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Sofidel, sinergie di filiera per la sostenibilità

Nelle regioni amazzoniche brasiliane del Maranhão e del Pará è in corso un progetto in più fasi grazie al quale uno storico produttore italiano di tissue per uso domestico e igienico e uno fra i suoi più importanti fornitori di materia prima puntano a sostenere l’economia locale e con essa la biodiversità.

Senza mezzi termini: «Questa è la più importante e coinvolgente fra le iniziative cui abbia mai preso parte in ambito professionale, poiché è realmente mirata a promuovere il benessere delle persone». Lo ha detto il Chief Purchasing Officer della lucchese Sofidel Andrea Piazzolla nel presentare di recente il progetto Together we plant the future – Sviluppare corridoi di biodiversità per un futuro più sostenibile. Oltre a Sofidel, azienda toscana tra i protagonisti mondiali della carta tissue e celebre ideatore del marchio Regina, è promotore dell’iniziativa uno dei suoi principali fornitori e più grande produttore di polpa di cellulosa su scala mondiale: la brasiliana Suzano. Proprio lo Stato federale sudamericano è teatro del programma del quale sono altresì parte integrante l’Istituto brasiliano di sviluppo e sostenibilità (IABS) e l’associazione senza fini di lucro Amazônia Onlus. Su un orizzonte triennale l’idea è supportare «la conservazione e il ripristino ecologico» delle regioni carioca del Maranhão e del Pará «sostenendo al contempo lo sviluppo economico» dei territori amazzonici. L’obiettivo è dare vita a «modelli di business sostenibili» a beneficio «delle comunità che vivono a ridosso della foresta pluviale» e che constano di circa 1.400 famiglie di agricoltori. Per la maggior parte queste vivono al di sotto della cosiddetta soglia di povertà e Sofidel, con i suoi partner, vuole garantire loro non soltanto sussistenza bensì a pieno titolo sicurezza alimentare e qualità nutrizionale.

Incentivare la produttività

Il piano è articolato in due parti e la prima è in prevalenza centrata sulla valorizzazione dell’apicoltura e l’incremento della produttività agricola in vista della commercializzazione di specie autoctone quali le bacche di açaì e le noci di cocco babassu. In un secondo momento è prevista la messa a punto di un corridoio di biodiversità che colleghi le aree di foresta intatte – entro una superficie di 2.210 chilometri quadrati – fra Maranhão e Pará. In primo luogo il focus è sul ripristino degli habitat e sui «sistemi agroforestali sostenibili» ma le prospettive di Suzano sono di ben più ampio respiro. I corridoi ipotizzati dovrebbero estendersi entro il 2030 su 5.000 chilometri quadrati «di aree prioritarie nei biomi amazzonico, della foresta atlantica e del Cerrado del Brasile». Dovrebbero trarne vantaggio anche specie animali esposte al rischio di estinzione proprio per via dell’alterazione dei loro ambienti vitali: giaguaro, tucano scanalato, tapiro sudamericano e chiropote satanasso sono solo alcuni esempi. Nelle zone interessate Suzano è presente con alcune delle sue attività ma è stato il dialogo con Sofidel a far scattare la scintilla. «Da tempo», ha ricordato Andrea Piazzolla, «ipotizzavamo di poter incidere sul futuro lavorando insieme, in capo a una collaborazione che dura da un ventennio e ci ha visti crescere. Quando per la prima volta nel 2006 ho visitato le sue fabbriche Sofidel era un medio player che dall’Italia iniziava ad affacciarsi all’Europa; e Suzano produceva circa 1,5 milioni di tonnellate di pasta di cellulosa l’anno: adesso siamo entrambi protagonisti sui panorami globali di riferimento».

Un bell’ambiente per crescere

Il percorso di sviluppo delle due aziende ha avuto luogo nel segno degli stessi valori di rispetto per l’ambiente e responsabilità sociale. Già fra i Climate Savers del World Wildlife Fund (WWF) la società toscana investe costantemente in efficienza e deve al riuso il 96% dell’acqua necessaria ai suoi processi. In futuro vorrebbe che la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili con cui alimenta i suoi impianti arrivi per lo meno all’84%. «Quel che facciamo», ha però puntualizzato il responsabile per gli acquisti, «deve riflettersi anche sulla filiera e coinvolgerla, nell’ottica di un’estensione quasi naturale della nostra relazione. Pensiamo alla supply chain come a un moltiplicatore di opportunità. Together we plant the future vuole esser d’esempio ad altri e attrarli, perché l’avvenire sia migliore». Quanto sta prendendo forma in Brasile è «una missione condivisa, fatta di best practice e soluzioni messe a fattor comune coi fornitori»; è il culmine di un rapporto duraturo e quasi uno sbocco obbligato per chi, come il brand toscano, gestisce un sito di sustainable procurement e una rivista tematica. E che infine monitora i comportamenti dei fornitori premiando quelli orientati al green e penalizzando, sino all’esclusione dalla catena, i cattivi. Nel segno della maggior possibile trasparenza i risultati del progetto dovrebbero essere pubblicati regolarmente e certificati da Bureau Veritas; e il prossimo update è atteso a dicembre quando una parte delle promesse formulate dovrebbe essersi concretizzata.

