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Eikelenboom è il nuovo presidente di Cepi

Marco Eikelenboom, Ceo di Sappi Europe, è il presidente di Cepi. È subentrato nel gennaio scorso a Ilkka Hämälä, Ceo di Metsä Group.

Dal 2021 Eikelenboom è a capo di Sappi Europe, con sede a Bruxelles, in Belgio. Sappi Europe fa parte di Sappi Limited, un’azienda globale con sede a Johannesburg e clienti in oltre 150 Paesi in tutto il mondo. Nel corso della sua carriera, Eikelenboom ha ricoperto diverse posizioni di alto livello all’interno di Sappi, iniziando la sua carriera in azienda nel 1997.

Il presidente uscente di Ceoi, Hämälä, forte sostenitore di un dialogo più aperto tra l’industria e le istituzioni dell’UE, ha contribuito a lanciare Circular Choices, una coalizione per una bioeconomia europea più competitiva e ambiziosa. Si tratta della più ampia coalizione finora composta da associazioni di categoria europee che rappresentano i fornitori di prodotti di alta qualità a base di legno, prodotti di carta e cartone a base di fibre, nonché imballaggi e soluzioni di energia rinnovabile, ed è sostenuta anche dai proprietari e dai gestori delle foreste dell’UE.

Eikelenboom subentrerà mentre le istituzioni dell’UE si preparano per il periodo elettorale e l’inizio di un nuovo mandato per i membri del Parlamento europeo e per un nuovo Collegio dei Commissari dell’UE. Il prossimo mandato quinquennale è già ampiamente visto come un momento critico per l’azione, in cui l’Unione Europea deve trasformare gli elementi del pacchetto legislativo Green Deal in azioni concrete e raggiungere i suoi obiettivi di riduzione e rimozione delle emissioni.

L’industria della pasta e della carta rappresentata da Cepi, e i settori più ampi del legno, delle fibre e delle energie rinnovabili, si trovano in una posizione unica per offrire soluzioni per la crescita verde, garantendo che la neutralità climatica, la bioeconomia e la competitività possano andare di pari passo in un’economia europea senza l’impiego di combustibili fossili.

Il Gruppo Fedrigoni si rafforza con la sua prima cartiera in Cina

Dopo aver concluso un anno fa un accordo industriale con Arjowiggins HKK3 Limited, proprietaria del gruppo Arjowiggins China, il Gruppo Fedrigoni ha annunciato di aver perfezionato nello scorso dicembre l’acquisizione dell’intero capitale sociale di Arjowiggins HKK3 Limited. La cartiera di Quzhou, situata nella provincia di Zhejiang, è attiva a livello mondiale nella produzione di carte traslucide, vendute con i marchi Gateway e Sylvicta, per applicazioni che spaziano dal design industriale e dalla grafica all’imballaggio di prodotti alimentari, elettronici di consumo e di lusso.

«Con la sua prima cartiera in Cina» dichiara Marco Nespolo, Ceo di Fedrigoni Group «Fedrigoni può ora rafforzare la presenza geografica nel mercato asiatico, dove ha già un’ampia rete di distribuzione in Cina, Hong Kong, Filippine, Indonesia e Bangladesh, compresi undici magazzini, un impianto di produzione di materiali autoadesivi a Hefei e uno di produzione di inserti e tag RFID a Guangzhou. L’operazione consentirà inoltre al gruppo di espandere ulteriormente il portafoglio prodotti nel segmento delle carte traslucide, che hanno il potenziale per sostituire sempre più la plastica nel packaging in quanto monomateriale completamente riciclabile».

Attualmente lo stabilimento produttivo di Quzhou conta 130 dipendenti e produce ogni anno circa 7mila tonnellate di carte traslucide. L’innovazione di prodotto legata alla transizione dalla plastica alla carta è una delle maggiori aree di investimento nella roadmap di ricerca sviluppo e innovazione per Fedrigoni e un pilastro fondamentale della sua strategia ESG al 2030.

