nell’utilizzo dell’energia, infatti da un consumo energetico delle attuali macchine TAD, stimato attorno ai 6-7,5 MWh/ton, si passa a 4,5-5,5 MWh/ton. La ricerca dell’azienda però è già rivolta a ridurre ulteriormente il consumo complessivo. Altra novità è S-Crescent, la sezione di formazione ad alta efficienza che, ottimizzando il drenaggio dell’acqua, aumenta l’asciugatura prima dell’area di pressatura. Lo scopo è ridurre il carico di rimozione dell’acqua per la pressa e, di conseguenza, anche per la sezione di essiccazione, aumentando l’asciugatura nella sezione umida della macchina tissue. Infine, la nuova divisione YES (Your expert service), il servizio di assistenza continuativa da remoto e in loco h24, nel mondo, si arricchisce di YES – Connect-Vision, il nuovo casco per la comunicazione integrata e la risoluzione a distanza dei problemi tecnici.

Cannon Bono Energia: vapore ad alta efficienza energetica

Scegliere generatori di vapore efficienti per migliorare i processi produttivi e ridurre consumo delle risorse energetiche e manutenzione: una soluzione per il settore cartario e della trasformazione. Cannon Bono Energia ha dedicato una giornata di convegno a questo tema e mostrato nel proprio stabilimento nel milanese l’innovazione che esporta in tutto il mondo da sessant’anni.

Ottimizzare l’utilizzo di energia, in particolare di vapore, migliorando il processo produttivo, riducendo i costi e limitando le emissioni in atmosfera; ovvero: fare efficienza energetica.

Di questo si è parlato alconvegno La sfida dell’Alta Efficienza Energetica. Cannon Bono Energia – Tradizione e Innovazione, organizzato da Cannon Bono Energia presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, Campus Bovisa lo scorso il 27 settembre.

Il tema dell’efficientamento energetico è prezioso per l’intero mondo industriale, interessando in maniera trasversale svariati settori. Le aziende del comparto cartario e della trasformazione della carta sono particolarmente sensibili a questa tematica, essendo l’energia una delle maggiori voci di spesa e il vapore una parte essenziale del loro ciclo produttivo e di lavorazione.

La scelta di tecnologie più efficienti, in grado di consumare meno aumentando il rendimento dei generatori di vapore, diventa così una leva per migliorare il proprio livello competitivo sul mercato. Oltre a questo, introdurre tecnologie più efficienti e con un minore impatto ambientale, ammodernando gli impianti, significa anche aumentare la sicurezza nei propri stabilimenti, l’affidabilità dei cicli produttivi e ridurre scarti e costi, anche in campo manutentivo.

Durante il convegno gli esperti di Cannon Bono Energia – Antonio Landi, direttore R&S dell’azienda, Alessandro Mancini, direttore generale di Cannon Automata, e Alessio Liati, direttore commerciale di Cannon Artes – hanno descritto lo stato dell’arte dei generatori di vapore e quali ambiti siano ancora da esplorare. Tra le prospettive più interessanti, quelle legate all’applicazione dei principi dell’Industria 4.0 e dell’automazione e digitalizzazione dei processi.

In questo ambito da ottobre Cannon Bono Energia metterà a disposizione sui propri generatori di vapore un nuovo metodo di analisi basato su cloud, studiato e realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano– e spiegato durante il convegno da Riccardo Babini del dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria dell’ateneo.

Grazie a uno speciale algoritmo il nuovo servizio permetterà di effettuare analisi e controlli del funzionamento delle caldaie in remoto, raccogliendo i dati per la creazione di modelli predittivi funzionali alla migliore gestione e manutenzione degli impianti Cannon Bono. La simulazione delle condizioni operative della caldaia permetterà di ottimizzarne costantemente il funzionamento.

