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Sergio Ferraris

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La carta senza carbonio

L’industria cartaria italiana si conferma come una delle eccellenze europee, posizionandosi al secondo posto in Europa per produzione e distinguendosi per un tasso di riciclo dell’85% per gli imballaggi in carta. La transizione energetica e il raggiungimento della neutralità carbonica, entro il 2050, pongono nuove sfide per il settore. Questo è il quadro introduttivo tracciato durante la presentazione dello studio di Assocarta su “La decarbonizzazione competitiva del settore cartario italiano: una possibile strategia fra fonti green ed elettrificazione” che è stata presentato a Roma presso il Gestore del Sistema Elettrico GSE.

Con 119 imprese attive e oltre 19.000 addetti, il comparto cartario contribuisce significativamente al tessuto industriale italiano, con un’efficienza energetica che è aumentata: negli ultimi dieci anni si è registrata una riduzione del 22% dell’intensità energetica e del 23% dei consumi energetici totali, principalmente grazie alla cogenerazione ad alta efficienza, che soddisfa l’80% del fabbisogno energetico del settore. Ma non basta. Entro il 2030, il settore deve ridurre le proprie emissioni del 70% rispetto ai livelli del 1990 per allinearsi agli obiettivi europei del pacchetto “Fit for 55” e procedere verso la neutralità climatica nel 2050. Traguardi che richiedono un’evoluzione tecnologica che passi per tre pilastri: efficientamento dei processi, elettrificazione rinnovabile e decarbonizzazione dei combustibili.

«Il settore cartario oggi, consuma 2,5 miliardi di m3 di gas (dato del 2023) producendo l’80% del fabbisogno energetico in cogenerazione a un costo che pesa per oltre il 12% sul fatturato (2023), al quale va aggiunto quello dell’Ets che, nei prossimi dieci anni, aumenterà a un ritmo tre volte superiore al costo di produzione della carta. – ha spiegato Riccardo Siliprandi, Senior Principal di Afry Management Consulting introducendo lo studio – E la questione è molto più complessa di quanto sembri. La filiera, infatti, è estremamente diversificata e non può essere considerata un’entità unica e uniforme. Si tratta, al contrario, di un settore dalle molteplici sfaccettature. Uno degli obiettivi di questo studio è stato proprio comprendere queste diversità, così come la necessità di adottare soluzioni specifiche e mirate per la decarbonizzazione. Soluzioni che richiedono un approccio olistico, capace di tener conto delle peculiarità di ciascun ambito. In questo contesto, insieme ai rappresentanti del settore, Assocarta ha elaborato un compendio, una guida pratica che possa supportare l’industria nella fase iniziale o nel progredire lungo questo percorso».

Le sfide e le tecnologie

Il sistema ETS (Emission Trading System), che regola le quote di emissioni di CO₂, rappresenta una delle principali criticità per la filiera. Nei prossimi dieci anni, si prevede un aumento del costo per tonnellata di carta a causa del triplicarsi del prezzo delle emissioni di CO₂ e della riduzione delle quote gratuite. Ed è un fatto che inciderà sui costi operativi delle cartiere italiane, già penalizzate da prezzi dell’elettricità superiori a quelli della media europea. E questo è solo uno dei problemi per affrontare il quale l’industria della carta italiana sta già implementando una serie di soluzioni innovative, come l’efficientamento ulteriore attraverso l’ottimizzazione dei macchinari e l’installazione di sistemi di compressione avanzata e ottimizzata, un’azione adottata dal 100% delle cartiere. Le altre due direttici sono l’elettrificazione rinnovabile, con il 20% delle aziende che ha installato impianti fotovoltaici per l’autoconsumo, mentre circa la decarbonizzazione dei combustibili, stanno crescendo, sono ora il 15%., le cartiere che utilizzano biogas derivante dal trattamento delle acque reflue, mentre il ruolo di biometano, idrogeno verde e biomasse è previsto in netta crescita. «Serve una Energy release che incentivi il più possibile gli investimenti verdi dei settori energivori e che diventi strutturale. -ha detto il presidente di Assocarta Lorenzo Poli – E poi deve esserci un’infrastruttura elettrica che possa supportare l’eventuale elettrificazione delle imprese, senza alcuna discriminazione geografica. Oltre a ciò c’è il biometano, che va impiegato nei processi più efficienti come la cogenerazione, tramite una release ad hoc. È essenziale, nel frattempo, rimanere competitivi». Nonostante questi progressi, la decarbonizzazione dei combustibili e l’elettrificazione incontrano barriere significative, tra cui limiti infrastrutturali, scarsità di risorse e assenza di un quadro normativo abilitante.

