Il tissue italiano nel mondo

Il comparto italiano del tissue conferma un ruolo di primo piano nel panorama cartario internazionale, con una forte specializzazione produttiva e una filiera integrata che sostiene export e mercato interno. Emergono però segnali di rallentamento congiunturale, crescente pressione competitiva e costi energetici elevati. La sfida futura riguarda il rafforzamento della domanda, la sostenibilità e la transizione verso modelli produttivi più circolari ed efficienti.

Il comparto italiano del tissue continua a rappresentare uno dei pilastri più solidi e dinamici dell’industria cartaria nazionale. Negli ultimi anni ha confermato un ruolo di primo piano sia nel panorama nazionale sia in quello europeo, dimostrando una capacità di tenuta e di adattamento superiore a quella di altri segmenti. Tuttavia, emergono anche alcune criticità.

A fornire un’analisi del suo andamento, in vista delle prospettive per i prossimi mesi, è Francesco Pasquini, presidente del Gruppo di settore carte per usi igienico sanitari di Assocarta e CEO di Lucart, che ne ha parlato in occasione di Miac 2025.

L’Italia nel commercio mondiale del tissue

I dati di mercato confermano la posizione di leadership a livello internazionale che l’Italia ha assunto e mantiene nel tempo. Il nostro Paese si colloca stabilmente tra i principali produttori mondiali del settore e, dal 2018 al 2024, ha mantenuto la terza posizione come esportatore globale di tissue nel suo complesso, rafforzando progressivamente la propria quota di mercato globale. Nel solo 2024 l’export totale ha raggiunto 1.675 milioni di dollari, con una composizione che evidenzia la centralità della filiera nazionale. Il risultato, spiega Pasquini, è il prodotto di una filiera articolata che comprende sia i prodotti finiti in tissue sia la carta tissue in bobine. I corrispettivi valori sono di oltre 1,1 miliardi di dollari che provengono dai prodotti finiti e più di 550 milioni dalla carta tissue in bobine. «Questo posizionamento consente all’Italia di essere oggi il secondo esportatore mondiale di carta tissue e il terzo nei prodotti trasformati» afferma il CEO di Lucart. Un posizionamento che conferma una specializzazione industriale capace di unire capacità produttiva, qualità e integrazione di filiera.

L’evoluzione delle quote di mercato conferma un rafforzamento strutturale della presenza italiana. Nel 2024 la quota complessiva dell’Italia nel commercio mondiale del tissue si è attestata al 10,3%, in crescita di oltre un punto percentuale rispetto al 2018, che aveva registrato una quota del 9%. Si tratta di un incremento superiore a quello registrato da altri grandi player storici, come la Germania, che ha mantenuto una quota sostanzialmente invariata, e la Cina, la cui crescita è stata più contenuta. Parallelamente, sullo scenario globale emergono nuovi competitor, in particolare Turchia e Polonia, che hanno ampliato in modo significativo la propria presenza sui mercati internazionali, aumentando la pressione competitiva soprattutto, sottolinea Pasquini, nelle fasce di prezzo medio.

L’andamento dei comparti

Entrando nel dettaglio dei comparti, l’analisi proposta dall’amministratore delegato mostra come la forza dell’Italia risulti particolarmente evidente nella carta tissue, dove «la quota mondiale nel 2024 ha raggiunto il 13,4%, contro il 9,2% dei prodotti finiti. Nonostante un calo complessivo dell’export mondiale nel 2024 rispetto all’anno precedente, l’export italiano di carte tissue ha mostrato una crescita superiore al 7%, segnale di una buona capacità di intercettare la domanda estera anche in un contesto rallentato» afferma. Nel periodo 2018-2024, in particolare, l’aumento della quota italiana nella carta tissue è stato quasi triplo rispetto a quello dei prodotti trasformati. All’interno di questi ultimi, va segnalato però il rafforzamento nei prodotti per uso domestico – come tovaglioli e tovagliame – che hanno guadagnato oltre tre punti percentuali di quota mondiale.

