Giuseppe Bianchi co-fondatore del INOX BF è venuto a mancare il 25 novembre 2022 nella sua casa di Massa Macinaia (LU).
Giuseppe, nato il 13 marzo 1944 a Pescia (PT) è stato uno dei protagonisti della storia dello sviluppo industriale delle macchine per il settore della carta.
La famiglia Frateschi, assieme ai suoi collaboratori, ricorda con gratitudine il tempo trascorso all’interno della società INOX BF.
Redazione
Si è spento Giuseppe Bianchi, co-fondatore Inox BF
L’idrogeno incontra la carta
L’idrogeno (H2) è un vettore energetico su cui si ripone grande fiducia per il raggiungimento degli obiettivi europei e globali di decarbonizzazione.
Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si promuovono e si dedicano risorse per le applicazioni industriali dell’idrogeno da fonti rinnovabili, in settori industriali “hard to abate”, ad alta intensità energetica, tra cui il settore carta può ascriversi.
di Paolo Carmenati
I convegni e le news riferiscono che le principali aziende di tissue, carta e imballaggi lavorano sugli sviluppi dell’utilizzo dell’idrogeno, come vettore energetico, con progetti mirati a testare la misura in cui l’idrogeno, da fonti rinnovabili, può sostituire il gas naturale nei processi di produzione della carta, senza compromettere la qualità del prodotto.
Nuovi combustibili per le turbine
I nuovi impianti di cogenerazione, per produrre energia e calore in cartiera, possono già utilizzare turbine a gas predisposte per funzionare con combustibili più eco compatibili, tra cui l’idrogeno, nel rispetto delle normative.
Si possono far funzionare le cappe per l’essiccamento presenti nelle macchine continue del tissue, aggiungendo gradualmente idrogeno alle loro attuali forniture di energia.
Una cartiera europea sta partecipando a un progetto di ricerca sull’accumulo di energia rinnovabile, installando nello stabilimento un impianto power-to-hydrogen-to-power che utilizza la portata in eccesso dalle fonti di energia rinnovabile per generare idrogeno verde con l’elettrolisi. Idrogeno che, compresso e immagazzinato in serbatoi, è poi riconvertito in energia elettrica, nei periodi di forte domanda, alimentando una turbina a gas.
Caratteristiche e criticità
Per un’implementazione sicura delle tecnologie a idrogeno è utile conoscerlo meglio, rendendo note anche le criticità relative al processo di combustione con tenori crescenti di H2.
L’idrogeno (H2):
– è il gas più leggero conosciuto, il suo peso specifico è 0,0899 kg/m3 – è 14,4 volte più leggero dell’aria – e si diffonde rapidamente nell’aria orizzontalmente, ma all’aumentare della temperatura la sua densità diminuisce, muovendosi verso l’alto;
– è il più diffuso elemento nell’universo, ma sulla terra è combinato con altri elementi. In forma libera, allo stato molecolare, sul nostro pianeta è molto raro, se lo si vuole utilizzare è necessario sintetizzarlo scomponendo le molecole in cui è presente in forma combinata;
– è un gas incolore, inodore e insapore, non percepibile dai sensi umani. Non è tossico ma agisce come un asfissiante, sostituendosi all’ossigeno nell’aria;
– riesce a penetrare nei materiali normalmente impermeabili agli altri gas;
– è molto leggero anche allo stato liquido avendo un peso specifico di 70,99 kg/m3;
– il suo punto di ebollizione è -252,77 °C, evapora velocemente e forma circa 845 litri di gas per ogni litro di liquido;
– tra tutti i combustibili e carburanti, l’idrogeno possiede la maggiore densità energetica (MJ/kg): 1 kg d’idrogeno contiene la stessa energia di 2,1 kg di gas naturale o di 2,8 kg di benzina;
– in rapporto al volume, il potere calorifico (kWh/Nm3) dell’idrogeno è circa 1/3 di quella del gas naturale e circa 1/4 di quella della benzina.
L’idrogeno è estremamente infiammabile nell’aria, dove brucia con fiamma azzurrognola e fortemente calorifica (1.430 °C), reagendo con l’ossigeno per formare acqua: 2H2 + O2 = 2H2O. La temperatura della fiamma alla presenza di solo ossigeno sale a 2.830 °C.
Nella combustione in aria con fiamma libera, gli unici prodotti inquinanti che si formano sono gli ossidi d’azoto (NOx). Se la combustione avviene in un ambiente con solo ossigeno, l’unico prodotto della combustione è l’acqua.
Le fiamme generate dalla combustione d’idrogeno in aria non sono visibili a occhio nudo perché emettono radiazioni luminose nello spettro dell’ultravioletto, non visibili alla luce del giorno e che hanno un basso livello di calore radiante, a causa dell’assenza del carbonio, e quindi non surriscaldano le zone adiacenti.
Per questo motivo, è difficile identificare visivamente se una fuga d’idrogeno stia bruciando. Nella conversione a idrogeno è indispensabile un adeguamento dei rilevatori della fiamma nei dispositivi di sicurezza.
I limiti d’infiammabilità in aria dell’H2 sono espressi in: % vol.; il range delle concentrazioni entro cui l’idrogeno tende a bruciare in aria, è molto ampio, dal 4% al 75% in volume – il gas naturale dal 5% al 15%. L’energia necessaria per infiammarlo è molto bassa, ne basta circa 1/10 rispetto a quella necessaria per il GPL o per il metano; può innescarsi anche con deboli scintille – di origine elettrica, elettrostatica o meccanica.
La velocità di propagazione della fiamma è significativamente elevata, quella in aria è dieci volte maggiore di quella del gas naturale.
Il rischio incendi
Le perdite d’idrogeno generano un serio rischio d’incendi, che sono notevolmente diversi dagli incendi che coinvolgono altri combustibili. Poiché l’idrogeno è uno degli elementi più leggeri sulla Terra, quando all’aperto avviene una perdita, l’idrogeno si disperde rapidamente verso l’alto. Questo rende l’accensione meno probabile. Mentre l’idrogeno che fuoriesce all’interno di spazi confinati – piccole stanze non areate, container, recipienti ecc. – si raccoglie rapidamente inizialmente sul soffitto e alla fine li riempie. Si corre così il rischio di innescare la tipica esplosione da idrogeno, quando si miscela con aria, ossigeno o agenti ossidanti.
In caso di fuga i componenti delle miscele con idrogeno non si separano per effetto della gravità, quindi, non si ha un accumulo d’idrogeno in alto e un accumulo del gas inerte più in basso, ma la miscela si muove come un insieme nell’aria ambiente, spostandosi verso l’alto o verso il basso secondo la sua densità complessiva.