Il made in Italy è d’esempio

È questa anche l’aspettativa di Suzano che per bocca del direttore generale per Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) Paulo Jose de Souza Chaer Borges ha illustrato i cardini della filosofia aziendale. La comprensione «delle caratteristiche dei luoghi e delle comunità» in vista del loro empowerment – autosufficienza e autosostentamento – è determinante e il traguardo è «sottrarre qualcosa come 200 mila persone alla povertà di qui alla fine del decennio». Per questo, «su terreni in precedenza degradati» si è provveduto a dare il via a programmi di riforestazione e restauro con la messa a dimora di 1,2 milioni di piante al giorno su un’area di 1,7 milioni di ettari cui si aggiunge un milione di altri ettari di terre di conservazione. Di qui vengono «tanti articoli tissue di utilizzo quotidiano come i fazzoletti» e se Sofidel è stata scelta come alleata è per via del suo essere «un pioniere della sostenibilità» e quindi «un benchmark». Il 60% dei terreni interessati è destinato alla raccolta e ripiantumazione; il 40 al restauro: l’eucalipto è prediletto per svariate ragioni che vanno dalla sua resistenza e resilienza alle possibilità di conservazione; sino alla sua capacità di fornire masse di legno più ingenti. Non sono soltanto le piante e l’ecosistema i beneficiari dell’azione congiunta di Suzano e Sofidel. Le persone lo sono a loro volta e l’intenzione è quella di offrire loro formazione circa la tutela delle aree e le strategie per conseguirla, in base a una «visione sinergica e di lungo periodo».

Contro l’urbanizzazione forzata

In sede di presentazione ufficiale di Together we plant the future – Sviluppare corridoi di biodiversità per un futuro più sostenibile è stato chiamato direttamente in causa anche l’Istituto brasiliano per lo sviluppo sostenibile (IABS) con il presidente del consiglio di amministrazione Eric Sawyer. Questi si è soffermato su un altro aspetto importante dell’operazione. Cioè sul fenomeno della migrazione di tanti giovani dalle zone rurali alle grandi città, con ovvie ripercussioni in termini di sovraffollamento urbano – e spopolamento delle campagne – e sul mercato del lavoro. Rendere più vivibili le aree a più spiccata vocazione agricola garantendo agli abitanti un tenore di vita più adeguato è quindi e comprensibilmente uno dei pilastri portanti dell’iniziativa, cui IABS ha aderito e plaudito.

Non una, ma tante Amazzonie

47 milioni di persone popolano un territorio immenso e abitato da almeno 12 mila anni, fra gli eredi dei nativi e quelli dei colonizzatori. Una tale varietà di anime ha fatto sì che la presidente di Amazônia Onlus Emanuela Evangelista abbia preferito parlare non di una ma di molteplici regioni amazzoniche, ognuna con tratti caratteristici e specificità proprie; spesso con il comun denominatore della povertà. Né un tale problema può essere risolto coi trasferimenti di massa verso le metropoli, che hanno l’effetto di privare l’Amazzonia di risorse giovani senza migliorare la qualità di vita dei locali. È anche per queste ragioni che ha deciso, con la sua Associazione, di sposare Together we plant the future. E a convincerla è stata la natura peculiare del programma ideato da Sofidel e Suzano. «A una zona del pianeta che è pari a 1,5 volte l’Unione europea per vastità», ha detto Evangelista, «e dove coesistono non solo biomi ed ecosistemi diversi ma anche strutture socioeconomiche molto differenti le une dalle altre, bisogna approcciarsi con un’azione mirata e puntiforme. Questo è l’elemento di maggiore interesse dell’iniziativa, che risponde e si conforma alle linee guida scientifiche per la miglior gestione sostenibile delle aree produttive, lotta alla povertà, restauro degli habitat con corridoi ecologici di biodiversità. È un pilota, pone le fondamenta di un intervento necessario e fatto con razionalità e raggruppa attori disparati per uno scopo comune, privato, pubblico, popolazioni, onlus».

Ignazio Capuano è il nuovo presidente di Conai

Ignazio Capuano è il nuovo presidente di Conai. Lo ha eletto durante la sua prima riunione a Milano il nuovo consiglio di amministrazione del Consorzio Nazionale Imballaggi, che aveva già designato i nuovi consiglieri lo scorso 11 maggio a Roma, in occasione dell’assemblea annuale.

Laurea in ingegneria e master in economia alla New York University, Capuano è amministratore delegato di Burgo Group e di Burgo Ardennes. È membro del consiglio direttivo di Assocarta e fa parte del consiglio di amministrazione della Confederazione europea dell’industria cartaria (Cepi).
È stato direttore generale di Saffa, poi amministratore delegato di Reno de Medici. Ha lavorato anche nel campo delle utilities come amministratore delegato di RWE Italia, nel comparto bancario con la Manufacturers Hanover Trust of New York (oggi JP Morgan Chase) e in quello della consulenza strategica con KPMG.

È stato presidente di Comieco dal 2012 al 2016 e presidente di Cepi da gennaio 2020 a dicembre 2021.

Capuano prende ora il testimone da Luca Ruini: guiderà Conai per il triennio 2023-2025.

«Un onore e una responsabilità» commenta il presidente Capuano. «Il mio mandato inizia in una fase che vede l’Italia ai vertici delle classifiche europee per riciclo pro-capite di imballaggi, ma in cui il nostro tessuto imprenditoriale si trova di fronte obiettivi di circolarità sempre più sfidanti. Conai è oggi un modello di sostenibilità che fa scuola a livello internazionale: sono entusiasta di assumerne la presidenza e di portare avanti un’attività di tutela ambientale che si rivela sempre più essenziale. Ringrazio il consiglio di amministrazione per la fiducia, e il direttore generale Valter Facciotto e il presidente uscente Luca Ruini per il lavoro che hanno svolto, mantenendo così solide la vitalità e la proattività del Consorzio».

Ad affiancarlo come vicepresidenti saranno Angelo Tortorelli, in rappresentanza delle imprese del commercio e della distribuzione, e Antonio Feola, in rappresentanza degli utilizzatori industriali.

