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Valeria Teruzzi

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ETS, imprese e sindacati: “La decarbonizzazione non penalizzi la competitività europea”

Assocarta, Assografici e le organizzazioni sindacali chiedono di modificare la proposta di revisione dell’ETS: più tutela dal carbon leakage, compensazioni omogenee dei costi indiretti della CO₂ e una revisione della Market Stability Reserve.

La revisione del sistema ETS (Emission Trading System) non deve trasformare la decarbonizzazione in un ulteriore fattore di perdita di competitività per l’industria europea. È questa la posizione condivisa da Assocarta, Assografici, SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILFPL e UGL Chimici, che chiedono alla Commissione europea di intervenire sulla proposta di modifica del sistema per garantire che il percorso verso la neutralità climatica al 2050 proceda insieme alla salvaguardia della produzione e dell’occupazione in Europa.

Secondo le organizzazioni, il rischio è che l’aumento dei costi legati alla CO₂ spinga le produzioni verso Paesi caratterizzati da standard ambientali meno stringenti e da costi della CO₂ inferiori, determinando una perdita di competitività senza un reale beneficio ambientale a livello globale.

Più protezione dal carbon leakage

Tra i principali punti critici indicati da imprese e sindacati c’è il progressivo ridimensionamento delle tutele per i settori maggiormente esposti al carbon leakage, tra cui il comparto cartario e quello della trasformazione.

La richiesta è di garantire la piena tutela alle imprese effettivamente esposte al rischio di delocalizzazione, anche attraverso il congelamento della riduzione dei benchmark ai valori fissati nel 2025. Particolare attenzione viene posta inoltre sulle nuove condizionalità previste per l’accesso alle quote gratuite.

“La transizione energetica e la decarbonizzazione sono obiettivi che l’industria sostiene e sui quali sta già investendo, ma non possono essere perseguiti caricando ulteriori costi sulle sole imprese europee”, sottolineano le organizzazioni. Senza adeguate misure di tutela, avvertono, il rischio è perdere produzione e occupazione in Europa senza ottenere benefici ambientali globali.

Costi indiretti della CO₂: serve un sistema europeo uniforme

Un altro tema riguarda la compensazione dei costi indiretti della CO₂. In un sistema ETS sempre più centralizzato a livello europeo, questa misura rimane infatti affidata agli Stati membri, con differenze determinate dalle rispettive disponibilità finanziarie.

Assocarta, Assografici e le organizzazioni sindacali chiedono quindi di introdurre un livello europeo omogeneo di compensazione, al massimo livello consentito, per evitare che la competitività di un’impresa dipenda dal Paese europeo in cui opera.

La stessa esigenza viene evidenziata per le aziende che esportano verso mercati internazionali. I prodotti del Made in Europe devono infatti competere con produzioni provenienti da Paesi nei quali non vengono sostenuti costi analoghi legati alle emissioni di CO₂.

Per questo viene richiesto un meccanismo che garantisca la piena copertura delle emissioni attraverso quote gratuite per i prodotti esportati verso Paesi privi di oneri equivalenti.

La richiesta di rivedere la Market Stability Reserve

Nel documento viene inoltre chiesto di intervenire sulla Market Stability Reserve (MSR), il meccanismo che regola l’offerta di quote nel mercato europeo delle emissioni.

Secondo le organizzazioni, l’attuale configurazione rischia di contribuire a un aumento artificiale del prezzo della CO₂ senza affrontare adeguatamente le dinamiche speculative. La MSR dovrebbe quindi tornare a svolgere una reale funzione di regolazione del mercato, contribuendo a mantenere il prezzo della CO₂ competitivo e coerente con il contesto internazionale.

Le risorse ETS devono sostenere la decarbonizzazione industriale

Viene giudicata positiva, ma ancora insufficiente, la proposta di destinare almeno il 50% dei proventi delle aste alla decarbonizzazione dei settori ETS, insieme alle risorse destinate alla compensazione dei costi indiretti.

Secondo Assocarta, Assografici e le organizzazioni sindacali, è necessario assicurare che queste risorse siano effettivamente indirizzate agli investimenti industriali e distribuite in modo equo tra gli Stati membri, anche attraverso strumenti come l’Innovation Fund e la Industrial Decarbonisation Bank.

“La decarbonizzazione deve essere una politica industriale europea, non una forma di tassazione aggiuntiva sulle imprese energivore”, concludono le organizzazioni. Per accompagnare concretamente l’industria nella transizione, l’Europa dovrebbe intervenire sui principali ostacoli agli investimenti: disponibilità delle tecnologie, infrastrutture, energia competitiva e accesso ai capitali.

Le altre richieste sulla revisione dell’ETS

Tra le ulteriori proposte avanzate figurano la conferma dell’accesso ai crediti internazionali, con correttivi contro la speculazione, l’esclusione dal sistema dell’incenerimento dei rifiuti destinati al riciclo e l’omogeneizzazione delle misure nazionali per la compensazione dei costi indiretti.

Viene inoltre chiesto di innalzare a 50.000 tonnellate di CO₂ equivalente la soglia per l’accesso al meccanismo di opt-out dedicato ai piccoli emettitori, cioè il meccanismo che consente l’esclusione dal sistema ETS per gli impianti di dimensioni minori.

La richiesta complessiva è quindi di una profonda revisione della proposta ETS, affinché la transizione climatica europea possa procedere parallelamente alla tutela della competitività industriale, degli investimenti e dell’occupazione.

Lucca, nasce il Tavolo europeo per la formazione cartaria

Il distretto cartario lucchese rafforza il proprio ruolo internazionale sul fronte della formazione e della ricerca. L’8 e il 9 ottobre, in occasione dell’apertura dell’anno accademico del corso di laurea magistrale in “Ingegneria della carta e del cartone” dell’Università di Pisa, dodici atenei europei e numerose rappresentanze di categoria si incontreranno a Lucca per costituire il primo Tavolo Permanente Europeo sulla Formazione per il settore cartario.