La strada verso il futuro

La competitività del settore dipende in larga misura dalla capacità di bilanciare innovazione e sostenibilità economica. L’adozione di tecnologie come cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS), pompe di calore e caldaie elettriche potrebbe garantire una riduzione delle emissioni a costi più contenuti. Tuttavia, è essenziale promuovere sinergie di filiera e politiche di supporto mirate per facilitare la transizione. «L’industria cartaria italiana rappresenta un esempio di resilienza e capacità di innovazione, ma il percorso verso la neutralità climatica richiede un impegno congiunto di imprese, istituzioni e stakeholder. – ha dichiarato Paolo Arrigoni, Presidente del GSE -Solo attraverso un approccio integrato sarà possibile superare le sfide attuali e preservare la leadership del settore a livello europeo», ha concluso Poli. Questo equilibrio tra sostenibilità e competitività sarà il banco di prova per dimostrare come un comparto tradizionale possa essere protagonista della transizione energetica globale. «Abbiamo la necessità di accrescere la competitività dell’industria italiana, ridurre i costi energetici e supportare il processo di decarbonizzazione dei settori hard to abate e sono obiettivi che possono essere raggiunti adottando una strategia diversificata che, oltre all’efficientamento energetico, includa l’economia circolare, l’uso di combustibili low carbon, l’elettrificazione dei consumi e l’utilizzo di vettori energetici innovativi. È con questo obiettivo che il GSE, attraverso il protocollo stipulato lo scorso maggio, promuove nelle realtà associate ad Assocarta gli strumenti messi a disposizione della filiera italiana della carta».

Strategia pragmatica

«L’industria cartaria è spesso associata, in modo errato, al fenomeno della deforestazione e all’abbattimento indiscriminato degli alberi. In realtà, si tratta di un settore che rappresenta un modello virtuoso di riciclo e riuso, contribuendo in modo significativo all’economia circolare. Se consideriamo i comparti dell’acciaio e della carta, l’Italia raggiunge livelli di eccellenza riconosciuti a livello internazionale, grazie anche ai progressi nella raccolta differenziata e sebbene il Paese abbia compiuto passi avanti in questo ambito, esistono ancora aree in cui l’organizzazione del sistema di gestione dei rifiuti risulta insufficiente, rendendo necessario un impegno continuo per il miglioramento. – ha affermato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin nel suo intervento che ha chiuso l’appuntamento – Il settore manifatturiero italiano è caratterizzato da una forte intensità energetica, con comparti che richiedono un consumo elevato di energia e la decarbonizzazione di questi settori non può essere affrontata con approcci generici, ma necessita di strategie mettano assieme la riduzione delle emissioni con il mantenimento della competitività economica e occupazionale. Non bisogna abbassare la guardia ed affidarci esclusivamente a previsioni ottimistiche che danno i prezzi energetici in discesa nei prossimi anni e dobbiamo affrontare con equilibrio la sfida della transizione energetica, perseguendo l’obiettivo di raggiungere 70-80 gigawatt di capacità rinnovabile entro il 2030. Nel settore industriale, la chiave sarà l’innovazione tecnologica, che dovrà accompagnare lo sviluppo di nuove soluzioni capaci di bilanciare la competitività con la sostenibilità ambientale, anche in funzione del fatto che l’aumento della domanda di energia sarà significativo. E basarsi esclusivamente su fotovoltaico ed eolico, con le loro limitazioni legate all’intermittenza della produzione, non è sufficiente, anche con un ingente impiego di accumuli energetici e batterie, il sistema non potrà garantire la stabilità necessaria». Il ministro ha chiuso il proprio intervento citando il nucleare il cui ruolo potrà essere strategico nella prospettiva del Net Zero al 2050. «La sicurezza dei nuovi reattori, la versatilità dei piccoli reattori SMR e l’economicità stanno rendendo questa opzione una soluzione concreta per un approvvigionamento stabile e sostenibile, come dimostrano le scelte di grandi player tecnologici, come Google, Microsoft e Amazon, che hanno già firmato contratti per l’approvvigionamento da fonti nucleari, non semplici dichiarazioni di intenti e ciò dimostra che la direzione è tracciata e che anche l’Italia deve prepararsi a questa transizione, dotandosi di un quadro normativo chiaro e flessibile, in grado di accogliere le opportunità offerte dalla ricerca e dallo sviluppo tecnologico, per un approccio pragmatico che guardi alle soluzioni più adeguate per ridurre i costi senza gravare eccessivamente sulle imprese», ha concluso Pichetto Fratin. Una prospettiva, quella del nucleare che anche la filiera della carta prende in considerazione per la decarbonizzazione, ma su tempi decisamente più lunghi rispetto ad altre fonti a basso tenore di carbonio come eolico, fotovoltaico e biometano.

Assemblea annuale Assocarta, energie per la transizione

Il settore cartario italiano chiude il 2021 con +12,5% di produzione e un fatturato di 8 miliardi di euro che fanno del nostro Paese il 2° produttore di carta e il 2° riciclatore in Europa. Ma i primi quattro mesi del 2022, a seguito del conflitto russo-ucraino, sono segnati dall’incertezza a causa di costi energetici, inflazione, crescita dei tassi d’interesse e inversione nei consumi.