Con Arjowiggins China salgono a 14 le M&A portate a termine da Fedrigoni negli ultimi quattro anni, di cui due nel 2024. La business unit di Fedrigoni specializzata nelle carte speciali di alta gamma, con l’acquisizione di Arjowiggins China, compie un ulteriore step di crescita. Oggi la divisione include gli storici marchi MyCordenons e Fabriano e negli ultimi quattro anni si sono uniti all’ecosistema di Fedrigoni Special Papers numerosi brand: Éclose (2021) con le soluzioni di packaging sostenibile a base cellulosa, Guarro Casas e l’esperienza nelle soluzioni per la rilegatura, Zuber Rieder con le carte più innovative per le etichette. L’offerta della divisione Fedrigoni Special Papers ruota attorno a quattro pilastri principali: Luxury Ecosystem, ampia offerta di carte speciali per i top brand del settore del lusso per il packaging e la comunicazione; Creative Communication, verticale dedicato alle applicazioni di alta gamma e all’editoria di pregio; Technical Solutions, che include tutte le soluzioni più innovative da RFID a carte intelligenti, da carte speciali che sostituiscono la plastica in molte applicazioni a carte da gioco o gift card, Art and Drawing, legato al mondo delle carte creative Fabriano. “Shaping ideas, Stories and Experiences” è il nuovo concept creativo con cui Fedrigoni Special Papers rinnova la sua promessa al mercato. Il concept nasce dalla collaborazione con l’agenzia creativa londinese Pentagram: una pagina bianca è il luogo dove nascono le idee e le carte speciali di Fedrigoni sono il mezzo attraverso il quale ogni nuova idea prende forma.

Assocarta, i nuovi obiettivi climatici al 2040 non possono prescindere dalla fattibilità economica

“I prossimi passi devono includere una valutazione approfondita, non solo degli impatti rispettivi dei diversi scenari verso la neutralità climatica, ma anche della loro fattibilità. Va considerato il contributo dell’industria cartaria che sistematicamente contribuisce alla gestione sostenibile delle foreste, alla decarbonizzazione energetica, alla circolarità e al consumo sostenibile” afferma il DG Assocarta Massimo Medugno a margine della pubblicazione della nuova comunicazione della Commissione Europea, avvenuta il 6 febbraio, sugli obiettivi climatici al 2040.
Si tratta di un testo non vincolante che avvia un processo per fissare un nuovo traguardo per i livelli di emissione di CO2 della UE. L’obiettivo proposto ieri dalla Commissione è ambizioso, come chiede la comunità scientifica, ma deve basarsi su realtà economiche complesse che nessuno degli scenari unici proposti dalla Commissione valuta in modo appropriato.

“Nel corso dell’ultimo decennio, l’UE ha dimostrato di essere leader nella politica climatica, stabilendo una direzione chiara da seguire. Adesso la Commissione dovrebbe dare priorità all’incentivazione delle aziende a scegliere l’Europa come meta per gli investimenti negli sforzi di decarbonizzazione” sottolinea Medugno.

La CEPI, confederazione europea delle industrie cartarie in linea con i rappresentanti di tutta la filiera cartaria e forestale, chiede un approccio cauto nella stima della quota di CO2 assorbita dalle foreste come parte dei modelli elaborati dalla Commissione Europea. Il cambiamento climatico ha infatti impattato sulla capacità delle foreste di funzionare come serbatoi di carbonio ed è anche importante non basarsi su un approccio basato su emissioni bilanciate attraverso ‘compensazioni’ dalla natura.
Al contrario, la Commissione deve puntare su misure che consentano gli investimenti per ridurre le emissioni.
Il costo della transizione sarà infatti elevato. A questo proposito la Commissione Europea stima la necessità di investire 1,5 trilioni di Euro l’anno solo nel settore energetico. Il primo obiettivo è di mantenere le industrie ‘made in Europe’ che investono sui territori, tramite una politica industriale che costituisca un quadro complessivo favorevole agli investimenti.

In ogni scenario, il sistema energetico dell’UE necessita di essere largamente decarbonizzato entro il 2040, poiché obiettivi ambiziosi richiedono un aumento nell’offerta di energia non fossile.
Il settore della carta è già in prima linea tra le industrie ad alta intensità energetica.
La sua specificità lo rende un candidato ideale per il primo impiego di una vasta gamma di tecnologie energetiche rinnovabili esistenti che spesso non sono ancora ampiamente utilizzate in contesti industriali.
Non è solo l’energia che deve liberarsi dai combustibili fossili, ma anche i materiali. Nel documento pubblicato ieri, uno scenario ‘Life’ quantifica anche gli effetti sul clima di stili di vita sostenibili risultanti da cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e misure di economia circolare. Lo sviluppo del settore della carta dimostra come una bio-economia circolare possa limitare le necessità di materie prime e rispondere a una crescente domanda da parte dei cittadini dell’UE per la sostenibilità sostituendo prodotti fossili con materiali alternativi derivanti fonti rinnovabili.

