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Da Mondi e Proquimia il sacchetto di carta riciclabile per le pastiglie lavastoviglie

Mondi ha collaborato con Proquimia per lanciare i sacchetti di carta riciclabile destinati a ospitare le pastiglie per lavastoviglie in Spagna e Portogallo. Il “Product Impact Assessment” interno di Mondi riguardo l’impatto del prodotto indica che la nuova soluzione genera emissioni di CO2 significativamente inferiori “from cradle to gate”, ovvero dalla sua produzione fino alla distribuzione, rispetto alla precedente soluzione in plastica.

I sacchetti contengono 20 capsule per lavastoviglie solubili in acqua. Realizzati usando la carta con effetto barriera 95/5 di Mondi, dal nome re/cycle, la nuova soluzione è un’alternativa in base carta che sostituisce la precedente versione in plastica.

La confezione è facile da aprire e chiudere grazie alla chiusura a cerniera lungo tutta la parte superiore; ciascuna confezione custodisce le tab in modo sicuro, resta saldamente in piedi ed è dotata di eccellente stampabilità; ne risulta un imballaggio accattivante, in grado di comunicare al meglio il marchio e le informazioni sul prodotto una volta giunto sullo scaffale.

Facendo parte della gamma re/cycle di Mondi, i sacchetti di carta sono progettati per soddisfare i requisiti di riciclabilità vigenti in Spagna e Portogallo. L’intera soluzione di imballaggio, inclusa la chiusura a cerniera, contiene oltre l’85% di percentuale di carta, ovvero, l’imballaggio può essere tranquillamente smaltito dal cliente finale all’interno dei flussi di riciclo della carta in entrambi i paesi.

Il sacchetto di carta re/cycle viene prodotta negli stabilimenti Mondi: innanzitutto, la carta kraft proviene da fibre da fonti responsabili; viene poi rivestita per fornirle la funzione di barriera al fine di proteggere le tab all’interno e, infine, viene stampata, tagliata e convertita nel sacchetto finale, pronta per essere riempita e sigillata.

Mondi e Proquimia hanno collaborato a stretto contatto per sviluppare questa soluzione innovativa e questo ha aiutato entrambe le aziende nel portare avanti i loro obiettivi di sostenibilità. Come ha affermato Alessandro D’Agostino, Business Development Manager per Home & Personal Care in Mondi: “I consumatori di tutto il mondo stanno sempre più privilegiando prodotti per la casa di marchi che hanno adottato una soluzione di imballaggio più sostenibile. Collaborando a stretto contatto con i nostri partner, puntiamo ad equilibrare l’efficienza delle risorse con l’impatto ambientale minore possibile, soddisfacendo le richieste dei nostri clienti e anche dei loro clienti finali. In linea con i nostri obiettivi dell’iniziativa MAP2030, Mondi sta lavorando attivamente per creare soluzioni di imballaggio che tengano in circolo le preziose materie prime.”

La situazione della manifattura energivora

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Massimo Medugno DG Assocarta è intervenuto, a fine gennaio, alla seconda edizione del Forum di Legambiente “L’Italia in Cantiere: la nuova occupazione verde della transizione ecologica Made in Italy”.

“La partecipazione dell’industria cartaria all’iniziativa Cantieri per la Sostenibilità di Legambiente ha l’obiettivo di mostrare concretamente la transizione ecologica in atto nei distretti cartari italiani che costituiscono un settore chiave della bio-economia circolare che ha investito nel riciclo e nella sostenibilità delle materie prime” ha affermato Medugno “con l’utilizzo del 63% di carta da riciclare nella produzione, che si coniuga con la restante percentuale proveniente da cellulosa – rinnovabile e certificata –  che garantisce la provenienza da foreste gestite in modo sostenibile. Nell’imballaggio il riciclo è stabilmente oltre l’85%, oltre l’obiettivo del 75% al 2025, previsto dalla normativa comunitaria”.

Ma al centro del messaggio lanciato a Roma da Assocarta c’è:

– l’allarme per il peso del costo energetico in cartiera e in tutta la manifattura energivora che mette a rischio 700.000 lavoratori e un export del 60% di prodotti essenziali per la stragrande parte delle filiere a valle.

– la richiesta al Parlamento di introdurre meccanismi di allocazione dell’energia da fonti rinnovabili disaccoppiate dal prezzo dell’energia.

“Il prezzo della energia in Italia” ha sottolineato Medugno “è più alto del 38% di quello tedesco, del 72% di quello spagnolo e del 87% di quello francese.  È un multiplo di quello americano e cinese. E questo per un meccanismo che prezza anche l’energia da rinnovabili al prezzo di quella prodotta col gas – che da ottobre ad oggi – è aumentato più del 30% sulla base degli scambi sul mercato di Amsterdam, nonostante l’import venga nella sostanza da Sud”.

La sfida della decarbonizzazione è al centro degli investimenti delle cartiere che ad oggi sono principalmente alimentate da gas naturale con il quale si ottiene energia elettrica e calore mediante auto-produzione in cogenerazione, ma il settore sta lavorando ad altre soluzioni energetiche come biometano, bioliquidi, biomasse, residui di produzione e idrogeno.

“Un ruolo particolare nel tour dei cantieri dello scorso anno è stato, infatti, ricoperto dai comparti/siti pro­duttivi fortemente energivori come l’industria del vetro, della carta o dell’acciaio. Settori fortemente impegnati nei percorsi di decarbonizzazione, ma al tempo stesso in continua tensione per le oscillazioni del costo del gas” si afferma nel Report presentato oggi da Legambiente.

La necessità di accrescere la competitività dell’industria italiana, ridurre i costi energetici e supportare il processo di decarbonizzazione dei settori hard to abate sono obiettivi che possono essere raggiunti adottando una strategia diversificata che, oltre all’efficientamento energetico, includa l’economia circolare, l’uso di combustibili low carbon, l’elettrificazione dei consumi e l’utilizzo di vettori energetici innovativi. È con questo obiettivo che Assocarta ha sottoscritto un accordo con il GSE e con il CIB Consorzio Italiano Biogas per il biometano agricolo.

Comieco, maestri del riciclo

L’Italia è all’avanguardia nel riciclo di carta e cartone. Un traguardo raggiunto grazie anche all’impegno e all’organizzazione Comieco, un importante riferimento del settore, come racconta non senza una nota di giustificato orgoglio il presidente Amelio Cecchini.

