La competitività dell’industria cartaria italiana è sempre più condizionata dall’aumento dei costi energetici, dalla pressione delle importazioni asiatiche e dalle ricadute delle politiche ambientali europee. È questo il quadro emerso dal convegno “La carta della competitività”, organizzato da Assocarta e Confindustria Toscana Nord in occasione dell’apertura del Miac 2026, che si è svolto la scorsa settimana a Lucca.
L’incontro, moderato dalla giornalista Ilaria Vesentini di ItalyPost, ha riunito rappresentanti dell’industria e delle istituzioni per discutere le condizioni necessarie a mantenere competitiva la filiera cartaria italiana, tra transizione energetica, innovazione e tutela della capacità produttiva nazionale.
Industria cartaria, costi energetici in aumento
Ad aprire i lavori è stato Stefano Di Colli, senior economist del Centro Studi Confindustria, con un intervento dedicato alle leve della competitività industriale. Di Colli ha richiamato il ruolo della carta italiana nell’economia circolare, sottolineando come la perdita di capacità produttiva possa indebolire l’intero sistema nazionale del riciclo.
Le criticità del settore sono state approfondite da Tiziano Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord e presidente della sezione Carta e cartotecnica dell’associazione, che ha evidenziato il peso dell’energia e le crescenti difficoltà legate alla concorrenza internazionale.
Il sistema cartario e meccanico lucchese conta 324 imprese, 11.000 occupati e un fatturato di 5,6 miliardi di euro, di cui oltre 1,8 miliardi generati dall’export. Secondo Pieretti, per difendere questa base produttiva è necessario intervenire sulle condizioni di concorrenza, soprattutto nei confronti dei produttori extra-UE, che operano in contesti normativi differenti rispetto a quelli europei.
Il vicepresidente ha inoltre richiamato il valore del distretto di Lucca, fondato sull’integrazione tra cartiere, aziende meccaniche, tecnologie e servizi specializzati, oltre che sulla capacità di innovare i processi produttivi.
Assocarta: produzione in calo e importazioni asiatiche in crescita
La seconda parte del convegno, intitolata “La competitività è una sfida quotidiana”, ha visto gli interventi di Lorenzo Poli, presidente di Assocarta, Vinicio Vigilante, amministratore delegato del GSE, e dell’onorevole Riccardo Zucconi, componente della X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo, intervenuto con un videomessaggio.
Nel suo intervento, Poli ha illustrato l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici sulla filiera. Da febbraio 2026, secondo i dati presentati da Assocarta, il prezzo medio dell’energia elettrica è aumentato del 127%, passando da 35 a circa 80 euro/MWh. La bolletta del gas del settore ha raggiunto 1,3 miliardi di euro, con un incremento del 50,6% rispetto al 2025.
Le conseguenze si riflettono sulla produzione: per il 2026 Assocarta ha stimato una riduzione del 30% rispetto al 2022 e un tasso medio di utilizzo degli impianti sceso al 75%, a fronte di un valore storico del 90%.
A queste difficoltà si aggiunge la pressione dei produttori asiatici, sostenuti da una significativa sovracapacità produttiva e da politiche governative di supporto. Nella prima metà del 2026, le importazioni dall’Asia sul mercato italiano sono aumentate di oltre il 31%.
ETS e transizione energetica: servono strumenti industriali
Un altro tema centrale ha riguardato il costo del sistema europeo di scambio delle emissioni ETS. Secondo le stime presentate da Assocarta, se non modificato, il nuovo sistema comporterebbe per il settore un costo di 215 milioni di euro all’anno, oltre un miliardo nei prossimi cinque anni: il 40% in più rispetto al periodo 2020-2025.
Poli ha evidenziato il rischio che gli obiettivi di decarbonizzazione non siano accompagnati da strumenti industriali ed energetici adeguati a preservare la competitività delle imprese europee.
Sul tema è intervenuto anche Vinicio Vigilante, amministratore delegato del GSE, sottolineando la necessità di ridurre l’esposizione delle aziende alla volatilità dei prezzi attraverso strumenti di lungo periodo, come i contratti di acquisto dell’energia, e di sostenere gli investimenti nell’efficienza energetica e nell’autoproduzione da fonti rinnovabili.
Il GSE ha confermato il proprio impegno a fianco di Assocarta e dei settori industriali energivori per favorire l’accesso a queste soluzioni, coniugando decarbonizzazione e competitività.
Difendere le cartiere significa proteggere l’economia circolare
Nel confronto è emerso anche il ruolo strategico delle cartiere per il sistema italiano del riciclo. La carta da macero rappresenta infatti circa il 70% della materia prima utilizzata dalle cartiere italiane, rendendo la filiera un elemento essenziale per valorizzare le raccolte differenziate e ridurre il ricorso a materie prime vergini.
Per Assocarta, la tutela della produzione nazionale riguarda quindi non soltanto l’industria e l’occupazione, ma anche la capacità del Paese di mantenere efficiente il proprio modello di economia circolare.
Le richieste dell’associazione si articolano su due orizzonti temporali: nell’immediato, misure per contenere il costo del gas, anche attraverso strumenti temporanei a favore delle imprese energivore; nel lungo periodo, una politica industriale capace di assicurare alle cartiere italiane condizioni energetiche competitive rispetto ai principali concorrenti europei e di contrastare il rischio di delocalizzazione.
Il convegno al Miac 2026 ha così riportato al centro del dibattito la necessità di conciliare transizione energetica, sostenibilità e tenuta della capacità produttiva, affinché la filiera cartaria possa continuare a contribuire alla competitività industriale e all’economia circolare italiana.