L’industria cartaria nelle sfide globali

Difficoltà politiche ed economiche stanno segnando il trascorrere di questi ultimi anni. Se non è possibile prevedere cosa accadrà nel futuro – anche quello più prossimo – è doveroso imparare da quanto accaduto e da quanto fatto sinora. Le imprese del settore cartario lavorano da anni ai temi poi divenuti importanti obiettivi internazionali, come la decarbonizzazione e la riduzione dei costi energetici. Occorre darle gli strumenti per consentirle di proseguire sul percorso sinora battuto, proteggendone la competitività.

il 2023 è finito e a voler tirare le somme dell’andamento degli ultimi mesi la prima considerazione da fare è la stretta attinenza della congiuntura 2023 con quanto accaduto negli ultimi anni. Sono stati anni difficili, in cui gli equilibri mondiali sono stati prima sconquassati da un’epidemia, i cui strascichi hanno poi messo a dura prova la tenuta economica di molti Paesi, poi aggravati da conflitti che, seppur circoscritti in alcune parti del globo, hanno avuto e stanno ancora avendo ripercussioni ben più ampie.

Il quadro geopolitico e quello economico hanno così finito per rendere più evidenti i punti deboli di ogni Paese e – come è ben noto – il tallone d’Achille dell’industria italiana, in genere, e di quella della filiera carta e stampa, in particolare, si chiama energia.

Un tema che non si deve limitare ai confini aziendali, ma che riguarda l’intero Paese e la tenuta della sua capacità competitiva. Se n’è parlato anche al convegno che si è tenuto a Lucca, a cura di Assocarta e Confindustria Toscana Nord, intitolato “La competitività dell’industria cartaria. Tra costi energetici e decarbonizzazione” che, moderato dalla giornalista Silvia Ognibene, ha aperto la tre giorni di Miac 2023.

L’energia che ci manca

Il momento storico che stiamo vivendo non è certo scevro da difficoltà: la guerra russo-ucraina, il danneggiamento del gasdotto tra Finlandia ed Estonia e la recente guerra in Palestina hanno portato, in momenti diversi, a un’impennata dei costi del gas naturale. «Abbiamo vissuto una sequenza di anni complicata e gli ultimi eventi potrebbero aggravare il quadro» ha commentato il presidente di Assocarta Lorenzo Poli «dobbiamo essere coscienti delle eventuali conseguenze». Al momento, precisa, l’allerta è ancora là da venire: l’approccio volumetrico della nazione è adeguato per gli approvvigionamenti, ma a destare preoccupazione è il «ciclo economico breve e rallentato» che si è innestato con la fase recessiva iniziata un anno fa con lo sgonfiamento della bolla post pandemica. «Ora la recessione e la diminuzione dei consumi mondiali sono da gestire».

L’industria cartaria italiana, spiega il presidente, è più in difficoltà rispetto a quella di altri Paesi e molto dipende proprio dal costo energetico.

Le stime del settore parlano di un costo del gas che nei primi sette mesi del 2023 è stato di 624 milioni di euro, un costo che ha inciso sul fatturato per circa il 12% – tra il 2020 e il 2022 l’incidenza del costo del gas sul fatturato è passata dal 4,2% al 30,2% – l’energia elettrica ha raggiunto, a settembre, un prezzo medio mensile di circa 116 euro/MWh – più alto rispetto a Francia, Germania e Spagna – mentre le quotazioni dei crediti di emissioni di CO2 nei primi mesi dell’anno si sono assestate su una media di 85 €/ton – i valori medi di partenza nel periodo 2019-2020 erano ben più bassi, ovvero 25 €/ton.

Tutto questo si traduce in un affanno della competitività delle nostre imprese o meglio, come afferma Poli, in una «apnea competitiva» che «diviene concorrenza sleale se consideriamo le aree extra UE, come Turchia, Asia e il continente americano, dove i costi energetici sono più bassi e le conseguenze del conflitto ucraino sono minime».

I dati e la resilienza del settore carta

I nostri punti di forza, tuttavia, ci salveranno. «Siamo forti e resilienti» afferma il presidente. Nonostante le difficoltà, l’industria di casa nostra ha continuato a investire pur nella difficile congiuntura che stiamo vivendo e «siamo ancora il secondo produttore europeo dopo la Germania» con il 10,2% dei volumi complessivi di carta prodotta in Europa e il 11,4% dei volumi europei di utilizzo di carta da riciclare. Mentre ci confermiamo al primo posto nella produzione di carta per l’utilizzo domestico e sanitario.

Non solo, eccelliamo anche in un altro dato, quello del riciclo di materiali cellulosici. «Il raggiungimento dell’obiettivo di riciclo del 85% per gli imballaggi in carta è ormai un dato consolidato, largamente in anticipo sulle scadenze europee» sottolinea Poli. Dopo i massimi storici raggiunti nel 2021, il tasso di circolarità si è collocato nel 2022 sul 62% mentre quello di raccolta è stato del 61,7%, dopo aver raggiunto il valore massimo del 70,8% nel 2020.