L’iniziativa prevede la firma di un protocollo d’intesa per sviluppare double degrees e percorsi di studio comuni, programmi di scambio per studenti e docenti, accesso ai finanziamenti Erasmus e laboratori di ricerca congiunti dedicati all’innovazione tecnologica e alla transizione green. L’obiettivo è inoltre condividere standard formativi e rafforzare il collegamento tra università e industria.

Il progetto nasce attorno al corso magistrale in “Ingegneria della carta e del cartone”, promosso dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Assocarta, Cepi e da numerose imprese del distretto.

Particolarmente stretto il rapporto con le aziende, che contribuiscono alla definizione dei programmi didattici e mettono a disposizione propri manager come docenti. Per il prossimo anno accademico sono già arrivate centinaia di candidature da tutto il mondo, mentre gli studenti ammessi sono limitati a 30 per garantire un percorso altamente qualificato e un rapido inserimento professionale.

La creazione del network europeo punta quindi a rispondere a una delle esigenze strategiche dell’industria cartaria: formare nuove competenze per affrontare digitalizzazione, automazione, sostenibilità e transizione energetica, rafforzando al tempo stesso la capacità del settore di attrarre giovani talenti.

«Il nostro corso nasce per rispondere a un’esigenza reale delle imprese: creare profili professionali pronti per le sfide della sostenibilità e dell’Industria 4.0», sottolinea Marco Frosolini, presidente del corso di laurea. «Il successo dei nostri studenti e l’imminente tavolo internazionale confermano Lucca come il polo di riferimento per la ricerca e l’alta formazione cartaria in Europa».

Secondo Massimo Marsili, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, i risultati raggiunti dimostrano l’efficacia della collaborazione tra «impresa, università e istituzioni» nel rispondere ai bisogni formativi di un settore produttivo strategico per il territorio.

Carta e cartone, produzione europea in calo dell’1,6% nel 2025

La produzione europea di carta e cartone è diminuita dell’1,6% nel 2025, attestandosi a 77,4 milioni di tonnellate. È quanto emerge dal Key Statistics Report 2025 di Cepi, che fotografa un settore ancora alle prese con una progressiva erosione della base industriale.

Il dato riflette in parte la correzione successiva al forte rimbalzo seguito alla pandemia, ma segnala anche cambiamenti strutturali. La produzione di carte grafiche è scesa del 7,3%, mentre il cartoncino ha registrato una contrazione del 5,4%. Più stabile, invece, la produzione complessiva delle carte per imballaggio. Escludendo le carte grafiche, la produzione europea nel 2025 è rimasta relativamente stabile, ma ancora inferiore del 7% ai livelli record del 2021.

I primi dati del 2026 indicano inoltre che la debolezza non è ancora superata: nel primo trimestre la produzione complessiva è diminuita del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

A pesare è soprattutto la crescente concorrenza internazionale. Negli ultimi tre anni l’industria europea ha progressivamente perso capacità produttiva, mentre la penetrazione delle importazioni ha raggiunto il 7,7% dei consumi dell’UE, il livello più alto mai registrato. Le esportazioni rappresentano ancora oltre il 20% della produzione, ma nel 2025 il saldo commerciale europeo si è leggermente ridotto.

Il quadro si contrappone ai progressi sul fronte della sostenibilità. Nel 2025 i produttori europei di cellulosa e carta hanno ridotto del 10,2% le emissioni specifiche di CO₂. Inoltre, il 92% del legno utilizzato proviene dall’Europa, così come quasi tutta la materia prima riciclata.

Secondo Cepi, i dati evidenziano la necessità di interventi a sostegno della competitività e della capacità produttiva europea. La salvaguardia del settore assume infatti un’importanza strategica anche per lo sviluppo della bioeconomia: il mercato globale emergente dei prodotti bio-based potrebbe raggiungere 6.600 miliardi di euro entro il 2030.

Jori Ringman, direttore generale di Cepi, sottolinea la necessità di una risposta coordinata: «Cepi chiede una risposta politica coerente che rafforzi gli strumenti di difesa commerciale, garantisca un quadro normativo prevedibile e favorevole agli investimenti e rafforzi le catene del valore circolari e bio-based europee».

Ringman aggiunge: «Un lento declino può essere meno visibile di uno shock improvviso, ma le sue conseguenze a lungo termine per la resilienza industriale dell’Europa, la leadership climatica e l’autonomia strategica non sono meno significative».

12 agosto 2026: al via le nuove regole UE sugli imballaggi

Dal 12 agosto 2026 il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) è entrato nella fase di applicazione nell’Unione europea. Il regolamento introduce un quadro armonizzato per l’intero ciclo di vita degli imballaggi, dalla progettazione alla gestione del rifiuto, con l’obiettivo di ridurre gli scarti e aumentare riciclo e riutilizzo.

Per l’industria della carta e del cartone, il provvedimento assume particolare rilevanza: nei prossimi anni diventeranno sempre più centrali riciclabilità, progettazione degli imballaggi e compatibilità dei materiali con i processi di riciclo.

Tra le disposizioni già applicabili figura anche la restrizione sui PFAS negli imballaggi destinati al contatto con gli alimenti, con limiti specifici alla presenza di queste sostanze.

Il 12 agosto rappresenta però soltanto l’inizio di un percorso: numerosi requisiti del PPWR entreranno in vigore progressivamente fino al 2030 e oltre, modificando nel tempo progettazione, produzione e gestione degli imballaggi sul mercato europeo.

Aticelca, concluso il progetto sui macrostickies nelle carte metallizzate

Si è concluso positivamente il progetto di ricerca avviato da Aticelca, con il supporto di Innovhub e Lucense-Centro Qualità Carta, dedicato alla misurazione dei macrostickies in presenza di interferenze dovute alle metallizzazioni.