Come si possono inquadrare brevemente il ruolo, e l’attività, di Comieco oggi?
Siamo un Consorzio nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica. Vale a dire, l’insieme di cartiere, produttori, trasformatori e importatori di carta e cartone per imballaggio. Nato nel 1985 come ente privato dalla volontà di un gruppo di aziende del settore, dal 1997 è diventato consorzio nazionale per il riciclo di questo tipo di materiale, in linea con la legislatura nazionale e comunitaria.
Qual è il ruolo principale?
Facciamo parte di Conai, e i nostri consorziati sono produttori, importatori e trasformatori di materiale e di imballaggi cellulosici, possono aderire anche i recuperatori. Il Consorzio stipula con le Amministrazioni locali convenzioni per la raccolta differenziata, e collabora nel gestirne il sistema e dell’avvio a riciclo.
Oltre a questo più istituzionale, avete anche compiti diversi. Quali sono i più importanti?
Uno al quale teniamo molto è l’attenzione al packaging design. Stimolare e collaborare con le aziende nell’introdurre principi mirati ad agevolare il riciclo fin dalla fase di progettazione. Per esempio, con una catena di fast food, abbiamo lavorato in modo da riuscire a ridurre il più possibile la presenza di plastica nei contenitori di cibo e bevande e separare la parte organica, così da recuperare tutta la parte cartacea. A Milano invece, abbiamo introdotto una raccolta distinta degli imballaggi di cartone per attività commerciali, spesso troppo ingombranti per aspettare il giorno di raccolta o problematici da inserire in cassonetti.
Spesso, soprattutto all’estero, si fa distinzione nella raccolta tra carte e cartone, voi come vi regolate?
In generale, raccogliamo tutto insieme, come sancito anche da un accoro con ANCI. Siamo forse l’unico Paese a farlo, ma a noi interessa ritirare soprattutto materiale, non solo imballaggi. Tutto quanto contiene carta, è una materia prima buona da sfruttare. Spetta a noi procedere alla separazione nelle varie classi di macero. Il nostro, è un esempio che ha attirato l’attenzione dell’UE.
Cosa comporta sul fronte del trattamento, anche per quanto riguarda i costi?
Dove c’è un valore, nel nostro caso della fibra di cellulosa, e può essere trattato a macero, per noi vale la pena di ritirare tutto. Siamo un Paese povero di materie prime e questa per noi è una risorsa importante. A seconda della lavorazione, e della qualità risultante, poi il materiale viene rivenduto alle cartiere con prezzi diversi.
Quanto si riesce a recupere oggi in Italia?
Siamo già ampiamente sopra l’obiettivo UE del 70% di imballaggi entro il 2030. In realtà, siamo stabilmente sopra i 90%, ma continuiamo a lavorare per intercettare anche il restante. Parliamo di circa trecentomila tonnellate portate in discarica. Ci sono aree geografiche dove i margini di miglioramento sono importanti, anche in alcune grandi città.
Come si può raggiungere l’obiettivo?
Prima di tutto con tanta informazione e sensibilizzazione verso aziende e privati. Oltra alla consapevolezza di un gesto al servizio dell’ambiente, parliamo di un valore, nell’interesse di tutti, a partire dalle aziende e dai costi per la materia prima. Inoltre, attività importanti anche con le scuole, dove tra i giovani emerge molta attenzione sull’argomento.
Si può fare anche un discorso di qualità sul materiale recuperato da Comuni e aziende incaricate?
In generale, sì. Possiamo contare su una materia prima sicuramente molto buona. Anche se in Italia le aree boschive sono in aumento, dal punto di vista della cellulosa dobbiamo considerarle foreste povere. L’alternativa sarebbe importarla dai Paesi Scandinavi o dal Canada, dove crescono le piante più adatte con fibre lunghe e resistenti, a costi naturalmente maggiori.
Come si è organizzata di conseguenza la filiera italiana?
Consideriamo la foresta urbana la nostra fonte di materia prima. Possiamo contare su tante aziende capaci di sviluppare competenze utili a trasformare nel tempo il materiale di recupero in grammature sempre più basse. Oggi siamo sempre più vicini alle caratteristiche della cellulosa vergine. Un elemento utile anche per ridurre lo spessore degli imballaggi, e quindi il costo.
Fino a quale punto ci si può spingere?
Restano comunque margini di miglioramento, anche perché il nostro ciclo è meno costoso di altri. Per esempio, il residuo che non riusciamo a trattare finisce comunque nell’organico, mentre per chi recupera plastica questo è un problema e un costo. Ci sono alcuni settori, come il contatto alimentare, dove si usa ancora carta vergine perché non riusciamo a garantire del tutto l’assenza di alcuni materiali non adatti. C’è inoltre un altro aspetto meno immediato da considerare.
Di cosa si tratta?
Se continuassimo a riciclare la stessa fibra, l’operazione non si potrebbe ripetere più di sei o sette volte. Mantenendo invece una percentuale di cellulosa vergine, la vita del materiale riciclato si allunga fino a venti volte. Per questo trattiamo anche materiali complessi e all’apparenza non convenienti come il Tetrapack, perché al suo interno c’è una buona percentuale di materia prima originaria.
Dal punto di vista dell’ambiente, quanto si traduce in impatto sul taglio di piante?
È uno dei miti da sfatare; l’industria della carta non ha un effetto negativo sull’ambiente. A patto naturalmente che per ogni pianta tagliata ne venga ripiantata almeno un’altra. In realtà, in genere ne vengono interrate anche tre, perché è interesse prima di tutto dei produttori garantirsi materia prima di qualità nel tempo. Inoltre, un albero nuovo è in grado di assorbire più anidride carbonica rispetto a uno vecchio e destinato a marcire. Sempre guardando al giusto equilibrio, perché una parte è anche utile sia lasciata sul terreno.
Quali saranno le prossime mosse?
Prima di tutto aumentare ancora la raccolta. Nel 2023 abbiamo immesso sul mercato 5 milioni di tonnellate di imballaggi da materiale riciclato, in pratica nove su dieci. Stiamo ancora raccogliendo i dati del 2024, ma dai primi indicatori possiamo parlare di un aumento intorno all’1%. Abbiamo già raggiunto e superato l’obiettivo UE 2030. La sensibilità nei Comuni è cambiata, c’è maggiore disponibilità perché hanno percepito vantaggi sia economici sia a livello di immagine e per l’ambiente. D’altra parte, i costi della raccolta aumentano e per gli Enti Locali è sicuramente un problema. Siamo anche disposti a riconoscerne una parte, puntando però a una maggiore qualità di carta e cartone riciclati, ricavando quindi più valore.

EDP Energia Italia, l’energia del sole bacia la transizione energetica

L’energia del sole è una delle fonti sostenibili più richiesta in Europa, con già casi d’uso di successo nell’industria della carta.

Davanti alla sfida del cambiamento climatico, la transizione energetica è la chiave per affrontarla. In questa direzione EDP rappresenta un partner affidabile per la sostenibilità ambientale delle imprese. Dal 2010, infatti, investe nella transizione energetica italiana verso fonti di energia più pulite tramite EDP Renewables con la produzione di energia elettrica green, che alimenta la rete italiana e viene fornita a famiglie, aziende e città italiane e dal 2019il focus di EDP si è ampliato attraverso EDP Energia Italia, dedicata alle soluzioni di energia solare decentralizzata per le aziende.

In meno di quattro anni, EDP Energia Italia ha già stipulato più di 1000 contratti di installazione solare in Italia, per una capacità totale di oltre 130 MWp, utilizzando tetti aziendali, pensiline solari e terreni disponibili (equivalenti alla dimensione di 130 campi da calcio).

I vantaggi della decarbonizzazione

Adattando le attività agli obiettivi di decarbonizzazione, le aziende possono godere di importanti benefici economici. Infatti, producendo e utilizzando energia pulita, è possibile ottenere risparmi sull’elettricità proveniente dalla rete di circa il 30%. Ciò producendo localmente parte delle proprie necessità energetiche con la fonte rinnovabile più economica come l’energia solare decentralizzata.

Guadagnando maggiore sostenibilità e criteri ESG, l’azienda trova inoltre una nuova fonte di prosperità economica. Da un lato la transizione ecologica crea nuovi posti di lavoro; dall’altro migliora la reputazione presso la catena di fornitura e i clienti. In più, contribuisce alla sicurezza e indipendenza energetica, proteggendo da interruzioni di fornitura e dall’aumento dei prezzi.