Luigi Parodi e Fiorenzo Rainone Romano di EGO Power sono intervenuti sul tema dei Titoli di efficienza energetica (Tee) e sulle nuove disposizioni introdotte dal decreto correttivo – DM 11-01-2017 – mentre Matteo Casti, responsabile del reparto produzione ondulati di Ghelfi Ondulati, ha esposto l’interessante caso applicativo che li ha visti protagonisti insieme a Cannon Bono Energia nell’implementazione di un progetto di efficientamento energetico studiato su misura per le esigenze dell’azienda e della sua lavorazione, la trasformazione della carta ondulata.

La giornata si è conclusa con la visita allo stabilimento produttivo di Peschiera Borromeo in provincia di Milano. Cannon Bono Energia – che quest’anno festeggia il suo sessantesimo anniversario – ha mostrato dove nasce l’innovazione che esporta in tutto il mondo.

 

Comunicare il packaging biocompatibile

Partiti dalla ricerca e dalla collaborazione tra i produttori di packaging è giunto il momento di coinvolgere anche gli utilizzatori e ascoltare la voce del mercato. L’obiettivo è capire come comunicare correttamente il valore di un imballaggio multimateriale. Se ne è discusso a Milano al secondo appuntamento del progetto europeo Biocompack CE.

Con il presupposto di ascoltare la voce degli utilizzatori del packaging, lo scorso aprile si è svolto a Milano, negli spazi di ADA Stecca degli Artigiani, il secondo workshop organizzato dai due partner italiani del progetto Biocompack CE www.interreg-central.eu, Innovhub www.innovhub-ssi.it e Legambiente www.legambiente.it, e dedicato a capire quali strategie adottare per favorire il mercato del bio-packaging in carta e plastica.

Il progetto, al cui kickoff meeting italiano avevamo dedicato un articolo su Industria della carta n. 1-2018, è certamente una sfida in termini di ricerca e di innovazione tecnica, ma non basta. È indispensabile infatti individuare le strategie di medio termine per favorire l’introduzione sul mercato di prodotti multimateriale, aumentarne la diffusione e migliorare la comunicazione, senza dimenticare la strutturazione di sistemi di raccolta adeguati ai nuovi imballaggi.

Il caso Leolandia

Posto che ai settori produttivi spetta la non facile risoluzione delle problematiche annesse alla composizione dei multimateriali e al loro riciclo o riutilizzo, ci si è chiesti quale fosse la reazione degli utilizzatori.

Cristina Gilardi e Nicoletta Nodari, rispettivamente consulente e responsabile marketing di Leolandia, hanno raccontato quanto sviluppato presso il parco giochi di Capriate San Gervasio (BG). Oltre all’adozione di una serie di attività eco sostenibili, il parco ha posto l’accento sulla comunicazione ai propri utenti, in particolare ai più piccoli fruitori delle sue attrazioni. Il progetto adottato, chiamato “Rifiutami con il cuore” e destinato alle strutture della ristorazione, si è basato su tre punti di forza, ha raccontato Gilardi: «la semplificazione della raccolta, la formazione del personale e una comunicazione chiara, con l’uso per esempio di colori diversi che identifichino tutti i materiali destinati al riciclo. In particolare abbiamo pensato a un “gesto unico” che si può fare gettando nel raccoglitore dell’umido bicchieri, piatti e posate che sono appositamente biodegradabili e compostabili, proprio grazie all’utilizzo di multimateriali come la carta accoppiata alla bioplastica». Certamente una scelta che ha comportato dei costi iniziali maggiori, ha spiegato Gilardi, ma che, se da un lato ha portato a un notevole aumento della frazione organica poi utilizzata nell’orto didattico del parco, passata dalle 6mila tonnellate circa del 2014 alle 25mila del 2017; dall’altro ha stimolato a studiare nuove soluzioni per riuscire a ridurre il numero di stoviglie utilizzate all’interno del parco.

Compost or not compost

Quello del parco bergamasco è un esempio lodevole che apre però a un’altra considerazione: l’importanza di una corretta e chiara comunicazione. Perché se all’interno del parco ogni stoviglia utilizzata è biodegradabile, il rischio all’esterno è che si inneschi una sorta di “effetto trascinamento”, spingendo il consumatore a inviare verso la frazione organica anche prodotti che non rientrino in realtà in quell’ambito, senza verificarne l’effettiva conformità. È necessario quindi esplicitare quali prodotti possano essere destinati al compostaggio. Ma non solo, occorre anche considerare la possibilità di recupero di tali materiali che, ricorda Massimo Ramunni, vice direttore di Assocarta, costituiscono una preziosa materia prima secondaria.