L’obiettivo del progetto era sviluppare una soluzione in grado di superare i limiti dell’attuale metodologia di analisi, consentendo di misurare le particelle adesive anche in presenza di metallizzazioni o patine barrieranti colorate.

Una nuova metodologia per la misurazione dei macrostickies

La ricerca ha portato allo sviluppo di una nuova procedura che utilizza una polvere di colore rosa e un software per la gestione delle immagini, denominato Aticolor-501, sviluppato appositamente nell’ambito del progetto.

La metodologia consentirà di aggiornare il Sistema di valutazione della riciclabilità Aticelca 501, ampliandone le possibilità di applicazione anche ai materiali caratterizzati dalla presenza di interferenze generate da metallizzazioni e patine barrieranti colorate.

La nuova procedura rappresenta quindi un’evoluzione della metodologia attualmente in vigore per la valutazione della riciclabilità, con l’obiettivo di rendere possibile una misurazione più accurata delle particelle adesive.

Verso l’aggiornamento di Aticelca 501

Una nuova versione del Sistema di valutazione della riciclabilità Aticelca 501 sarà prossimamente sottoposta, come di consueto, a consultazione pubblica.

I risultati ottenuti dal progetto sono inoltre stati messi a disposizione di CEPI, 4Evergreen e CEN, affinché possano contribuire allo sviluppo di metodiche di analisi della riciclabilità sempre più affinate e condivise a livello di settore.

Al progetto hanno partecipato Nissha Metallizing Solutions NV, Plastigraf Trevigiana Srl, Seda Italy Spa, Torraspaperl S.A.U. (Lecta Group), Ecol Studio Spa e Assocarta.

#ioleggoperché: dal 7 al 15 novembre 2026

Torna #ioleggoperché l’iniziativa sociale promossa dall’Associazione Italiana Editori (AIE) per rafforzare le biblioteche scolastiche e diffondere la lettura tra i giovani. Dal 7 al 15 novembre 2026 cittadini, scuole, librerie, editori e istituzioni saranno coinvolti in un nuovo appuntamento che, in dieci anni, ha portato nelle scuole italiane 4,5 milioni di libri, coinvolgendo nell’ultima edizione 4,2 milioni di studenti.

L’edizione 2026 apre una nuova fase del progetto: l’obiettivo non sarà solo aumentare il patrimonio librario delle scuole, ma trasformare le donazioni in occasioni di lettura, attività culturali e momenti di partecipazione. Scuole e librerie possono già iscriversi alla piattaforma dedicata fino al 14 ottobre; dal 9 settembre partiranno i gemellaggi tra istituti e librerie, mentre durante la settimana della campagna sarà possibile acquistare e donare libri alle scuole aderenti.

Tra le novità di quest’anno, i 100.000 libri donati dagli editori saranno destinati alle scuole di Calabria, Sardegna e Molise. La scelta nasce da un’analisi dell’Ufficio Studi AIE che ha evidenziato una minore partecipazione all’iniziativa in queste regioni rispetto alla media nazionale, considerando diversi indicatori come adesione delle scuole e numero di libri ricevuti.

La decisione punta a rafforzare l’impatto sociale di #ioleggoperché, sostenendo i territori con minori opportunità senza modificare il carattere nazionale e partecipativo della campagna. L’iniziativa è sostenuta dal Ministero della Cultura attraverso il Centro per il libro e la lettura, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, AIB, ALI e SIL.

Energia e competitività

Tra volatilità dei mercati energetici, domanda debole e nuove regole europee, il settore cartario affronta una fase di forte incertezza. Se negli anni successivi alla pandemia e allo scoppio della guerra in Ucraina le cartiere avevano dovuto fronteggiare prezzi dell’energia eccezionalmente elevati, oggi i valori sono inferiori ai picchi del 2022, ma si inseriscono in un contesto economico molto meno favorevole. La domanda resta debole e gli aumenti dei costi non possono più essere compensati da maggiori volumi produttivi.

A delineare lo scenario energetico del comparto è Alessandro Bertoglio, responsabile Energia e Trasporti di Assocarta, secondo cui l’emergenza energetica non può ancora considerarsi superata. Alle difficoltà del mercato si aggiungono infatti numerosi dossier nazionali ed europei destinati a incidere sulla competitività delle imprese.

Un’emergenza che cambia volto

Le tensioni geopolitiche continuano a influenzare fortemente il mercato. Dopo una fase in cui sembrava possibile un rientro dei prezzi del gas verso i 30 euro/MWh, a inizio luglio le quotazioni sono tornate intorno ai 50 euro/MWh, mostrando quanto rapidamente possano cambiare le condizioni. Secondo Bertoglio, è soprattutto l’incertezza a sostenere gli attuali livelli: alla notizia dell’avvio dei primi colloqui tra le parti, il prezzo del gas è infatti sceso rapidamente da 50 a 40 euro/MWh. Perché la situazione possa stabilizzarsi, tuttavia, devono essere risolte le questioni politiche alla base delle tensioni internazionali.

La differenza rispetto alla crisi energetica del post-Covid è significativa. Allora il mercato della carta era sostenuto e consentiva almeno in parte di assorbire i rincari energetici attraverso maggiori produzioni. Oggi, invece, la domanda è fiacca e l’incremento dei costi non può essere compensato aumentando i volumi. Proprio la combinazione tra prezzi energetici elevati e mercato debole rappresenta quindi uno dei principali elementi di criticità per il comparto.

Le prospettive per i prossimi mesi restano dunque incerte sia sul fronte della domanda di carta sia su quello dei prezzi energetici. Un ritorno alla normalità non appare imminente e, secondo Bertoglio, gli attuali livelli potrebbero accompagnare il settore ancora per diversi mesi, anche se non necessariamente sono destinati a consolidarsi in modo strutturale.