Essendo l’idrogeno inodore e incolore, il corretto adeguamento e/o posizionamento dei rilevatori del gas è la chiave per l’individuazione precoce di una perdita d’idrogeno.
Le barriere tecnologiche
Vi sono alcune barriere tecnologiche e alcuni degli adeguamenti tecnici necessari nella conversione del processo a idrogeno.
L’idrogeno provoca la corrosione e una conseguente maggiore fragilità quando entra in contatto con particolari metalli, per esempio alcuni tipi d’acciaio. In entrambi i casi c’è la riduzione della duttilità e della resistenza alla trazione del materiale. Il fenomeno dell’infragilimento è dovuto al posizionamento dell’idrogeno atomico fra gli interstizi dei grani della struttura metallurgica, provocando, localmente, forti stati tensionali che possono costituire anche innesco di rotture per sollecitazione a fatica.
In linea generale, a temperatura ambiente vanno bene: rame, ottone, alluminio e alcuni tipi di acciaio. Si sconsiglia l’uso di tubi e raccordi in ghisa, a causa della sua porosità che la rende permeabile all’idrogeno. Le bombole di acciaio per idrogeno compresso sono costruite con delle leghe particolari.
La temperatura di fiamma dell’idrogeno è superiore a quella del gas naturale tipicamente impiegato. Si richiede pertanto l’impiego di nuovi materiali e componentistica da adottare per la sua combustione tra cui: gli ugelli del bruciatore, del refrattario nei rivestimenti, che non sia permeabile all’H2 ecc.
Altre conseguenze dell’impiego di idrogeno sono le variazioni nelle caratteristiche di scambio termico degli apparecchi, qualora il processo preveda un opportuno dosaggio della trasmissione del calore con misurato equilibrio di trasmissione e irraggiamento o qualora il processo abbia una funzione essiccativa.
Nella combustione non è trascurabile l’incidenza sul processo dei maggiori volumi di acqua generati dalla combustione con idrogeno – a parità di potenza termica erogata –, specialmente per i processi dove l’energia termica si utilizzi per essiccare.
Con l’innalzamento della temperatura di combustione dell’idrogeno aumentano le emissioni di NOx in modo esponenziale. Queste devono essere controllate, intervenendo sui parametri di combustione con tecniche e regolazioni adeguate, per rispettare i limiti delle emissioni degli NOx.
Elettrolisi e l’idrogeno verde
Esistono molti modi per produrre l’idrogeno, ma quello a zero emissioni è l’elettrolisi dell’acqua. Un processo in cui il passaggio di corrente elettrica scompone l’acqua in idrogeno gassoso e ossigeno. Il fenomeno di scissione dell’acqua avviene in una cella elettrolitica, costituita da due elettrodi, uno positivo e uno negativo, collegati elettricamente, immersi in un liquido chiamato elettrolita e separati da una membrana. Una corrente continua a bassa tensione che la attraversa genera ossigeno gassoso all’anodo e idrogeno gassoso al catodo.
Un elettrolizzatore pressurizzato che si usa in ambito industriale non è un semplice dispositivo con due elettrodi in un serbatoio pieno d’elettrolita, ma è un sistema più complesso con vari sottosistemi e componenti. Le principali tecnologie degli elettrolizzatori impiegabili sono: l’alcalina (AWE) e quella a membrana protonica (PEM). Ambedue hanno stack – la cellula dell’impianto dove le molecole d’acqua sono scisse in ossigeno e idrogeno – con potenza nell’ordine dei MW.
L’elettrolisi permette di produrre idrogeno altamente puro che può classificarsi “verde”, solo se gli elettrolizzatori sono alimentati da sistemi di generazione dell’energia da fonti rinnovabili, come da:
– l’energia fotovoltaica, che sfrutta la fonte solare attraverso i pannelli solari che prendono la luce del sole e la trasformano in energia elettrica;
– l’energia eolica, che sfrutta le capacità cinetiche connesse al vento per convertire questa fonte in energia meccanica e, a sua volta, in energia elettrica;
– l’energia da impianti solari termodinamici, che sono assimilabili a centrali termoelettriche, in cui le caldaie a combustibile sono sostituite da un insieme di collettori solari che permettono di ottenere calore ad alta temperatura concentrando l’energia solare mediante sistemi ottici, rimpiazzando quindi i combustibili fossili con la fonte solare. La produzione di energia elettrica negli impianti solari termodinamici avviene attraverso cicli termodinamici in modo analogo alle centrali termoelettriche convenzionali.
Gli altri colori dell’idrogeno
Attualmente circa il 95% dell’idrogeno che si produce arriva da fonti fossili, incompatibile con gli obiettivi di emissioni zero. L’idrogeno, secondo com’è prodotto, assume denominazioni legate ai colori.
Si chiama idrogeno “grigio” se per produrlo si utilizza il metano. Il processo impiegato è lo steam reforming – si fanno reagire gli idrocarburi con acqua in un forno ad alta temperatura. Il processo immette una notevole quantità di CO2 in atmosfera, il rapporto in massa tra CO2 e idrogeno prodotto è pari a 22.
Assume la denominazione d’idrogeno “blu”, se l’anidride carbonica che risulta dal processo non è liberata nell’aria, bensì è catturata e immagazzinata. Quest’ultimo processo produttivo richiede, nella globalità, una quantità d’energia maggiore di quella già elevata richiesta dal precedente.
È di colore “marrone” l’idrogeno nel caso che per produrlo, con la tecnologia del reforming, si utilizzi il carbone. Mentre è “nero” se lo si produce dalla gassificazione del carbone.
La percentuale d’idrogeno verde rappresenta oggi solo il 5% della produzione dell’idrogeno mondiale, soprattutto perché attualmente il costo per produrlo è alto: dai 4 ai 6 euro per un chilogrammo d’idrogeno verde, contro l’1,5-2 di quello grigio o blu.
Lo stoccaggio
Poiché l’idrogeno è praticamente indisponibile allo stato elementare, sotto forma di molecola biatomica (H2), non può essere considerato una fonte energetica bensì un vettore energetico. Cioè un qualcosa cui si può fare ricorso per immagazzinare energia, trasformandola, successivamente, da una fonte all’altra. Con la possibilità di riconvertirlo anche in energia elettrica, in una cella a combustibile (fuel cell), un dispositivo elettro-chimico che permette di ottenere energia elettrica direttamente dall’idrogeno e dall’ossigeno atmosferico senza che avvenga un processo di combustione.