Rendere il multimateriale compostabile non è infatti l’unica questione da risolvere, bisogna stabilire anche quando e quanto di tale materiale si debba destinare al riciclo. Mentre i biopolimeri che formano le bioplastiche sono destinati alla compostabilità e non si parla nel loro caso di riutilizzo, per la carta la possibilità del riciclo organico deve restare secondaria rispetto al recupero in cartiera come materiale. «È necessario che il consumatore consideri innanzitutto il riciclo della carta e solo quando la fibra non sia più riciclabile la invii al compostaggio» ha dichiarato Ramunni. «In sostanza bisogna capire come conciliare il “gesto unico” del consumatore – citato dalle responsabili del parco Leolandia – al riciclo».

Una posizione che trova d’accordo anche i compostatori, «preferiamo che la carta finisca al riciclo, pur ricordando che è un materiale assolutamente compatibile con il compostaggio» ha detto Alberto Confalonieri, coordinatore del Comitato tecnico di CIC –Consorzio italiano compostatori– www.compost.it. Assocarta e CIC hanno poi ricordato anche il tema della qualità del rifiuto, il conferimento di materiale da riciclo non correttamente selezionato si trasforma infatti in costi di gestione anche rilevanti. Non solo, per le cartiere le impurezze contenute in tale materiale, una volta separate dalle fibre che sono reimmesse nel processo, finiscono poi per diventare rifiuti speciali. Proprio la loro gestione, ha ricordato Ramunni, «costituisce un gap importante rispetto alle cartiere del resto d’Europa che hanno trovato delle soluzioni per gestire questi scarti attraverso il recupero energetico, non ancora possibile, invece, in Italia».

Un mercato informato e consapevole

Mai come in questi casi, quindi, è necessario che la tecnologia sia associata alla comunicazione. È indispensabile che i consumatori siano bene informati su quali comportamenti adottare e sul valore dei propri consumi. Un esempio è dato dal recente obbligo al ricorso a buste biodegradabili e compostabili nei reparti ortofrutticoli dei supermercati (legge 123/2017), ultimo atto del recepimento della direttiva UNI EN 13432. Il divieto di utilizzo di shopper inplastica tradizionalein realtà era stato sancito già dalla Finanziaria 2007 (legge 296/2006), ha spiegato Francesco Ferrante, vice presidente di Kyoto Club. «Gli obiettivi già allora erano ridurre l’inquinamento e incentivare la decarbonizzazione, imporre un cambiamento nello stile di vita e promuovere l’innovazione di prodotto e di modelli di produzione in linea con la green economy».

Gli effetti della legge 123/2017 sono stati immediati, come ricordato da Marco Versari, presidente di Assobioplastiche. «I supermercati hanno confermato che i consumi dei sacchetti sono drasticamente crollati e che l’obbligo ha prodotto una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori, incentivati così a evitare gli sprechi. Il pagamento del sacchetto, che per legge deve essere palese, aveva proprio lo scopo di aumentare la consapevolezza di chi acquista, oltre che un obiettivo ambientale».