Decreto Bollette e servizio di liquidità

Accanto alle dinamiche internazionali, Assocarta segue l’attuazione del Decreto Bollette, Legge n. 49/2026, e delle misure destinate a entrare progressivamente in vigore. Tra queste assume particolare rilievo il cosiddetto “Servizio di liquidità”, pensato per avvicinare il prezzo del gas negoziato sulla Borsa italiana ai valori del mercato europeo TTF. Il meccanismo, richiesto da tempo da Assocarta, dovrebbe entrare nella fase decisiva di attuazione con l’avvio previsto per il primo ottobre. L’obiettivo è ridurre le distorsioni che negli ultimi anni hanno penalizzato il mercato italiano rispetto ai principali hub europei.

Sono inoltre allo studio misure per ridurre il costo del gas utilizzato nella produzione di energia elettrica immessa in rete, con l’obiettivo di contribuire indirettamente alla riduzione del prezzo dell’elettricità. Proprio su questo punto, tuttavia, Assocarta segnala un possibile effetto distorsivo per le imprese che producono energia in cogenerazione e la utilizzano direttamente.

Lo sgravio sarebbe infatti riconosciuto soltanto all’energia elettrica venduta e immessa in rete, mentre non sarebbe prevista una compensazione analoga per l’autoconsumo. Per un settore come quello cartario, dove la cogenerazione è ampiamente diffusa, ciò potrebbe creare una disparità di trattamento e rendere meno conveniente la produzione di energia in sito.

Assocarta richiama l’esperienza della Spagna del 2022, quando l’introduzione di un limite al prezzo del gas aveva determinato, in alcuni casi, il fermo degli impianti di cogenerazione perché risultava economicamente più conveniente acquistare l’elettricità dalla rete anziché produrla direttamente. L’associazione sta quindi evidenziando i possibili effetti distorsivi della misura anche in vista della valutazione della Commissione europea.

ETS: una revisione che preoccupa

Uno dei dossier più delicati riguarda la revisione del sistema ETS. La Commissione europea sta lavorando ai criteri di allocazione delle quote gratuite e, secondo Bertoglio, ha proposto tagli significativi per il settore cartario. Una delle criticità riguarda i benchmark europei utilizzati come riferimento.

I migliori impianti dal punto di vista emissivo si trovano infatti nel Nord Europa e utilizzano biomasse, arrivando a emissioni molto basse. Il benchmark tende quindi verso lo zero, mentre gli impianti italiani, caratterizzati da un mix energetico differente e ancora fortemente basato sul gas, rischiano di dover acquistare un numero crescente di quote sul mercato, con conseguenze rilevanti sui costi.

Secondo Assocarta, il sistema non tiene adeguatamente conto delle differenze strutturali tra i mix energetici dei diversi Paesi europei. Una situazione definita da Bertoglio come un’“asimmetria”, considerato che il mix nazionale viene invece preso in considerazione nella determinazione dei costi indiretti dell’ETS. L’associazione ha sostenuto anche uno studio dell’Università Bicocca, presentato durante la propria Assemblea, che invita a valutare l’efficacia della direttiva non soltanto in termini di riduzione delle emissioni, ma anche considerando l’evoluzione del numero degli impianti industriali. La diminuzione delle emissioni, infatti, potrebbe essere legata non solo all’aumento dell’efficienza, ma anche alla chiusura di impianti.

Le aspettative di una revisione sostanziale del sistema restano però limitate. Alcuni Paesi europei, secondo Bertoglio, stanno sostenendo la necessità di mantenere l’impianto dell’ETS senza affrontare le criticità segnalate dal settore.

Europa e mercato unico dell’energia

Un altro tema strategico è la costruzione di un vero mercato unico europeo dell’energia. L’obiettivo, già presente nelle direttive di liberalizzazione della fine degli anni Novanta, era creare regole comuni e arrivare progressivamente a un mercato integrato. A distanza di oltre venticinque anni, tuttavia, questo risultato è ancora lontano.

In particolare, il prezzo dell’elettricità continua a mostrare differenze significative tra i Paesi. L’Italia mantiene livelli molto elevati, stabilmente a tre cifre, mentre altri mercati europei presentano valori inferiori. Per Assocarta, una situazione di questo tipo dovrebbe spingere la Commissione europea a interrogarsi sull’effettivo funzionamento del mercato unico.

Anche per il gas permangono differenze, sebbene più contenute, legate soprattutto alle infrastrutture di trasporto. Tra le ipotesi indicate da Bertoglio vi è quella di una rete virtuale europea del gas, con un unico prezzo e costi di trasporto socializzati tra i clienti europei. Il progetto si è però progressivamente arrestato perché ogni Paese tende a difendere i propri interessi e i vantaggi derivanti dalla propria situazione energetica.

Un mercato energetico maggiormente integrato potrebbe però avere un valore che va oltre la semplice armonizzazione dei prezzi. Mettere a fattor comune le risorse disponibili, comprese quelle nazionali, contribuirebbe infatti a ridurre la vulnerabilità dell’Europa rispetto alle tensioni geopolitiche. Si tratta tuttavia di una scelta politica complessa, perché richiederebbe agli Stati membri di rinunciare a una parte dei vantaggi nazionali in favore di un beneficio complessivo europeo.

Biometano ed elettrificazione

Sul fronte delle alternative al gas naturale, una delle soluzioni già concretamente disponibili è il biometano prodotto da matrici rinnovabili. La normativa italiana ne consente l’utilizzo anche nei settori hard-to-abate, tra cui quello cartario, e alcune aziende stanno già firmando contratti per la fornitura.

Il principale vantaggio consiste nella possibilità di utilizzare il biometano senza modificare l’assetto tecnologico degli impianti, essendo di fatto metano, beneficiando contemporaneamente della sua impronta CO2 free ai fini della riduzione dei costi legati all’ETS. Per questo Bertoglio considera il biometano una soluzione immediatamente applicabile, efficace e alla portata delle imprese.