Lo stoccaggio dell’idrogeno avviene sostanzialmente in due forme:
– sotto forma liquida, in contenitori criogenici mantenuti a una temperatura prossima a quella di ebollizione dell’idrogeno (-253 °C). Questi tipi di contenitori sono utili per lo stoccaggio e il trasporto di grandi quantitativi d’idrogeno. Lo stoccaggio in forma liquida richiede l’impiego di contenitori isolati sotto vuoto che non possono comunque annullare completamente i possibili aumenti di calore che si traducono inevitabilmente in evaporazione dell’idrogeno liquido all’interno, con un incremento di pressione, quindi un rilascio dalle valvole di sicurezza;
– sotto forma gassosa, in tal caso, per lo stoccaggio in pressione si ricorre a bombole, contenitori o a cisterne, costruite con acciai speciali – in grado di non essere permeabili al gas e infragiliti dalla sua azione permeante – che possono mantenere pressioni di esercizio dai 200 ai 300 bar, in funzione del modello costruttivo, del materiale e dello spessore del contenitore.
Per l’immagazzinamento di maggiori quantitativi di gas H2 si utilizzano bombole e serbatoi capaci di lavorare in sicurezza alla pressione di 700 bar, per la loro realizzazione è stato necessario rivolgersi ai materiali compositi che utilizzano polimeri rinforzati in fibra di carbonio.
In previsione di un prevedibile più ampio impiego dell’idrogeno, in un modello di sviluppo da fonti decentralizzate, questo vettore energetico dovrà essere prevalentemente trasportato nei gasdotti esistenti o nuovi.
In questo periodo sono in corso test esplorativi con una miscelazione dell’idrogeno nella rete gas metano (blending), con un mix dal 5 al 10% di H2. Questo al fine di evidenziare i limiti delle reti di distribuzione derivanti dal maggior volume specifico dell’idrogeno e le eventuali perdite, specialmente dai giunti, conseguenti all’incompatibilità e all’infragilimento dei materiali, non tralasciando la verifica dell’idoneità dei sistemi di sicurezza.
Per un’agenda comune sul caro energia e sulla transizione ecologica
Gli impatti del “caro energia” e della recente direttiva imballaggi sulla filiera della carta e della stampa e trasformazione oggetto della lettura congiunta inviata ai Ministri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, delle Imprese e del Made in Italy, del Lavoro e delle Politiche Sociali dalle organizzazioni datoriali e sindacali.
La filiera della carta, della stampa e della trasformazione insieme a CGIL-SLC, FISTEel-CISL, UILCOM e UGL Chimici hanno inviato in questi giorni una lettera congiunta con una agenda condivisa dalle parti sociali, ai Ministri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, delle Imprese e del Made in Italy, del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Obiettivo della lettera la condivisione di una agenda comune tra organizzazioni datoriali e OO.SS. sul tema del caro energia e della transizione ecologica.
“A rischio occupazionale” affermano le organizzazioni datoriali e sindacali nella lettera “una filiera essenziale e competitiva che esprime un valore di 22 miliardi di € di fatturato (1,2% PIL), generato da circa 160.000 addetti diretti in 16.600 imprese. Una filiera che produce imballaggi per medicine, per alimenti e mangimi (primari e di trasporto), a catene di approvvigionamento cruciali in Italia ed Europa con una forte attenzione alla sostenibilità ambientale e all’economia circolare tanto da raggiungere il tasso di riciclo dell’85% negli imballaggi di carta con anticipo rispetto all’obiettivo UE (dell’85% al 2030).
Un quadro di partenza complessivamente positivo, che rischia però ora di compromettersi irrimediabilmente se non si prende urgentemente atto di uno scenario radicalmente mutato, con la necessità di azioni indispensabili nel breve e medio termine sul caro energia ma anche sulla bozza di revisione a livello UE della normativa sugli imballaggi, che punta al riuso piuttosto che al riciclo.
Un rischio concreto sia nell’attività di produzione della carta (un settore energivoro e quasi integralmente consumatore di gas e quindi oggi in una situazione competitiva di forte svantaggio rispetto ai produttori di altri Paesi europei), sia in quella della stampa (editoriale e commerciale) e della trasformazione, dalla produzione di scatole in cartone ondulato a quella di astucci, sacchi, shopper, etichette, tubi, packaging flessibile (che deve far fronte a uno straordinario rincaro della principale materia prima, oltre che di tutti gli altri propri fattori produttivi).
L’Italia ha introdotto alcune misure importanti e bisogna darne atto al Governo italiano che, di trimestre in trimestre, ha trovato risorse consistenti per affrontare il “caro energia” tramite il credito d’imposta, che dev’essere mantenuto e consentito di utilizzare fino a giugno 2023.
Molto importante anche la recente modifica alla Gas Release introdotta dal Governo il 4 novembre che ne estende l’applicazione. Importante che venga resa disponibile ai settori gasivori ad un prezzo ragionevole e che esso non venga fissato ad un livello minimo con una norma primaria. “Diversi interventi strutturali vanno negoziati ed ottenuti in Europa. Su questo obiettivo il nuovo Governo dovrà essere fortemente focalizzato. In particolare” secondo le organizzazioni datoriali e sindacali della filiera della carta, della grafica e della trasformazione “è necessario sostenere:
– un price cap riguardante le forniture di gas in Europa;
– una riforma del mercato elettrico, che preveda, come primo passo, il disaccoppiamento tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas;
– una maggiore regolamentazione del TTF, come una vera borsa;
– una sospensione e una revisione del sistema ETS, che eviti pressioni speculative;
– infine, ma non meno importante, una vera transizione ecologica, che consideri il tema energia sotto il profilo dell’autonomia e della sovranità europea, accelerando sì verso le fonti rinnovabili, ma senza dimenticare mai le esigenze specifiche dell’industria e della manifattura di ciascun Paese”.
“Con riferimento la transizione ecologica è forte il timore” si legge nella lettera “che gli investimenti fatti in materia di Economia Circolare (e quelli prossimi anche in sede di PNRR) vengano vanificati senza vantaggi in termini ambientali, ma con un impatto certo sotto il profilo sociale. L’Italia è un paese trasformatore e industriale. Se non ci saranno misure strutturali, la perdita di competitività e di mercati da timore diventerà, purtroppo, una prospettiva concreta. Con significativi impatti anche sulla sostenibilità ambientale (l’attività di riciclo) e con una recrudescenza del cosiddetto “dumping ambientale” (a Paesi extra europei come Turchia e Cina)”.
SKF per l’industria pulp&paper: programmi per il miglioramento della performance
L’approccio SKF all’efficienza del ciclo di vita dei macchinari si basa su una visione di economia circolare e sui concetti di riduzione, riutilizzo e riciclo in ottica di “redesign e improve”. L’analisi e interpretazione dei dati di funzionamento delle macchine permette agli ingegneri dell’applicazione SKF di proporre soluzioni migliorative, che possono andare dalla sostituzione del cuscinetto al suo ricondizionamento e reingegnerizzazione.