Vanni Corbonese, dirigente di Iper, che ha dato voce alla GDO, ha sostanzialmente confermato le parole di Versari portando l’esempio della catena per la quale lavora. Racconta che al suo interno opera dal 1998 un gruppo di lavoro sul tema imballaggi, allo scopo di trovare soluzioni per la riduzione dell’uso di plastica nel packaging, che ha portato alla sostituzione delle plastiche tradizionali con PLA. «È stato un lavoro impegnativo e che ha richiesto grandi investimenti» ha dichiarato il dirigente. «Oggi il 60% degli imballaggi utilizzati nei nostri supermercati è biodegradabile e compostabile, mentre il rimanente 40% è costituito da imballaggi che è difficile rendere con tali soluzioni, a volte anche a causa di precise richieste del mercato – per esempio il packaging destinato a essere utilizzato in freezer o in forno – oppure perché al momento sarebbe molto costoso sostituirle con packaging biodegradabili»,  un esempio su tutti è dato dalle vaschette in polistirolo – che hanno, per inciso, un elevato impatto ambientale – le quali presentano ancora un costo fortemente competitivo rispetto a quelle realizzate con altri materiali e una resa non altrettanto paragonabile. «Stiamo continuando però a lavorare proprio al miglioramento di questi aspetti» ha concluso Corbonese.

Ristorazione sostenibile

L’alimentare e la ristorazione sono i settori più interessati all’applicazione di packaging compostabile. Un altro caso interessante è quello di Milano Ristorazione presentato da Fabrizio De Fabritiis, amministratore unico della società che si occupa del servizio di ristorazione per scuole, case di riposo, anziani con servizio a domicilio e centri di prima accoglienza del Comune di Milano. La scelta di utilizzare stoviglie in Mater-bi, bioplastiche completamente biodegradabili e compostabili, ha permesso all’azienda di risparmiare 720mila chili di plastica. Una decisione che ha anche un risvolto formativo, «l’eliminazione della plastica, se contestualizzata e spiegata a bambini e studenti, è un importante segnale di sensibilizzazione ambientale per i ragazzi» ha dichiarato De Fabritiis.

Tuttavia non è una scelta semplice. Il numero di fornitori in grado di soddisfare le caratteristiche tecniche richieste dall’azienda è ancora limitato, come i tempi di approvvigionamento della materia prima.

Tutto ciò dimostra come, per la diffusione di un packaging sostenibile, sia indispensabile agire su più fronti, anche sul mercato.

Federazione Carta e Grafica: i risultati del primo anno

Negli di spazi Fiera Milano-Rho, in occasione Print4All 2018, lo scorso 30 maggio, si è tenuta all’Assemblea pubblica della Federazione Carta e Grafica.

Un’occasione per parlare dei risultati del primo anno di vita della Federazione e dell’andamento economico della filiera. Formata da oltre 18mila aziende, la filiera nel 2017 ha registrato nel suo complesso un fatturato di 24,3 miliardi di euro – pari al 1,4% del PIL – cresciuto del 2,4% rispetto ai dati 2016, con un saldo della bilancia commerciale pari a 3,6 miliardi di euro.

Positivi gli andamenti del settore cartario (+5,9% in valore con 7,4 miliardi di euro di fatturato), del comparto macchine per grafica e cartotecnica (+8,7% in valore e un fatturato di 2,7 miliardi di euro) e dell’industria cartotecnica e trasformatrice (+2,6% in valore e 7,5 miliardi di euro di fatturato); mentre continua la propria fase recessiva il settore grafico (-3,5% in valore con 6,6 miliardi di euro di fatturato) pur mostrando con l’inizio del 2018 i primi segnali di miglioramento.

Ottimo il riscontro delle diverse attività della Federazione che, nel suo primo anno di vita, si è già mostrata coesa e compatta nel portare avanti le istanze della filiera, soprattutto con gli interlocutori politici. Durante l’incontro milanese, in particolare, sono stati presentati i risultati del Progetto I4.0 che ha portato alla pubblicazione del documento “Industry 4.0. Istruzioni per l’uso” rivolto alle aziende del settore.

All’incontro milanese, accanto al presidente Pietro Lironi, hanno partecipato tutti i rappresentanti della Federazione: Assocarta, Assografici e Acimga, e i soci aggregati Comieco e Unione industriali grafici cartotecnici Milano. Tra gli ospiti dell’evento anche Domenico De Masi (Università “La Sapienza” di Roma) e Maurizio Sacconi (ex Ministro del lavoro) che hanno parlato dell’evoluzione futura del mondo del lavoro e dei suoi possibili scenari.