Diverso è il percorso dell’elettrificazione dei processi. Dal punto di vista tecnologico la soluzione è già praticata in Paesi come Francia, Spagna e Paesi Bassi. In Italia, però, emergono due ostacoli: l’inadeguatezza della rete elettrica, che in alcuni casi non è in grado di garantire la potenza necessaria, e il costo elevato dell’elettricità. Questi fattori riducono inoltre la competitività delle proposte italiane nei bandi europei, dove i costi operativi risultano più elevati rispetto a quelli di altri Paesi.

Idrogeno e nuovo nucleare

Guardando al medio-lungo periodo, l’attenzione si sposta verso tecnologie come l’idrogeno e il nuovo nucleare. L’idrogeno rappresenta una delle possibili strade per la decarbonizzazione, ma oggi presenta costi elevati e richiede interventi sugli impianti e importanti accorgimenti sul piano della sicurezza. Il suo sviluppo richiederà quindi tempi più lunghi.

Una prospettiva interessante è rappresentata anche dai piccoli reattori modulari, progettati per essere prefabbricati e installati direttamente nei siti industriali. Si tratta di strutture più contenute rispetto agli impianti tradizionali, realizzate in moduli prefabbricati e trasportate sul luogo di installazione.

Per il settore cartario questa tecnologia potrebbe risultare particolarmente interessante perché i reattori potrebbero fornire contemporaneamente energia elettrica e calore. Il calore prodotto dal raffreddamento potrebbe infatti essere utilizzato per generare vapore, mentre il sistema produrrebbe anche elettricità. Si tratta tuttavia di una prospettiva di lungo periodo, che richiede anni di sviluppo.

Per questo, secondo Bertoglio, è importante che le realtà italiane partecipino già oggi ai progetti sperimentali. Aziende come Ansaldo Nucleare ed ENEA sono coinvolte in questi programmi e la partecipazione consente di sviluppare conoscenze e competenze che potranno essere utilizzate quando le tecnologie saranno mature. Restano naturalmente aperte questioni come quella delle scorie, anche se le nuove tecnologie potrebbero consentire di riutilizzarne una parte in altri tipi di reattori, riducendo il volume complessivo dei materiali da smaltire.

Sicurezza energetica e competitività

Il confronto con altri mercati europei evidenzia infine quanto la struttura del sistema energetico possa incidere sulla competitività industriale. Bertoglio richiama in particolare la Francia, dove le oscillazioni del prezzo dell’elettricità risultano più contenute grazie a una minore dipendenza da altre fonti.

Per il settore cartario italiano, la sfida dei prossimi anni sarà quindi trovare un equilibrio tra sicurezza degli approvvigionamenti, contenimento dei costi e transizione energetica. Il biometano può offrire una risposta immediata, mentre elettrificazione, idrogeno e nuovo nucleare rappresentano percorsi tecnologici da sviluppare nel medio e lungo periodo. Parallelamente, sarà fondamentale intervenire sulle regole europee, sul funzionamento dei mercati e sull’ETS, affinché la transizione non si traduca in un ulteriore svantaggio competitivo per le imprese italiane.

Una collaborazione modello

Ridurre i costi energetici senza compromettere la continuità produttiva è una delle principali sfide che l’industria cartaria si trova oggi ad affrontare. Per un settore caratterizzato da elevati consumi di energia elettrica e calore, investire nell’efficienza significa migliorare la competitività, ma anche accelerare il percorso verso la transizione energetica. In questo scenario si inserisce la collaborazione tra Getec e Favini che vede il gruppo specializzato nelle soluzioni energetiche assumere la gestione della nuova centrale di cogenerazione a servizio dello stabilimento di Rossano Veneto.

L’operazione rappresenta un passaggio strategico per Getec, già protagonista nel settore cartario tedesco, che consolida così la propria presenza nel manifatturiero italiano. Il contratto decennale riguarda la gestione dell’impianto di cogenerazione e del relativo servizio energia, con l’obiettivo di garantire massima disponibilità, affidabilità e prestazioni energetiche.

Entrato in funzione all’inizio del 2025, l’impianto è costituito da un turbogas alimentato a gas naturale e da un generatore di vapore a recupero con sistema di post-firing. Produce ogni anno circa 37 GWh di energia elettrica e 100 GWh di energia termica sotto forma di vapore. Grazie a un rendimento globale del 96%, consente di risparmiare circa il 26% di energia primaria rispetto alla produzione separata di elettricità e calore, coprendo il 100% del fabbisogno elettrico della cartiera e riducendo le emissioni di CO₂ di oltre 10.800 tonnellate all’anno.

L’iniziativa dimostra come la cogenerazione continui a rappresentare una delle tecnologie più efficaci per migliorare l’efficienza energetica dei siti industriali ad alta intensità di consumo. Ma il progetto Favini racconta anche un diverso modo di gestire l’energia: non più soltanto una fornitura, bensì un servizio integrato capace di garantire continuità produttiva, controllo dei costi e supporto alla decarbonizzazione. Ne abbiamo parlato con Daniele Spreafico Morè, business developer industria di Getec Italia.

La cogenerazione come leva competitiva

Alla base delle prestazioni dell’impianto c’è una progettazione sviluppata per rispondere alle esigenze specifiche di una cartiera, dove energia elettrica e vapore rappresentano elementi indispensabili del processo produttivo. «La nuova centrale a servizio dello stabilimento Favini di Rossano Veneto è un impianto di cogenerazione ad alto rendimento progettato per produrre simultaneamente energia elettrica e vapore. Il cuore dell’impianto è costituito da un turbogas alimentato a gas naturale e da un generatore di vapore a recupero con sistema di post-firing. Questo si traduce in un rendimento globale del 96% e in un risparmio di energia primaria rispetto alla configurazione precedente basata su motori endotermici. Un altro elemento rilevante è stato l’attento dimensionamento che permette di sfruttare tutto il vapore generato e coprire il 100% del fabbisogno elettrico istantaneo della cartiera lasciando spazio per ulteriori ottimizzazioni derivanti dalla partecipazione ai mercati dei servizi energetici».