«Sono stati anni difficili ma siamo consapevoli che non si potrà andare avanti così».

I dati del settore dei primi sette mesi del 2023 parlano chiaro: la produzione complessiva è calata del 19,4% rispetto ai volumi dello stesso periodo dell’anno 2022 che si sono mantenuti sostanzialmente stabili e che aveva invece registrato un debole +0,6% sul 2021; anche la stima del fatturato – metà del quale deriva dall’export – parla di un calo del 24,5%, però sul valore in forte rialzo dei sette mesi 2022 che aveva registrato un +53,5% sui dati dell’anno precedente. Meno produzione, dunque, per via anche di una diminuzione della domanda interna di prodotti cartari: -18,5% nella prima metà dell’anno, rispetto al +11,9% registrato nello stesso periodo del 2022 sul 2021.

Entrando poi più nello specifico dei diversi comparti del mondo cartario, il segno meno accomuna la produzione di ognuno di loro. I dati dei primi sette mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente parlano di un -15,6% per la produzione di carte e cartoni per imballaggio, con volumi di poco superiori al periodo pre pandemico; di un più contenuto -2,4% per le carte tissue e di un -43,8% per la produzione di carte per usi grafici. Quest’ultima risulta più che dimezzata rispetto ai volumi dello stesso periodo del biennio 2018-2019, ovvero del periodo pre-Covid-19, ed è riconducibile in sostanza alle riconversioni di impianti che si sono avute negli ultimi anni a favore della realizzazione di prodotti maggiormente richiesti dal mercato.

Spazio per investire e avere strumenti strutturali

Ciò che l’industria di casa nostra chiede è quindi di poter mantenere la propria competitività sia sul tema energetico, rispetto ad alcuni Paesi come gli Stati Uniti, sia su quello dei costi rispetto, per esempio, all’Oriente, anche in considerazioni degli obiettivi ambientali che ci siamo dati in Europa e che mostrano un’asticella posta a livelli sempre più elevati.

Al Governo il settore chiede che nei bilanci delle aziende sia lasciato lo spazio per poter investire, di perseguire quell’aggiornamento tecnologico continuo che l’ha sempre caratterizzato. «Siamo al massimo della sostenibilità sulle materie prime, utilizziamo molte materie prime riciclate e quelle vergini sono totalmente certificare, abbiamo sempre avuto il migliore approccio alla cogenerazione e quindi alla migliore produzione di energia, a basso impatto e a maggiore efficientamento. Pertanto chiediamo che ci venga permesso di investire».

Però per poterlo fare, sottolinea Poli, «c’è bisogno di strumenti strutturali che consentano di sostenere le imprese energivore italiane, soprattutto quelle del settore cartario che è il primo consumatore di gas del Paese. È essenziale una politica industriale che metta le aziende della nostra filiera nelle stesse condizioni competitive dei nostri concorrenti europei ed extraeuropei». Ed entrando più nello specifico espone le richieste al Governo dell’industria cartaria italiana ovvero: «una misura “ponte” come quella dei crediti d’imposta, una “garanzia assicurativa” verso altre di medio periodo» e ancora «non mettere in difficoltà le imprese energivore andando a modificare a ritroso i termini di utilizzo dei crediti di imposta 2023». Il riferimento, spiega, è «a una gas release, dedicata ai settori industriali – rispetto al quale è fondamentale rimuovere il cap previsto per legge – e a una electricity release, con la previsione di meccanismi che accelerino gli investimenti in decarbonizzazione. Inoltre, le risorse raccolte con le quote ETS devono tornare all’industria nella misura prevista dalle norme europee per finanziare la decarbonizzazione».

Obiettivi non penalizzazioni

Sulla questione decarbonizzazione e sulle difficoltà che le aziende devono affrontare per tradurre in investimenti concreti gli obiettivi di una transizione energetica non più rinviabile interviene anche Tiziano Pieretti, vice presidente di Confindustria Toscana Nord.

Ad oggi, il “Fit-for-55” – il pacchetto legislativo che mira a ridurre le emissioni di CO2 dell’UE del 55% entro il 2030 – prevede che nel giro di sei anni si decarbonizzi il 62% delle aziende in termini complessivi. L’impatto in termini globali, spiega Pieretti, sarà minimo se si pensa che l’Europa nel suo complesso pesa meno del 10% sulle emissioni globali e il manifatturiero europeo il 2,7%. Ciò significa che le misure previste da qui al 2030 avranno un impatto sulle emissioni totali del globo del 1,35%.

