Tissue italiano, primo produttore europeo con oltre il 20% della produzione UE

L’Italia si conferma primo produttore europeo di tissue, con una quota superiore al 20% della produzione dell’Unione europea. Un posizionamento che, secondo Assocarta, deve essere tutelato in una fase caratterizzata da una domanda ancora debole, dall’aumento dei costi di produzione e da una crescente pressione competitiva internazionale.

Il tema è stato al centro del seminario “Tecnologie avanzate per efficienza, qualità e sostenibilità nel tissue”, organizzato nell’ambito di MIAC 2026 e moderato da Massimo Ramunni, vicedirettore di Assocarta. Ad aprire i lavori è stato Francesco Pasquini, amministratore delegato di Lucart e presidente del Gruppo tissue di Assocarta, con un quadro sull’andamento del comparto in Italia e in Europa.

Tissue italiano, una filiera fortemente orientata all’export

Secondo i dati presentati da Assocarta, tra il 2018 e il 2025 l’Italia si è confermata il terzo esportatore mondiale di tissue, con una quota del 9,7% delle esportazioni globali. Il surplus commerciale ha superato 1,5 miliardi di dollari, portando l’Italia al secondo posto a livello mondiale per questo indicatore.

«L’industria italiana del tissue rappresenta una delle eccellenze del nostro sistema manifatturiero e continua a ricoprire un ruolo di primo piano a livello internazionale», ha sottolineato Pasquini, evidenziando come la competitività della filiera costituisca un patrimonio industriale da tutelare.

Il settore si trova tuttavia ad affrontare uno scenario meno favorevole. Nel primo semestre 2026 la produzione di carte tissue ha registrato una lieve contrazione, mentre la domanda estera è diminuita del 9,8%. Nello stesso periodo, le importazioni sono aumentate del 15,5%, mentre il consumo apparente interno è cresciuto del 3%.

Aumentano energia, CO₂ e cellulosa

Alla debolezza della domanda si aggiunge la pressione sui costi. Nei primi otto mesi del 2026, secondo i dati presentati da Assocarta, il gas naturale è aumentato del 16%, l’energia elettrica del 16,8%, i crediti di emissione di CO₂ dell’8,4% e la cellulosa BEK del 15,5%.

Una situazione che si inserisce in un quadro già caratterizzato da un’elevata incidenza dell’energia sui costi del settore cartario. Nel 2025 la bolletta del gas dell’industria cartaria aveva raggiunto circa 860 milioni di euro, pari al 10,8% del fatturato.

«In un mercato in cui la domanda resta debole e diventa sempre più difficile trasferire gli aumenti dei costi sui prezzi di vendita, la pressione sui margini rischia di compromettere la capacità delle imprese di investire e competere», ha affermato Pasquini.

Transizione energetica e competitività industriale

Per Assocarta, la decarbonizzazione deve quindi procedere insieme a misure in grado di preservare la competitività dell’industria europea. La richiesta è quella di una politica industriale europea comune, capace di garantire condizioni concorrenziali omogenee e di sostenere gli investimenti necessari alla transizione energetica.

L’obiettivo indicato dal Gruppo tissue è mantenere in Europa produzione, investimenti e occupazione, riducendo il rischio che l’aumento dei costi legati alla transizione possa favorire processi di delocalizzazione.

Il seminario del MIAC ha inoltre affrontato gli aspetti tecnologici legati a efficienza, qualità e sostenibilità nel tissue, con gli interventi di Alessandro Roncarati di ABB, Daniel Schoeps da Silva e Marco Pettena di Voith Paper, Danilo Marcos di Valmet, Enrico Paolucci di Andritz, Marco Dalle Piagge di Toscotec, Alex Mehew e Mika Suojärvi di DS Smith Paper e Trimble Forestry Europe.

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