Il ricondizionamento cuscinetti ha un impatto positivo in termini di costi operativi, impatto ambientale e RCFA. La riduzione dei costi operativi si traduce in una riduzione del TCO, che ha un rilevante impatto per cuscinetti per cilindro monolucido o cilindri della sezione presse.

La RCFA ha a sua volta un impatto sull’MTBF e sull’OEE.
Il ricondizionamento dei cuscinetti si basa su tre fasi.
La prima fase è la fase di analisi. Viene effettuato un prelavaggio del cuscinetto, l’ispezione visiva, le misurazioni, lo smontaggio e pulizia dei componenti e la loro misurazione, gli eventuali ultrasuoni in caso di cuscinetti rulli stampa/cilindri Yankee, la classificazione dei danneggiamenti, l’archiviazione dei dati e il report tecnico.
La fase successiva è rappresentata dalle operazioni di ricondizionamento. Si procede con la rigenerazione o fabbricazione degli elementi volventi e delle piste di anelli, il ricondizionamento delle superfici esterne degli anelli, la ricostruzione o sostituzione della gabbia. Gli ulteriori step comprendono la pulizia, misurazione e ispezione visiva dei componenti, il montaggio dei cuscinetti, la marcatura, l’ispezione finale e misurazione del gioco, la conservazione e confezionamento e la registrazione dei parametri in uscita.
La terza fase prevede l’utilizzo delle informazioni per la RCFA e il miglioramento MTBF della macchina e l’utilizzo dei certificati di ridotto impatto ambientale della pratica di ricondizionamento ai fini della valutazione Scope 3 del cliente. Il risultato finale è l’utilizzo di un prodotto ricondizionato con garanzia di standard qualitativi SKF assimilabili al nuovo.
Produrre un cuscinetto nuovo implica diverse fasi e processi. Ricondizionare un cuscinetto, invece, implica un minore numero di fasi, che si traduce quindi in un minore impatto ambientale per quanto riguarda consumo di energia, acciaio, emissioni e scarti. Rigenerare un cuscinetto comporta un impiego di energia che, in base al livello di servizio richiesto, è il 60%-95% in meno rispetto a quello impiegato per la produzione del nuovo, con una proporzionale riduzione di CO2.
Un caso di riferimento in ambito pulp&paper riguarda il ricondizionamento di cuscinetti montati su un cilindro pressa, con un tempo di servizio di due anni. I cuscinetti sono di tipo 241/500 ECAK30/C3W33 e C41/500 K30M/C083W4. Il saving in termini di CO2 del ricondizionamento è pari a 3,9 tonnellate. Basti pensare che una tonnellata di CO2 corrisponde a circa 8.400 chilometri percorsi da un’automobile.
Il ricondizionamento di un cuscinetto 230/630, tipicamente utilizzato nel settore P&P, contribuisce ad evitare 975 kg di CO2 (non incluse le emissioni connesse ai trasporti dalla fase di produzione delle materie prime al prodotto finito).
Assocarta partner al Forum Acqua di Legambiente a Roma
Assocarta partner al Forum Acqua di Legambiente a Roma: ridurre, recuperare, riciclare sono le parole d’ordine per una gestione sostenibile dell’acqua nel settore industriale italiano. L’impegno della carta Made in Italy contenute nel Rapporto Ambientale Assocarta-Legambiente 2021.
Massimo Medugno direttore generale di Assocarta è intervenuto, a Roma, al Forum Acqua di Legambiente “L’impronta idrica come strumento di adattamento alla crisi climatica” sul tema della riduzione, del recupero e del riciclo dell’acqua quali parole d’ordine per una gestione sostenibile di questa risorsa.
“L’acqua è un elemento fondamentale del processo produttivo cartario” afferma Medugno “Per questo le cartiere hanno sempre utilizzato in modo efficiente questo elemento del capitale naturale tanto più che, sin dagli albori della produzione cartaria nel nostro Paese, attorno alla produzione viveva una comunità, e la simbiosi fra territorio e cittadino è sempre stata uno degli obiettivi del nostro comparto non solo in termini occupazionali ma di forte rispetto all’ambiente e al territorio”. “Il riciclo interno dell’acqua è elevato” spiega Medugno “e soltanto il 10% dei consumi di processo è costituito da prelievi. Se alla fine degli anni settanta erano necessari mediamente 100 metri cubi d’acqua per produrre una tonnellata di carta, attualmente ne vengono utilizzati 26 (dato medio del campione Assocarta – Rapporto Ambientale Assocarta Legambiente 2021.
“Il dato, sostanzialmente stabile negli ultimi anni, evidenzia il raggiungimento di un limite tecnologico sotto il quale sembrerebbe difficile spingersi senza incorrere in un incremento delle concentrazioni” emerge da Rapporto Ambientale Assocarta Legambiente 2021. “Da qualche anno come Assocarta – afferma Medugno – realizziamo un bilancio ambientale con il supporto di Legambiente con la quale abbiamo un accordo di partnership che vede Assocarta in prima linea su molti eventi dedicati all’attenzione del capitale naturale”.
“Oggi, in occasione della prima giornata internazionale Unesco dedicata alle riserve della biosfera, siamo orgogliosi di prendere parte a questo Forum Acqua per diffondere presso istituzioni e i media i numeri contenuti nel nostro Rapporto Ambientale che testimoniano l’impegno responsabile delle cartiere italiane” continua Medugno.
“E l’acqua” conclude Medugno “potrebbe diventare un ulteriore elemento per rafforzare l’economia circolare, se potenziassimo l’uso fanghi per produrre biometano e biogas derivanti dal riciclo di acqua. Ottimizzazione delle risorse unitamente alla riduzione dei consumi e alla depurazione di acqua in sito aiuterebbe la manifattura cartaria anche nella decarbonizzazione”.
Panel Osi, è vera crescita?
I dati dell’ultima rilevazione Osi del Centro Studi Assografici evidenziano un aumento del fatturato del settore grafico e cartotecnico trasformatore nel primo trimestre dell’anno in corso. Si tratta di un buon indice di crescita rispetto ai periodi precedenti ancora condizionati dalla pandemia. Una crescita però gonfiata dalla dinamica inflattiva delle materie prime, dell’energia, dei trasporti e dei prezzi in generale.