Tre mosse per ridurre l’impronta ambientale

Nel nostro Paese gli obiettivi di transizione energetica non possono essere raggiunti se le aziende non accelerano la loro decarbonizzazione. Ciò può avvenire in molti modi. Innanzitutto attraverso l’uso di elettricità rinnovabile prodotta nei propri stabilimenti, riducendo il consumo di energia dalla rete, che nel 2023 aveva ancora un mix di tecnologie da fonti rinnovabili e fossili (solo il 46% da fonti rinnovabili).

Altrettanto importante è la sostituzione del gas e di altre fonti fossili con fonti rinnovabili combinate con nuove tecnologie pulite. Gli esempi sono stoccaggio elettrico ed elettrificazione dei processi termici con accumulo di calore. Via libera, infine, all’adozione di veicoli a mobilità elettrica e altre soluzioni sostenibili.

L’energia del sole per un’Europa green

EDP si è evoluta verso un portafoglio sempre più allineato a questa  transizione. In particolare, attraverso EDP Energia Italia che si concentra sull’energia solare distribuita (Solar DG) per le aziende.

L’energia solare è la fonte di energia a più rapida crescita in Europa. È sostenibile (energia pulita) e inesauribile. Durante la sua vita utile, un impianto solare genererà 30 volte più energia dell’elettricità necessaria per fabbricarlo.

Al tempo stesso l’energia del sole è sinonimo di risparmio. Difatti, protegge le aziende dalle fluttuazioni dei prezzi dell’elettricità. Inoltre, rappresenta un investimento competitivo con tassi di rendimento molto attraenti per i clienti business e un ritorno dell’investimento dopo 4-6 anni (dati di EDP).

L’esperienza di EDP dal mondo all’Italia

EDP Energia Italia è parte di una compagnia globale con presenza in quattro regioni del mondo (Europa, Nord America, Sud America, Asia- Pacifico). Perciò ha accesso a un’importante esperienza nello sviluppo, installazione e gestione di soluzioni solari decentralizzate per aziende di tutte le dimensioni.

In Italia, EDP offrendo ai suoi clienti due modalità di business. Il primo è il modello as a service. Il vantaggio? Non richiede alcun investimento iniziale poiché EDP installa, gestisce e mantiene il sistema solare durante il contratto, condividendo con il cliente i benefici economici.

Il secondo è il modello transazionale. Questo è indirizzato a quei clienti che desiderano possedere e gestire il proprio progetto solare o preferiscono finanziarlo sul mercato.

In Italia, EDP ha anche un investimento significativo in progetti di energia rinnovabile su larga scala. Infattiè un importante attore nei settori eolico e solare, tra gli altri. Lo dimostrano i progetti operativi nel Lazio, Puglia, Campania e Sicilia. Attualmente, l’azienda ha 229 MW in esercizio e 364 MW in costruzione. Quest’anno ha inaugurato due progetti solari su larga scala in Italia (Boccadoro, 10 MWp e Tuscania, 72 MWp). 

L’energia del sole al servizio dell’industria della carta

Lo scorso anno, EDP in Portogallo è stata scelta da The Navigator Company per creare un  parco solare. Un’implementazione che sarà uno dei più grandi destinati all’autoconsumo aziendale nel Paese. The Navigator Company è un produttore di polpa di cellulosa e carta in Portogallo; inoltre, è uno dei maggiori produttori mondiali di carta per ufficio di alta qualità, presente anche in Italia.

L’impianto solare da 17 MWp sarà installato presso il complesso industriale di Navigator a Figueira da Foz. Si tratta di una delle unità più efficienti in Europa. Un risultato raggiunto grazie all’implementazione di un piano di investimenti in tecnologie che utilizzano fonti di energia rinnovabile.

L’investimento di The Navigator Company

L’investimento più significativo riguarda una nuova caldaia a biomassa. Questa soluzione permette di sostituire i combustibili fossili con la biomassa per generare l’elettricità e il vapore necessari ai processi di produzione della polpa e della carta. La caldaia, inaugurata nel 2020, ha ridotto del 63% le emissioni complessive del complesso di Figueira da Foz nel 2022 rispetto al 2018, l’anno di riferimento per la Roadmap to Carbon Neutrality di The Navigator Company.

I 26.000 pannelli solari forniranno elettricità pulita al complesso. Qui ha sede la prima fabbrica integrata del Gruppo per la produzione di polpa e carta alimentata esclusivamente da fonti rinnovabili. Questo progetto promuoverà un consumo energetico più sostenibile. Inoltre contribuirà a ridurre la domanda energetica di Navigator; ciò consentirà all’azienda di ridurre i costi energetici nei prossimi anni.

Una volta installato, il parco solare sarà il più grande progetto di EDP destinato all’autoconsumo in Portogallo. In pratica coprirà un’area equivalente a circa 17 campi da calcio. Concretamente avrà la capacità di produrre 26 GWh di elettricità all’anno. Una quantità sufficiente per soddisfare il fabbisogno energetico annuo di circa 10.500 famiglie.

Una tecnologia innovativa per catturare l’energia del sole

Oltre alle dimensioni, questa centrale stabilisce un punto di riferimento in Portogallo per l’innovazione. Infatti è uno dei primi impianti a utilizzare moduli di pannelli solari bifacciali. Questa tecnologia consente ai pannelli di catturare la luce solare su entrambi i lati, aumentando la capacità del parco fino al 30%.

Inoltre il progetto consentirà di evitare l’emissione di oltre 7.000 tonnellate di CO2 ogni anno. Questi investimenti accelerano il progresso verso l’obiettivo di Navigator di raggiungere la neutralità carbonica nei propri complessi industriali entro il 2035. In più consolidano EDP come il principale partner solare per le aziende.

Fondo Italiano d’Investimento entra nel capitale di Scatolificio del Garda con una quota di maggioranza

Fondo Italiano d’Investimento SGR comunica il proprio ingresso con una quota di maggioranza nel capitale della società Scatolificio del Garda azienda con sede principale a Pastrengo (Verona) attiva nella produzione e distribuzione di imballaggi a base carta e articoli monouso eco-sostenibili per l’industria alimentare e delle bevande.

L’operazione, la quarta realizzata tramite il Fondo Italiano Agri&Food – FIAF, il veicolo settoriale con cui Fondo Italiano sostiene le eccellenze della filiera agroalimentare italiana, mira a supportare la famiglia fondatrice Sandri nell’ulteriore fase di sviluppo aziendale prevista nei prossimi anni. Tra gli obiettivi, in particolare, il sostegno alla crescita organica di Scatolificio del Garda, con focus particolare sull’espansione all’estero, l’ampliamento della gamma prodotti ed un piano di investimenti in grado di incrementarne ulteriormente capacità ed efficienza produttiva.

L’ingresso del FIAF nel capitale consentirà inoltre possibili eventuali acquisizioni che permetteranno all’azienda di consolidare ed allargare il proprio portafoglio prodotti in nuovi segmenti e/o geografie, sia attraverso partnership mirate che con una propria presenza industriale diretta.