Perché la decarbonizzazione sia efficace, dunque, è importante che tutti se ne occupino, a livello mondiale, e che non si penalizzino le imprese che hanno lavorato in questo senso, agevolando chi sinora non ha fatto nulla. Negli anni l’industria cartaria si è data da fare, ancor prima che la decarbonizzazione diventasse un obbligo europeo, anche per la necessità di ridurre i consumi energetici e i costi a questi legati. Ora occorre consentirle di continuare su questa strada.

Nello specifico del territorio che rappresenta, Pieretti spiega che anche «il distretto cartario di Lucca e Pistoia risente, come tutto il settore a livello italiano, del gap dei costi energetici che penalizza le imprese nazionali. I forti investimenti effettuati negli anni dalle imprese lucchesi, in direzione della decarbonizzazione da un lato, del potenziamento dell’autoproduzione dall’altro, hanno portato risultati positivi, che ci stanno aiutando a gestire questa fase già complicata e probabilmente destinata a diventarlo ancora di più» dice. «Con l’aprirsi di un nuovo fronte di guerra è facile prevedere che i prezzi di gas ed energia elettrica, sensibilissimi alle crisi internazionali, possano vivere una nuova stagione di impennate. È fondamentale quindi che, a livello nazionale, venga fatto tutto il possibile per sostenere le imprese». E, facendo eco al presidente di Assocarta, cita i crediti di imposta, le gas release ed electricity release, il sostegno alla decarbonizzazione «anche attraverso i proventi ETS, maturati negli scambi di quote di emissione». E aggiunge «sarebbe importante anche consentire e normare adeguatamente le comunità energetiche per il settore industriale».

Tra le possibili leve competitive in grado di aiutare il settore cita lo sviluppo ulteriore delle energie rinnovabili – in primis fotovoltaico – con investimenti in infrastrutture idonee, l’uso delle biomasse, già fruttate con ottimi risultati in altri Paesi, e la tanto contestata termovalorizzazione dei rifiuti, tra cui anche gli scarti di pulper e i fanghi che derivano della depurazione delle acque di cartiera, che consentirebbe la generazione di energia da questi materiali. È indispensabile, afferma Pieretti, decarbonizzare facendo innovazione tecnologica non solo di stabilimento, ma di rete e cambiando il paradigma con cui sinora abbiamo considerato la produzione e l’uso dell’energia, incoraggiando la creazione di comunità energetiche e l’implementazione del concetto di “prosumer”, in cui produzione e consumo si fondono nello stesso soggetto. «Quello dell’energia» dice in ultimo «è un capitolo troppo importante per trascurare le opportunità che ci sono: non possiamo permettercelo da nessun punto di vista, né economico né ambientale».

Il punto di GSE

Che il fabbisogno di energia elettrica e termica rivesta un ruolo determinante nella gestione e mantenimento di competitività dei processi produttivi è sottolineato, durante il congresso, anche da Paolo Arrigoni, presidente del GSE. È necessario tutelare la competitività delle imprese trovando un modo per produrre e distribuire energia in modo stabile e a bassi costi. La situazione non è facile e l’Italia deve affrontare maggiori difficoltà rispetto ad altri Paesi europei. Il gap con Francia e Germania, ricorda Arrigoni, è sempre più ampio, se nel periodo pre-Covid era del 15%, ora è salito al 30%. Senza contare che l’Italia soffre anche di una condizione di dipendenza per quando riguarda l’approvvigionamento energetico: oltre il 70% dell’energia che utilizziamo ha provenienza estera, il che significa essere dipendenti dai Paesi da cui la importiamo anche politicamente.

Certamente la transizione energetica è importante e deve essere compiuta, ma è necessario che sia affrontata su più fronti. «È un momento molto delicato per l’Europa» che si è posta obiettivi di neutralità ambiziosi per contenuti e tempistiche, «ma in particolare per l’Italia che vive di un mix energetico limitato e di un costo dell’energia superiore, e questo delta è persino aumentato». Tutto ciò, per altro, in un quadro che i conflitti in Europa e nel Medio Oriente rischiano di aggravare ulteriormente.

L’obiettivo di GSE è di continuare a promuovere la sostenibilità, gestendo gli incentivi per l’energia. In quanto all’industria cartaria, Arrigoni riconosce che il settore «ha sempre prestato massima attenzione all’efficienza dei processi sotto il profilo energetico» e per questo, dice, il gestore lo supporta «con l’erogazione di incentivi sia lato produzione, attraverso la cogenerazione, sia lato utilizzo con progetti di efficienza energetica».

Lecta fa viaggiare tra i colori nel calendario 2024

Nel suo calendario 2024 Lecta ci porta in giro per il mondo verso destinazioni incomparabili, piene di colore e fascino. 