 

Erigo, per prevenire e limitare i rischi derivanti dalle polveri

Insidiose perché, in determinate condizioni, possono incendiarsi e innescare esplosioni. Sono le polveri, un pericolo ancora oggi sottovalutato. Ma una corretta valutazione dei rischi e la scelta delle giuste soluzioni possono scongiurare danni a cose e a persone. Una società milanese si occupa proprio di questi sistemi di sicurezza.

Con diciassette anni di esperienza nel settore anti esplosione e una conoscenza approfondita di diversi processi industriali, Erigo è un’azienda esperta nella prevenzione e limitazione del rischio derivante dalla minaccia di esplosione da polveri.

Fondata nel 2000 da Paolo Chechi, che ne è amministratore delegato, Erigo è in grado di valutare e classificare i rischi nelle diverse situazioni, fornendo poi la soluzione tecnica più appropriata; il tutto nel pieno rispetto delle vigenti normative europee e nazionali in materia. Siamo andati a trovare gli esperti di questa società nella loro sede di Gorgonzola, a pochi chilometri da Milano, dove ci hanno raccontato di un mondo che, ancora troppo spesso, non si conosce a sufficienza.

Il danno provocato da una curva esplosa in una cartiera.
Il danno provocato da una curva esplosa in una cartiera.

I comportamenti imprevedibili delle polveri sono alla base degli incidenti

Il tema delle polveri è critico e delicato quando si parla di cartiere, ma oggi sono disponibili soluzioni e accorgimenti tecnici in grado di mettere in sicurezza gli impianti e soprattutto chi ci lavora. Innanzitutto, ci spiega Chechi «un’esplosione è un’azione esotermica che genera un aumento di pressione e di temperatura»; i danni possono essere devastanti. L’esplosione di una macchina o di una parte di impianto non provoca solo danni alle cose, può generare anche incidenti molto gravi per le persone e il rilascio in atmosfera di sostanze nocive. Senza considerare poi il danno economico che comporta, in termini sia di danneggiamento vero e proprio sia di fermo produzione, anche per consentire le indagini giudiziarie, «non bisogna dimenticare infatti che anche il solo mancato adeguamento di un impianto costituisce reato. È vero che esistono le buone pratiche da poter seguire, ma possono accadere eventi imprevisti. Le statistiche su questa tipologia di incidenti ci dicono che il 20% delle cause resta da accertare». Il rischio, in pratica, va ben oltre ciò che ci si possa aspettare.

La pericolosità delle polveri, infatti, sta nel fatto di avere un comportamento poco prevedibile. Si possono accumulare in alcune parti dell’impianto, possono essere composte da miscele diverse e reagire in base a ciò che c’è nell’ambiente. I fattori di rischio sono numerosi e per innescare un’esplosione è sufficiente lo sfregamento tra le particelle. «Le peggiori conseguenze si hanno con la propagazione dell’esplosione che, passando in altri ambienti, può trovare nuovo alimento e generare così un effetto domino».

Nel settore cartario, per esempio, i punti più critici della linea di lavorazione sono i filtri di captazione della polvere e dei refili, la zona di taglio bobine e i punti di trasporto dell’amido. Un prodotto a rischio elevato, spiega Chechi, «basti considerare che è utilizzato come polvere test in quanto ha un coefficiente di esplosività ben preciso che corrisponde al limite massimo della prima classe di esplosività, immaginatevi quindi cosa significhi avere – come hanno le cartiere – un silo carico di amido».

Tecnologie e norme

La normativa di riferimento è la Atex – atmospheres explosibles – che raggruppa due differenti direttive europee: la 2014/34/UE, per la regolamentazione di apparecchiature destinate all’impiego in zone a rischio di esplosione – abrogativa della direttiva 94/9/CE – e la 99/92/CE per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti al rischio di atmosfere esplosive. L’Atex fu recepita dalla normativa italiana che la inserì prima nella Legge 626/1994, poi nel d.lgs 81/08 e, con il DM 3 agosto 2015, entrato in vigore il novembre successivo, rientra nel Testo Unico sulla prevenzione incendi.