La scelta di partire proprio dal comparto cartario italiano non è casuale. Si tratta infatti di uno dei settori nei quali la cogenerazione può esprimere al meglio i propri vantaggi, grazie alla contemporanea richiesta di energia elettrica e calore durante l’intero ciclo produttivo. «Il settore cartario è storicamente legato alla cogenerazione perché caratterizzato da profili di consumo elettrici e termici stabili e continui: da un lato serve energia elettrica per alimentare macchinari e linee produttive, dall’altro calore sotto forma di vapore, necessario in particolare nelle fasi di asciugatura della carta. Per Getec, il progetto Favini rappresenta un passaggio strategico nel percorso di crescita in Italia, in una fase in cui crediamo vi sia un crescente interesse da parte del settore a valutare percorsi di esternalizzazione di asset energetici, sia per obiettivi cogenti legati alla normativa sia per poter concentrare le proprie risorse nel proprio core business».

L’esperienza maturata negli altri mercati europei costituisce un patrimonio di competenze che Getec intende trasferire anche alle imprese italiane. «Il Gruppo ha già una forte esperienza nel settore cartario in Europa, in particolare in Germania, e l’operazione consente di portare anche nel mercato italiano competenze consolidate nella gestione energetica di siti industriali ad alta intensità energetica. Non lo consideriamo quindi un caso isolato, ma un tassello coerente con una strategia più ampia: rafforzare la presenza di Getec nel manifatturiero italiano e affiancare le imprese energivore nei percorsi di efficienza, continuità operativa e transizione sostenibile».

Oltre il risparmio energetico

Per un’industria energivora, la competitività dipende anche dalla capacità di garantire continuità produttiva, prevedibilità dei costi e gestione dei rischi. È su questi aspetti che Getec concentra il proprio modello di servizio. «Per un’azienda energivora, l’energia non è soltanto una voce di costo, ma un fattore produttivo essenziale. La gestione energetica incide sulla continuità operativa, sulla stabilità dei processi, sulla competitività e sulla capacità di programmare gli investimenti nel medio-lungo periodo. Il modello Getec offre innanzitutto garanzie di continuità e affidabilità. Nel caso Favini, l’impianto rende il sito sostanzialmente autosufficiente dal punto di vista energetico e viene gestito con presidio costante in sito h24, 7 giorni su 7, affiancato da una centrale di controllo remota focalizzata sulle performance. Questo permette il rispetto ed il superamento dei livelli di disponibilità e performance garantite contrattualmente, massimizzando il beneficio per i nostri clienti».

Accanto agli aspetti operativi, assume un ruolo sempre più importante anche la capacità di offrire una gestione energetica completa, in grado di accompagnare il cliente lungo tutto il ciclo di vita dell’impianto. «C’è poi un vantaggio legato alla stabilità e alla gestione del rischio: tramite l’approccio full-service il cliente non è esposto a rischi di costi straordinari durante tutto l’arco contrattuale con un conseguente vantaggio nel raggiungimento degli obiettivi aziendali e nella redazione dei piani industriali di lungo periodo. Non da ultimo, visto il costante evolvere della normativa energetica italiana, in Getec poniamo grande attenzione alle opportunità offerte dal mercato con un servizio consulenziale a 360° e andando spesso oltre i limiti contrattuali esistenti così da poter generare valore che siamo ben contenti di condividere con i nostri clienti».

Efficienza e decarbonizzazione procedono insieme

La cogenerazione continua a rappresentare una delle tecnologie più efficaci per ridurre contemporaneamente consumi energetici ed emissioni. Per Getec, tuttavia, il percorso di decarbonizzazione non può limitarsi alle fonti rinnovabili, ma deve partire anche dall’efficienza. «La cogenerazione in primis è fondamentale per un tema di competitività del settore e per il risparmio di energia primaria. Nonostante sia poco sotto i riflettori riteniamo che l’efficienza sia uno dei pilastri del risparmio di CO2 da affiancare senza dubbio all’utilizzo delle fonti rinnovabili. Per questo motivo Getec ha tra i propri obiettivi quello di aumentare l’efficienza di generazione continuando ad investire in asset che altrimenti rischierebbero di sottoperformare».

Lo sviluppo tecnologico apre inoltre la strada a combustibili alternativi e a nuovi modelli di gestione dell’energia, destinati a ridurre ulteriormente l’impronta carbonica dell’industria. «Prendendo ad esempio il progetto Favini, la cogenerazione consente di ridurre il consumo di energia primaria rispetto alla produzione separata di elettricità e calore, con una diminuzione delle emissioni di CO₂ superiore a 10.800. Inoltre, i nuovi impianti di cogenerazione proposti da Getec sono tutti predisposti per una alimentazione tramite combustibili alternativi e rinnovabili tra i quali idrogeno e biometano, permettendo di ridurre ulteriormente le emissioni fino al loro azzeramento. Siamo consapevoli che il costo di tali combustibili ad oggi non sia trascurabile e possa incidere sulla competitività, ma crediamo che la rotta sia oramai tracciata e sta a noi prepararci così che i nostri clienti possano affrontare questa sfida».

Secondo Getec, i prossimi anni saranno caratterizzati da una gestione sempre più intelligente degli impianti, nella quale il digitale avrà un ruolo decisivo. «Ci attendiamo nei prossimi anni che i margini di miglioramento tecnologico passeranno da una gestione sempre più evoluta degli impianti, dall’ottimizzazione dei profili di consumo, dall’integrazione con ulteriori soluzioni di efficienza energetica e dall’evoluzione delle tecnologie e dei vettori energetici disponibili per ridurre ulteriormente l’impatto carbonico dei processi industriali».