Quello di quest’anno è un viaggio suggestivo e stimolante attraverso 12 immagini eccezionali che seguono il cerchio cromatico e ci mostrano come i colori cambiano con toni e sfumature diverse. 

Il blu calmo di Chefchaouen in Marocco, il verde intenso dell’aurora boreale in Islanda, l’arancione caldo e forte dell’Antelope Canyon in Arizona e l’infinito lilla dei campi di lavanda della Provenza francese…Questi sono solo alcuni dei luoghi di questo speciale viaggio all’insegna dei colori, che vengono catturati sulla carta in tutta la loro bellezza e unicità. 

In questa occasione, Lecta ha scelto il cartoncino metallizzato Diva Art Metal per la copertina, e ancora una volta le sue carte patinate semiopache di alta qualità per le pagine interne. Entrambi i supporti esaltano in modo ottimale la forza e la vividezza cromatica di tutte le immagini. 

Cartiere Carrara presenta il suo nuovo Manifesto di Sostenibilità

Cartiere Carrara conferma il suo impegno verso ambiente e persone, e presenta il suo nuovo Manifesto di Sostenibilità.

La storica azienda toscana, che nel 2023 ha festeggiato il suo 150esimo anno di attività, rende così ancora più concreto il proprio payoff Caring for What’s Next, con una vera e propria dichiarazione d’intenti, un dettagliato decalogo di valori imprescindibili per generare un impatto positivo mettendo al centro il futuro, tanto quanto il presente e la storia passata.

“La sostenibilità richiede programmazione, attenzione e responsabilità. Per noi, non è solo uno slogan o un adempimento amministrativo. Il futuro di Cartiere Carrara si basa su questa consapevolezza. Continueremo a investire in tecnologie innovative, promuoveremo la formazione del nostro personale e collaboreremo con partner che condividono i nostri valori. Insieme costruiremo un futuro migliore per le prossime generazioni, preservando l’ambiente e creando valore duraturo per la nostra azienda.”, dichiara Mario Carrara, vicepresidente e chief growth officer di Cartiere Carrara.

Tecnologia e innovazione hanno portato Cartiere Carrara a raggiungere importanti risultati per quanto riguarda l’efficienza nell’utilizzo dei materiali e riduzione dei rifiuti, diminuiti del 12,6% nel corso dell’ultimo triennio.

Il consumo di acqua, in particolare quella utilizzata per ogni tonnellata di produzione di “cartiera”, è inferiore del 25% alla media di settore.

L’80% dell’energia utilizzata è autoprodotta grazie agli impianti di trigenerazione ad alta efficienza, per una potenza complessiva di 30,2 MW, con un risparmio di circa il 60% rispetto all’assetto produttivo tradizionale, e impianti fotovoltaici da 1,8 MW.

A questi si aggiungono i molti progetti in programma per i prossimi anni legati all’efficientamento energetico, puntando sulle rinnovabili.

La quasi totalità dei materiali usati durante la produzione, inoltre, è costituita da materie prime riciclabili e riutilizzabili in ottica di circolarità, e la stessa scelta dei fornitori avviene sulla base di criteri di responsabilità ambientale e sociale, al fine di garantire una filiera virtuosa e trasparente.

Il tasso di produttività delle risorse (valore economico generato per ogni tonnellata di materiali utilizzati nella produzione “cartiera”) è cresciuto del 55% nell’ultimo triennio.

L’attenzione per l’ambiente va poi di pari passo con quella per le persone: per questo, l’azienda ha ridotto il gender pay gap allo 0,01% valutando fin dal primo momento i propri dipendenti sulla base delle loro capacità ed esperienze con una percentuale pari al 97,9% di personale assunto con contratto a tempo indeterminato. Una scelta che nasce dalla ferma consapevolezza che il più importante dei patrimoni dell’azienda è il suo capitale umano.

Federazione Carta Grafica sul Regolamento Imballaggi

Federazione Carta Grafica: l’accordo raggiunto sul Regolamento Imballaggi al Consiglio Europeo del 18 dicembre tratta allo stesso modo rinnovabili e fossili perdendo di vista l’economia circolare, il riciclo e il mercato interno.