«Evolvendoci anche noi insieme alla normativa» continua l’ad di Erigo «abbiamo iniziato a trattare tutti gli aspetti inerenti alla prevenzione e protezione da esplosioni: dalla classificazione delle aree, all’analisi dei rischi, con la compilazione del documento di valutazione dei rischi da esplosione, fino alla ingegnerizzazione dei sistemi di sicurezza contro incendi e rischi esplosione. Ci occupiamo inoltre di installazione e manutenzione dei sistemi, oltre che degli adeguamenti di apparecchi o parti di impianto secondo la formula chiavi in mano». L’azienda si rivolge alle imprese Oem, quindi a progettisti e costruttori di macchine, e all’utilizzatore finale. «In genere per l’industria cartaria lavoriamo con i costruttori, specializzati in particolare nella fornitura di sistemi di aspirazione e filtrazione».

Oltre al cartario però i settori interessati sono numerosi, in particolare quelli con movimentazione e stoccaggio di sfuso, quindi plastica, legno, carbone, acciaio, industria alimentare, agricola ecc.

Dai pannelli ai sistemi HRD

Nello specifico Erigo fornisce due tipi di sistemi di protezione: quelli passivi o meccanici, che reagiscono a un evento, e sono costituiti per esempio da pannelli che si rompono liberando in sicurezza l’esplosione o da valvole che si chiudono al momento opportuno evitando danni ulteriori; e quelli di tipo attivo, costituiti da sistemi a scarico rapido o soppressione come gli HRD – High rate discharge. Si tratta in ogni caso di sistemi normati; i pannelli di rottura e i pannelli per interno, dotati di arrestatori di fiamma, sono prodotti da Brilex, azienda tedesca, acquisita dal gruppo multinazionale austriaco Hoerbiger, uno dei maggiori produttori a livello europeo di questi prodotti. «In base ai dati forniti dal cliente e con l’ausilio di software specifici che stabiliscono accuratamente la superficie di sfogo, stiliamo i fogli di calcolo sui pannelli» spiega Chechi. Sono documenti obbligatori sulla cui stesura Erigo può fornire anche la dichiarazione di come siano stati effettuati. Mentre i sistemi HRD sono prodotti dall’azienda ceca Rsbp e sono dotati di sensori di pressione che hanno il compito di monitorare e misurare l’andamento della pressione ogni 0,5 millisecondi. «Se durante il monitoraggio per tre volte consecutive – quindi nell’arco di 1,5 millisecondi – il sensore rileva delle anomalie, viene inviato un segnale a una centrale del sistema che provvede a immettere nel circuito materiale in grado di sopprimere l’esplosione; in genere si tratta di fosfato di ammonio o bicarbonato di sodio». La quantità di materiale estinguente è rigorosamente misurata ed «è tale da riempire nel minore tempo possibile tutto il volume a disposizione. In questo modo si evita la possibilità di un’esplosione secondaria e l’apparecchio in cui è avvenuta l’esplosione viene immediatamente disaccoppiato dal resto dell’impianto e isolato per evitare un’eventuale propagazione dell’effetto».

Su richiesta Erigo è in grado anche di realizzare i test sull’esplosività delle polveri; «queste prove aiutano a comprendere esattamente con che tipo di sostanze si abbia a che fare nel caso specifico. Presso un’importante acciaieria, per esempio, stiamo effettuando otto diversi test sulle polveri che si formano durante i processi di lavorazione».

Una fase di un test di collaudo nella quale è avvenuta un’esplosione su pannello di rottura.
Una fase di un test di collaudo nella quale è avvenuta un’esplosione su pannello di rottura.

Dal progetto alla manutenzione

Partendo quindi dalla valutazione del rischio, fondamentale per capire quale sistema o strumento applicare, Erigo svolge e certifica l’installazione, in particolare di alcuni sistemi complessi come gli HRD. «Abbiamo personale specializzato, appositamente abilitato a installare ed effettuare controlli e manutenzione su questi impianti».