Lo scacchiere mondiale del tissue

Dal punto di vista dei saldi commerciali, la Cina rimane il primo esportatore netto a livello globale, ma l’Italia si colloca al secondo posto e ha registrato, tra il 2018 e il 2024, una crescita del saldo superiore a quella cinese. Questo dato, prosegue Pasquini, conferma la solidità strutturale dell’industria nazionale e una dinamica di consolidamento particolarmente efficace, nonostante l’industria italiana si collochi in un quadro di forti dinamiche competitive, che hanno visto crescere rapidamente anche i saldi di Portogallo e Turchia, mentre la Germania ha sperimentato il calo più marcato; dato quest’ultimo che riflette un progressivo ridimensionamento del ruolo tedesco nel comparto.

Certamente, afferma il CEO, «un elemento distintivo del modello italiano resta il peso della domanda interna. Nel 2024 la produzione di carta tissue in bobine madri ha raggiunto circa 1,6 milioni di tonnellate, destinate in larga parte alla trasformazione nazionale, mentre la produzione di prodotti finiti in tissue è stimata in circa 1,1 milioni di tonnellate». Sebbene la propensione all’export si sia rafforzata nel tempo, circa il 70% della produzione di carta tissue resta sul mercato domestico, a testimonianza di un sistema industriale fortemente integrato, mentre l’export si attesta intorno al 30%, con una propensione all’esportazione in graduale rafforzamento. Per i prodotti trasformati, invece, la quota export è leggermente più elevata, oltre il 35%, e nel 2024 le esportazioni sono cresciute di oltre il 13% rispetto all’anno precedente. Le importazioni rimangono marginali, intorno al 2% del consumo, a conferma di una filiera nazionale sostanzialmente autosufficiente.

Il consumo interno apparente mostra una dinamica positiva nel medio periodo. I dati riportati da Pasquini parlano di un consumo che «ha continuato a crescere negli ultimi anni, raggiungendo nel 2024 circa 1,2 milioni di tonnellate per la carta tissue e 750 mila tonnellate per i prodotti finiti» con un aumento sul 2023 rispettivamente del 5,4% e del 2,2%. L’incidenza delle importazioni sul consumo nazionale rimane invece marginale, intorno al 2%, confermando l’autosufficienza produttiva del sistema italiano.

In Europa

Analizzando poi l’andamento italiano nello specifico del mercato del vecchio continente, i dati introducono elementi di maggiore complessità. La congiuntura del primo semestre 2025 mostra segnali di rallentamento. La produzione italiana di carte tissue, tra gennaio e giugno del 2025, ha registrato un calo tendenziale di poco superiore al 3%, più marcato rispetto alla media dell’area Cepi. «La domanda estera è rimasta sostanzialmente stabile, consentendo un aumento della quota di export sulla produzione. Più debole appare il consumo interno, con una contrazione superiore al 4% – riportandosi su livelli inferiori a quelli del 2022 – mentre le importazioni sono diminuite in modo ancora più accentuato, pari al 14,3%» prosegue Pasquini. I dati disponibili fino a luglio 2025, dice il CEO, indicano un ridimensionamento meno intenso, con un calo produttivo per le carte tissue vicino al 3%, in un contesto però in cui l’intera industria cartaria risente soprattutto della crisi delle carte grafiche, mentre il comparto imballaggi resta l’unico in moderata crescita.

I costi: dalle materie prime…

Sul fronte dei costi, il comparto delle carte per uso igienico e sanitario deve considerare principalmente due fattori: le materie prime e l’energia.

Per quanto riguarda le materie prime, prosegue Pasquini, «il 2025 è stato caratterizzato da una fase di ribasso delle quotazioni delle materie prime fibrose, a partire dalla primavera». Le fibre vergini, in particolare quelle corte di eucalipto, hanno registrato riduzioni significative rispetto ai picchi di inizio anno e ai livelli molto elevati del 2024, pur rimanendo nettamente sopra i valori pre-pandemia. «Analoghe dinamiche si osservano per le fibre lunghe, con cali più contenuti ma un livello di prezzo ancora fortemente superiore a quello del periodo 2019-2020». La debolezza della domanda e l’incertezza economica in Europa, unite alle tensioni commerciali internazionali, continuano a rendere i mercati instabili, mentre l’apprezzamento dell’euro contribuisce ad accentuare le dinamiche al ribasso.

Un andamento analogo si riscontra «nel mercato della carta da riciclare», dove dalla tarda primavera «si è avviata una fase di riduzione dei prezzi sia in Europa sia in Italia. Anche il mercato della carta da riciclare ha mostrato quindi una fase di marcata debolezza» che, in sostanza, riflette la debolezza della domanda e il rallentamento dei volumi produttivi.