La carta è essenziale. È stato questo il punto centrale della relazione del presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, durante l’Assemblea annuale dell’associazione che si è tenuta a Roma a fine giugno. Poli è partito dal Dcpm del marzo 2020, all’inizio della pandemia, con il quale si dichiarava l’intera filiera della carta un settore essenziale, per arrivare al giugno 2022 affermando che: «si è trattata di un’essenzialità confermata nei mesi successivi visto che le cartiere continuavamo a produrre un materiale “life-sustaining” e a essere una parte integrante della bioeconomia circolare italiana». Il settore italiano della carta ha lavorato a pieno ritmo anche durante il biennio 2020-2021, nonostante ci siano stati anche altri problemi oltre a quelli pandemici, quali il caro energia e i rincari delle materie prime. «La carta è aumentata anche nel 2021 con 411 milioni di tonnellate a livello globale – ha proseguito Poli -. Ma il settore sta continuando a cambiare pelle, con l’imballaggio che ormai è arrivato a un 62% del totale e le carte igieniche sanitarie che sono aumentate del 10%, mentre sono in parziale ripresa le carte grafiche».

Nello scenario europeo che è rappresentato da una produzione di 90 milioni di tonnellate (un più 5,8% del 2021 sul 2020) l’Italia è protagonista, visto che si piazza al secondo posto dopo la Germania. Si tratta di un secondo posto che è rappresentato per l’Italia dal 10,7% dei volumi dell’area, con la Germania che è al 25,7%. E si tratta di una scalata al gruppo di testa visto che nel 2020 eravamo terzo posto e al quarto negli anni precedenti. Ed essere secondi in Europa in un contesto così complicato come quello rappresentato dal produrre carta in Italia, a partire dai costi energetici che sono maggiori che in altri stati e una serie di tematiche ambientali che sono molto più complicate da gestire, indica che abbiamo un tessuto molto sano e molto dotato di politiche di prodotto, al quale abbiamo unito ulteriori eccellenze.

Carta in crescita

La produzione cartaria italiana è cresciuta in maniera importante nel 2021, segnando un più 12,5% di produzione, dopo un 2020 nel quale per cause pandemiche s’era vista una diminuzione del 4,1%. In termini assoluti questo 12,5% d’aumento porta la produzione complessiva nazionale di carta a 9,6 milioni di tonnellate/anno, un valore che è di poco inferiore a quello del quadriennio 2004-2007 che con 10,1 milioni di tonnellate/anno di prodotto fu un periodo da record. In termini di fatturato il 2021, ha registrato 8,18 miliardi di euro, con un aumento del 28,6% rispetto al valore, che fu di sensibile riduzione, del 2020 nel quale si registrò un meno 12,4% sul 2019. In pratica la diminuzione di fatturato relativo alla crisi pandemica è stata recuperata. Entrando nel dettaglio l’ecosistema della carta lo scorso anno è stato trainato dagli sviluppi del comparto dell’imballaggio, con un più 14,7% e, in particolare, da carte e cartoni destinati alla produzione di cartone ondulato, con un più 17%, anche grazie alle nuove capacità produttive entrate in attività tra la fine 2020 e l’inizio 2021 che sono partite dopo le trasformazioni di cartiere che prima lavoravano le carte grafiche e oggi il cartone ondulato.

Sono aumentati anche i volumi di carte per involgere, con un più 15,6%, e gli altri cartoni per l’imballo con un più 10,3%, mentre è in recupero parziale, la produzione di carte per usi grafici, con un più 21,4% ed è positivo il trend presentato dalle altre specialità, con un più 13,5%. Al contrario le carte per usi igienico-sanitari hanno visto una diminuzione del 3,6% dopo la crescita del 2020, più 3,3% sul 2019, dovuta principalmente al segmento domestico.

«Si tratta di percentuali che se osserviamo le cifre dei primi mesi di quest’anno potremmo anche raggiungere anche nel 2022. – continua Poli -. Nel primo quadrimestre del 2022 la produzione è aumentata del 3,4% rispetto ai volumi crescita dello stesso periodo 2021, un più 7,1% sul 2020». Nello specifico questo inizio di 2022 ha visto un aumento delle carte per usi grafici del 4,5%, dei prodotti destinati all’imballaggio, con un più 4,9%, mentre è aumentato anche l’export del 3,1%.