Il 2022 si apre con un netto segno positivo del giro d’affari sia per l’industria grafica sia per quella cartotecnica trasformatrice. L’ultima rilevazione del Panel Osi (Osservatorio Stampa e Imballaggio) del Centro Studi Assografici, riferita al primo trimestre del 2022 e alle tendenze del secondo trimestre, mostra una situazione di sostanziale rilancio per l’intera filiera. Ma si tratta di un segno “più” che include una pesante criticità: l’incremento del fatturato è infatti da ricondurre al bisogno di recuperare i forti aumenti dei prezzi delle carte grafiche e per imballaggio-cartotecnica, altre materie prime (come inchiostri, solventi e adesivi), energia e trasporti.
In ogni caso, dopo un 2021 caratterizzato dalla parziale ripresa post crisi Covid-19, il settore grafico e quello cartotecnico trasformatore possono chiudere il primo trimestre dell’anno in corso con numeri che ispirano fiducia. Non per niente i giudizi e le attese sul trimestre successivo sono intonati, chi più chi meno, su note positive in riferimento ai principali indicatori, ovvero produzione, fatturato, ordini interni e ordini esteri.
Settore grafico: fatturato e produzione si affermano rispetto al 2021
Stando ai dati di Assografici il fatturato delle aziende grafiche evidenzia una crescita del 21,2% rispetto al primo trimestre 2021, che aveva risentito ancora degli effetti negativi della crisi Covid-19 con risultati ancora peggiori rispetto al già difficile primo trimestre 2020. A livello di singola impresa prevalgono i risultati positivi: il 93% delle aziende grafiche del Panel Osi aumenta il fatturato, in media del 22,7%, a fronte di un 7% di imprese che lo riduce, mediamente del 22,6%.
I dati sulla produzione confermano un inizio 2022 moderatamente positivo: sulla base dei dati Istat rielaborati dal Centro Studi Assografici, il settore grafico mostra, nel primo trimestre 2022, una crescita della produzione del 2,7%, rispetto al primo trimestre 2021. Tale crescita produttiva tendenziale è riconducibile al proseguimento della crescita del comparto della grafica editoriale (+3,3%), mentre si conferma il modesto calo della grafica pubblicitaria e commerciale (-1,6%). Fra i prodotti, discreta ripresa produttiva per le riviste (+9%) dopo la flessione a due cifre del 2021, mentre i libri, dopo l’intensa ripresa del 2021, proseguono su un percorso di crescita produttiva su valori più moderati (+1,8%); ulteriore modesto calo produttivo per gli stampati pubblicitari e commerciali (-1,2%), a fronte di un calo a due cifre della modulistica (-13,5%).
Il libro non delude…
Dal lato della grafica editoriale, sulla base dei dati Aie, il mercato librario ha nel primo trimestre 2022 un moderato calo del 3,7% a valore e del 2,3% in termini di numero di copie, rispetto ai primi tre mesi 2021 che però avevano registrato un andamento particolarmente positivo. Se si confrontano i valori del primo trimestre 2022 con quelli del primo trimestre 2019 pre-Covid-19, le vendite di libri sono infatti in crescita del 18,9% a valore e del 19,5% a numero di copie, che corrispondono a 58,1 milioni di euro e 3.971 milioni di copie in più. In termini di canali di vendita, le librerie fisiche restano costantemente sopra al 50% delle vendite (52,4% di quota) e proseguono il recupero, la quota dell’online si stabilizza (43%), mentre cala leggermente quella della Gdo (4,6%).
In termini di domanda, i dati di fonte Nielsen dei primi tre mesi 2022 mostrano un mercato pubblicitario in discreta ripresa sui primi tre mesi 2021 (+3,2%) mentre, considerando solo i mezzi classici, la crescita è limitata al +0,4%. Si conferma però ancora un leggero calo della pubblicità sulla stampa (-0,9%) e sui periodici in particolare (-2%), mentre sono quasi stabili i quotidiani (-0,5%).
Dal lato della grafica pubblicitaria e commerciale, si osserva nel primo trimestre 2022 una discreta crescita della pubblicità della Grande Distribuzione Organizzata (+7,8% per Nielsen), fra i principali utilizzatori di stampati pubblicitari e commerciali (come i cataloghi e i volantini promozionali), che però non si è ancora trasferita a favore della stampa di questi prodotti. Osservando gli altri segmenti dell’advertising che hanno un’influenza sulla domanda della grafica pubblicitaria e commerciale, si osserva che nel primo trimestre 2022 è buona la crescita dell’advertising sul direct mail (+2,7%) e si registra un’intensa ripresa sulle affissioni (+106%) che erano state fortemente colpite dalla riduzione della mobilità per il Covid-19.
…e trascina l’export grafico
Sul fronte della domanda estero continua anche nei primi tre mesi del 2022 il positivo trend dell’export grafico in valore, in crescita del 20,8% rispetto ai primi tre mesi 2021. In termini di prodotto, la crescita è trascinata dall’export in valore dei libri (+33%) e degli stampati pubblicitari e commerciali (+20,6%); restano invece ancora in difficoltà le esportazioni delle riviste (-7,7%). In leggero calo nel primo trimestre 2022 il profilo delle importazioni in valore del settore grafico (-2,4% sul primo trimestre 2021), per la flessione dell’import di libri (-18,3%); crescono invece le importazioni di stampati pubblicitari e commerciali (+11,8%) e di riviste (+4,4%).
Attesa ottimistica per gli ordini interni
Le indicazioni sul secondo trimestre 2022, rispetto al primo trimestre 2022, delle aziende del settore grafico del Panel Osi sono moderatamente positive. Sulla produzione e sul fatturato il 56% delle aziende del Panel Osi indica una stabilità, il 33% un incremento, mentre l’11% valuta una diminuzione. Più positive le aspettative sugli ordini interni: per il 62% delle imprese vi è un miglioramento, il 25% indica una stabilità, il 13% un peggioramento. Stabili le attese sugli ordini esteri, con il 62% delle aziende che segnala il mantenimento dei passati livelli, il 25% una crescita e il 13% una diminuzione.
Cartotecnico trasformatore, un settore senza incertezze
Nel primo trimestre 2022 il fatturato delle aziende cartotecniche trasformatrici del Panel Osi cresce del 22,3% rispetto allo stesso periodo 2021, che aveva risentito ancora degli effetti negativi della crisi Covid-19 con risultati in leggero arretramento rispetto al già difficile primo trimestre 2020. I risultati delle imprese cartotecniche del Panel Osi sono simili nel complesso a quelli dell’imballaggio in carta, cartone e flessibile; il totale del campione Osi ha un incremento delle vendite, che mediamente si attesta sul +22,3%.