«Siamo felici di dare il benvenuto al presidente Ignazio Capuano, pronti a una collaborazione che renda ancora migliori i risultati italiani nel campo dell’economia circolare e del riciclo degli imballaggi» dichiara il direttore generale di Conai Valter Facciotto. «A lui gli auguri per un triennio di successi e di obiettivi raggiunti».

Assemblee di Assocarta e Federazione Carta e Grafica: una giornata istituzionale “Made of paper”

Si sono svolte il 22 giugno, presso l’Associazione Civita a Roma, le Assemblee Annuali di Assocarta e Federazione Carta e Grafica. “Con le prime risorse che si sbloccheranno dopo la rimodulazione dei fondi PNRR il Governo finanzierà il piano transizione 5.0, per sostenere le imprese che intendono rinnovare impianti e formazione, orientandoli alla trasformazione green e digitale: un campo, quello dell’economia circolare, in cui questa filiera è all’avanguardia, rappresenta un modello virtuoso in Europa, capace di coniugare tradizione e innovazione con forte orientamento al Made in Italy” ha affermato Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in apertura di Assemblea.

Nel 2022 il fatturato della Federazione Carta e Grafica è stato di oltre 31 miliardi di euro, in aumento del 24,4%, rispetto al valore già in crescita del 2021(25,3 miliardi di euro; +15,5% rispetto al 2020) mentre il saldo della bilancia commerciale con l’estero si è confermato positivo per 4 miliardi di euro. Una filiera quindi strategica per l’economia circolare del Paese e costituita dai comparti delle aziende di Acimga (macchine per grafica e cartotecnica), Assocarta (carta e cartone) e Assografici (stampa, cartotecnica e trasformazione, imballaggio flessibile).

Assemblea Pubblica di Assocarta

La giornata si è aperta con l’Assemblea Pubblica di Assocarta che rappresenta il settore della carta e del cartone. Matteo Caccia, autore e conduttore radiofonico, ha introdotto i lavori con una intervista, sulla congiuntura e le sfide del settore cartario nazionale, al Presidente di Assocarta Lorenzo Poli.
Per un settore energy intensive come quello cartario, il 2022 è stato un anno complesso dove il caro energia ha condizionato fortemente l’attività produttiva: i volumi, che nel primo semestre segnavano +1,4%, da luglio 2022 hanno visto una inversione di tendenza perdendo il 19,7% nel secondo semestre (dati 2022/2021). “La sfida è, quindi, recuperare la quota di produzione di carta e cartone erosa da perdita di competitività per caro energia, destoccaggio e inflazione, coda lunga della pandemia. In attesa di una politica energetica europea e di interventi strutturali, chiediamo al Governo di proseguire con crediti di imposta che possano aiutare, in questa fase recessiva, la simmetria energetica con i nostri concorrenti e il cammino verso la decarbonizzazione. Occorre, poi, dare attuazione a misure strutturali come la gas release e la green electricity release per gli energivori” afferma Lorenzo Poli, che così prosegue: ”I risultati del 2022 sono stati generati dalla temporanea fermata di alcuni impianti a causa dei forti rincari di gas (il cui costo incide sul fatturato per oltre il 30% rispetto al 4,2% del 2020), energia elettrica e materie prime fibrose, ma anche dal progressivo rallentamento dell’economia e dalla perdita di competitività, nei confronti di Paesi con costi energetici più bassi come Germania e Francia, oltre quelli extra UE (il gas europeo costa sei volte quello USA), che hanno avvantaggiato l’import in aumento del 15,5% nel 2022/2021”. I primi tre mesi del 2023, rispetto al pre-pandemia del 2019, confermano un calo della domanda di carta dell’11,6% e della produzione del 15,4% con carte per imballaggio (rispettivamente +0,1%, -1.1%) e per uso igienico sanitario (rispettivamente +0,3%, 0,1%) più o meno in tenuta, e un forte calo delle carte per usi grafici (rispettivamente -42,7% -53,7%).

“Un dato, quello del calo della domanda, strettamente collegato al destoccaggio che costituisce la coda lunga della pandemia e dell’inflazione, per il quale ci aspettiamo una inversione di tendenza nei prossimi mesi” conclude Poli.

L’Italia a livello europeo (10,3% dei volumi dell’area,) è seconda solo alla Germania. Le cartiere italiane hanno fortemente investito sulla sostenibilità, sul riciclo e sulla raccolta della carta (grazie al Comieco, su 11 milioni di tonnellate di imballaggi riciclati ogni anno, circa 4,5 milioni sono fatti di carta e rappresentano il motore rinnovabile dell’economia circolare italiana) che sono il fiore all’occhiello del Made In Italy ma anche del Made in Europe. L’utilizzo della carta da riciclare nella produzione si coniuga perfettamente l’utilizzo di fibre vergini certificate (PEFC, FSC), che garantiscono la provenienza da foreste gestite in modo sostenibile. Il settore si conferma al secondo posto in Europa come riciclatore, dopo la Germania. Nell’imballaggio il riciclo supera l’80%, oltre l’obiettivo (75% al 2025) previsto dalla normativa comunitaria. “Grazie a rinnovabilità e riciclo il consumatore europeo predilige (55%) gli imballaggi in carta (dato TwoSides 2023)” commenta Poli.
L’essenzialità dell’industria cartaria è stata ripresa nel dialogo tra Matteo Caccia e Irene Vallejo, autrice di “Papyrus” (Bompiani), autorevole sostenitrice della comunicazione scritta come contraltare alla pervasività degli strumenti digitali. A seguire, l’intervento del direttore CEPI Jori Ringman “The Energy Challenge” sulla sfida energetica europea e la tavola rotonda “La buona fibra per la transizione”, moderata da Monica D’Ambrosio Direttore di Ricicla TV, dove sono intervenuti Gilberto Dialuce Presidente ENEA, Stefano Ciafani Presidente di Legambiente e Massimo Beccarello Reponsabile Coordinamento Ambiente ed Energia Confindustria. Al centro del dibattito le sfide del settore cartario sugli obiettivi di decarbonizzazione: un mix energetico costituito da gas naturale – che alimenta in cogenerazione l’80% delle capacità di riciclo – biometano e biogas, bioliquidi, idrogeno e recupero energetico dei rifiuti a biomassa. Una Best Available Technique, attuata in tutta Europa ma non in Italia. Ulteriore potenziale di sviluppo il rifacimento degli impianti di cogenerazione, ad alto rendimento, largamente impiegati che possono offrire servizi alla Rete elettrica nazionale in cui le fonti intermittenti saranno sempre più presenti.