Si tratta sempre di progetti su misura, anche perché, come spiega Chechi, non c’è mai un impianto che possa essere uguale a un altro. Anche in caso lavorazioni simili, i fattori determinanti infatti sono sempre diversi: ambientali, legati all’uso della macchina, al tipo di produzione dell’azienda e al materiale che utilizza in linea. «Ci sono svariati parametri che continuano a cambiare e che si differenziano in base all’applicazione. Di volta in volta valutiamo quale sia la soluzione tecnologica più indicata». Si tratta pur sempre di un investimento per l’azienda, che si cerca però di razionalizzare minimizzando, dove possibile, i costi. «La cosa importante» sottolinea in ultimo Chechi «è che tutto sia in sicurezza».

«La sicurezza spesso è vista ancora come un obbligo e un costo, e si sottovaluta il pericolo determinato dalle polveri» Paolo Chechi, amministratore delegato di Erigo.

 

Intervista a Massimo Franzaroli, il nuovo presidente della squadra italiana di iT’s tissue

Lo abbiamo incontrato in fiera a Milano, in occasione di Tissue World 2017, dove ci ha ospitati nello spazio dedicato all’evento iT’s tissue: è Massimo Franzaroli (di Pulsar) presidente dall’inizio del 2017 di Tissue Italy.

Nata cinque anni fa, questa innovativa rete di imprese del settore tissue vuole essere esattamente come è apparsa a Milano: un’unica aggregazione di aziende, concorrenti sul mercato, che si mettono però sullo stesso piano – grandi e piccole che siano – per presentarsi insieme al settore e comunicare cos’è oggi la tecnologia italiana nel tissue.

«Alla base di Tissue Italy c’è la tecnologia italiana nel mondo del tissue, fatta di innovazione, ricerca & sviluppo, e persone»

Crescere con il settore

Franzaroli avrà, tra gli altri, il compito di traghettare la rete alla terza edizione di iT’s tissue attesa per il prossimo anno, che si terrà infatti dal 25 al 29 giugno 2018. All’incarico di presidente è giunto dopo i primi due mandati di Matteo Gentili e di Sergio Casella – che ha lasciato la presidenza a causa di altri impegni, ma che rimarrà alla vicepresidenza insieme a Mauro Celli, Marco Dell’Osso e Rudy Michelini.

«Ho accettato il mandato con lo scopo di mantenere unita la squadra e, nel contempo, di trasformare la rete affinché diventi qualcosa di più e di diverso da ciò che è stato finora» ci ha raccontato Franzaroli. «Mi piacerebbe che Tissue Italy, al di là della realizzazione dell’evento in sé, arrivasse a rappresentare il futuro per le nostre aziende e per tutti gli imprenditori che stanno credendo in questo progetto». Perché se è vero che tutto è iniziato con l’organizzazione di iT’s tissue, che nelle due prime edizioni, rispettivamente del 2013 e 2015, ha saputo portare in Italia professionisti del comparto provenienti da tutto il mondo, è anche vero che il settore tissue ora riconosce che c’è di più e percepisce la valenza di questa rete di imprese. «Grazie alle iniziative finora svolte abbiamo avuto importanti contatti con diverse associazioni a livello internazionale». A fine marzo, per esempio, Tissue Italy ha partecipato in Cina alla fiera Cidpex – China international disposable paper expo – organizzata dall’associazione di produttori di carta cinesi (Cnhpia – China national household paper industry association); mentre Ets (European tissue symposium), l’associazione europea di produttori di carta tissue, ne ha chiesto la collaborazione al fine di promuovere il mondo del tissue all’interno della filiera. «Questo significa cambiare il nostro modo di stare insieme» continua il presidente, «avendo una visione del futuro che non è più solo organizzare un evento ogni due o tre anni, ma capire cosa si possa fare insieme per il nostro settore, dove stia andando, quali saranno le sue future necessità e cosa possiamo condividere anche con altre organizzazioni».