Fondata nel 1969 dalla famiglia Sandri, la società è attiva in due stabilimenti di proprietà con oltre 25 mila metri quadrati di area produttiva – a Pastrengo (Verona) e Boffalora (Milano) – e attraverso

tre piattaforme logistiche situate anch’esse in provincia di Verona. Forte di oltre 10 milioni di euro di investimenti realizzati negli ultimi 5 anni, destinati all’introduzione di nuovi impianti e macchinari tecnologicamente all’avanguardia, Scatolificio del Garda produce e distribuisce una gamma completa di contenitori destinati principalmente agli ambiti gelateria, lattiero-caseario, beverage, snack e, più in generale, al take away/home delivery, per la quasi totalità realizzati da fonti rinnovabili di origine vegetale, riciclabili e biodegradabili/compostabili. Con ricavi che sfiorano i 45 milioni di euro – di cui circa un quarto generati all’estero – Scatolificio del Garda si rivolge oggi sia al canale industria che a quello food service, tramite vendite dirette o attraverso agenti operanti in tutto il territorio nazionale.

Luca Sandri manterrà il ruolo di CEO e Presidente dell’azienda e continuerà ad essere affiancato da Stefano Zardini come Direttore Generale.

Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro il mese di aprile 2025 ed è subordinato alle usuali condizioni legate ai requisiti di legge.

Marco Pellegrino, Senior Partner di Fondo Italiano, dichiara: “Siamo particolarmente felici di poter affiancare Luca Sandri e tutta la sua squadra nel progetto di accelerazione della crescita di Scatolificio del Garda, azienda di cui abbiamo apprezzato, oltre ai risultati economici, anche la qualità e sostenibilità ambientale dei suoi prodotti e la reputazione di cui gode sul mercato. Scatolificio è un’azienda totalmente eco-friendly, che sa coniugare performances eccellenti e salvaguardia ambientale.

Riteniamo che il supporto strategico ed il network relazionale di Fondo Italiano possano aiutarla a cogliere tutte le opportunità di sviluppo che il mercato oggi offre agli specialisti del packaging a base carta e articoli monouso per il food & beverage, rafforzandone ulteriormente leadership di mercato e posizionamento competitivo”.

Luca Sandri, CEO di Scatolificio del Garda, dichiara: “Sono molto soddisfatto per l’ingresso di Fondo Italiano, tramite FIAF, nel capitale della nostra società ed entusiasta di realizzare insieme ulteriori importanti passi di crescita. Inoltre, grazie all’ingresso di FIAF, avremo le risorse per realizzare una campagna di acquisizioni mirate e ad alta valenza strategica per il nostro settore, continuando a soddisfare la domanda vieppiù crescente di contenitori biodegradabili/compostabili e riciclabili a base carta ed altri materiali eco-sostenibili, da sempre al centro della nostra offerta di prodotto”.

Il Fondo Italiano Agri&Food – FIAF, tra i programmi di investimento strategici del Piano Industriale 2022-2025 di Fondo Italiano d’Investimento, ha già nel proprio portafoglio le società Corradi e Ghisolfi (Corte de’ Frati, Cremona), Pasta Berruto (Carmagnola, Torino) e Trinità S.p.A. – Industria Salumi (Vallese di Oppeano, Verona). A seguito del perfezionamento di questo investimento, il quarto negli ultimi 15 mesi, il Fondo avrà richiamato oltre il 40% della sua dotazione attuale.

Faro Bearings, cuscinetti per supporti di cilindri ondulatori di cartone

Faro Bearings annovera tra i propri prodotti di spicco l’intera gamma di cuscinetti destinati ai più noti modelli di macchine che producono cartone ondulato.
I cilindri ondulatori sono componenti essenziali all’interno delle linee di produzione del cartone ondulato, un materiale ampiamente utilizzato per l’industria degli imballaggi e delle scatole.


Per assicurare una produzione efficiente e di alta qualità, permettendo una rotazione fluida e precisa i cuscinetti Faro Bearings di supporto dei cilindri sono caratterizzati da:

• Maggiore durata di servizio. Gli anelli dei cuscinetti sono realizzati in acciaio di alta qualità accoppiati a una gabbia in bronzo centrifugato completamente lavorata.

• Alta capacità di carico. I cuscinetti sono progettati per sopportare gravosi carichi radiali ed assiali generati dal processo di ondulazione.

• Precisione ed affidabilità. La precisione è importante per mantenere l’uniformità delle onde prodotte. Eventuali difetti nel movimento del cilindro possono portare ad imperfezioni nel cartone.

• Gioco radiale speciale. Faro Bearings ha individuato un gioco radiale bilanciato che permette di assorbire le fisiologiche dilatazioni degli anelli interni nella fase di avviamento della macchina pur mantenendo un valore corretto quando la struttura ha raggiunto la temperatura di regime.

• Resistenza al calore. Durante il processo di ondulazione, i cuscinetti sono sottoposti a temperature superiori a 200 °C.Faro Bearings ha pertanto previsto sugli anelli dei cuscinetti uno speciale trattamento termico che garantisce di operare in maniera ottimale in tali condizioni.

La scelta adeguata dei materiali per i cuscinetti e un sistema di lubrificazione efficiente sono dunque aspetti importanti per assicurare la loro durata nel tempo e un’efficienza operativa ottimale, evitando così costosi fermi macchina e interventi di manutenzione eccessivi.

I cuscinetti
L’applicazione tradizionale dei cuscinetti utilizzata sui rulli ondulatori richiede l’uso di due cuscinetti orientabili a rulli o due cuscinetti a rulli cilindrici (uno trattenuto/uno flottante).
Il cuscinetto orientabile a rulli consente una capacità di carico estremamente elevata in relazione al rapporto diametro d/D (la serie normalmente utilizzata è ISO 240 . . . K30-AH). Inoltre, la sua proprietà autoallineante compensa gli inevitabili disallineamenti.
Possono sorgere problemi con il cuscinetto “estremità mobile” lubrificato con grasso a causa del potenziale pericolo di blocco o grippaggio nel suo alloggiamento. Per evitare ciò, una soluzione pratica è l’“applicazione mista” di un cuscinetto orientabile a rulli sul “lato trattenuto” e di un cuscinetto a rulli cilindrici sul “lato mobile”. Infatti, poiché il cuscinetto a rulli cilindrici è progettato per consentire lo scorrimento tra la pista interna e gli elementi volventi, si tratta di una soluzione che compensa la dilatazione assiale del rullo ondulatore. Le necessarie capacità di autoallineamento possono essere assicurate anche attraverso una superficie sferica dell’anello esterno accoppiata con un anello dell’alloggiamento di allineamento. Nella maggior parte dei casi è possibile mantenere lo stesso diametro/dimensioni del cuscinetto orientabile a rulli utilizzato.

Isolamento termico
Con le temperature del vapore attualmente impiegate nelle macchine moderne e l’avvento della lubrificazione a grasso, le condizioni di lavoro dei cuscinetti sono diventate estremamente severe, quasi ai limiti operativi.
Attualmente sul mercato sono disponibili pochi grassi ad alte prestazioni in grado di resistere alle temperature estreme, ai carichi, alle vibrazioni e al livello di stabilità richiesto dall’applicazione.


Faro Bearings suggerisce che un’alternativa sia migliorare le condizioni operative dei cuscinetti isolando termicamente il foro interno del cilindro. In linea di principio, il metodo prevede il passaggio del vapore attraverso un tubo di acciaio che corre lungo la lunghezza del cilindro creando uno strato d’aria tra il tubo e il perno. Ulteriori miglioramenti possono essere ottenuti isolando efficacemente il giunto del vapore dalla faccia terminale del perno.

