Le nuove proposte della Commissione europea sul sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) rischiano di frenare gli investimenti nella decarbonizzazione dell’industria europea della cellulosa e della carta. È l’allarme lanciato da Cepi, la Confederazione europea dell’industria cartaria, che chiede una revisione delle misure presentate da Bruxelles per evitare un impatto negativo sulla competitività e sulla transizione ecologica del comparto.
Secondo le stime dell’associazione, le modifiche ai benchmark per l’assegnazione gratuita delle quote ETS, già presentate dalla Commissione nel mese di giugno, potrebbero tradursi in una perdita di circa 1 miliardo di euro all’anno di investimenti programmati nel periodo 2026-2030. Le nuove disposizioni illustrate il 17 luglio aggraverebbero ulteriormente questo scenario, riducendo ancora l’assegnazione gratuita delle quote e rendendo meno sostenibili i futuri progetti di decarbonizzazione.
Un settore già impegnato nella riduzione delle emissioni
L’industria europea della carta ricorda di essere stata tra i primi comparti industriali ad aderire agli obiettivi climatici dell’Unione europea. Dal 2005 il settore ha infatti ridotto le proprie emissioni di oltre il 55%, distinguendosi tra le industrie energivore soggette al sistema ETS.
Tuttavia, secondo Cepi, molte imprese – soprattutto le piccole e medie realtà – non dispongono ancora di tecnologie economicamente sostenibili per completare il percorso di decarbonizzazione, mentre anche i grandi gruppi iniziano a registrare crescenti difficoltà nel reperire le risorse necessarie per finanziare nuovi investimenti.
Le criticità: condizionalità e soglia del 95% di biomassa
Tra i principali punti contestati vi è la condizionalità dell’assegnazione gratuita delle quote ETS. Le aziende esposte alla concorrenza internazionale dovrebbero dimostrare il rispetto di specifici obblighi in materia di efficienza energetica e decarbonizzazione per continuare a beneficiare delle quote gratuite.
Per Cepi, questo meccanismo comporta un notevole aggravio amministrativo e impone alle imprese di impegnare risorse finanziarie in piani di investimento quando molte tecnologie necessarie non sono ancora disponibili su scala industriale. Inoltre, il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti potrebbe tradursi nella perdita delle quote gratuite, aumentando ulteriormente il costo della CO₂.
L’associazione critica anche l’introduzione della soglia del 95% di biomassa per l’accesso ai benefici ETS. Molti impianti del settore recuperano infatti energia dal processo produttivo della fibra per la carta, una soluzione considerata strategica nell’economia circolare. Secondo Cepi, il nuovo criterio penalizzerebbe proprio le aziende che hanno investito per prime nella transizione energetica, escludendole dall’assegnazione gratuita delle quote.
Piccole imprese e costi amministrativi
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la struttura stessa dell’industria cartaria europea, caratterizzata dalla presenza di numerose aziende di medie dimensioni con limitata capacità di investimento.
Cepi propone pertanto di innalzare la soglia di esenzione prevista dall’ETS per i piccoli impianti, misura che consentirebbe di ridurre i costi di verifica e certificazione delle emissioni senza compromettere gli obiettivi climatici.
Anche il funzionamento della Market Stability Reserve (MSR) viene indicato come fattore di rischio. Secondo l’associazione, il meccanismo, nato per riequilibrare il mercato delle quote di emissione, potrebbe oggi contribuire a un aumento del prezzo della CO₂ superiore a quanto necessario per conseguire le riduzioni emissive, incidendo negativamente sulla competitività industriale.
Bioeconomia europea a rischio
Per Cepi, l’insieme delle misure rischia di compromettere la leadership europea nella bioeconomia, un mercato che potrebbe raggiungere un valore globale di 6.700 miliardi di euro entro il 2030. L’industria cartaria rappresenta uno dei principali attori nello sviluppo di bioraffinerie, biochimica e materiali rinnovabili, attività che già oggi incidono per circa il 6% del valore aggiunto del settore.
“I materiali bio-based non sono solo positivi per il clima, ma rappresentano anche uno dei pochi settori con reali prospettive di crescita in Europa. L’ETS dovrebbe essere coerente con la bioeconomia circolare e con la nascente economia del carbonio biogenico, così da valorizzare pienamente il contributo di una crescita resiliente, sostenibile e competitiva”, ha dichiarato Jori Ringman, direttore generale di Cepi.



