A NetZero Milano 2026, il direttore generale di Assocarta Massimo Medugno ha richiamato l’attenzione sulla perdita di competitività dell’industria cartaria italiana, tra costi energetici, oneri legati alla CO₂ e aumento delle importazioni. Al centro delle proposte del settore, lo sviluppo del biometano, il recupero energetico degli scarti del riciclo e una revisione dell’Emission Trading System europeo.
La decarbonizzazione dell’industria cartaria deve procedere di pari passo con la competitività delle imprese. È questo il messaggio lanciato da Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta, intervenuto a NetZero Milano 2026, l’evento organizzato da Fiera Milano all’Allianz MiCo di Milano e dedicato alla net-zero economy.
«Il tema non è se fare o non fare la decarbonizzazione, ma fare in modo che sia competitiva, altrimenti, semplicemente, non ci sarà», ha affermato Medugno, indicando nel biometano e nella gestione dei rifiuti del riciclo due direttrici su cui il settore cartario italiano stava puntando per sviluppare gas verdi e accelerare la transizione energetica.
Industria cartaria italiana: produzione in calo e importazioni in crescita
Il problema, secondo Assocarta, non riguardava soltanto la transizione ecologica, ma soprattutto la competitività del sistema produttivo nazionale. Nell’anno precedente all’intervento, l’Italia aveva prodotto 1,7 milioni di tonnellate di carta in meno rispetto a cinque anni prima, con una contrazione del 18%, a fronte di consumi rimasti sostanzialmente stabili.
Il divario tra produzione nazionale e domanda era stato colmato dalla crescita delle importazioni, comprese quelle provenienti da impianti asiatici alimentati a carbone. Un fenomeno che, secondo Medugno, interessava non soltanto i prodotti finiti in carta e cartone, ma anche la carta per uso domestico e sanitario. In quest’ultimo segmento, seppure a partire da volumi contenuti, le importazioni erano raddoppiate nell’ultimo anno.
«La carta per uso domestico e sanitario, come quella da cucina, per la sua funzione assorbente deve essere molto porosa: in pratica, è come se importassimo anche “aria” dall’Asia», aveva spiegato il direttore generale di Assocarta.
Riciclo della carta: 1,8 milioni di tonnellate esportate ogni anno
A rendere più critico il quadro era anche il flusso di carta da riciclare verso l’estero. Ogni anno, secondo i dati richiamati da Medugno, circa 1,8 milioni di tonnellate di materiale raccolto in Italia venivano esportate, prevalentemente verso Paesi asiatici, nonostante la presenza di impianti nazionali di riciclo sottoutilizzati.
Una dinamica che, secondo l’associazione, rischiava di sottrarre valore aggiunto e occupazione all’industria italiana: il Paese esportava materia prima secondaria, raccolta grazie all’impegno dei cittadini, per poi importare prodotti finiti realizzati all’estero.
Il rafforzamento della capacità di riciclo nazionale e una migliore valorizzazione delle risorse raccolte rappresentavano quindi elementi strategici sia per l’economia circolare sia per la competitività della filiera cartaria.
ETS europeo e costo dell’energia: i nodi della competitività
«Non siamo quindi di fronte a una crisi di mercato, ma a una crisi di competitività senza precedenti», aveva sottolineato Medugno, indicando nell’Emission Trading System (ETS), il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, e nel costo dell’energia i principali fattori alla base delle difficoltà delle cartiere italiane.
Secondo Assocarta, gli oneri legati alla CO₂ e all’energia penalizzavano le imprese sia nel mercato unico europeo sia nei confronti dei principali produttori globali, spesso soggetti a vincoli e costi ambientali differenti.
Nel suo intervento, Medugno aveva individuato tre criticità principali nella disciplina europea dell’ETS.
1. Benchmark e condizionalità
La revisione al ribasso dei benchmark e le condizioni previste per l’accesso alle misure di tutela non garantivano, secondo Assocarta, una protezione adeguata alle imprese esposte al rischio di carbon leakage, ossia il trasferimento della produzione verso Paesi con vincoli climatici meno stringenti.
Il settore chiedeva il ripristino dei benchmark almeno ai livelli del 2025 e un sistema di definizione che tenesse conto della fattibilità tecnica degli interventi di decarbonizzazione e della disponibilità delle infrastrutture nei diversi Paesi e comparti industriali. Assocarta chiedeva inoltre di eliminare la condizionalità, ritenuta inappropriata per uno strumento che avrebbe dovuto contribuire a riequilibrare la competitività delle imprese europee. Secondo l’associazione, tale meccanismo aumentava l’incertezza degli investimenti e i costi proprio per le aziende che incontravano maggiori difficoltà nel ridurre le emissioni.
2. Market Stability Reserve e prezzo della CO₂
Un secondo punto riguardava la Market Stability Reserve, il meccanismo europeo destinato a regolare l’offerta di quote di emissione. Nella valutazione di Assocarta, il suo funzionamento rischiava di sostenere al rialzo il prezzo della CO₂, favorendo le dinamiche speculative anziché garantire segnali di prezzo prevedibili e sostenibili per le imprese.
La proposta della Commissione europea rappresentava, secondo Medugno, un miglioramento, ma non sufficiente a modificare questa impostazione.
3. Incenerimento dei rifiuti e costi del riciclo
La terza criticità riguardava l’inclusione degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani nel sistema ETS. Le cartiere che riciclano carta, in Italia la maggioranza degli impianti, producono inevitabilmente scarti, anche a causa della presenza di materiali estranei conferiti erroneamente nella raccolta differenziata.
L’assoggettamento al costo della CO₂ del recupero energetico di questi residui avrebbe comportato, secondo Assocarta, nuovi oneri anche per le imprese impegnate nel riciclo. Per questo il settore chiedeva di escludere dal costo della CO₂ il recupero energetico degli scarti derivanti dal riciclo, evitando che la normativa penalizzasse proprio le attività che contribuiscono all’economia circolare.
Decarbonizzazione, energia e circolarità: la sfida per le cartiere
L’intervento di Assocarta a NetZero Milano 2026 ha riportato al centro del dibattito il rapporto tra transizione climatica e politica industriale. Per il settore cartario, la riduzione delle emissioni deve accompagnarsi a condizioni energetiche ed economiche che consentano alle imprese di investire, mantenere attiva la capacità produttiva e competere sui mercati internazionali.
Lo sviluppo del biometano e dei gas verdi, il recupero energetico degli scarti e il rafforzamento del riciclo nazionale si inseriscono in questa prospettiva. La richiesta rivolta alle istituzioni europee è che gli strumenti di decarbonizzazione siano progettati in modo da sostenere la trasformazione industriale senza compromettere la competitività delle imprese e la tenuta della filiera cartaria italiana.