Sostenibilità circolare

Per quanto riguarda la sostenibilità del settore, un aspetto importante è quello della circolarità della filiera che è stata misurata nella seconda edizione del Rapporto Ambientale di Assocarta redatto in collaborazione con Legambiente. L’indice generale di circolarità, calcolato secondo la metodologia della Ellen MacArthur Foundation, è elevato ed è di 0,78 su un massimo che è 1 e che si tratta del valore limite pari al 100% di riciclo. «Con questo numero, 0,78%, si sancisce il fatto che l’industria della carta è essenziale nella bio-economia basata sull’approvvigionamento di biomassa coltivata, unita a una consistente accelerazione verso una produzione “circolare”, con un forte incremento dell’avvio a riciclo – ha proseguito Poli -. Nel 2021 il consumo di carta da riciclare ha registrato un più 16% rispetto al 2020, con oltre 6 milioni di tonnellate prodotte, mentre l’export è stato pari a 1,3 milioni di tonnellate, un meno 30% rispetto al 2020». I numeri dell’export sono il risultato delle politiche dei paesi asiatici che da alcuni anni hanno messo in atto un contenimento dell’export di materiale da riciclo da parte di paesi come il nostro, ma sono anche la conseguenza diretta degli investimenti fatti dal settore in nuove capacità in Italia. E ciò ha consentito al nostro Paese di scalare ulteriormente la classifica delle nazioni più virtuose sul fronte del riciclo della carta. Oggi, infatti, il Bel Paese è il secondo utilizzatore di carta da riciclare, era il terzo nel 2020, dopo la Germania, prima di Spagna e Francia. Si tratta di risultato che è l’indicatore di un sistema che funziona. Oltre all’incrementata capacità di trattamento, infatti, la raccolta differenziata urbana della carta è aumentata, nel 2021, del 3% rispetto al 2020. E grazie al sistema rappresentato da Comieco, alla filiera del recupero e dalle cartiere italiane, anelli queste ultime essenziali del riciclo finale, si è superato l’85% di riciclo nell’imballaggio che è il target previsto al 2030 dalla UE: raggiunto con otto anni d’anticipo. Oggi le fibre nell’imballaggio sono riutilizzate 5,5 volte ma, in specifiche applicazioni, le fibre consentono più di 25 cicli.

«Posso affermare senza alcun dubbio che il 2021 ha segnato un buon momento per la carta e i prodotti realizzati con questo biomateriale. La rinnovabilità, grazie alla forestazione e il riciclo, costituisce un punto di forza di questa filiera e fa della carta uno dei materiali fondamentali per la transizione ecologica – ha proseguito Poli -. Ma è necessario anche dire che lo scenario internazionale, dalla fine del 2020, ha portato con sé rincari generalizzati delle commodity che sono proseguiti per tutto il 2021 e continuano ancora oggi. In molti casi con evidenti accentuazioni, dovuti alle incertezze causate dalla complicazione del quadro internazionale dopo l’invasione russa dell’Ucraina». Secondo Assocarta sono due i risultati importanti conseguiti durante il 2021. Il primo è il recepimento da parte del nostro Paese, il 4 novembre 2021, della direttiva SUP (Single Use Plastic) e che è la normativa comunitaria per il contrasto dell’inquinamento causato dalla plastica, la quale considera come imballaggio in carta anche quello realizzato con un 10% di materiali diversi, e i 150 milioni di euro stanziati lo scorso anno per i progetti “faro carta e cartone” all’interno del Pnrr.

«La regolamentazione della forestazione e del riciclo definiranno quello che potremmo chiamare il “campo di gioco” all’interno del quale “misurare” la disponibilità futura delle fibre per produrre i prodotti in carta» ha ribadito il presidente di Assocarta Poli concludendo la parte della relazione sulle questioni legate alla circolarità e aprendo quella dedicata all’energia, da sempre un tema caldo per il settore, reso incandescente dalle tensioni sui mercati energetici dovute anche dalla crisi legata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

Energia cara

«Per le nostre aziende il costo per l’approvvigionamento energetico è la prima voce relativa ai costi di produzione – ha puntualizzato Poli -. Basti pensare che l’indice che definisce le imprese a forte consumo di energia in Italia, ossia il rapporto tra i costi d’acquisto dei prodotti energetici e il valore aggiunto, supera, per la nostra filiera, ampiamente il 20%, valore massimo previsto dalla normativa. E ciò qualifica il settore cartario tra i più energy intensive dell’intero comparto manifatturiero».

La forte e continua crescita i prezzi dell’energia elettrica in Italia e in Europa da gennaio 2021 ad oggi, influenza parecchio gli asset economici della filiera. Il prezzo del gas registrato a marzo 2022 è stato pari a cinque volte quello del gennaio 2021 e ai primi di luglio 2022 è arrivato a otto volte, mentre lo spread energetico rispetto al mercato tedesco è a livelli elevati: oltre 80 euro/MWh nel febbraio 2022. Se a ciò aggiungiamo il fatto che le quotazioni dei crediti di emissione di CO2 sono in salita continua da marzo 2020, passando da una media di 25 euro per tonnellata del 2019-2020 ai quasi 54 euro per tonnellata del 2021 per arrivare nei primi mesi 2022 in prossimità di 83 euro per tonnellata con il record assoluto, l’8 febbraio di 96,38 euro per tonnellata, il quadro è completo. In questa chiave è particolarmente chiaro il ruolo che può avere il biometano, per l’industria della carta, il quale può essere utilizzato negli impianti di cogenerazione esistenti, abbattendo i costi energetici e quelli legati alla decarbonizzazione. «Si tratta un modo anche per rilanciare un’alleanza tra industria e agricoltura, valorizzando la circolarità dell’industria e la grande ricchezza sui territori, entrambi “Made in Italy” – ha detto Poli -. Si tratta, in generale, d’autorizzare l’utilizzo di combustibili diversi dal gas naturale, compreso il combustibile solido secondario e le biomasse, per i gestori di impianti industriali e di cogenerazione».