Assemblea Pubblica di Federazione Carta e Grafica

In apertura il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
A seguire, Matteo Caccia ha introdotto l’Assemblea Pubblica della Federazione con le interviste al neoeletto Presidente Michele Bianchi, al Past President Carlo Emanuele Bona e al Vice Presidente Daniele Barbui che hanno approfondito le dinamiche congiunturali della filiera.

La Federazione Carta e Grafica rappresenta una filiera chiave nella transizione energetica, ecologica e digitale e genera l’1,6% del PIL italiano, impiegando oltre 162.000 addetti diretti in 16.369 imprese. “Per una lettura oggettiva del fatturato della filiera nel 2022 – 31 miliardi di euro – occorre, però, sottolineare che la crescita del valore sconta gli effetti inflattivi dei forti aumenti dei prezzi dei prodotti cartari – e di conseguenza dei prodotti grafici, dell’imballaggio e cartotecnici – resi necessari per tentare di recuperare, almeno in parte, gli ingenti rincari del gas, dell’energia, delle
materie prime fibrose e dei trasporti” spiega il Presidente Michele Bianchi. “I primi mesi 2023 vedono uno scenario in peggioramento. Alla base di ciò – prosegue Bianchi – le preoccupazioni delle imprese della filiera per il rallentamento macroeconomico, che sta incidendo negativamente sulla domanda dei prodotti della filiera e, quindi, sull’attività produttiva”.

“La Federazione, nell’ultimo biennio, – commenta il Past President Carlo Emanuele Bona – ha visto consolidare il suo ruolo in Confindustria e nei rapporti con le Istituzioni su fronti importanti. Dal PNRR alla crisi energetica, dal recepimento delle direttive sui rifiuti alla discussione in corso sul nuovo Regolamento imballaggi. Crescente anche il ruolo svolto nel supportare la filiera nella transizione green con il Progetto Sostenibilità (FpS) premiato da Confindustria. A ciò vanno aggiunte le azioni sulla funzione degli imballaggi in carta e sul valore della lettura su carta, e della scrittura a mano, per raggiungere un giusto equilibrio “eco-logico”.

Le difficoltà della congiuntura non intaccano però i primati. La produzione di carta igienica sanitaria italiana è la 1° in Europa e la 2° nel mondo. L’industria italiana delle macchine per printing e converting è la 3° a livello globale, mentre l’industria grafica italiana è 2° in Europa, dopo la Germania. Infine, l’industria cartotecnica trasformatrice al 2° posto, a livello europeo, per fatturato, dopo la Germania. “I primati della filiera – afferma Daniele Barbui Vice- Presidente della Federazione – sono il migliore biglietto da visita del nostro Made In Italy. Sui mercati internazionali si registra infatti la migliore tenuta dei fatturati e degli indici di ordinativi, anche in questi primi mesi del 2023. In un contesto globale dove si cercano soluzioni innovative e sempre più sostenibili, l’”habitat federativo” è certamente un vantaggio competitivo che va sostenuto anche dal mantenimento di quelle misure di Industry 4.0 che, negli ultimi anni, hanno contribuito alla trasformazione delle nostre imprese ed alla crescita della loro competitività”.

Dopo lo speech emozionale di Matteo Caccia dal titolo “Storie di carta” si è tenuta la tavola rotonda “Virtù vizi e pregiudizi della nuova proposta di regolamento sugli imballaggi” moderata da Monica D’Ambrosio, con gli interventi dell’On. Patrizia Toia, Parlamentare Europeo Vice Presidente ITRE e co-relatore PPWR, di Antonio D’Amato, Presidente EPPA European Paper Packaging Alliance, di Edo Ronchi, Presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile e di Ignazio Capuano, Presidente Conai.

Comieco, in partenza la Paper Week dal 15 al 21 aprile

Torna la grande campagna dedicata all’informazione e alla formazione sul riciclo di carta e cartone, organizzata da Comieco, in collaborazione con Federazione Carta e Grafica, Assocarta, Assografici, Unirima e con il patrocinio di ANCI e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e Rai Per la Sostenibilità. Una settimana per conoscere e approfondire il mondo del riciclo di carta e cartone, ricca di appuntamenti gratuiti quotidiani – virtuali e in presenza – rivolti a scuole, cittadini, professionisti ed opinion maker, perché ancora oggi, quando si parla di ambiente è difficile convincersi che i grandi risultati globali si ottengono anche grazie all’attenzione e all’azione quotidiana dei singoli.

L’obiettivo è coinvolgere pubblici diversi e raccontare con linguaggi e modalità di ingaggio differenti, come la raccolta differenziata di carta e cartone che facciamo nelle nostre case inneschi un ciclo virtuoso dando il via ad un processo industriale efficace ed efficiente che produce grandi risultati per l’ambiente, la comunità e la nostra economia.