In conclusione, l’efficienza dei cilindri ondulatori nelle linee di produzione del cartone ondulato dipende in modo significativo dalla qualità e dall’affidabilità dei cuscinetti, gli elementi base che riconfermano la mission aziendale di Faro Bearings

Efficientamento e ottimizzazione Made in Mingazzini

Un partner affidabile e tecnologicamente avanzato, capace di offrire soluzioni su misura e di alta qualità nel settore dei generatori di vapore industriali.

Mingazzini, storica azienda di Parma giunta alla quarta generazione, si conferma un punto di riferimento per soluzioni tecnologiche avanzate, ideali per mantenere una competitività strategica in un contesto internazionale.

Con quasi cento anni di storia e oltre 10.000 generatori installati in tutto il mondo, Mingazzini ha saputo affermarsi come uno dei principali fornitori di generatori di vapore industriali. Nonostante la crescita continua, l’azienda rimane a conduzione familiare, fedele ai valori trasmessi di generazione in generazione. Questa combinazione fra tradizione e innovazione tecnologica rappresenta il vero Made in Italy, riconosciuto e ammirato globalmente.

Mingazzini ha sempre adottato una visione imprenditoriale orientata all’innovazione dei processi. La modernizzazione e l’efficientamento sono strumenti preziosi per le aziende e Mingazzini assicura impianti all’avanguardia nel settore cartario. La qualità dei prodotti è garantita da numerose certificazioni e si manifesta in ogni fase, dalla progettazione alla fabbricazione fino al collaudo, offrendo massima sicurezza e affidabilità.

Il recente rebranding di Mingazzini, con la presentazione del nuovo logo, segna un cambiamento significativo non solo estetico, ma anche simbolico. L’elegante fusione iconografica dei numeri 9 e 5, richiama il precedente logotipo, mantenendo un filo di continuità con il passato mentre l’azienda si proietta verso il futuro. Questa integrazione morbida non solo celebra gli anni di attività dell’azienda, ma simboleggia anche una costante evoluzione e rinnovamento all’interno della tradizione.

Il design del nuovo logo, moderno e dinamico, riflette la capacità di Mingazzini di adattarsi ai cambiamenti del mercato e alle nuove tecnologie, senza perdere di vista l’essenza che ha permesso la sua crescita e il suo successo. La decisione di armonizzare i numeri 9 e 5 sottolinea la coesione tra l’esperienza acquisita nel passato e le nuove sfide che l’azienda è pronta ad affrontare.

Uno dei punti di forza di Mingazzini è proprio la combinazione di tradizione e innovazione. La tradizione è vista come una garanzia di qualità, mentre l’aggiornamento tecnologico costante, sia di prodotto che di processo, è il segno distintivo dell’innovazione. L’attività di ricerca e sviluppo dell’azienda è costantemente focalizzata sull’introduzione di soluzioni innovative che permettono la realizzazione e la gestione moderna ed efficiente delle centrali termiche di qualsiasi dimensione, utilizzate nei più disparati ambiti operativi e a qualsiasi latitudine.

L’innovazione in Mingazzini è inoltre sempre più orientata al green. Non si tratta solo di ridurre l’impatto ambientale, ma anche di liberare risorse importanti grazie all’efficientamento e al risparmio energetico. Un approccio che consente un rapido ammortamento degli investimenti tecnologici grazie al contenimento dei costi gestionali. La qualità, pilastro fondamentale per Mingazzini, si riflette anche nella cura dei dettagli del nuovo logo. L’innovazione, che guida ogni sviluppo e ogni prodotto dell’azienda, è evidente nella modernità del design. Non ultima, la sostenibilità, valore imprescindibile per il futuro dell’industria, è rappresentata dalla scelta di un logo che mira a durare nel tempo, proprio come gli impianti che realizza l’azienda.

Collaborare con Mingazzini significa avere al proprio fianco un partner serio e collaborativo che offre un elevato livello di servizio sia prima che dopo la vendita. L’azienda segue internamente tutte le fasi di sviluppo del prodotto, utilizzando le tecnologie più moderne per realizzare soluzioni personalizzate che soddisfano le specifiche esigenze dei clienti. Questo approccio contribuisce alla creazione di prodotti di alta qualità, espressione del vero Made in Italy.

Produttività, efficienza, riduzione degli sprechi

Mingazzini si posiziona come protagonista di mercato, offrendo generatori di vapore altamente affidabili e capaci di massimizzare il risparmio energetico, nel rispetto dell’ambiente e delle normative sulle emissioni. Ogni impianto è progettato con cura ed esperienza, come un abito sartoriale su misura. L’azienda si occupa anche di telecontrollo, connettendo gli impianti in rete e permettendo di gestirli giornalmente in base ai flussi produttivi, fino ad arrivare alla manutenzione predittiva. È infatti possibile monitorare i consumi specifici, ossia la quantità di vapore prodotta per metro cubo di gas metano, grazie a un registro storico modificabile nel tempo. Questo consente di monitorare le prestazioni e individuare eventuali deviazioni, facilitando la manutenzione predittiva e prevenendo fermi macchina improvvisi.

In un’epoca di continua evoluzione, è essenziale progettare e realizzare prodotti che migliorino la produttività e l’efficienza, riducendo gli sprechi. Mingazzini punta sull’innovazione e sulla digitalizzazione per offrire prodotti che rispettino le normative sempre più rigorose sulla sicurezza e sull’ambiente. L’azienda supporta i clienti nella scelta del prodotto più adatto, tenendo conto della sostenibilità e cercando il giusto equilibrio tra prezzo, prestazioni ed emissioni.

Grazie alla sua consolidata filosofia organizzativa, Mingazzini rappresenta un partner strategico ad alta tecnologia per un pubblico internazionale. Anche l’efficienza è sempre ai massimi livelli tecnicamente raggiungibili: tutti i generatori di vapore della serie PB di Mingazzini hanno un rendimento base del 90% che può raggiungere anche il 99% con personalizzazioni specifiche.

La serie di generatori di vapore PB di Mingazzini, caratterizzata da tre giri a fiamma passante, è in grado di coprire una vasta gamma di capacità, da 2.000 a 30.000 kg/h, con pressioni di bollo che variano da 12 a 25 bar. La serie PVR, con inversione di fiamma, offre invece capacità da 350 a 4.000 kg/h, anch’essa con pressioni di bollo da 12 a 25 bar. Entrambe queste tipologie di generatori garantiscono una straordinaria affidabilità nel tempo e possono essere personalizzate per ottenere pressioni più elevate su richiesta.

Da notare che tutti i generatori di vapore delle serie PB e PVR offrono un rendimento di base del 90%. Inoltre, in base al numero di ore di lavoro e al tipo di combustibile utilizzato, è possibile fornire sistemi di recupero energetico dedicati al singolo generatore, con potenziale di rendimento fino al 97,5%. Rendimenti ancora superiori possono essere raggiunti con sistemi di recupero energetico personalizzati, progettati su misura per ciascun cliente. Questi sistemi spingono al massimo la condensazione dei fumi di caldaia, recuperando la massima quantità di calore latente contenuto in essi, consentendo di raggiungere rendimenti massimi fino al 99%.

Dati che attestano come l’approccio di Mingazzini consenta di ammortizzare rapidamente gli investimenti tecnologici attraverso la riduzione dei costi gestionali.

Assemblea Pubblica di Federazione Carta Grafica, con 27,2 miliardi di euro di fatturato nel 2023 si conferma un’eccellenza del Made in Italy

Si è svolta presso Palazzo Rospigliosi, “La sfida della transizione: dalla prospettiva europea a quella globale” l’Assemblea Pubblica di Federazione Carta e Grafica che rappresenta gli interessi dei produttori di carta, dei trasformatori nelle diverse articolazioni (dalla stampa, all’imballaggio, nelle diverse tipologie, incluso il flessibile) e dei produttori delle tecnologie per la stampa e l’imballaggio.

