La manifattura europea è in crisi: nel 2025 la produzione è crollata fino al 40% rispetto al 2018, con circa 200.000 posti di lavoro persi nell’ultimo anno. In questo contesto, l’industria della cellulosa e carta – pur tra difficoltà legate a domanda debole, prezzi energetici elevati e tensioni commerciali – si conferma un presidio strategico della bioeconomia continentale.
È quanto emerge dal report presentato da Deloitte al vertice informale dei Capi di Stato e di Governo dell’UE ad Alden-Biesen (12 febbraio), dedicato al rilancio della competitività europea.
Biomassa e circolarità: il vantaggio competitivo dell’Europa
Secondo lo studio, valorizzazione della biomassa e circolarità dei materiali rappresentano asset chiave per rafforzare la base industriale UE. Tuttavia, senza interventi rapidi e mirati, l’Europa rischia di perdere la leadership nella bioeconomia.
Il comparto forestale – regolato da normative nazionali – è oggi soggetto a oltre 100 atti legislativi europei che ne complicano sviluppo e investimenti. Anche la raccolta e il riciclo della carta restano frammentati tra gli Stati membri, ostacolando economie di scala e piena integrazione del mercato secondario delle fibre.
Standard elevati, mercato disallineato
Le industrie europee operano secondo gli standard più avanzati al mondo in termini di sostenibilità, impronta carbonica, condizioni di lavoro e innovazione. Tuttavia, questi requisiti non sono adeguatamente valorizzati dalla domanda di mercato, generando uno squilibrio competitivo rispetto a prodotti fossili importati da Paesi con standard ambientali meno stringenti.
In quest’ottica, il settore sostiene l’introduzione di strumenti mirati di “preferenza europea” e contenuto locale, per rafforzare la resilienza delle catene del valore critiche e l’autonomia strategica dell’Unione.
ETS e decarbonizzazione: risorse da redistribuire meglio
Il report evidenzia inoltre la complessità e l’insufficiente efficacia degli strumenti pubblici a supporto della decarbonizzazione industriale. In particolare, i proventi dell’ETS (Emission Trading Scheme) non sarebbero redistribuiti in modo adeguato agli investimenti innovativi.
Una migliore canalizzazione delle risorse ETS potrebbe rappresentare un “game changer” per consentire all’industria di raggiungere i target climatici 2030, accelerando elettrificazione, efficienza energetica e sviluppo di tecnologie a basse emissioni.
La posizione di Cepi
Per Cepi, l’industria cartaria europea ha già dimostrato risultati concreti: “L’industria europea della cellulosa e carta ha ridotto le proprie emissioni di gas serra di oltre il 50% rispetto ai livelli del 2005” afferma Jori Ringman, Cepi Director General. Tuttavia, alla luce di prezzi energetici elevati, domanda debole e guerra commerciale in corso, il settore chiede di mantenere i livelli di free allocation ETS per il periodo 2021-2025; confermare l’attuale lista di impianti ammissibili per il comparto; congelare fino al 2030 qualsiasi misura che aumenti ulteriormente i costi della CO₂.