La produzione del settore cartotecnico trasformatore, dopo un 2021 di significativa ripartenza, vede una ulteriore crescita produttiva nel primo trimestre 2022 del 5,1%, rispetto al primo trimestre 2021. Nel primo trimestre 2022 la crescita produttiva è da imputare sia al comparto dell’imballaggio in carta e cartone e flessibile (+4,9%), sia a quello della cartotecnica (+7,4%). Con riferimento ai segmenti di attività, in ambito Assografici, il Gruppo di Specializzazione Gifco (Gruppo Italiano Fabbricanti Cartone Ondulato) dichiara nel primo trimestre 2022 un buon aumento del 5,8% rispetto al primo trimestre 2021, in termini di tonnellate prodotte di cartone ondulato. Il Gifasp (Gruppo Italiano Fabbricanti Astucci e Scatole Pieghevoli), sulla base dei dati Istat, segnala nello stesso periodo un lieve incremento dello 0,3% delle quantità prodotte di astucci e scatole pieghevoli. Prosegue la crescita intensa dei volumi produttivi dei sacchi in carta a grande contenuto: sulla base delle statistiche del Gipsac (Gruppo Italiano Produttori Sacchi Carta), il numero di sacchi venduti aumenta del 9% nei primi 3 mesi 2022 sui primi 3 mesi 2021, per la spinta della domanda delle costruzioni, degli alimentari e dei mangimi. Il Giflex (Gruppo Imballaggio Flessibile), nello stesso periodo stima un incremento tendenziale della produzione di imballaggi flessibili intorno al +1%. Nel comparto della cartotecnica, nel primo trimestre 2022 sul primo trimestre 2021, cresce la produzione delle etichette autoadesive (+13,5%) rappresentate da Gipea (Gruppo Italiano Produttori Etichette Autoadesive), dei tubi di cartone (+6,6%) rappresentati dal Gitac (Gruppo Italiano Tubi e Anime in Cartone), degli articoli per scuola, ufficio e cartoleria (+9,9%), degli articoli igienici e sanitari (+7,4% per l’Istat) e delle carte trattate per uso industriale (+5,9% per l’Istat). Nello stesso periodo cala la produzione di buste per corrispondenza (-3,2% per l’Istat) e di carte da parati (-3,2%), rappresentate dal Gruppo Assoparati.
Import ed export della cartotecnica trasformazione vivaci
Sul fronte del commercio estero, gli scambi internazionali della cartotecnica trasformazione mantengono nel primo trimestre 2022 un’intonazione molto positiva che accelera rispetto al 2021: le esportazioni in valore crescono del 32,4% rispetto al primo trimestre 2021. Fra i prodotti principali, l’export di scatole, sacchi e imballaggi vari in carta e cartone cresce significativamente (+32,2%), così come quello di articoli igienici e sanitari (+44,7%). Fra gli altri prodotti, sono in forte aumento le esportazioni di prodotti cartotecnici per corrispondenza (+109%), tubi di cartone (+48,3%), carte da parati (+24,7%), etichette (+14,8%); in calo invece l’export di articoli per scuola, ufficio e cartoleria (-17%). Nei primi tre mesi 2022 crescono significativamente rispetto ai primi 3 mesi 2021 anche le importazioni in valore del comparto cartotecnico trasformatore (+40,2%): nello specifico, fra i principali prodotti, l’import di scatole, sacchi e imballaggi vari in carta e cartone aumenta del 44,2%, a fronte di un aumento delle importazioni di articoli igienici e sanitari (+29,9%).
E il fatturato crescerà ancora
I pareri delle imprese cartotecniche trasformatrici del Panel Osi sul secondo trimestre 2022, rispetto al primo trimestre 2022, rimangono alquanto favorevoli su tutti gli indicatori. Riguardo alla produzione, il 50% delle imprese si esprime per l’incremento, il 33% per la stabilità e il 17% per il decremento. Ancora più positivi i giudizi sul fatturato, con un 50% di imprese ottimiste, un 44% stazionarie e solo il 6% pessimiste. Favorevoli anche i giudizi sugli ordini interni, con i fiduciosi al 45%, gli stazionari al 44%, e gli scettici all’11%, e più positivi quelli sugli ordini esteri, stimati in crescita dal 56% delle aziende, stabili dal 39% e in calo dal 5% delle imprese.
L’assemblea nazionale dell’Associazione Italiana Scatolifici: lo scenario e le prospettive del settore
Si è tenuta il 30 settembre scorso, a Cesenatico, l’Assemblea Nazionale dell’Associazione Italiana Scatolifici. L’appuntamento per il mondo dei trasformatori “puri” di cartone ondulato è stato accompagnato da una serie di iniziative, tra le quali il convegno “Prospettive per le PMI in un mercato votato alla globalizzazione o crisi della globalizzazione e nuovi spazi per le PMI?”, che si è tenuto sabato 1° ottobre, sempre a Cesenatico.
L’Assemblea ha segnato il ritorno ai livelli pre-pandemia sia in termini di partecipazione degli associati sia per la presenza delle numerose aziende sponsor, che hanno animato l’area espositiva con presentazioni di prodotti e servizi dedicati al settore degli scatolifici.
Nella sua relazione introduttiva, il presidente Andrea Mecarozzi ha ricordato la genialità che ha sempre contraddistinto la piccola imprenditoria italiana e che l’ha resa un fenomeno unico nel mondo grazie alla capacità di innovazione legata all’intuizione, alla forza delle idee, alle visioni, all’abilità di fare squadra con i propri clienti.
Ha poi sottolineato il ruolo fondamentale ricoperto dagli scatolifici in questi ultimi due anni pieni di turbolenze. Gli imprenditori si sono schierati al fianco dei propri clienti per trovare soluzioni in mezzo a mille difficoltà, tra shortage e aumenti esponenziali dei prezzi delle materie prime, garantendo la continuità non solo alle proprie aziende ma anche al business dei clienti. Andrea Mecarozzi ha concluso la sua relazione tracciando il percorso evolutivo dell’Associazione, che è sempre più posizionata come punto di riferimento per il settore degli scatolifici e è pronta a fare un ulteriore salto in avanti per favorire sempre più e sempre meglio lo sviluppo del settore degli scatolifici.
“Siamo nati dal basso per esigenze di rappresentanza reali e dopo 11 anni possiamo affermare di essere diventati l’unica rappresentanza della nostra categoria. Abbiamo dimostrato una grande capacità di stare insieme e abbiamo sperimentato la forza che deriva dall’essere uniti in battaglie importanti a favore del nostro settore. Sono onorato di rappresentare un’Associazione con questi livelli di partecipazione e di coesione e farò del mio meglio per portarla verso nuovi traguardi”, ha commentato Mecarozzi.