Transizione pragmatica

Finita l’esposizione della relazione si è aperta la discussione sulle tematiche presentate da Poli, che è stata condotta da Claudio Cerasa direttore de “Il Foglio” e alla quale hanno partecipato Laura D’Aprile capo dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi del MITE, Chicco Testa, presidente d’Assoambiente, Alessia Rotta presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, Giorgio Zampetti, direttore scientifico di Legambiente e Giovanni Baroni vice presidente di Confindustria e presidente di Piccola Industria. «Voglio mettere sul piatto una questione per capire in che modo si può portare avanti una sostenibilità svincolata dall’ideologia -ha detto Cerasa -. In che cosa la politica, anche quella trasversale, dovrebbe impegnarsi per non farsi incantare da una transizione ideologica?». La prima a rispondere è stata Alessia Rotta che si è concentrata sulla relazione tra istituzioni e privati.

«La transizione non è una sfida, ma è una strada obbligata – ha replicato Rotta -. E sono convinto che il Governo e le istituzioni non potranno metterla a punto, la transizione, se non si cambierà il paradigma, soprattutto cambiando le relazioni e l’approccio rispetto ai privati e rispetto ai cittadini. Quindi il punto centrale è quello della relazione tra istituzioni e privati. Senza i privati, non si farà la transizione».

Successivamente Chicco Testa ha sottolineato i limiti e le direzioni della transizione.

«Si tratta di una domanda difficile perché quando i costi dell’energia salgono i problemi diventano grossi per tutti – ha detto Testa -. È vero che ciò provoca reazioni, come i salti tecnologici o gli investimenti che magari prima non si facevano. Ma il problema che rimane, per l’economia italiana che ha diverse ombre ma anche molte luci, è quello del costo del lavoro, al quale s’aggiungono ora i costi delle materie prime e i costi dell’energia, oltre che a problemi storici quali, la burocrazia, la giustizia ecc… In questo quadro penso che sia necessario evitare forzature verso direzioni di marcia impossibili e impraticabili e invece prendere atto di quali sono i problemi che abbiamo e di come possiamo affrontarli».

Ma le emergenze si sovrappongono e così il quadro descritto da Chicco Testa diventa ancora più complesso secondo Laura D’Aprile.

«Sicuramente un elemento che emerge chiaro in questo momento è che non abbiamo una sola emergenza – ha detto D’Aprile -. La crisi energetica è prioritaria, ma oggi abbiamo anche, oltre alle conseguenze della crisi bancaria che ancora non è completamente terminata, anche la crisi idrica. Oggi stiamo affrontando tutte queste crisi e ciò influisce sul contesto complessivo, nel quale, è evidente che la velocità delle risposte è essenziale. E questa velocità necessaria in termini d’indirizzo europeo non si avverte».

E anche sul fronte degli ambientalisti le scelte e le proposte devono trasformarsi in soluzioni. Con una buona dose di pragmatismo. «Oggi sicuramente è il momento in cui bisogna essere pragmatici – ha risposto Zampetti -.  Per quanto riguarda noi ambientalisti devo dire che non ci si può più nascondere dietro obiettivi comuni o istanze ideologiche. Dobbiamo provare anche noi a dare soluzioni, stimolare dibattiti e discussioni circa le soluzioni possibili».

Le imprese, infine, necessitano di tempi medio lunghi durante i quali sono influenzate anche da questioni strutturali alle quali spesso non viene posto rimedio.

«Da tempo abbiamo posto alcuni temi che hanno valenza sia congiunturale sia strutturale – ha detto Baroni -. A livello congiunturale siamo tutti preoccupati dall’attuale costo delle materie prime. Si tratta di prezzi che avevano iniziato a surriscaldarsi ben prima dello scoppio della guerra in Ucraina e questa dinamica dimostra che ci troviamo di fronte a dei mercati che non funzionano e che forse è necessario individuare meccanismi come i price cap che sono stati adottati da altri paesi ma non in generale dall’Europa».

Nel complesso la giornata organizzata da Assocarta ha rappresentato, con un buon grado di precisione, una fotografia nitida della realtà imprenditoriale italiana che, ed è una buona notizia, è in netta ripresa, ma che è ancora influenzata da delle zavorre, per così dire strutturali, che con ogni probabilità sono non solo nazionali.