“Nel 2023 il valore di fatturato dei settori appartenenti alla Federazione si “assesta” a 27,2 miliardi di euro (-13,4% 2023/2022), cioè l’1,3% del Pil nazionale. Il saldo della bilancia commerciale con l’estero si conferma positivo in valore assoluto a 3,7 miliardi di euro. Si stima che la filiera coinvolga oltre 16.000 aziende, con più di 160.000 addetti” afferma Michele Bianchi, Presidente della Federazione Carta e Grafica nella sua relazione introduttiva.

Un calo di fatturato che accomuna, con intensità diverse, tre settori su quattro della Federazione, con la positiva eccezione del settore delle macchine per la grafica e la cartotecnica, che ha una favorevole crescita del 3,6%. Il calo del fatturato è intenso soprattutto per il settore cartario (-26,6%) e per il settore grafico (-11,5%), mentre è più moderato per il settore cartotecnico trasformatore (-5,5%)* (Nota Congiunturale allegata).

“Tuttavia, se inseriamo questi numeri in un contesto europeo e internazionale, il quadro che si profila è quello di una Federazione che rappresenta una parte significativa del Made in Italy” sottolinea Bianchi.

L’industria cartaria italiana è seconda in Europa, dopo la Germania, con il 10,2% dei volumi complessivi dell’area. L’Italia è leader mondiale nelle macchine per la stampa rotocalco e flessografiche e in quelle per la cartotecnica e il converting.

L’industria grafica italiana è seconda in Europa per fatturato, dopo la Germania, con una quota percentuale del 14,8% ed è seconda anche per numero di imprese e numero di addetti. L’industria cartotecnica trasformatrice italiana è seconda in Europa per fatturato, dopo la Germania, con una quota percentuale del 16,9%, prima per imprese e seconda per addetti.

“Tutto questo” precisa Michele Bianchi “va inserito in un contesto che, data l’attuale attenzione ai temi di sostenibilità, ne aumenta l’importanza soprattutto in termini di economia circolare. I nostri stampati e imballaggi utilizzano la carta come prevalente materia prima, ovvero un materiale rinnovabile, riciclabile, biodegradabile e compostabile, caratteristiche ampiamente riconosciute dalla recente approvazione della PPWR. In Italia il 70% delle fibre utilizzate è carta da riciclare, il tasso di raccolta ha raggiunto il 75%, mentre negli imballaggi il riciclo ha oltrepassato l’85%. In quest’ultimo ambito siamo primi in Europa e abbiamo già conseguito l’obiettivo fissato al 2030” evidenzia Bianchi che aggiunge “Come Federazione Carta e Grafica abbiamo espresso pubblicamente soddisfazione per l’esito finale dell’iter legislativo sul Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio. Abbiamo infatti scritto alla Presidenza del Consiglio e al MASE e al MIMIT ringraziandoli per il lavoro svolto dal Governo italiano su questo provvedimento europeo”.

Federazione Carta e Grafica è fortemente impegnata, insieme a Fondazione Einaudi, anche sui temi dell’importanza della lettura e della scrittura su carta, abitudini pratiche irrinunciabili a tutte le età. “E’ stato il loro progressivo abbandono, per il dilagare degli strumenti digitali, ad impattare sull’apprendimento soprattutto nelle nuove generazioni. L’abuso di digitale, specie nei giovanissimi, rischia seriamente di comprometterne il linguaggio, la conoscenza, la memoria” conclude infine il Presidente Bianchi.

Monica D’Ambrosio di Ricicla TV ha introdotto il dibattito sui temi della transizione e della competitività a livello europeo con gli interventi di Lara Ponti, Vice Presidente Confindustria alla Transizione Ambientale e obiettivi ESG e Edo Ronchi, Presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile.

L’Europa ha disegnato un piano ambizioso di transizione ecologica che deve però essere supportato da importanti investimenti di politica industriale uniti a piani concreti e fattibili di implementazione, così come stanno facendo Usa e Cina.

“Dal nostro punto di vista sono necessari un sistema unico di investimenti, che diventi attrattivo per i capitali esterni perché le risorse richieste sono ingenti; un sistema unico che regoli le disparità di costi e capacità di spese, perché la competizione non sia interna all’Europa ma verso l’esterno. E infine Regole chiare e semplici, perché non diventino zavorre o costi aggiuntivi, che graverebbero con maggior peso sulle aziende più piccole che hanno meno risorse e competenze da dedicare a questi aspetti.

La vera forza dell’impresa italiana è l’innovazione e la capacità di rispondere ai problemi con soluzioni innovative. Ma anche questa capacità va supportata con continuità così come ha fatto Industry 4.0. Siamo ora in attesa del 5.0 ma quello di cui abbiamo bisogno è una visione a medio-lungo periodo, una visione di paese e di politica industriale organica e allineata alle evoluzioni del mondo contemporaneo. Per tutte queste ragioni il nostro impegno a Roma e Bruxelles sarà costante, mettendo a sistema comune quanto già fanno anche le realtà territoriali. Insieme dobbiamo diventare capaci di costruire un sistema efficiente, propulsivo, sicuro, da lasciare in eredità alle nostre figlie e ai nostri figli” ha affermato Lara Ponti durante il dibattito.

“La filiera Carta e Grafica è un pilastro fondamentale del sistema produttivo italiano e un eccezionale esportatore dell’eccellenza del Made in Italy sul mercato globale” ha sottolineato Valentino Valentini, viceministro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, concludendo il dibattito. “Oggi, oltre alla difficoltosa congiuntura geopolitica, ci troviamo ad affrontare la doppia transizione, digitale ed ecologica, che richiede investimenti pubblici e privati per mettere le imprese nella condizione di competere a livello internazionale. Come riconosciuto anche dalla Commissione europea, dobbiamo implementare strumenti adeguati che permettano di coniugare il rispetto di parametri green e sostenibilità economico-sociale. Come esecutivo abbiamo lavorato con successo in sede europea per migliorare il Regolamento in materia di imballaggi, per la riprogrammazione delle risorse del PNRR e per il nuovo capitolo RePower EU, consentendo di destinare alle imprese ulteriori 14 miliardi di euro. Grazie a tale rinegoziazione e ai 6,3 miliardi derivanti dal RePower EU abbiamo potuto delineare Transizione 5.0 che sarà operativa nelle prossime settimane e che punta a rafforzare il nostro tessuto produttivo e a coniugare green e digitale”.

Assemblea Pubblica Assocarta, Italia 2° produttore e utilizzatore di carta da riciclare in Europa

L’Assemblea Pubblica di Assocarta, introdotta dal Direttore di Civita Simonetta Giordani e moderata da Giovanna Pancheri di SkyTg24 che ha intervistato il Presidente di Assocarta Lorenzo Poli sullo stato di salute del settore cartario italiano e sulle principali sfide della competitività, si è svolta a fine giugno presso l’associazione Civita a Roma.

