Industria della carta UE: appello per congelare i benchmark ETS 2026-2030

L’industria europea della carta e della cellulosa chiede alla Commissione europea di mantenere invariati i valori di riferimento (benchmark) dell’EU Emissions Trading System per il 2026-2030, avvertendo che un aggiornamento delle soglie potrebbe compromettere la capacità di investimento del settore nella decarbonizzazione, con un impatto stimato fino a 1 miliardo di euro l’anno.

Secondo il comparto, rappresentato dall’associazione europea Cepi, la proposta della Commissione – attualmente al vaglio del Consiglio UE – prevede una revisione dei benchmark basata su dati 2021-2022 che porterebbe a una riduzione fino al 50% delle assegnazioni gratuite per gran parte degli impianti di cellulosa e carta.

“Rischio competitivo per un settore strategico della bioeconomia europea”

Il settore evidenzia come l’industria della carta rappresenti un pilastro della bioeconomia europea, stimata in 2,7 trilioni di euro (5% del PIL UE) e in forte crescita a livello globale. In questo contesto, l’Europa mantiene una posizione competitiva nella produzione di materiali bio-based e riciclabili.

Tuttavia, l’industria avverte che un irrigidimento del sistema ETS rischia di compromettere tale vantaggio, soprattutto considerando che – secondo i dati citati – circa l’80% dei costi globali della CO₂ sarebbe sostenuto da operatori e consumatori europei.

L’impatto sugli investimenti nella decarbonizzazione

Il settore sottolinea inoltre che il meccanismo ETS è stato finora uno strumento chiave per finanziare la transizione energetica, ma una revisione dei benchmark potrebbe ridurre significativamente la capacità di investimento.

Le stime indicate parlano di:

  • fino a 1 miliardo di euro annuo in minori investimenti disponibili
  • necessità di investimenti fino a sette volte superiori per raggiungere la neutralità climatica
  • tempi di ritorno degli investimenti superiori a 25 anni per alcuni progetti industriali

Un esempio riportato riguarda un investimento da oltre 250 milioni di euro per un impianto quasi completamente fossil-free, che a un prezzo della CO₂ di 70 €/ton comporterebbe risparmi annuali di circa 10 milioni di euro.

Il nodo della biomassa e delle assegnazioni gratuite

Un ulteriore punto critico riguarda l’utilizzo della biomassa secondaria negli impianti di produzione. Secondo il settore, la soglia del 95% di biomassa per l’esclusione dal sistema ETS penalizzerebbe i primi adottanti della transizione energetica, riducendo l’accesso alle quote gratuite necessarie a sostenere gli investimenti già effettuati.

La richiesta al Consiglio UE

L’industria della carta chiede quindi che i benchmark ETS del periodo 2021-2025 vengano mantenuti invariati anche per il ciclo 2026-2030, al fine di garantire continuità negli incentivi alla decarbonizzazione senza compromettere la competitività del settore.

“Abbiamo ridotto le emissioni di oltre il 50% dal 2005 lavorando con il sistema ETS come incentivo agli investimenti”, ha dichiarato Jori Ringman, Direttore Generale di Cepi. “Ma il percorso verso la neutralità climatica sarà più difficile e le nuove proposte rischiano di rendere il raggiungimento degli obiettivi quasi impossibile.”

Industria della carta e ETS: un equilibrio tra clima e competitività

Il dibattito sul futuro dei benchmark ETS evidenzia ancora una volta la tensione tra obiettivi climatici europei e competitività industriale. Il settore della carta si conferma tra i più esposti alla transizione energetica, ma anche tra quelli considerati strategici per lo sviluppo della bioeconomia europea e dei materiali sostenibili.

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