Miac

Industria cartaria: l’effetto rimbalzo e la voglia di crescere

Un settore resiliente ed essenziale che si sta impegnando a trovare una sintesi tra esigenze di impianti molto complessi e aumenti dei costi che mettono a rischio una produttività indispensabile all’economia del Paese. La ripartenza sta mettendo in difficoltà le filiere produttive, urge una politica industriale  delineata e concreta.

Il 2021, anche per le cartiere italiane, è caratterizzato dall’effetto rimbalzo dell’economia e da un generale aumento delle maggiori voci di costo. La ripresa delle attività economiche dopo lo stop imposto dal Covid-19 ha interessato tutti i mercati a livello globale e le conseguenze delle attese ripartenze si stanno facendo sentire. Il settore cartario, pur avendo potuto lavorare senza interruzioni anche in pieno periodo pandemico – essendo stato considerato filiera essenziale – paga gli effetti dell’aumento dei costi energetici, da sempre tema nevralgico della produzione cartaria, soprattutto italiana.

Carta: un materiale voluto

I numeri dell’anno in corso evidenziano in effetti il rimbalzo, sottolinea Lorenzo Poli, presidente di Assocarta, nel presentare i dati di settore a Miac, durante l’inaugurazione dell’edizione 2021. Dalla diminuzione del 4% del volume nel 2020 – dato comunque positivo se lo si raffronta con la contrazione del 20% avuta sul dato complessivo nazionale – «stiamo riscontrando un +13,5% nei primi otto mesi del 2021, che evidenzia un’ottima richiesta dei nostri prodotti». Lo scorso anno, spiega, la produzione del settore in Italia si è attestata a 8,5 milioni di tonnellate con un fatturato di 6,4 miliardi di euro (-12,5% rispetto al 2019), «quest’anno siamo in deciso aumento sia sulla quantità sia sul fatturato, stimato in crescita del 18,5% nei primi sette mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2020. Numeri che, a livello nazionale, compongono una filiera che costituisce una parte importante del PIL nazionale».

La carta sta vivendo quindi un momento di grande sviluppo nella richiesta, grazie anche al fatto di essere il materiale forse più sostenibile che ci possa essere in circolazione. E l’Italia, nonostante le difficoltà legate all’energia – «questa è sempre stata la radice delle nostre problematiche» dice Poli, «un’energia che comunque abbiamo sempre dovuto pagare più delle altre nazioni limitrofe» –, riesce a essere il terzo produttore di carta in Europa, dopo la Svezia che si attesta in prima posizione e la Germania in seconda, realizzando il 10% dell’intera produzione europea. «Essere la terza in volume dopo queste due nazioni sta a significare che la carta italiana è decisamente un’eccellenza in Europa».

Mai fermi

I dati non sono tutto. Il cartario è in evoluzione tecnologica continua, «un settore» lo definisce il presidente di Assocarta, «maturo ma che non è mai diventato adulto, nel senso che non si siede mai sulle posizioni raggiunte e che persegue una ricerca tecnologica costante per migliorare e investire sui propri impianti».

Un esempio di reale resilienza, di impegno e sforzo verso la transizione, che deve però fare i conti con la possibilità di agire. «Gli imprenditori cartai sono molto attenti all’investimento e allo sviluppo delle proprie imprese e ciò che oggi chiedono è una politica industriale ben delineata e concreta» sottolinea Poli. «Delineata e concreta perché sia consentito loro di proseguire a investire, seguendo uno sviluppo possibile in un contesto europeo. Siamo arrivati qui con impianti che utilizzano principalmente gas naturale per produrre la tanta energia che ci serve per realizzare i nostri prodotti» prosegue, «siamo arrivati fin qui senza poter approfittare di tutti i vantaggi di cui altre nazioni invece hanno potuto godere, fra cui le biomasse e l’utilizzo dei rifiuti per produrre energia». Problemi che il settore solleva da anni e la cui risoluzione oggi, con i costi energetici saliti alle stelle, è diventata ancora più urgente.

Energia: leterno problema

Tra le criticità del settore vi sono i costi dell’energia, dei trasporti e delle materie prime. Secondo i dati Assocarta, le cellulose hanno avuto continui rincari da fine 2020, fino a raggiungere quote di +60% (fibra lunga) e +70% (fibra corta); analogamente nei primi sette mesi del 2021 è aumentato anche il consumo della carta da riciclare, cresciuto del 15% rispetto ai valori dello stesso periodo del 2020.

In campo energetico il mondo della carta ha fatto molti passi in avanti nel corso degli anni. Certamente il problema attuale del costo dell’energia non è esclusivamente italiano, né interessa il solo settore cartario, ma colpisce tutto il mondo e, senza dubbio, mette in maggiori difficoltà i comparti industriali grandi consumatori di energia. I settori energy intensive si sono trovati, quindi, in forte difficoltà e hanno subìto più di altri l’incremento di prezzi, legato a una serie di fattori contingenti, tanto che per alcune realtà è diventato persino insostenibile.

Non solo, attualmente pesano sulle industrie europee anche le forti richieste di GNL, il gas naturale liquido, da parte dei mercati asiatici, che hanno contribuito a fare lievitare i prezzi. Il gas naturale da 0,20 euro è passato a 1,20 – 1,30 euro al metro cubo.

La politica industriale che manca

Le politiche europee e i piani nazionali di ripartenza, accanto alla prospettiva di mantenere alta la competitività industriale e l’efficacia degli impianti produttivi, impongono alle aziende anche un’attenzione all’ambiente e gli sfidanti obiettivi al 2030 e 2050, inevitabilmente, stanno avendo e avranno ripercussioni. La transizione ecologica non sarà gratis. Per affrontare le trasformazioni necessarie, però, servono politiche industriali ragionate che possano fare convivere l’irrinunciabile processo di decarbonizzazione con le esigenze delle aziende e la necessità di garantire la continuità nella disponibilità energetica indispensabile alle produzioni. Le fonti rinnovabili non hanno ancora la capacità e l’efficacia per coprire il fabbisogno degli impianti industriali e, per di più, spesso si scontrano con problematiche burocratiche. Le aziende sono pronte a modificare i propri processi produttivi, ma troppo spesso sono frenate da una serie di vincoli autorizzativi che fermano l’evoluzione. Un esempio su tutti le centrali a biomassa che potrebbero costituire una dei più importanti mezzi per produrre energia in grado di contribuire alla decarbonizzazione. E ancora, il biometano ottenuto da biomassa potrebbe integrare il gas naturale che, a tutt’oggi, è la fonte energetica più utilizzata dall’industria cartaria; ogni anno, secondo i dati Assocarta, ne consuma 2,5 miliardi di metri cubi.

Senza considerare un’altra tematica cara al settore: il ricorso all’uso dei rifiuti industriali – come il pulper – e civili per la produzione di energia, che ancora in Italia non è consentito.

Nonostante le difficoltà «oggi il cartario è un settore che funziona» conclude Poli «la carta è un materiale sostenibile e decisamente premiato dai mercati che lo stanno chiedendo anche in alternativa ad altri materiali meno sostenibili, sia nell’imballaggio sia negli utilizzi di altro genere». Ciò che invece le cartiere chiedono e di cui hanno bisogno è una linea d’azione chiara lungo la quale poter continuare a condurre i propri impianti.

 

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