Industria della carta europea, Cepi lancia l’allarme: “Serve una risposta politica per proteggere la competitività del settore”

Il rapporto Key Statistics 2025 evidenzia un calo della produzione di carta e cartone in Europa e una progressiva erosione della capacità industriale. Jori Ringman: “Una lenta deriva può avere conseguenze significative sulla resilienza industriale europea”.

L’industria della carta europea sta affrontando una fase di progressiva erosione della propria base industriale, mentre il suo contributo all’economia circolare, agli obiettivi climatici e all’autonomia strategica dell’Europa rimane essenziale. È quanto emerge dal Cepi Key Statistics Report 2025, che fotografa un settore sottoposto alla crescente pressione della concorrenza globale e di un contesto geopolitico complesso.

Nel 2025 la produzione europea di carta e cartone è diminuita dell’1,6%, raggiungendo 77,4 milioni di tonnellate. Il dato riflette una fase di correzione successiva alla crescita registrata nel periodo post-pandemico, più che un ritorno a un percorso di crescita stabile. La produzione di pasta per carta destinata al mercato ha invece registrato un incremento dell’1,0%.

I primi segnali del 2026 confermano una fase di debolezza: nel primo trimestre dell’anno la produzione è risultata inferiore del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Carta e cartone: calano cartoncino e carte grafiche

Secondo il rapporto Cepi, la domanda complessiva ha subito solo una lieve contrazione, ma il dato nasconde importanti cambiamenti strutturali nei diversi segmenti produttivi.

Le carte per imballaggio hanno mantenuto una sostanziale stabilità, mentre il cartoncino ha registrato una diminuzione del 5,4% e le carte grafiche sono calate del 7,3%.

Nel complesso, escludendo le carte grafiche, la produzione europea nel 2025 è apparsa relativamente stabile, ma rimane comunque del 7% inferiore rispetto ai livelli record del 2021.

Perdita di capacità produttiva e aumento delle importazioni

Il settore cartario europeo ha progressivamente perso asset produttivi negli ultimi tre anni, mentre la penetrazione delle importazioni ha raggiunto il livello record del 7,7% dei consumi dell’Unione europea.

Le esportazioni rappresentano ancora oltre il 20% della produzione, ma il saldo commerciale dell’UE ha registrato un leggero peggioramento nel 2025. Secondo Cepi, il sostegno pubblico estero e condizioni di mercato non simmetriche stanno incidendo sulla competitività dell’industria europea.

Sostenibilità e riciclo: il ruolo strategico della filiera cartaria

La pressione competitiva arriva nonostante gli importanti risultati ambientali raggiunti dal settore.

Nel 2025 i produttori europei di pasta e carta hanno ridotto le emissioni specifiche di CO₂ del 10,2%, continuando inoltre a operare il sistema di riciclo più efficace al mondo. Il comparto utilizza una quota record di materie prime europee: il 92% del legno impiegato e quasi tutti i materiali riciclati provengono dall’Europa.

Per Cepi, l’industria cartaria rappresenta quindi un esempio concreto dell’attuale “momento dell’indipendenza” europea.

Commentando i dati del rapporto, Jori Ringman, direttore generale di Cepi, sottolinea la necessità di un intervento coordinato per rafforzare il settore:

“Cepi chiede una risposta politica coerente che rafforzi gli strumenti di difesa commerciale, garantisca un quadro normativo prevedibile e favorevole agli investimenti e rafforzi le catene del valore europee circolari e basate sulle biomasse.”

Ringman richiama anche l’attenzione sugli effetti di un indebolimento progressivo dell’industria europea: “Una lenta deriva può essere meno visibile di uno shock improvviso, ma le sue conseguenze a lungo termine sulla resilienza industriale europea, sulla leadership climatica e sull’autonomia strategica non sono meno significative.”

Cepi: senza interventi rischio di perdita della capacità industriale europea

I dati del Key Statistics Report 2025 indicano, secondo Cepi, la necessità di interventi tempestivi per evitare una graduale perdita di capacità industriale in un settore considerato fondamentale per beni di largo consumo, logistica, igiene e sviluppo di alternative basate sulle biomasse ai materiali ad alta intensità di combustibili fossili.

Queste soluzioni potrebbero consentire all’Europa di cogliere un’opportunità globale stimata in 6.600 miliardi di euro entro il 2030 nei mercati emergenti della bioeconomia.

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