Le cinque proposte della filiera

Al termine dell’esposizione della relazione Poli ha lanciato 5 proposte per “mettere in sicurezza” il settore. Eccole:

1) attuazione della gas release adottata dal Governo Italiano ed estensione dei crediti d’imposta al terzo trimestre, con una prospettiva almeno biennale e di “auto-estinzione” nel caso in cui il costo del gas e dell’energia non crescano più;

2) attuazione alla Direttiva RED II con il decreto che prevede la promozione dell’uso del biometano nei settori energivori e nelle cogenerazioni industriali. In caso di una proroga del regime in vigore, l’applicazione dovrà tener conto d’impianti autorizzati o comunque che abbiano una valutazione di impatto ambientale positiva;

3) estendere l’istituto della Comunità Energetica all’industria, togliendo innanzi tutto il limite di un MW e il vincolo di essere sotto la stessa cabina elettrica.

4) promuovere gli investimenti privati nell’incremento e nella gestione della forestazione che consentano la “cattura” di carbonio, da parte dei soggetti industriali che s’impegnino in progetti in tali ambiti e così aggiungano nuova potenziale disponibilità di biomassa all’interno del mix energetico;

5) apposita dichiarazione che attesti che la spedizione e il trattamento dei rifiuti al di fuori dell’Unione avviene in condizioni equivalenti agli obblighi previsti dal diritto ambientale dell’Unione.

Assemblea Assocarta 2020: carta circolare

L’Assemblea 2020 di Assocarta ha visto il passaggio di testimone tra Girolamo Marchi, Presidente uscente e quello neo eletto dall’Assemblea dei Soci, Lorenzo Poli, AD Cartiere Saci, con la nuova squadra dei vice presidenti, mentre Paolo Culicchi è stato eletto presidente onorario. Ed è stata all’insegna della sostenibilità la relazione del Presidente uscente Marchi, tenuta durante l’Assemblea annuale dell’associazione che questa volta non si è riunita nella “storica” sede romana dell’associazione Civita, che si affaccia sugli oltre due millenni di storia dell’antica Roma ma, vista la pandemia da Covid-19, ha trovato una sede virtuale, fatta di elettroni e byte, tipica del periodo di lockdown appena passato. Una metafora che sembra proiettare un settore “antico” come quello della carta verso un futuro fatto d’innovazione e sostenibilità. Sostenibilità già negli anni scorsi messa a fuoco all’interno delle attività dell’associazione al punto di far compiere, alla stessa, una vera e propria svolta verso l’economia circolare e la tutela ambientale. «Il Green New Deal è l’unica vera chiave per effettuare un Greenrecovery» ha detto Marchi durante il suo intervento in assemblea «Questa da parte nostra è un’affermazione ricorrente, nella quale la nostra Federazione crede profondamente. Lo sviluppo sostenibile sarà fondamentale, anche se occorre non fermarsi ai colori o agli slogan e concentrarsi, com’è nella nostra natura d’imprenditori, a realizzare qualcosa di nuovo e insieme molto concreto». Un intervento quello di Marchi che non si è limitato alle questioni legate all’economia circolare, ma ha affrontato anche gli argomenti legati alla crisi del Covid-19.

Periodo di crisi

Ed è stato un periodo, quello del Covid-19, nel quale in Italia, prendendo come indice l’intervallo tra il 10 marzo e il 4 maggio 2020, sono stati i mesi peggiori dal dopoguerra a oggi, visto che il tasso di mortalità della pandemia è stato di poco superiore alla media mensile della mortalità in Italia della Seconda guerra mondiale, come ha ricordato Marchi.

«L’industria cartaria italiana è un ecosistema essenziale e flessibile che, in una fase straordinaria, ha saputo continuare a svolgere i suoi tanti mestieri: dall’alimentare, all’igiene, dall’informazione, alle nuove carte “virucide”, utilizzate per la produzione di mascherine continuando, peraltro, a svolgere il suo ruolo fondamentale di riciclatore nell’ambito del sistema dell’economia circolare nazionale. La nostra filiera è stata in prima linea durante l’emergenza» ha detto Marchi «esercitando la sua funzione determinante in settori strategici ed essenziali come quello dell’informazione e della cultura, con quotidiani, riviste e libri, dell’imballaggio, basti pensare all’alimentare e al farmaceutico, dell’igiene con le carte igienico-sanitarie. E abbiamo continuato a operare anche come infrastruttura nel riciclo». E proprio per quanto riguarda gli imballaggi di carta e cartone è stato citato uno studio Toluna, realizzato per Two Sides, dal quale si evidenzia che per il 67% degli intervistati, sia italiani sia europei, l’imballaggio di carta è superiore a tutti gli altri sia in termini di sostenibilità, sia di riciclabilità. E i dati sulla carta del primo quadrimestre dimostrano che il settore ha sofferto della pandemia, con delle differenze tra le diverse tipologie di produzione. In generale la produzione cartaria, con i mesi di marzo e aprile 2020 inclusi, ha visto una riduzione notevole, del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2019, con un picco di diminuzione del 4,3% nel mese di aprile 2020. Ma l’impatto è stato diverso per i diversi segmenti. Le carte grafiche sono scese del 15,4% e quelle per altre specialità hanno registrato un meno uno per canto. Positive, invece, le carte per utilizzi igienici e sanitari e quelle per gli imballaggi che hanno visto rispettivamente un aumento del 2,3% e del 2,5%. Sensibile, inoltre, il ridimensionamento del fatturato generale che nel periodo in oggetto è sceso del 10,6%. Numeri importanti se si pensa che quella della carta è una filiera che vale l’1,4% del PIL italiano, con 24,5 miliardi di euro di fatturato, oltre 18mila aziende e circa 170 mila addetti, il tutto con un saldo attivo della bilancia commerciale di oltre 3,4 miliardi di euro.