Il futuro passa da digitale e nuovi vettori energetici

Monitoraggio continuo, analisi dei dati e manutenzione predittiva stanno già cambiando il modo di gestire gli impianti di cogenerazione, trasformando la disponibilità delle informazioni in uno strumento per migliorare le prestazioni. «La gestione di un impianto di cogenerazione ad alto rendimento richiede competenze ingegneristiche, operative e di energy management. Non basta disporre di una tecnologia efficiente: è necessario garantirne le prestazioni nel tempo, monitorare costantemente i parametri di funzionamento e intervenire rapidamente in caso di anomalie. Nel caso Favini, la gestione locale del day by day è affidata a un team dedicato con presidio costante h24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. Questo consente di assicurare la continuità operativa dell’impianto e di mantenere elevati livelli di disponibilità e performance».

La componente digitale rappresenta ormai un elemento imprescindibile per aumentare l’efficienza operativa e supportare decisioni sempre più tempestive. «A questo presidio si affiancano strumenti di monitoraggio e analisi dei dati, utili per controllare l’andamento dell’impianto, verificare l’efficienza, programmare gli interventi di manutenzione e individuare tempestivamente eventuali criticità. Il digitale è quindi una componente sempre più importante che permette ai nostri tecnici e agli energy manager di interpretare più dati, incrementare le performance e prendere decisioni operative in ottica predittiva e non più solamente reattiva».

Guardando al futuro, Getec intende proseguire il proprio percorso di crescita investendo sia nel revamping degli impianti esistenti sia nello sviluppo di nuove tecnologie energetiche. «In Getec crediamo fortemente in un processo di decarbonizzazione sostenibile che ponga la competitività al centro delle decisioni. Il principale focus sarà senz’altro quello di intervenire su impianti esistenti così da incrementarne le performance tramite una gestione ottimizzata e un loro revamping. Questo obiettivo sarà possibile solamente se riusciremo a far percepire ai nostri clienti i numerosi vantaggi di una gestione esternalizzata, consapevoli che ci confronteremo con un mondo dalle elevate competenze in materia di energia. In parallelo crediamo nello sviluppo di impianti che permettono una gestione on-site dell’intero ciclo produttivo con una logica waste-to-energy o, qualora la normativa regionale lo permetta, lo sviluppo di impianti a biomassa dal basso impatto ambientale come fatto in modo strutturale per i nostri clienti in Germania. Da ultimo, siamo attenti allo sviluppo tecnologico che ci permetterà di elettrificare almeno una parte dei fabbisogni termici ad alta temperatura dei nostri clienti così da poter ridurre ulteriormente l’impiego di combustibili fossili».

Il progetto Favini dimostra come la gestione evoluta dell’energia possa trasformarsi in un fattore strategico per l’industria cartaria. Non solo per ridurre consumi ed emissioni, ma anche per assicurare continuità operativa, stabilità economica e capacità di affrontare con maggiore competitività le sfide della transizione energetica.

Faro Bearings, cuscinetti per supporti di cilindri ondulatori di cartone

Nei cilindri ondulatori, cuscinetti e gestione termica sono fondamentali per garantire affidabilità e durata. Faro Bearings propone soluzioni specifiche per affrontare carichi, disallineamenti, dilatazioni assiali e alte temperature.

L’applicazione tradizionale dei cuscinetti utilizzata sui rulli ondulatori richiede l’uso di due cuscinetti orientabili a rulli o due cuscinetti a rulli cilindrici (uno trattenuto/uno flottante).

Il cuscinetto orientabile a rulli consente una capacità di carico estremamente elevata in relazione al rapporto diametro d/D (la serie normalmente utilizzata è ISO 240… K30-AH). Inoltre, la sua proprietà autoallineante compensa gli inevitabili disallineamenti.

Possono sorgere problemi con il cuscinetto “estremità mobile” lubrificato con grasso a causa del potenziale pericolo di blocco o grippaggio nel suo alloggiamento. Per evitare ciò, una soluzione pratica è l’“applicazione mista” di un cuscinetto orientabile a rulli sul “lato trattenuto” e di un cuscinetto a rulli cilindrici sul “lato mobile”. Infatti, poiché il cuscinetto a rulli cilindrici è progettato per consentire lo scorrimento tra la pista interna e gli elementi volventi, si tratta di una soluzione che compensa la dilatazione assiale del rullo ondulatore.

Le necessarie capacità di autoallineamento possono essere assicurate anche attraverso una superficie sferica dell’anello esterno accoppiata con un anello dell’alloggiamento di allineamento. Nella maggior parte dei casi è possibile mantenere lo stesso diametro/dimensioni del cuscinetto orientabile a rulli utilizzato.

Isolamento termico

Con le temperature del vapore attualmente impiegate nelle macchine moderne e l’avvento della lubrificazione a grasso, le condizioni di lavoro dei cuscinetti sono diventate estremamente severe, quasi ai limiti operativi.

Attualmente sul mercato sono disponibili pochi grassi ad alte prestazioni in grado di resistere alle temperature estreme, ai carichi, alle vibrazioni e al livello di stabilità richiesto dall’applicazione.

Faro Bearings suggerisce che un’alternativa sia migliorare le condizioni operative dei cuscinetti isolando termicamente il foro interno del cilindro. In linea di principio, il metodo prevede il passaggio del vapore attraverso un tubo di acciaio che corre lungo la lunghezza del cilindro creando uno strato d’aria tra il tubo e il perno. Ulteriori miglioramenti possono essere ottenuti isolando efficacemente il giunto del vapore dalla faccia terminale del perno.

Conclusione

In conclusione, l’efficienza dei cilindri ondulatori nelle linee di produzione del cartone ondulato dipende in modo significativo dalla qualità e dall’affidabilità dei cuscinetti, gli elementi base che riconfermano la mission aziendale di Faro Bearings.

Pro Carton Awards 2026: 12 finalisti italiani tra aziende e giovani designer del packaging in cartoncino

L’Italia protagonista agli European Pro Carton / ECMA Awards 2026, i prestigiosi riconoscimenti europei dedicati al packaging in cartone e cartoncino. Sono infatti 12 i finalisti italiani selezionati nelle tre categorie del premio: tre aziende concorrono all’European Carton Excellence Award, mentre nove giovani designer e studenti sono in finale nelle categorie Pro Carton Young Designers Award e Pro Carton Student Video Award.