“L’accordo raggiunto sulla proposta di  Regolamento sugli Imballaggi perde di vista l’economia circolare europea – un asset di livello mondiale – e mette in discussione gli investimenti fatti e quelli futuri, nonostante gli sforzi e la posizione assunta in sede di Consiglio dal Governo italiano, che riprende la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo lo scorso 22 novembre – Così ha commentato Michele Bianchi, presidente della Federazione Carta e Grafica, che con i suoi 30 miliardi di fatturato, 1,6% del PIL italiano rappresenta una filiera che ha raggiunto l’85% di riciclo ed è il secondo riciclatore europeo. “Imporre quote di riuso a tutti i materiali significa trattare materiali diversi (rinnovabili o fossili) alla stessa maniera applicando la “neutralità tecnologica” al contrario” spiega Bianchi “Inoltre, introdurre sistemi di riutilizzo (che possono essere innalzati a discrezione dei singoli Stati) significa andare nel senso opposto a quello dell’armonizzazione del mercato interno, utilizzando – paradossalmente – lo strumento del regolamento che è direttamente applicabile”.

Una posizione, quella approvata dal Consiglio, che è comunque complessa e rinvia a una serie di norme attuative, con adempimenti difficili da controllare e da monitorare e che è quindi in contrasto con l’obiettivo di rendere il sistema normativo un alleato dell’industria e dello sviluppo sostenibile. “Come filiera della carta auspichiamo che, nel trilogo, venga ripresa la risoluzione approvata dal Parlamento europeo che introduce un’esenzione dagli obiettivi di riutilizzo e dai divieti per gli imballaggi che raggiungono un tasso di raccolta per il riciclaggio dell’85%. Ciò è in linea con l’obiettivo generale secondo cui tutti gli imballaggi devono essere riciclabili o riutilizzabili” conclude infine Bianchi.

Packaging, aperte le iscrizioni per Avant-Garde 2024

Nell’ambito di Avant-Garde, l’iniziativa che Packaging Première & PCD Milan ha promosso per premiare gli imballaggi più meritevoli in termini di innovazione e sostenibilità, nel 2024 ci sarà una menzione speciale per l’imballaggio che si distinguerà, nel contesto dell’economia circolare e della sostenibilità, per avere adottato soluzioni creative volte a consentire a imballaggi complessi, ovvero composti da più materiali tra cui la carta, di essere scomposti nei singoli monomateriali al fine della loro raccolta differenziata.
Il premio speciale, promosso da Aticelca, vuole dare risalto e il giusto riconoscimento a chi sviluppa nuove proposte che vadano nella direzione di migliorare ulteriormente la circolarità degli imballaggi a base carta affidando al cittadino un ruolo da attore protagonista.

Ecol Studio per l’industria cartaria: focus sulle microplastiche

Il tema delle Microplastiche è sempre più attuale: sono componenti polimerici di piccole dimensioni, inferiori a 5 mm, che non si decompongono ma si accumulano, e quindi se non smaltite o riciclate correttamente possono creare un danno all’ambiente.

Il quadro normativo di riferimento è sempre in evoluzione.

Nel 2019 l’ECHA (Agenzia europea delle sostanze chimiche), ha proposto un’ampia restrizione delle microplastiche e proprio nell’ottobre 2023 è arrivato un aggiornamento rilevante con la pubblicazione del Regolamento 2055/2023 recante modifica dell’allegato XVII del Regolamento (CE) n. 1907/2006 sulla la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH) per quanto riguarda le Microparticelle di Polimeri Sintetici.

Strumentazione Ecol Studio Micro Ft-IR

Come si inserisce questo tema nel processo cartario?

Ecol Studio da tempo sta approfondendo varie ricerche in merito e nello specifico ha condotto uno studio su scala di laboratorio di acque di cartiera: il progetto si è svolto in diverse fasi operative che hanno avuto inizio con un campionamento mirato delle acque: 3 punti di prelievo, 3 aliquote per prelievo, 1 settimana di monitoraggio.

I tecnici hanno prelevato in una prima fase acqua fresca in ingresso (di fiume), a seguire acqua in uscita dal processo (acqua in ingresso al trattamento acque) e infine acqua in uscita dal depuratore (acqua di scarico in acque superficiali) per studiare l’eventuale apporto di microplastiche nel processo.

Nel periodo dello studio l’azienda partner ha prodotto un unico tipo di carta come prodotto finito. Nella preparazione del campione le particelle sono state isolate per filtrazione; la scelta del filtro è importante per la successiva analisi spettroscopica, deve consentire l’analisi diretta senza interferenze.

I dati dimostrano che molto spesso su più di mille particelle presenti in entrata in acqua di fiume solo un esiguo numero sono poi effettivamente costituite da plastica. Lo studio ha previsto l’analisi della presenza delle microplastiche in entrata quindi, in uscita dal processo e in uscita dal sistema di trattamento e sono stati rilevati dati analitici che sembrano indicare l’ipotesi che il processo di trattamento acque sia efficace in quel contesto e che rimetta in circolo nell’ambiente un numero addirittura minore di microplastiche di quello presente nell’acqua di ingresso.