“I viaggi della carta”: a Fabriano esperti provenienti da tutta Europa

La Fondazione Fedrigoni Fabriano e il network di ricerca internazionale COST Action PIMo hanno scelto nuovamente Fabriano per organizzare il workshop “Paper travels – I viaggi della carta”, un’iniziativa che venerdì 21 aprile alle 16 accoglierà nei suggestivi locali del Deposito dei Beni Storici Cartari (Complesso della Cartiere Miliani Fabriano) esperti internazionali di storia della carta provenienti da tutta Europa.

La Fondazione Fedrigoni Fabriano consolida quindi la sua relazione con la COST Action PIMo, “People in Motion”, diretta dal Professor Giovanni Tarantino dell’Università degli Studi di Firenze e finanziata dalla COST Association (European Cooperation in Science and Technology), il network di ricerca internazionale che studia il movimento di idee, persone, carte e merci tra le sponde del Mediterraneo dal tardo Medioevo all’epoca moderna. In particolare, la collaborazione è con uno dei quattro gruppi di lavoro, “Paper in Motion”, coordinato dal Professor José María Pérez Fernández dell’Università di Granada (Spagna).

Fabriano, la “città della carta”, con questa iniziativa torna dunque protagonista della scena internazionale nell’ambito degli studi e della ricerca sulla carta, forte di una tradizione plurisecolare e dell’incessante capacità d’innovazione dei suoi mastri cartai. Dopo il convegno “Paper production and trade: the onset of the paper revolution in the Mediterranean”, che nel 2021 aveva esplorato la diffusione delle tecnologie di produzione della carta attraverso il Mediterraneo, ora l’analisi affronta le condizioni materiali in cui questa produzione è iniziata, le implicazioni sociali, culturali, politiche ed economiche dei suoi impieghi.

Il workshop – che si svolgerà venerdì 21 aprile alle 16 nella Sala Forme del Deposito dei Beni Storici Cartari, dove sono raccolte oltre 2.300 forme per la produzione della carta a mano – sarà aperto al pubblico su prenotazione.

Dopo l’introduzione di Livia Faggioni (Coordinatrice della Fondazione) e Giovanni Tarantino (Direttore della COST Action PIMo) e dopo i saluti istituzionali di rito, Mauro Mussolin (Kunsthistorisches Institut in Florenz) darà il via alla prima parte del workshop introducendo la prolusione del Professor Neil Harris (Università di Udine) “Fabriano e poi gli altri: identificare la provenienza dei fogli di carta”. Seguirà la presentazione del volume “La carta e il Mediterraneo: produzione, commercio, comunicazione” (2022) affidata al Professor Renzo Sabbatini (Università di Siena) in dialogo con i curatori (L. Faggioni e M. Mussolin). Quindicesimo nella collana di “Storia della Carta” della Fondazione Fedrigoni Fabriano, il volume è stato realizzato in collaborazione con la COST Action PIMo e grazie al contributo concesso dalla Direzione Generale Educazione, ricerca e istituti culturali del Ministero della Cultura.

Seguirà poi la tavola rotonda “Paper travels”, coordinata dal José María Pérez Fernández, con la partecipazione di Benito Rial Costas (Universidad Complutense de Madrid), Letizia Montalbano (Opificio delle Pietre Dure, Firenze), Alessandra Chessa (Royal College of Art, London), Marianna Astore (Paris School of Economics), Orietta Da Rold (University of Cambridge), Luca Andreoni (Università Politecnica delle Marche), Emanuela Di Stefano (Università di Camerino) e Giovanni Luzi (Fondazione Fedrigoni Fabriano). Chiuderà il workshop la Professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli (Università di Bologna) con una riflessione su “Carte e democrazia”.

Congresso Annuale dell’Industria Cartaria, programma e iscrizioni aperte

Il Congresso annuale dell’industria cartaria italiana è occasione di confronto e approfondimenti che danno spazio ai contributi più significativi e innovativi in tema di tecnologie, energia e ambiente sia italiani sia internazionali.

Direttori tecnici, direttori di stabilimento, responsabili di produzione o ricerca e sviluppo, imprenditori delle cartiere italiane, esperti il mondo scientifico e accademico italiano e internazionale e tutti i più importanti fornitori dell’industria cartaria si ritrovano ogni anno per due intensi giorni di lavoro sulla base di un’agenda che prevede presentazioni da parte di relatori nazionali e internazionali, alternate a momenti di dibattito e confronto.

Il congresso 2023 si terrà il 25 e 26 maggio e sarà ospitato dal Castello Boncompagni Viscogliosi di Isola del Liri (FR).

Tanti i temi che verranno trattati: si parlerà di decarbonizzazione, riciclo e automazione.

Clicca qui per il programma.

Il giovedì, al termine dei lavori, si terrà la visita guidata del sito storico dell’ex Cartiera Boimond. Si visiterà inoltre la Binet Sul Liri, accessibile dalla corte del castello, dove si producono feltri per le cartiere di tutto il mondo.

Segnaliamo che è possibile iscriversi all’evento attraverso il sito Aticelca.