Le votazioni pubbliche sono aperte fino al 24 agosto 2026: consumatori, professionisti del settore e appassionati possono scegliere i progetti che meglio rappresentano il futuro del packaging sostenibile, dell’innovazione e della comunicazione ambientale.

Tre aziende italiane finaliste all’European Carton Excellence Award

L’European Carton Excellence Award, promosso da Pro Carton insieme all’European Carton Makers Association (ECMA), premia ogni anno le migliori soluzioni di packaging in cartoncino per innovazione, sostenibilità e qualità progettuale.

Tra i finalisti dell’edizione 2026 figurano tre realtà italiane:

  • Lucaprint S.p.A. con il progetto Prebena – PF, sviluppato per il marchio Prebena. La soluzione ha trasformato un imballaggio precedentemente realizzato in plastica e composto da tre materiali in una confezione monomateriale in cartoncino stampato, automontante e senza colla, prodotta con cartoncino Stora Enso.
  • Cartotecnica Olimpia con il progetto Alphapac – Sphere per il marchio Alphapac. La confezione utilizza cartoncino prodotto da RDM Group, composto prevalentemente da fibre riciclate e completamente riciclabile nella filiera della carta.
  • Seda International Packaging Group con il packaging Burger King Da Vinci Clamshell. Il progetto rappresenta la prima confezione a conchiglia in carta con forma arrotondata sviluppata per il food service. La struttura segue il profilo del prodotto e contribuisce a limitarne gli spostamenti laterali.

Giovani designer italiani in finale al Pro Carton Young Designers Award

Grande partecipazione italiana anche al Pro Carton Young Designers Award 2026, che quest’anno ha registrato un numero record di candidature con 30 progetti provenienti da tutta Europa.

Tre i progetti italiani arrivati in finale:

  • Giada Gasparet e Luca Adami, studenti dell’ISIA Roma Design – sede di Pordenone, con Struky Struky – Share with everyone. Il progetto reinterpreta il packaging tradizionale degli strucchi attraverso due vaschette separate che permettono di distinguere la versione classica da quella senza glutine.
  • Eva Bortoluz e Natalie Megan Cruz dell’Istituto IUSVE di Venezia con Slide & Spring – A Candy Box. Una confezione interamente in cartoncino dotata di un meccanismo a molla che consente di consumare una caramella senza toccarla direttamente.
  • Valentina Rosso, Wang Haoyu, Liu Junqi e Luo Zekai dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino con Veiled Garden. Un packaging di lusso per profumi realizzato completamente in cartoncino, caratterizzato da un sistema di apertura graduale e da un’apertura frontale ispirata alle finestre tradizionali cinesi.

Sei progetti italiani finalisti al Pro Carton Student Video Award

Anche la categoria dedicata alla comunicazione della sostenibilità registra una forte presenza italiana. Il Pro Carton Student Video Award 2026 ha raccolto 33 candidature, con sei video italiani selezionati per la finale.

Dall’Istituto Tecnico Tecnologico San Marco / SDBM – Salesiani Don Bosco Mestre arrivano tre progetti:

  • Mr. Cardboard auto-complete interview, realizzato da Giacomo Peltrera, Mattia Milli, Giulia Biscontin e Gaia Baldassa, che racconta il riciclo attraverso un’intervista dinamica e fuori dagli schemi.
  • A Cardboard Routine, di Maria Donò, Seguso Nicolò, Causin Riccardo e Scantamburlo Raffaele, che immagina ironicamente una quotidianità completamente basata sul cartone.
  • Folded feelings, realizzato da Aislin Visentin, Sofia Barbierato, David Lucian Mocan e Tommaso Tronchin, che utilizza la carta come strumento di comunicazione e riconciliazione tra due vicini.

Dall’Istituto Tecnico Salesiano San Marco di Mestre sono finalisti:

  • Happy Birthday, di Davide Trevisan, Alice Pagano, Gergana Marangon e Tommaso Campello, dedicato al riutilizzo creativo di una confezione in cartone.
  • From a box, To a bond, realizzato da Sofia Cannistraci, Marta Pavan, Giorgia Poncina e Asia Pulcrano.

Infine, dall’Istituto Salesiano Don Bosco Mestre arriva Out of the sketch, realizzato da Giulia Marazzato, Linda Albiero e Giacomo d’Este, che racconta la carta come simbolo di creatività e immaginazione.

RDM Group, Burgo e Lucaprint sostengono la formazione dei nuovi talenti

L’edizione 2026 rafforza il rapporto tra industria e formazione grazie al contributo di tre aziende venete: RDM Group, Burgo e Lucaprint S.p.A.

RDM Group e Lucaprint sono sponsor dei Training Days dedicati ai vincitori del premio, che potranno vivere un’esperienza formativa di tre giorni negli stabilimenti produttivi delle aziende, approfondendo tutte le fasi della filiera: dalla produzione della materia prima allo sviluppo tecnico del packaging fino alla realizzazione del prodotto finito.

L’iniziativa conferma il ruolo del Veneto come polo di riferimento europeo per l’innovazione e la manifattura sostenibile nel settore del packaging in carta e cartoncino.

I vincitori degli European Pro Carton / ECMA Awards 2026 saranno annunciati durante la cerimonia di premiazione in programma a Roma il 17 settembre 2026.

La shortlist è stata selezionata da una giuria internazionale composta da esperti di design, packaging e sostenibilità.

«Quest’anno, più che mai, i Pro Carton Awards sventolano bandiera italiana – ha dichiarato Winfried Muehling, Direttore Marketing e Comunicazione di Pro Carton –. L’Italia sta dimostrando un forte interesse per questo premio, non solo per l’elevato numero di candidature, ma anche per la presenza in finale di tre aziende italiane e nove progetti di studenti».