Giovanna Pandini, direttrice dell’Associazione, ha poi presentato i risultati della Survey ACIS 2022, un’indagine interna condotta nel mese di settembre per fotografare la situazione delle aziende associate e analizzarne cambiamenti e trend in atto. Ha poi coordinato gli interventi dei portavoce dei Gruppi di Lavoro, che hanno presentato all’Assemblea i progetti strategici per il 2023, tutti caratterizzati da obiettivi di posizionamento, evoluzione e reputazione, per fare divenire l’Associazione una voce sempre più forte e autorevole nel settore del packaging in cartone ondulato.
L’Assemblea ha inoltre ospitato Sabrina Bassan della Fondazione Carta Etica del Packaging – che ha condiviso i “10 Valori fondamentali per accompagnare il packaging verso un futuro più consapevole” e le numerose iniziative a supporto della Carta – e Sante Conselvan, Presidente di ATIF e di FTA EUROPE, l’Associazione Tecnica Europea per la Flessografia costituita dalle Associazioni Tecniche Flessografiche di Benelux, Danimarca, Francia, Italia, Spagna e UK.
Sostenibilità, la chimica in cartiera
Assecondando le tendenze ecologiche del mercato, oggi additivi e ausiliari chimici supportano la trasformazione green dell’industria della carta, grazie al loro rinnovato ruolo nel processo di fabbricazione della carta.
La strada che porta l’industria della carta alla sostenibilità è fatta di molti sentieri. Le imprese del settore, infatti, si interrogano quotidianamente su quali vie scegliere per efficientare sempre più i processi di produzione, così come la disponibilità e l’impiego delle materie prime, fino al tema oggi più scottante di tutti e relativo alla razionalizzazione dei consumi energetici.
Oltre a questi, però, vi sono questioni che attengono direttamente al processo di fabbricazione della carta, evidenziando su questo fronte il ruolo di additivi e ausiliari chimici. Ebbene, in ottica green, anche quest’ultimi risultano altrettanto decisivi per il contributo che sono in grado di offrire per la competitività dell’industria della carta, posta oggi di fronte alla sfida di raggiungere quegli standard di innovazione e sostenibilità che il mercato sollecita e il legislatore italiano ed europeo richiede. Aspetti tecnologici e di scenario, infatti, diventano tutt’uno, come spiega Giuseppe Li Bassi, presidente Gruppo Chimica Intermedi e Specialità – Federchimica Aispec.
In generale come sta evolvendo il ruolo degli ausiliari chimici nel processo di fabbricazione della carta? Quali sono le tendenze principali?
Prima di tutto è bene distinguere le diverse tipologie di ausiliari e additivi chimici che vengono utilizzati nel settore carta e i diversi materiali che interessano. Nella produzione di carte e cartoni si utilizzano due tipi di materiali: materiale fibroso e sostanze chimiche di natura inorganica e organica, ovvero gli additivi e ausiliari chimici. È inoltre in continuo aumento la percentuale di carta riciclata che viene utilizzata nelle fasi produttive.
Gli additivi sono sostanze chimiche che vengono introdotte a far parte dell’impasto fibroso, per conferire alla carta finita specifiche proprietà di resistenza meccanica, fisica, agli agenti atmosferici, all’umidità, ai grassi, ma anche caratteristiche ottiche ed estetiche o di stampabilità. Possono essere aggiunti all’impasto ancora in fase umida (in tal caso si parla di internal o wetend addition), oppure sul foglio di carta finito dopo essiccazione completa o parziale (surface o dry end addition).
Gli ausiliari di fabbricazione sono invece sostanze chimiche che agevolano le condizioni operative nelle diverse fasi del processo di produzione della carta, migliorando l’economia del processo stesso. In generale gli ausiliari non compaiono nella composizione finale della carta o del cartone, in quanto non restano incorporati nella pasta fibrosa; esistono però delle eccezioni, quali ad esempio alcuni ausiliari che formano legami stabili col supporto fibroso.
La distinzione tra additivi e ausiliari è sempre così inequivocabile?
Ovviamente la distinzione tra additivi e ausiliari non sempre è così netta, in quanto in alcuni casi lo stesso prodotto chimico può fungere sia da additivo sia da ausiliario. Tipicamente il ruolo dei prodotti chimici nel processo cartario può essere distinto in quattro fasi: la produzione di paste da legni e da piante annuali, la formazione del nastro umido, la finitura del foglio di carta e infine il riciclo dei materiali cartari. La fase più importante del processo produttivo è certamente la fase umida, in cui vengono utilizzati vari prodotti chimici che sono, sia in termini qualitativi che quantitativi, alla base del risultato finale. In questa fase sono prioritarie le conoscenze delle proprietà morfologiche, strutturali e chimico-fisiche delle fibre unitamente alle caratteristiche dell’intero sistema produttivo.
Quali tendenze stanno emergendo o si stanno consolidando?
Il processo cartario necessita d’innovazione continua e gli ausiliari chimici giocano un ruolo fondamentale nel processo di fabbricazione della carta, non solo in termini quantitativi, ma anche come responsabili del risultato del prodotto finale. La tendenza che si sta sviluppando in questi anni è di una sempre maggiore attenzione all’aspetto ambientale con prodotti più sostenibili. Le tendenze principali sono focalizzate a proporre performances che impattino in maniera diretta e indiretta in termini di sostenibilità, legata a differenti aspetti della produzione e dell’utilizzo dei prodotti, come ad esempio garantire un minor fabbisogno di acqua per mitigare i dispendi energetici successivamente impiegati per rimuovere la stessa.
Oltre che per rispondere alle esigenze di sostenibilità, vi è anche una tendenza consolidata a ricercare prodotti chimici alternativi, mantenendo il più possibile invariate le performance, per contrastare le innumerevoli supply chain disruption verificatesi nel corso del 2022.
Entrando più nel particolare, come sta cambiando la chimica per la carta allo scopo di supportare in termini quantitativi e qualitativi la fabbricazione della carta?
La chimica della carta sta dando sempre più rilevanza allo sviluppo di prodotti con un contenuto di rinnovabilità sempre maggiore, al fine di ridurre l’utilizzo di prodotti derivanti da fonte fossile, migliorando di conseguenza gli indicatori di LCA e carbon footprint. Inoltre, si registra un macro-trend di ricerca e sviluppo, diretto alla produzione di carte funzionalizzate per usi alimentari, in sostituzione degli imballaggi multistrato, che possono essere meno compatibili con le richieste della nuova normativa europea sulle plastiche.
Dal punto di vista degli additivi e degli ausiliari, ad esempio si possono sostituire prodotti a base di lattici di sintesi con prodotti rinnovabili e riciclabili derivanti dall’amido, o gli ingredienti fluorurati, utilizzati con effetto barriera nei confronti dei grassi, con prodotti più sostenibili e con minor impatto ambientale.