“L’Italia, nel 2023, con una produzione di carta e cartone di 7,5 milioni di tonnellate (-14% 2023/2022), si riconferma secondo produttore europeo, dopo la Germania – afferma Lorenzo Poli all’apertura dell’Assemblea – una posizione conquistata negli anni, grazie alla straordinaria sostenibilità del nostro comparto, nonostante un livello produttivo paragonabile a quello del 1994 a fronte di un fatturato di 8,16 milioni di Euro (-26,6% 2023/2022)”.*

Nei primi 4 mesi 2024/2023 si registra, invece, una ripresa del 7,9% ma i volumi restano al di sotto di quelli del 2018. Leggero recupero del 2% per le carte e cartoni per packaging, del 6,4% per le carte per usi igienico-sanitari. Parziale la ripresa delle carte per usi grafici (+37%), i cui volumi restano al di sotto di quelli rispetto agli anni precedenti.

“Il comparto cartario è garanzia di occupazione e formazione di qualità, con risorse umane “al centro” della cartiera. Stiamo lavorando nel divulgare ai giovani le prospettive di crescita e il ruolo della formazione del nostro settore che investe in tecnologia e innovazione. Con gli interlocutori sindacali abbiamo condiviso un nuovo sistema di classificazione forza lavoro basato sulla professionalità delle risorse” spiega Poli.

“Il settore cartario ha la fibra giusta per essere sostenibile, rinnovabile e circolare. E in tempi di greenwashing ed etichettature ambientali, può raccontare (e documentare) che le fibre vergini non provengono da deforestazione e che le carte da riciclare utilizzate rappresentano circa il 70% della materia prima fibrosa, mentre nell’imballaggio il tasso di riciclo è già oltre l’85% e il tasso di raccolta della carta oltre il 75%. Non vi è quindi modo di trovare in Italia e in Europa carta che possa essere in qualche modo collegata ai tragici fenomeni di deforestazione, rispetto ai quali il settore è estraneo”** sottolinea Poli.

L’economia circolare del settore, riconosciuta anche dalla recente approvazione della PPWR, è una infrastruttura della manifattura italiana che presenta un difficile equilibrio da ricercare tra competitività e sostenibilità.

“Grazie al Comieco abbiamo il miglior sistema di raccolta di carta da riciclare europeo e mondiale, con un livello di raccolta di cartone e cartone che, nel 2023, ha raggiunto i 6,9 milioni di tonnellate di cui oltre 5 utilizzate nelle cartiere italiane. L’Italia è infatti 2° utilizzatore europeo, sempre dopo la Germania” sottolinea Poli.

Tuttavia le cartiere italiane stanno girando all’80% della capacità produttiva a motivo di una domanda debole, sia nazionale che estera, condizionata da un contesto economico sostanzialmente stagnante, dal lento rientro dell’inflazione, che ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori, e di una generale perdita di competitività.

“Da un lato i costi delle materie prime vergini ma soprattutto della carta da riciclare il cui export è aumentato quest’anno del 48% (2023/2022), del 133% verso l’India. Vorremmo poter chiudere il ciclo del riciclo in Italia garantendo materia ai nostri impianti. Dall’altro gli obiettivi di decarbonizzazione che vorremmo centrare mantenendo la competitività sui mercati con prezzi energetici politicamente indirizzati come nei paesi europei limitrofi. Come Europa dovremmo lavorare su politiche energetiche che implichino un prezzo europeo dell’energia” conclude Poli.

“Occorre un prezzo unico europeo dell’energia per evitare le asimmetrie che rischiano di distruggere il mercato unico. La differenza di costo tra ciò che paga per l’energia l’industria italiana rispetto alle concorrenti francesi, spagnole e tedesche e’ ormai insostenibile. Così come è necessaria una regola comune e uguale in tutti i paesi europei per l’utilizzo dei proventi del sistema ETS” afferma Antonio Gozzi, Special Advisor Confindustria con delega alla autonomia strategica europea, piano Mattei e competitività intervenuto all’Assemblea.

Dopo la presentazione delle prime risultanze dello studio AFRY “Progetto di Decarbonizzazione dell’Industria Cartaria Italiana” da parte di Riccardo Siliprandi, Senior Principal AFRY, è seguito un dibattito, moderato da Giovanna Pancheri, con la partecipazione di Paolo Arrigoni Presidente GSE , Cristian Signoretto Presidente Proxygas, Federico Boschi Capo Dipartimento energia MASE e Antonio Gozzi.

Durante la discussione si è condivisa l’ampia panoramica delle tecnologie di decarbonizzazione in fase di studio. Dalle tecnologie già mature (fotovoltaico, eolico, ORC, stoccaggio energia elettrica verde, carbon offsetting, caldaie a biomassa, solare termico, boiler elettrici, biomassa asciugatura elettrica) a quelle che lo saranno nel breve (pompe di calore sopra i 100 °C o accumuli termici) e altre ancora a lungo termine (cattura CO2 e idrogeno).

Mentre l’efficienza energetica rimane una leva per la decarbonizzazione in quanto riduce le necessità di energia in sito, anche se molto è già stato fatto su questo aspetto. Infine, ma non meno importanti, i rifiuti del processo: incrementare significativamente il loro recupero energetico significa chiudere il ciclo del riciclo e migliorare significativamente la competitività del settore.

“Tutti gli strumenti di sostegno concepiti fino ad oggi, siano essi sull’energia elettrica o sui gas verdi (vedi biometano), sono interamente ed esclusivamente concepiti per supportare lo sviluppo di queste energie dall’unico punto di vista del produttore” commenta Lorenzo Poli, che aggiunge “Anche quando sono presenti strumenti per sostenere la decarbonizzazione e l’efficienza energetica e l’innovazione delle imprese (per esempio Transizione 5.0) l’accesso a questi strumenti è reso particolarmente difficile, proprio alle imprese che, più di tutte, hanno l’esigenza di decarbonizzare ovvero quelle che possono diventare ancora più efficienti.”

“In quest’ambito il tempo non è una variabile indipendente” conclude Poli “Dobbiamo “pareggiare” velocemente le attenzioni che gli Stati limitrofi (e quelli extra UE) mettono sulle bollette di gas e elettricità per le industrie energivore, anche sulla decarbonizzazione. “Dopo” sarà troppo tardi. Tardi perché se non recuperiamo rapidamente la competitività non riusciremo neanche a spendere le risorse per i Progetti Faro per l’Economia Circolare destinati al settore, né a cogliere l’opportunità di rendere l’Economia Circolare ancora più forte.”

Cargill, la funzione dell’amido

Ottenibile da una varietà di fonti rigorosamente naturali e sostenibili l’amido è fra le materie prime tradizionalmente più presenti nei processi dell’industria cartaria ed è oggi al centro delle riflessioni e dell’azione dell’Unione europea nel percorso verso la decarbonizzazione e la neutralità climatica

di Juha Koponen, R&D category leader di Cargill

L’amido è un prodotto a base biologica che può essere ottenuto da diverse fonti. Fra queste si ricordano qui il mais, il grano e le patate. Si tratta della quarta materia prima più presente nei processi di produzione della carta (dopo l’acqua, le fibre e i riempitivi o filler) e viene utilizzata in tutte le fasi dell’attività: dal wet-end alla spruzzatura, sino alla collatura superficiale e al rivestimento. Per quel che riguarda il wet-end, gli amidi cationici rappresentano ad oggi la soluzione ottimale per contribuire a migliorare la formatura, l’asciugatura, la capacità di assorbimento e la resistenza della carta. E al tempo stesso per consentire l’incremento del contenuto di fibre riciclate nel prodotto finale, senza che per questo si possa osservare alcuna diminuzione della qualità totale.