Cepi: le statistiche preliminari 2022

Lo scorso febbraio, la Confederazione delle industrie cartarie europee ha pubblicato le sue statistiche preliminari 2022 in cui descrive lo stato dell’arte dell’intero settore, colpito dall’aumento dei prezzi dell’energia e quindi con una produzione in calo ma, tuttavia, molto resistente.

di Roberto Carminati

Come per molti altri settori, anche per la carta il 2022 è stato un anno controverso, le cui criticità sono state recentemente riassunte da Cepi www.cepi.orgnel suo rapporto Preliminary Statistics. La Confederazione delle industrie cartarie europee, guidata dal direttore generale Jori Ringman e che rappresenta 18 associazioni nazionali e circa 500 aziende, ha subito sottolineato che il settore si è dimostrato effettivamente resiliente. Allo stesso tempo, non è stato possibile nascondere il -5,9% di produzione che i fornitori di cartone e carta hanno dovuto subire negli ultimi 12 mesi. Le ragioni principali del calo vanno ricercate nel «pesante impatto sull’industria dei prezzi elevati dell’energia» e nel «brusco rallentamento dell’economia europea nella seconda metà dell’anno scorso». Il risultato è che la produzione totale è stata di 84,8 milioni di tonnellate e si è registrato un calo «in quasi tutti i tipi di carta e cartone, con l’eccezione dei tipi per uso domestico e sanitario». Tuttavia, secondo Cepi i consumi sono rimasti stabili nonostante il Prodotto Interno Lordo dell’UE abbia registrato un trascurabile +0,3%, a testimonianza di un quadro economico stagnante, soprattutto negli ultimi due trimestri dell’anno. Inoltre, le previsioni non lasciano presagire alcun ottimismo, poiché si prevede che l’economia europea guadagnerà un mero +0,8% nel 2023, mentre un ulteriore aumento dell’1,6% è previsto solo per l’anno successivo.

Tempi duri per il riciclo

Vale la pena notare che il continente non è stato il solo ad affrontare le conseguenze dell’impennata dei prezzi dell’energia – che ha costretto molte cartiere a interrompere temporaneamente le loro attività – oltre, molto probabilmente, a quelle della guerra russo-ucraina e dell’approvvigionamento di materie prime. Infatti, «una diminuzione della produzione è stata osservata anche nei maggiori Paesi produttori a livello mondiale», ovvero «Canada, Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud». Anche in queste nazioni si è osservato un calo della produzione, compreso tra 0,5 e 3,5 punti percentuali. Cepi, come anticipato, ha sottolineato che la divergenza nei trend di produzione per i settori grafici e gli imballaggi, nonché per i settori sanitari e domestici, è continuata nel 2022 e ha aggiunto che le criticità hanno avuto un impatto anche sull’aspetto cruciale del riciclo. «L’utilizzo di carta da riciclare da parte delle aziende dell’area geografica coperta dai membri Cepi è diminuito del 6,4% rispetto al 2021», ha riferito, indicando ancora una volta le persistenti turbolenze del gas e dell’elettricità come le principali fonti di problemi. Il loro comportamento ha «colpito in modo significativo le cartiere per il riciclo e le cartiere non integrate, soprattutto nella seconda metà del 2022». Tuttavia, «il riciclo della carta è ancora più che mai effettuato in Europa, 96% della carta europea viene riciclata dalle cartiere europee, mentre allo stesso tempo le esportazioni sono diminuite di quasi il 10%, in parte a causa dei prolungati blocchi in Asia». La pandemia da Covid-19 rappresenta ancora un problema.

Visti da vicino

Nel dettaglio, i dati dimostrano che il consumo di carta e cartone non ha subito variazioni degne di nota, soprattutto grazie alla congiuntura favorevole che ha caratterizzato i primi sei mesi dell’anno, nel 2022, in contrapposizione alla debolezza di cui ha sofferto nei trimestri successivi. «A seguito dei recenti cambiamenti nei modelli di consumo», secondo Cepi, «la domanda di carta per uso sanitario e domestico è cresciuta del 3,6% nel 2022. La domanda di carta per uso grafico ha subito un impatto negativo (-1,8%), a causa del calo della domanda osservato nella stampa e nell’editoria. La domanda di carta e cartone da imballaggio è rimasta relativamente stabile (+0,5%) sulla base dei dati disponibili per i primi 9 mesi». Una tendenza al ribasso è stata registrata anche nel segmento della carta da imballaggio, poiché «si stima che la produzione di gradi da imballaggio sia diminuita del 4,6% rispetto al 2021». Inoltre: «all’interno dei tipi di imballaggio, i materiali per astucci – utilizzati principalmente per l’imballaggio da trasporto – e le scatole di cartone ondulato hanno registrato un calo del 4,8%. La produzione di cartone e di altri cartoni da imballaggio», destinati soprattutto agli imballaggi per la vendita al dettaglio, «è diminuita del 4,1%», mentre «la produzione di materiali da imballaggio», generalmente destinati alla produzione di sacchetti di carta, ha segnato un calo di 5,2 punti percentuali. I tipi di imballaggio rappresentano il 59,8% (59,1% nel 2021) della produzione totale di carta e cartone, in termini di quota complessiva, con i tipi grafici che rappresentano il 26,1% (27,7% nel 2021). «La produzione di tutti gli altri tipi di carta e cartone – principalmente per usi industriali e speciali – è diminuita del 6,1%, con una quota del 4,8% della produzione totale di carta e cartone. La produzione di carta per uso sanitario e domestico è aumentata di circa il 2,2% rispetto al 2021, raggiungendo livelli vicini a quelli raggiunti durante la crisi Covid e rappresentando il 9,3% della produzione totale di carta e cartone», ha dichiarato Cepi.