L’analisi del tipo di particella (tipo di polimero) nonché del colore, forma e dimensioni può dare informazioni rilevanti per identificare la fonte e la causa della presenza di microplastiche; per questo è importante usare tecniche all’avanguardia come le nostre: Micro FT-IR e Microscopia RAMAN che permettono non solo la conta ma anche una precisa caratterizzazione in termini di natura polimerica e dimensione.

Strumentazione Ecol Studio Microscopio Ramam

In questo scenario Ecol Studio offre un servizio specializzato su analisi, consulenza e aggiornamento normativo sulle microplastiche in acque potabili, di processo, di scarico, fanghi, cosmetici, packaging, alimenti e nei simulanti alimentari con un’attenzione specializzata all’industria cartaria per offrire ai suoi partner i mezzi per realizzare prodotti sicuri, conformi e sostenibili.

Ecol Studio è parte del gruppo Lifeanalytics un insieme di laboratori altamente specializzati che grazie a più di 1200 persone, opera in tutta Italia su diverse business unit che si occupano di EHS, Food, Cosmesi e Product safety.

Federazione Carta e Grafica aderisce all’ “Osservatorio permanente carta penna e digitale”

Lo annuncia il presidente della Federazione Michele Bianchi, plaudendo all’iniziativa: “L’Osservatorio è aperto al contributo di Associazioni e imprese: la Federazione darà il suo contributo su un tema che da anni la vede impegnata. Invitiamo anche tutte le aziende del settore ad aderire”. “Un’iniziativa necessaria e utile, perché, alla luce delle evidenze scientifiche ormai consolidate, è urgente trovare un bilanciamento e un riequilibrio tra uso dei devices digitali e uso di carta e penna, soprattutto nella scuola” commenta Carlo Emanuele Bona, Consigliere della Federazione Carta e Grafica.

Durante l’evento organizzato da Federazione Carta Grafica e Comieco nella cornice di Bookcity 2023, Andrea Cangini, Segretario della Fondazione Einaudi, ha annunciato la costituzione dell’ “Osservatorio permanente carta, penna e digitale”. L’Osservatorio nasce per sviluppare una costante attività di analisi, ricerca e sensibilizzazione sull’imprescindibilità della lettura su carta e della scrittura a mano e sulla ricerca di una giusta ed efficace dieta mediatica che includa prodotti di carta e prodotti digitali, ciascuno in funzione del valore che sono in grado di esprimere. Altro obiettivo dell’Osservatorio è quello di stimolare la politica, come già sta avvenendo in altri Paesi europei, a prevedere azioni concrete per contenere una digitalizzazione sempre più spinta e acritica e a valorizzare invece il libro su carta e la scrittura a mano.

Il Presidente Michele Bianchi è lieto quindi di annunciare la pronta adesione della Federazione Carta e Grafica a questa iniziativa: “È giusto che l’Osservatorio, così come annunciato dalla Fondazione Einaudi, sia aperto alla società civile e capace di coinvolgere i soggetti economici e culturali interessati al perseguimento dei fini costitutivi. Così come è importante che si doti di un Comitato scientifico, espressione delle migliori competenze, anche sfruttando le professionalità messe a disposizione dai soggetti che aderiranno all’Osservatorio. Ecco perché la Federazione, impegnata a promuovere riflessioni e azioni su queste tematiche, aderisce prontamente all’iniziativa e invita le imprese del settore e le altre Associazioni del settore a fare lo stesso”.

“Da anni promuoviamo il dibattito sull’urgenza di trovare un bilanciamento e un riequilibrio tra uso dei devices digitali e uso di carta e penna, soprattutto nella scuola – commenta Carlo Emanuele Bona, Consigliere della Federazione – Ormai sono scientificamente consolidate sia le evidenze sui danni prodotti da un eccesso di digitale, sia quelle che dimostrano i vantaggi legati a scrittura a mano e lettura su carta nel favorire lo sviluppo psico-fisico delle persone e nell’attivare i processi di comprensione dei testi e apprendimento dei concetti.

Negli ultimi 10 anni i disturbi dell’apprendimento degli studenti italiani sono aumentati del 357%, i casi di disgrafia del 163%. Le recenti prove Invalsi hanno certificato che la metà dei ragazzi al termine delle scuole secondarie fatica a comprendere ciò che legge, mentre un’indagine della commissione Istruzione del Senato ha messo in relazione l’uso degli smartphone col progressivo deterioramento delle facoltà mentali dei più giovani. “Occorre quindi prendere atto di tutto questo e sviluppare una conseguente azione politica di tutela e valorizzazione del libro in carta, così come stanno facendo altri Paesi europei e in diversi Stati degli USA”, conclude il Presidente Bianchi.