Comunicare la tecnologia italiana

Per arrivare dove oggi si trova, Tissue Italy ha fatto un percorso di crescita, «è cambiata anche la nostra maturità» spiega Franzaroli. «Per me quella della rete è una grande sfida, le nostre aziende si stanno presentando al settore insieme, mettendosi sullo stesso piano e sotto un unico cappello; un percorso non semplice, perché non siamo tutte uguali in termini di fatturato, dimensioni e tipologie di prodotto. Gli imprenditori e gli amministratori delegati delle nostre imprese hanno fatto un passo oltre l’individualismo che troppo spesso caratterizza un modo di fare impresa nel nostro paese e hanno lanciato un messaggio di ospitalità con la formula di iT’s tissue, nella quale crediamo».

L’evento itinerante in cui gli imprenditori della rete aprono le porte delle proprie aziende non è fatto di semplice ospitalità, bensì risponde allo scopo primario per cui è stata creata Tissue Italy, ovvero comunicare in maniera diversa al settore. «Nel 2012, firmando il primo contratto di rete, cercavamo un nuovo mezzo per presentarci ai nostri clienti. Avevamo capito che non era più sufficiente incontrarli esclusivamente negli eventi fieristici, importanti sì per fare networking ma nei quali non si possono vedere le potenzialità della tecnologia, semplicemente le si immagina. Pensammo così di creare un evento in cui tutti insieme e nello stesso momento, nonostante fossimo concorrenti, potessimo invitare i nostri clienti a vedere cosa facciamo a casa nostra. Questo permette loro di capire il valore della tecnologia italiana, di vederla in funzione e di confrontarsi direttamente con i tecnici che l’hanno creata».

Aspettando il 2018

iT’s tissue, oltre a rappresentare un’opportunità, si è dimostrato negli anni anche un grande incentivo allo sviluppo della tecnologia e delle aziende della rete, che sono stimolate in competizione fra loro a dare sempre, a ogni edizione, il meglio di sé e  ad introdurre nuove tecnologie , ed  rinnovare il proprio parco macchine; in una parola innovare per crescere . Questo ha effetti non solo all’interno della rete ma per tutto il settore, tante altre aziende concorrenti fuori dalla rete che sono presenti in forze in questa fiera, ne sono una dimostrazione. Innovare trovare nuove soluzioni percorrere nuove strade è ciò che le dodici aziende proporranno il prossimo anno. «C’è una grande sfida tecnologica che ovviamente porterà vantaggi anche ai clienti, al mercato e al consumatore». L’edizione del 2018 avrà come elemento caratterizzante l’innovazione spinta, interpretata alla luce dell’Industria 4.0, «ci saranno grandi novità nel mondo del tissue e le aziende della rete, in questo, saranno protagoniste».

Fervono quindi i preparativi per l’organizzazione della terza edizione. È stato creato uno staff operativo di tre persone – Maddalena Marcone, come responsabile di progetto, Walter Tamarri, segretario generale delle rete, e Stefano Bortoletto, come responsabile amministrativo – che lavorano quotidianamente alle questioni inerenti alla rete, mentre la comunicazione è stata affidata a un’agenzia esterna. «Stiamo lavorando alacremente» afferma in ultimo il presidente «e già nel giro di qualche mese contiamo di potere fornire alcune notizie in merito», riservandosi però, giustamente, un po’ di suspense…

«Abbiamo creato una squadra di imprese italiane del tissue, capace di distinguersi nel settore a livello mondiale».

Tissue Italy ha ricevuto il Premio come espositore più sostenibile
Al Tissue World, infatti, l’approccio delle 12 aziende è risultato vincente, perché hanno “regalato” al visitatore un’esperienza unica. Tissue Italy si è guadagnata il Premio perché le 12 aziende del network hanno saputo adottare pratiche intelligenti e condividere servizi, per esempio i trasporti, l’elettricità, il riuso di materiali per lo stand, l’impiego di cibo stagionale e sostenibile.
Tissue Italy è costituita da dodici imprese: A Celli, Elettric 80, Fabio Perini, Futura, Gambini, MTC, Omet, PCMC, Pulsar, Recard, TMC e Toscotec.