L’effetto giornale…

Per quanto riguarda il settore grafico, la produzione ha evidenziato un calo dell’11,3%, dopo un leggero aumento nel 2021, e insieme al calo del 9,9% della carta da giornale, la carta da stampa e da scrittura ha registrato un crollo dell’11,5 «come risultato di chiusure e conversioni di macchine». Il documento delle statistiche preliminari CEPI prosegue: «la produzione di carta meccanica patinata e di carta meccanica non patinata è diminuita rispettivamente del 19,5% e del 13,2%. I tipi senza legno non patinati – carta per copia – sono diminuiti del 5,8% e quelli patinati senza legno del 12%. Nel complesso, ciò significa che la produzione di carte grafiche patinate e non patinate è diminuita rispettivamente del 15,8% e dell’8,5%. La produzione di carte grafiche senza legno è diminuita dell’8%, mentre quella di carte grafiche meccaniche del 16,3%». Se si considerano le esportazioni verso gli altri Paesi extraeuropei, i dati non appaiono meno preoccupanti, visto che le consegne di carta e cartone dovrebbero calare del 13,3% e le consegne totali dovrebbero registrare un rallentamento del 3,3%. Entrambi i fenomeni sono da considerarsi un effetto collaterale delle criticità riscontrate sul fronte della produzione e quindi innescate da un panorama economico poco brillante. «Alla fine di settembre 2022», hanno osservato gli analisti, «le consegne di gradi grafici sono diminuite del 10,1%, mentre quelle di gradi da imballaggio hanno registrato un lieve calo dell’1%. Le esportazioni sono diminuite del 13,3% a fine settembre, registrando un forte calo in quasi tutte le regioni: Paesi europei confinanti -10,5%, Nord America -2%, America Latina -8,9, Asia -27,9, altri Paesi del mondo -9,7%».

… e l’impatto delle sanzioni

Nel frattempo, le importazioni sono aumentate del 7% circa, «con volumi crescenti provenienti da altri Paesi europei (+21,8%)». Quelli che non sono rappresentati tra i membri del Cepi costituiscono «il 47,4% di tutte le importazioni europee». Il Nord America detiene la seconda quota (23,6%), seguito dall’Asia (16,9%), dall’America Latina (8%) e dal resto del mondo (4,1%). Naturalmente, gli scambi con la Russia sono stati influenzati negativamente dal conflitto e dalle sue conseguenze, in termini di sanzioni e altre misure che l’UE ha attuato per scoraggiare l’operazione speciale di Vladimir Putin. Così, «le esportazioni di carta dell’UE sono diminuite del 68%, mentre le importazioni di carta sono diminuite del 35%». Ciò significa che, nel complesso, «il saldo commerciale di carta e cartone è diminuito del 20% rispetto al 2021, ma rimane positivo». Infine, la produzione di pasta di cellulosa di mercato e integrata è diminuita del 3,7%, con una produzione approssimativa di 35,9 milioni di tonnellate. Scioperi e fermi temporanei hanno colpito duramente l’industria all’inizio del 2022 e se da un lato «la produzione di pasta meccanica è diminuita del 5,4%», dall’altro quella di pasta chimica, che rappresenta il 77% della produzione totale, «è scesa del 3,3% rispetto al 2021». La produzione di pasta per il mercato ha registrato un calo del 3,7%.

Direttiva Imballaggi, un nuovo studio dimostra che il riutilizzo comporta maggiori emissioni di anidride carbonica e costi più alti per i consumatori

Mentre l’UE cerca di adottare il regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR), un nuovo studio approfondito “Impact Assessment of reuse targets in proposed PPWR” (in allegato), che unisce dati provenienti da varie fonti, rileva che l’imposizione di obiettivi rigorosi per gli imballaggi riutilizzabili entro il 2030 avrà un grave impatto sull’impronta climatica dell’UE e sui costi dei consumatori.

La nuova ricerca – commissionata da Cepi, ECMA, EPPA, FEFCO and Pro Carton – esamina diversi studi esistenti sull’imballaggio e attinge a due scenari modello separati, uno per il cibo da asporto in Belgio e uno per l’imballaggio per l’e-commerce in Germania. I due casi sono stati selezionati per confrontare gli impatti degli imballaggi a base di carta usati oggi, con quelli di imballaggi riutilizzabili, se fossero stati applicati gli obiettivi di riutilizzo del 2030 previsti nel PPWR.

Lo studio offre un’analisi degli impatti ambientali, degli effetti economici e delle implicazioni per la società. Esso conclude che le soluzioni riutilizzabili produrrebbero emissioni di CO2 più elevate rispetto a carta e cartone: fino al 160% in più di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera per il cibo da asporto e fino al 40% per l’e-commerce, secondo i risultati di un articolo di McKinsey, pubblicato oggi, una delle fonti della ricerca.

Carta e cartone sono diventati una forma tradizionale di imballaggio rinnovabile, riciclabile ed effettivamente riciclato con tassi oltre l’85%. Questo grazie agli effetti combinati di decenni di investimenti nel riciclo, nel design per la circolarità e nella riciclabilità dei prodotti.
A causa degli investimenti che sarebbero necessari per sviluppare un modello di imballaggio completamente nuovo e dei suoi elevati costi operativi, un imballaggio riutilizzabile comporterebbe costi complessivi più elevati. Questi costi, rileva il rapporto, verrebbero per lo più trasferiti sui consumatori.
Sono principalmente i trasporti, negli scenari previsti nello studio, i responsabili sia delle maggiori emissioni di CO2 sia degli incrementi dei costi. Gli imballaggi riutilizzabili devono essere rispediti al produttore dopo la consegna o l’acquisto. Questo non è il caso del riciclo, che avviene più vicino al consumatore, non nel luogo originario di produzione.
“Il riciclo è la soluzione migliore per contemperare tutela dell’ambiente, mercato interno e sviluppo sostenibile. Il riutilizzo può essere una soluzione complementare. Ciò sempre in linea con la vigente legislazione dell’UE, secondo la quale la decisione di optare per una soluzione o per l’altra dovrebbe basarsi su motivi giustificati dalla fattibilità tecnica, da quella economica e dalla tutela dell’ambiente. La soluzione migliore non può essere assunta da una decisione globale a livello UE, come proposto dalla Commissione europea, ma deve essere fatto caso per caso, dando la preferenza a quelle opzioni che forniscono il miglior risultato ambientale complessivo” commenta Massimo Medugno DG Assocarta.
“Con questo nuovo rapporto, stiamo portando avanti una panoramica di ciò che la scienza dice sugli imballaggi riutilizzabili, a base di fossili e riciclabili, a base di fibre, e i loro rispettivi impatti sul clima e sull’ambiente in due casi distinti e separati. I risultati dimostrano che gli obiettivi proposti per gli imballaggi riutilizzabili semplicemente non sono conformi a un approccio basato sulla dimostrazione del maggior vantaggio ambientale”. conclude Medugno.

