ETS, imprese e sindacati: “La decarbonizzazione non penalizzi la competitività europea”

Assocarta, Assografici e le organizzazioni sindacali chiedono di modificare la proposta di revisione dell’ETS: più tutela dal carbon leakage, compensazioni omogenee dei costi indiretti della CO₂ e una revisione della Market Stability Reserve.

La revisione del sistema ETS (Emission Trading System) non deve trasformare la decarbonizzazione in un ulteriore fattore di perdita di competitività per l’industria europea. È questa la posizione condivisa da Assocarta, Assografici, SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILFPL e UGL Chimici, che chiedono alla Commissione europea di intervenire sulla proposta di modifica del sistema per garantire che il percorso verso la neutralità climatica al 2050 proceda insieme alla salvaguardia della produzione e dell’occupazione in Europa.

Secondo le organizzazioni, il rischio è che l’aumento dei costi legati alla CO₂ spinga le produzioni verso Paesi caratterizzati da standard ambientali meno stringenti e da costi della CO₂ inferiori, determinando una perdita di competitività senza un reale beneficio ambientale a livello globale.

Più protezione dal carbon leakage

Tra i principali punti critici indicati da imprese e sindacati c’è il progressivo ridimensionamento delle tutele per i settori maggiormente esposti al carbon leakage, tra cui il comparto cartario e quello della trasformazione.

La richiesta è di garantire la piena tutela alle imprese effettivamente esposte al rischio di delocalizzazione, anche attraverso il congelamento della riduzione dei benchmark ai valori fissati nel 2025. Particolare attenzione viene posta inoltre sulle nuove condizionalità previste per l’accesso alle quote gratuite.

“La transizione energetica e la decarbonizzazione sono obiettivi che l’industria sostiene e sui quali sta già investendo, ma non possono essere perseguiti caricando ulteriori costi sulle sole imprese europee”, sottolineano le organizzazioni. Senza adeguate misure di tutela, avvertono, il rischio è perdere produzione e occupazione in Europa senza ottenere benefici ambientali globali.

Costi indiretti della CO₂: serve un sistema europeo uniforme

Un altro tema riguarda la compensazione dei costi indiretti della CO₂. In un sistema ETS sempre più centralizzato a livello europeo, questa misura rimane infatti affidata agli Stati membri, con differenze determinate dalle rispettive disponibilità finanziarie.

Assocarta, Assografici e le organizzazioni sindacali chiedono quindi di introdurre un livello europeo omogeneo di compensazione, al massimo livello consentito, per evitare che la competitività di un’impresa dipenda dal Paese europeo in cui opera.

La stessa esigenza viene evidenziata per le aziende che esportano verso mercati internazionali. I prodotti del Made in Europe devono infatti competere con produzioni provenienti da Paesi nei quali non vengono sostenuti costi analoghi legati alle emissioni di CO₂.

Per questo viene richiesto un meccanismo che garantisca la piena copertura delle emissioni attraverso quote gratuite per i prodotti esportati verso Paesi privi di oneri equivalenti.

La richiesta di rivedere la Market Stability Reserve

Nel documento viene inoltre chiesto di intervenire sulla Market Stability Reserve (MSR), il meccanismo che regola l’offerta di quote nel mercato europeo delle emissioni.

Secondo le organizzazioni, l’attuale configurazione rischia di contribuire a un aumento artificiale del prezzo della CO₂ senza affrontare adeguatamente le dinamiche speculative. La MSR dovrebbe quindi tornare a svolgere una reale funzione di regolazione del mercato, contribuendo a mantenere il prezzo della CO₂ competitivo e coerente con il contesto internazionale.

Le risorse ETS devono sostenere la decarbonizzazione industriale

Viene giudicata positiva, ma ancora insufficiente, la proposta di destinare almeno il 50% dei proventi delle aste alla decarbonizzazione dei settori ETS, insieme alle risorse destinate alla compensazione dei costi indiretti.

Secondo Assocarta, Assografici e le organizzazioni sindacali, è necessario assicurare che queste risorse siano effettivamente indirizzate agli investimenti industriali e distribuite in modo equo tra gli Stati membri, anche attraverso strumenti come l’Innovation Fund e la Industrial Decarbonisation Bank.

“La decarbonizzazione deve essere una politica industriale europea, non una forma di tassazione aggiuntiva sulle imprese energivore”, concludono le organizzazioni. Per accompagnare concretamente l’industria nella transizione, l’Europa dovrebbe intervenire sui principali ostacoli agli investimenti: disponibilità delle tecnologie, infrastrutture, energia competitiva e accesso ai capitali.

Le altre richieste sulla revisione dell’ETS

Tra le ulteriori proposte avanzate figurano la conferma dell’accesso ai crediti internazionali, con correttivi contro la speculazione, l’esclusione dal sistema dell’incenerimento dei rifiuti destinati al riciclo e l’omogeneizzazione delle misure nazionali per la compensazione dei costi indiretti.

Viene inoltre chiesto di innalzare a 50.000 tonnellate di CO₂ equivalente la soglia per l’accesso al meccanismo di opt-out dedicato ai piccoli emettitori, cioè il meccanismo che consente l’esclusione dal sistema ETS per gli impianti di dimensioni minori.

La richiesta complessiva è quindi di una profonda revisione della proposta ETS, affinché la transizione climatica europea possa procedere parallelamente alla tutela della competitività industriale, degli investimenti e dell’occupazione.

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