Quale contributo può dare la chimica per la carta per supportare la transizione ecologica e la sostenibilità dell’industria della carta?
A causa dell’aumento della quantità di carta da riciclo nelle fasi produttive, la qualità delle fibre cellulosiche diminuisce e di conseguenza si ha una riduzione delle caratteristiche meccaniche del prodotto finito. In un’ottica di sostenibilità e transizione ecologica, l’utilizzo di additivi e ausiliari derivanti da amido consente di sopperire a tale problema, permettendo così un aumento della quota di macero in fase di produzione.
Inoltre, in aggiunta alle tendenze delle carte funzionalizzate per uso alimentare, anche nel cosiddetto luxury packaging, il focus si sta spostando sempre di più in direzione di prodotti ad alto contenuto di rinnovabilità, mantenendo tuttavia le peculiari caratteristiche di qualità e personalizzazione di questo specifico settore degli imballaggi.
La chimica per la carta può aiutare l’industria della carta anche ad affrontare la sfida dei costi energetici in aumento?
Come altri settori, anche la filiera della carta è duramente impattata dagli aumenti energetici degli ultimi mesi. La sfida che si presenta alle imprese che forniscono additivi e ausiliari per le cartiere è quella di continuare a proporre prodotti efficienti, che permettano alla cartiera una riduzione delle emissioni di CO2 e anche quella di ricercare nuovi ingredienti che permettano di ridurre drasticamente la quantità di energia necessaria ad asciugare il cartone.
Quali tendenze di mercato o tecnologiche caratterizzeranno il futuro della chimica per la carta?
Alla luce delle strategie comunitarie, recentemente approvate o in fase di discussione (Chemical Strategy for Sustainability, European Green Deal, Sustainability by Design, Strategia sulle plastiche e gli imballaggi), e vista la veloce transizione da imballaggi in materiale plastico a quelli a base carta, bisognerà trovare soluzioni per supportare ogni cambiamento che derivi sia da scelte aziendali della filiera, sia dalle linee di indirizzo dettate dal legislatore comunitario.
In generale le tendenze di ricerca e sviluppo che definiranno il futuro del settore sono legate allo sviluppo di prodotti (ausiliari o additivi) che permettano alla cartiera una riduzione della CO2 emessa, che consentano la produzione di articoli finiti in linea con le Strategie europee (e.g. carte barrierate per uso alimentare) e lo sviluppo di prodotti con un LCA/Carbon footprint sempre più volto alla sostenibilità a 360°.
Cepi punta sul riciclo della carta
Cepi collabora con gli attori della filiera e i laboratori di analisi per aggiornare il metodo europeo della riciclabilità della carta.
Cepi ha presentato un aggiornamento del metodo armonizzato europeo per la riciclabilità, sviluppato in collaborazione con gli attori dell’intera catena del valore della carta, compresi i laboratori specializzati. Fondamentale per il progetto è stato il supporto dei membri di 4evergreen, che per un periodo di 9 mesi hanno effettuato una serie di test che hanno permesso di migliorare il metodo e di sviluppare tre allegati tecnici.
Il metodo è particolarmente importante per l’industria degli imballaggi in carta. Molte soluzioni di imballaggio in carta godono già di elevate percentuali di riciclaggio, ma svolgono sempre più spesso nuove funzioni. Queste devono essere prese in considerazione dai proprietari dei marchi che intendono raggiungere prestazioni sempre più elevate in termini di circolarità e sostenibilità dei loro prodotti. Le linee guida di progettazione e i protocolli di valutazione sono stati sviluppati per supportare gli attori della filiera in questi sforzi, con l’obiettivo finale di rendere riciclabili tutti gli imballaggi in carta entro il 2025 e di raggiungere un tasso di riciclo del 90% entro il 2030.
Il metodo di test di riciclabilità Cepi aggiornato offre una solida base per questo lavoro e consente di testare la riciclabilità dei prodotti cartacei in tutta Europa in condizioni identiche.
Il metodo di prova consente di emulare in condizioni di laboratorio i processi che avvengono su scala industriale nelle cartiere per il riciclaggio della carta.
4evergreen rilascerà presto un “protocollo di valutazione della riciclabilità”, che fornirà agli sviluppatori di imballaggi i criteri di “passaggio” basati sul test di riciclabilità aggiornato.
“Per ottimizzare il riciclaggio, la progettazione del prodotto è importante quanto la raccolta e il trattamento finale dopo l’uso. Per questo motivo è necessario coinvolgere tutti gli attori della catena del valore nello sforzo di migliorare la riciclabilità. Ci auguriamo che questo lavoro sostenga la transizione dell’UE verso un’economia circolare e resiliente”.
commenta Jori Ringman, direttore generale di Cepi.
Progetti Faro Carta e Cartone: progettualità che rafforzano l’economia circolare in Italia
“La pubblicazione della prima graduatoria dei Progetti Faro Carta e Cartone nei tempi previsti è un buon segnale per l’intera filiera della carta e cartone” commenta Massimo Medugno, DG Federazione Carta e Grafica alla pubblicazione della graduatoria propedeutica a quella definitiva ”In tempi così difficili le imprese hanno bisogno di certezze, tra cui il rispetto dei tempi. Promuovere la capacità di trattare e riciclare a livello nazionale ed europeo è il modo per attuare una economia circolare con impatti positivi non solo sull’ambiente, ma anche sull’occupazione in Italia”
La Federazione Carta e Grafica ha sostenuto fin dall’inizio una misura ad hoc per la filiera carta e cartone per potenziare ulteriormente la capacità di trattamento e riciclo nella filiera della carta, che comunque ha raggiunto l’85% di riciclo nel settore dell’imballaggio, mentre lo scorso anno la capacità di riciclo da parte delle cartiere è cresciuta di 800 mila tonnellate, raggiungendo i 6 milioni (invece dei 5,2 del 2020), facendo dell’Italia il secondo riciclatore a livello continentale.
“E’ un momento difficile quello che attraversa il settore cartario in Italia e in Europa. E’ di questi giorni anche l’allarme delle associazioni tedesche sull’impatto del caro energia sull’economia circolare della carta “ricorda Medugno che prosegue “Ma la via maestra è quella di rafforzare l’industria e la filiera del riciclo, come è il caso del PNRR e di promuovere le migliori condizioni competitive possibili. Infatti, la carta può vantare degli indubbi vantaggi: è rinnovabile, può essere riciclata dalle 7 alle 25 volte e prima di ogni norma ha introdotto criteri per la riciclabilità dei prodotti cellulosici. “
“Giusto creare le migliori condizioni al riciclo in Europa e migliorare la tracciabilità sull’export extra UE. L’export non può essere un “escape room” conclude Medugno.