Le applicazioni possibili

Gli amidi nativi – si trovano naturalmente negli alimenti e non sono stati alterati chimicamente o fisicamente – rappresentano la soluzione tradizionale per la spruzzatura. Posseggono la capacità di migliorare i legami interni quando la conduttività della parte umida si presenta troppo elevata nonché nelle circostanze in cui non sia disponibile una pressa film-size. Migliorano inoltre la forza di adesione degli strati di cartone spessi (300 grammi per metro cubo e superiori).

Nelle fasi di imbozzimatura superficiale, gli amidi nativi utilizzati sono soluzioni di amido standard con bassi gradi cationici (l’esempio è CiSize di Cargill). Si tratta di soluzioni avanzate e dalla comprovata capacità di aumentare la resistenza superficiale della carta, minimizzare le eventuali perdite di stock e di ridurre i carichi di effluenti, sostituendo le più costose fibre di cellulosa con filler. Il risultato consta altresì di un’ottima stampabilità del prodotto cartario con getto d’inchiostro.

Per quel che riguarda poi le operazioni di coating, gli amidi nativi con conversione enzimatica sono fra le soluzioni più convenzionali. Gli amidi modificati (più comunemente conosciuti anche sotto il nome di destrine) possono garantire alcuni vantaggi aggiuntivi. Fra questi, si citeranno in questa sede la bassa tendenza alla retrogradazione, una migliore stabilità in condizioni di funzionamento e di rivestimento solido. Le soluzioni a base di amido di tipo più avanzato (quali CiFilm di Cargill) presentano un potere legante maggiore rispetto alle soluzioni tradizionali e consentono la sostituzione di oltre il 70% del lattice in una formulazione di rivestimento. L’ultimo sviluppo di Cargill nell’ambito del rivestimento della carta è rappresentato da un polimero solubile a freddo (si tratta per la precisione di CiCoat) che è stato studiato in maniera tale da essere facilmente disperdibile, anche a velocità di dosaggio particolarmente alte, pari a 100 chilogrammi al minuto.

Tabella di marcia

Non richiede alcuna cottura e consente di ottenere la sostituzione di lattice e addensanti in percentuali persino superiori. Ma nel segno del Green Deal e più in generale delle politiche volte alla riduzione degli impatti ambientali e delle emissioni dannose, anche le istituzioni centrali europee stanno guardando con attenzione all’amido e alle sue potenzialità. Il documento di riferimento da questo punto di vista è EU Starch Industry Decarbonization Roadmap (Tabella di marcia per la decarbonizzazione dell’industria dell’amido nell’Ue) che è stato elaborato dall’associazione dei produttori di settore Starch Europe e dato alle stampe già alla metà di ottobre del 2022. In base a questo programma l’uso dell’amido nella produzione della carta e del cartone può offrire un contributo significativo per il pieno raggiungimento dell’obiettivo della neutralità climatica nel vecchio continente. Scendendo in maggior dettaglio, il crescente ricorso al riciclo della carta e del cartone e la sostituzione – proprio con la carta – delle materie plastiche tradizionalmente utilizzate per una vasta serie di applicazioni potrebbero risultare più difficili senza l’uso dell’amido o delle soluzioni a base di amido. Queste ultime si possono presentare anche nelle vesti di una valida alternativa a svarieti ingredienti di origine fossile (quali per esempio il lattice, l’alcol polivinilico e altri ancora) che tuttora caratterizzano molti dei processi dell’industria cartaria.

L’impegno della politica e quello dell’industria

Nell’ottobre del 2022, esponenti dell’industria europea dell’amido hanno annunciato l’intenzione di ridurre le emissioni di gas serra o GHG (Scope 1 e 2) del 25% per tonnellata di amido prodotto entro il 2030. Produttori come Cargill hanno ben presto sposato la causa. L’azienda punta infatti a ridurre le emissioni di gas serra nelle sue attività (Scope 1 e 2) del 10% entro il 2025 e del 30% per tonnellata di prodotto venduto entro il 2030 all’interno della sua catena di fornitura (Scope 3). L’intenzione è tuttavia quella di spingersi anche più in là. Cargill ha maturato la consapevolezza che la maggior parte dell’impronta ambientale generata dall’amido (77%) si verifica al livello delle aziende agricole. A darne prova e testimonianza è stato un recente studio sulla valutazione del ciclo di vita (LCA o Life-cycle assessment) nuovamente firmato da Starch Europe). Per contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico, alla rigenerazione del suolo e a un più razionale ed efficiente sfruttamento delle risorse idriche, Cargill ha messo a punto un programma volontario di agricoltura rigenerativa market-based (la denominazione è Cargill RegenConnect®). Il suo obiettivo è quello di supportare i coltivatori nel tentativo di migliorare il complessivo stato di salute delle terre e di decarbonizzare allo stesso tempo la catena di approvvigionamento dell’agricoltura. Anche per questi motivi non sembra azzardato affermare che starch sia quasi sinonimo di star e dunque un sostantivo adeguato a indicare una autentica stella inespressa della manifattura sostenibile europea e globale e segnatamente nei comparti cartario e del cartone. Propone soluzioni green trasversali a tutte le fasi del processo produttivo e Cargill ne è fra i principali promotori. La multinazionale statunitense si sta infatti concentrando fortemente sul miglioramento del profilo di sostenibilità del suo processo produttivo e della relativa catena di fornitura e approvvigionamento, rendendosi in toto partecipe dei traguardi fissati dalla roadmap europea per la decarbonizzazione.

Non solo amido: la sostenibilità secondo Cargill

Cargill ha ufficializzato l’incremento del 42% della sua produzione di energia rinnovabile dopo aver firmato cinque nuovi accordi il cui scopo è mettere in rete 300 ulteriori megawatt di capacità eolica e solare. Così, il suo complessivo portfolio di energia rinnovabile off-site si è esteso sino alla soglia dei 716 megawatt. I contratti recentemente siglati dal gruppo di Wayzata nel Minnesota svolgono un ruolo di supporto significativo per il raggiungimento da parte di Cargill del suo obiettivo di ridurre le emissioni operative assolute di gas serra del 10% entro il 2025 rispetto al valore di riferimento del 2017. La società ha già ottenuto una riduzione delle emissioni del 10,97% a partire dall’anno solare 2022. A livello globale, il portafoglio delle energie rinnovabili di Cargill, fondata nel 1865 nello Iowa e a tutt’oggi fra i più grandi family business del mondo, comprende 15 progetti in 12 Paesi. Questo patrimonio fa principalmente leva su accordi per l’acquisto di energia eolica e solare (PPA) e accordi per l’acquisto di energia flessibile (Virtual PPA o PPA Virtuale) e cioè di intese per l’acquisto di elettricità rinnovabile e relativi crediti per un periodo definito. Una volta che i cinque ulteriori contratti saranno pienamente operativi (nel 2024) si prevede che il mix di elettricità rinnovabile di Cargill possa generare una riduzione delle emissioni di CO2 per un totale di quasi 820 mila tonnellate all’anno, che equivalgono alla rimozione dalle strade di qualcosa come 200 mila veicoli alimentati a gas per un anno. L’Italia è della partita. Nella Penisola è infatti in vigore un contratto di PPA che lega Cargill a Galileo Green Energy per un progetto di solare fotovoltaico da 55 megawatt nel Mezzogiorno del Paese. La previsione è che possa fornire 990 mila megawattora di elettricità abbattendo allo stesso tempo 455 mila tonnellate di CO2 per tutta la durata dell’accordo.