Fedrigoni e Albini (camicie): Futura, la carta con il 25% di fibra da scarti di produzione tessile

Un progetto ambizioso di economia circolare. ALBINI_next, il think thank di Albini Group nato nel 2019 con l’obiettivo di tracciare nuove frontiere cercando soluzioni innovative per creare i tessuti del futuro, e Fedrigoni si incontrano per una collaborazione italiana all’insegna della circolarità. Un’idea concreta di up-cycling, che vede la trasformazione di scarti e sotto-prodotti di produzioni di Albini Group in una carta realizzata con grande rispetto dell’ambiente e delle persone.

Dopo due anni di lavoro tra il team R&D di Fedrigoni e il team di Albini_next, la collaborazione ha dato vita a Futura: un progetto grazie al quale nasce una nuova carta composta per ben il 25% da fibra ottenuta con gli scarti e sotto-prodotti di produzione tessile di Albini Group, risparmiando quindi la quantità di cellulosa vergine utilizzata normalmente nella produzione cartiera e recuperando i sotto-prodotti tessili che sarebbero destinati allo smaltimento o a processi di down-cycling.

Il processo produttivo di Futura inizia dalla selezione di scarti provenienti dalle fasi di tessitura o nei reparti di campionario e di controllo qualità dell’azienda tessile bergamasca. I tessuti vengono sfilacciati per essere convertiti in fibra, che in seguito Fedrigoni aggiunge all’impasto di cellulosa per la realizzazione della carta.

Grazie a questo processo innovativo, ad oggi sono state prodotte circa tre tonnellate di carta, utilizzando 950 kg di scarti di tessuto.

In una perfetta ottica di economia circolare, Albini Group ha poi scelto di utilizzare questa carta speciale per realizzare i supporti di presentazione della collezione Denim e del Service Program del brand Albiate 1830, leader indiscusso nei tessuti dedicati al luxury streetwear. Con le sue basi sportive, le stampe eccentriche, gli originali jacquard e i denim dalle mille sfumature, Albiate 1830 si rivolge a un pubblico giovane e dall’anima ribelle e si conferma espressione di una ricerca creativa unica.

Futura è un progetto basato sulla simbiosi industriale e sulla condivisione di valori fondamentali, come il solido know-how e la spinta all’innovazione in chiave di circolarità, che hanno reso la collaborazione un’opportunità di grande valore per entrambe le aziende.

Il nuovo metodo Aticelca numero 502

Aticelca ha pubblicato un nuovo metodo di misura, il numero 502. Il primo, a livello italiano ed europeo, destinato a verificare se un componente di un imballaggio o un prodotto in carta sia effettivamente separabile manualmente da parte del consumatore al momento della raccolta differenziata.

Il lavoro di realizzazione di questo nuovo standard è partito 2 anni fa con una indagine condotta insieme a Doxa che ha registrato un’ampia propensione dei cittadini ad avere un ruolo attivo nella separazione dei componenti di un imballaggio per poi avviarli al riciclo ed è stato sviluppato da un gruppo di lavoro che, con il coordinamento di Aticelca, ha visto la partecipazione di molti esperti provenienti da cartiere, cartotecniche, utilizzatori di imballaggi del mondo food e della cosmetica, scuole, università e associazioni. Il lavoro è stato completato da una sperimentazione condotta in collaborazione con Chelab-Merieux Nutriscience, Centro Qualità Carta-Lucense, Ecolstudio e Innovhub-Stazioni Sperimentali per l’Industria e da una consultazione pubblica.

Il nuovo metodo 502 identifica cinque parametri con cui valutare quanto è facile per il cittadino separare la componente da rimuovere prima di gettare l’imballaggio o un qualsiasi altro prodotto in carta, nel bidone del riciclo. Il metodo parte dalla definizione di separabilità manuale indicata da Conai e vuole essere uno strumento per favorire il design di componenti (quali finestrelle, maniglie, etichette, spirali metalliche, strati pelabili,…) più facili da rimuovere. L’obiettivo è quindi favorire lo sviluppo di imballaggi, anche complessi, che possano però essere ricondotti alle loro componenti mono materiale al fine di un riciclo più efficiente.

Nel 2011 Aticelca ha realizzato il primo standard pubblico dedicato alla valutazione della riciclabilità della carta, denominato Sistema di valutazione della riciclabilità Aticelca 501, che ha dato poi spunto alla nascita della norma nazionale UNI 11743:2019 e, più di recente, del primo metodo di laboratorio europeo da parte di Cepi-Confederazione dell’Industria Cartaria Italiana. Il metodo 502 si affianca e si integra a quello per la valutazione della riciclabilità. Le componenti non cartarie che risultano sufficientemente facili da separare potranno infatti non essere incluse nella valutazione della riciclabilità. Condizione necessaria è però dare al cittadino una chiara indicazione dell’operazione che deve effettuare.

Il metodo Aticelca 502 verrà presentato, in anteprima italiana ed europea, il 16 febbraio 2023 presso l’Istituto Salesiano di San Zeno a Verona.