Energia cara

Questi i dati, ma durante l’assemblea il dibattito è ruotato, anche, attorno a quella che è la questione centrale per il settore cartario ed è legata in maniera netta alla competitività delle imprese: il costo dell’energia. Dato che nonostante la discesa dei prezzi continua ad avere un differenziale rispetto all’estero di 2 euro/MWh, per la precisione di 2,15 euro/MWh nell’aprile 2020, con un più 25% del prezzo del gas. «Si tratta di un differenziale di costo dell’energia che continua a essere un problema per la competitività del settore cartario italiano» ha ribadito Marchi. E il settore sotto a questo profilo di sicuro non è rimasto, negli ultimi decenni, a bocce ferme. Le imprese manifatturiere della carta, infatti, visto il loro carattere energy intensive che le caratterizza, da anni si sono attivate alla ricerca delle migliori soluzioni per efficientare al massimo tutta la filiera produttiva, adottando metodologie all’avanguardia, sia per l’elettricità sia per il calore. Però, oggi, la cogenerazione, che è la tecnologia chiave del settore, sta vivendo grandi momenti d’incertezza per la mancanza di regole certe, cosa che lede gli investimenti che entreranno in esercizio nel 2021, a causa degli slittamenti dovuti all’emergenza sanitaria. «E in questo contesto preoccupano i lavori avviati a livello di Ministero dell’Ambiente, volti a eliminare le agevolazioni sull’accisa del gas naturale per usi industriali» ha ribadito Marchi.

Oltre gli ostacoli

Andando oltre a questo quadro, Assocarta conta sul fatto che le proprie specificità, specialmente quelle relative all’efficienza energetica e all’economia circolare, la rendano un attore fondamentale nel quadro del Green New Deal. E a questo proposito ha indicato una serie di priorità.

La prima è la promozione della cogenerazione ad alta efficienza con l’obiettivo di renderla a emissioni zero. La cogenerazione, infatti, supplisce a fabbisogni che non possono essere soddisfatti con altre fonti. «Il DL Rilancio contiene, infatti, misure importanti per poter accedere al regime di sostegno in corso d’anno e l’allungamento a novembre 2020 dell’anno d’obbligo ha significativi effetti positivi sulla visibilità negli investimenti in cogenerazione per il 2021» ha ribadito Marchi.

Oltre a ciò il settore desidera valorizzare il gas come combustibile pulito per la transizione energetica, visto che in il 70% della capacità di riciclo installata utilizza il gas naturale, percentuale che arriva al 100% in Italia. E in quest’ottica per attuare in maniera concreta la Roadmap 2050 a livello italiano, il settore cartario ha avviato una serie di contatti con Snam al fine di verificare l’integrazione tra idrogeno e biogas. «Bisogna però ancora dare attuazione all’art. 39 gas, per ridurre il differenziale di costo esistente tra Italia e altri Paesi europei» ha sottolineato Marchi che ha ribadito il fatto che è necessario, in questa fase, far funzionare al meglio gli strumenti esistenti per l’efficienza e il risparmio energetici, oltre che creare strumenti straordinari per dare liquidità alle imprese. «Un’ulteriore proposta presentata nel DL Rilancio è quella che ha l’obiettivo di far rilasciare i titoli di efficienza energetica, meglio noti come certificati bianchi, con netto anticipo rispetto ai 120 giorni previsti, in modo da sostenere la liquidità delle aziende in questa delicata fase. Poi c’è la questione legata alla capacità di gestione degli scarti del riciclo e dei sottoprodotti che deve essere aumentata e che è fondamentale per qualsiasi politica industriale in materia di economia circolare. Recuperare energia dagli scarti significa chiudere il ciclo del riciclo e ridurre l’impiego delle fonti fossili. Occorre, inoltre, sviluppare l’impiego delle biomasse provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti organici, per produrre energia rinnovabile» ha detto Marchi concludendo questo capitolo.