Rispetto ai massimi recenti, sono stati registrati cali marcati negli indici relativi agli imballaggi riciclati e, nel mercato italiano, tutte le principali qualità monitorate hanno mostrato prezzi inferiori anche ai livelli pre-Covid-19. «Questa dinamica riflette la debolezza del comparto degli imballaggi e ha un impatto diretto sulle condizioni di approvvigionamento del settore» spiega Pasquini.

… all’energia

Resta elevata, invece, la pressione dei costi energetici. Il prezzo del gas naturale ha mostrato un graduale ribasso a partire da febbraio 2025, ma il differenziale tra PSV (punto di scambio virtuale) italiano e TTF (title transfer facility) europeo si è ulteriormente ampliato, penalizzando – ancora una volta – il sistema italiano. «Nei primi nove mesi del 2025 il prezzo medio del gas è risultato superiore di circa il 20% rispetto allo stesso periodo del 2024». Intanto, l’incidenza complessiva del gas sul fatturato del settore cartario, pur ridimensionata rispetto al picco del 2022, rimane significativa e nel primo semestre 2025 è tornata a superare il 12%.

Non solo, una nota stampa di Assocarta rende noto che, nei primi giorni del 2026, si è assistito all’ennesima divergenza tra prezzi italiani ed europei, che ha visto il gas nel nostro Paese arrivare a costare 7/8 €/MWh in più rispetto al Nord Europa, ovvero un costo del 25% più alto rispetto a quello del TTF. Una divergenza che mette in seria difficoltà le industrie italiane e che ha pesanti ripercussioni anche sui prezzi dell’energia elettrica.

E ancora più critica è, in effetti, proprio la situazione dell’energia elettrica, con un «prezzo medio italiano che supera di oltre il 60% la media europea».

Ai fattori gas naturale ed energia elettrica si aggiunge il costo dei crediti di emissione di CO2, che nel 2025 ha registrato un incremento del 9% rispetto all’anno precedente e si colloca ormai stabilmente su livelli molto lontani da quelli pre-2020.

La percezione dei consumatori

Dal lato della domanda finale, le evidenze più recenti indicano un cambiamento nella percezione dei consumatori. I dati raccolti da Two Sides – l’iniziativa globale senza scopo di lucro, fondata nel 2008, che promuove i valori di carta, stampa e imballaggi in carta – nel suo “Report trend tracker 2025”, il report biennale sulle tendenze di consumo della carta, evidenziano segnali di cambiamento nella percezione del tissue dei consumatori italiani. In particolare, mostrano «una minore attenzione ai temi della sostenibilità rispetto al recente passato e una riduzione dell’importanza attribuita ai fattori igienici, che avevano caratterizzato il periodo pandemico». Questo fenomeno, spiega Pasquini, segnala una difficoltà nel trasferire al consumatore finale gli investimenti e gli sforzi compiuti dalle aziende del settore cartario sul fronte ambientale. «Occorre lavorare di più a questi aspetti, facendo squadra per valorizzare gli investimenti e gli sforzi fatti in questo senso, rafforzando la comunicazione di filiera».

L’Italia del tissue di domani

I dati mostrati da Pasquini disegnano, in conclusione, il quadro di un’industria italiana del tissue che ha dimostrato negli ultimi anni una notevole capacità di mantenere e rafforzare la propria leadership internazionale, in particolare nel segmento delle carte tissue. Allo stesso tempo, però, si confronta con una fase congiunturale complessa, caratterizzata da domanda debole, forte concorrenza e costi strutturalmente elevati. La sfida dei prossimi anni sarà duplice: da un lato consolidare il ruolo del tissue come presidio di igiene e salute, dall’altro accelerare, attraverso investimenti, il percorso verso modelli sempre più circolari e decarbonizzati, valorizzando sostenibilità, riciclo ed efficienza energetica. Questi fattori, accompagnati a un approccio industriale integrato e di lungo periodo, consentiranno all’industria cartaria italiana di affermarsi ulteriormente come riferimento globale nel tissue e consolidare le posizioni raggiunte negli anni, tanto a livello europeo quanto mondiale.

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