Rapporti positivi

Interessante, oltre tutto ciò, la questione legata ai rapporti con le associazioni ambientaliste, specialmente nel quadro dell’economia circolare. Sembrano definitivamente passati, infatti, gli anni durante i quali l’industria della carta italiana veniva contestata dagli ambientalisti. I risultati dell’industria cartaria sul fronte ambientale, del resto, sono abbastanza chiari. Sull’efficienza energetica dei processi produttivi, per cui sulle emissioni di CO2, negli ultimi 12 anni l’industria della carta impiega, a parità di prodotto, il 20% in meno d’energia, mentre per quanta riguarda i tassi di riciclo il settore cartario italiano è in pole position. Nel BelPaese, infatti, l’81% della carta viene riciclata, siamo al terzo posto in Europa, mentre a seguire si trovano l’alluminio con l’80%, l’acciaio con il 79%, il vetro con il 76%, il legno con il 63% e la plastica con il 45%. In questo quadro è chiaro che ci siano reciproche attenzioni tra associazioni ambientaliste e industrie del settore. Le prime, infatti, sono consce del fatto che le soluzioni delle questioni e delle problematiche ambientali si giocano, anche e soprattutto, sul fronte delle tecnologie per abbattere gli inquinanti, CO2 in primis, mentre le seconde sanno che senza il supporto sia dei decisori politici sia dell’opinione pubblica incontreranno sempre più opposizioni sul territorio, anche per impianti virtuosi sul fronte ambientale e sociale, come quelli per il riciclo che coniugano tutela ambientale e occupazione. «È dal febbraio 2018 che Legambiente e Assocarta hanno siglato un primo protocollo d’intesa finalizzato a promuovere la bioeconomia circolare, con una particolare attenzione alla raccolta differenziata e al riciclo di carta e cartone, per l’effettiva chiusura del ciclo produttivo» ha detto Marchi riferendosi al fatto che spesso gli esponenti di Legambiente siedono al tavolo degli interlocutori di Assocarta, per proporre una diffusa e corretta informazione circa i benefici dell’economia circolare, anche al fine di sviluppare politiche pubbliche che favoriscano l’economia circolare e la sostenibilità ambientale. E Marchi ha concluso il proprio intervento sottolineando le attività svolte, anche sotto a questo fronte, nell’ultimo periodo della sua presidenza. Sono state siglate, infatti, due dichiarazioni congiunte. La prima tra Assocarta e Legambiente circa l’essenzialità della raccolta differenziata e la seconda con i sindacati sull’essenzialità dell’industria carta. Il 27 marzo 2020 è stato lanciato il primo video #gentedellacarta, mentre il 4 maggio, data in cui è finito il periodo più ferreo di lockdown è stato lanciato un secondo video “L’industria cartaria italiana insieme per la ripartenza”, per sottolineare l’essenzialità dell’ecosistema carta non solo in tempi di crisi, ma sempre e comunque.

«In materia di economia circolare devo dire che se la realtà che rappresentiamo è quella di una filiera che, per ora va a gas, ma idrogeno e biogas sono delle prospettive molto interessanti sulle quali siamo interessati, anche se è necessario valutare le condizioni competitive e capire quali siano le prospettive. Il biogas potrebbe essere la prospettiva dei prossimi anni e ci aspettiamo una crescita della raccolta dei rifiuti organici per svilupparlo, così come questo sviluppo potrebbe arrivare dagli impianti a biogas che utilizzano i rifiuti organici, cosa che consentirebbe di sviluppare migliori rapporti con le collettività. Oltre a ciò questo fenomeno potrebbe collegare in maniera più organica politiche pubbliche e private, facendo trovare obiettivi convergenti dal punto di vista della sostenibilità. Ed è necessario puntare in maniera forte sull’innovazione perché un 20-25% degli obiettivi che ci poniamo saranno raggiunti grazie a nuove tecnologie che dobbiamo ancora scoprire e anche il resto degli obiettivi dovranno poter far conto sull’innovazione» ha detto Massimo Medugno, direttore di Assocarta, rispondendo a una domanda dal pubblico circa l’innovazione nel sistema della carta.

«Al termine del mio mandato, voglio ringraziare il Comitato di Presidenza» ha concluso Marchi. «Un grazie sincero al Consiglio Direttivo, che abbiamo cercato di far diventare un po’ più itinerante e occasione di incontro con interlocutori esterni. Ringrazio la struttura per la sua capacità di seguire i tanti dossier, cresciuti in maniera esponenziale. Buon lavoro Lorenzo Poli, buon lavoro alla nuova squadra di Vice Presidenti e al Consiglio Direttivo rinnovato». L’assemblea, infatti, ha eletto come nuovo presidente Lorenzo Poli che è intervenuto sulle linee della sua nuova presidenza assicurando una linea di sostanziale continuità sui temi chiave dell’industria cartaria, come l’ambiente e l’energia, sottolineando che l’imprevedibilità normativa è il vero e unico ostacolo all’innovazione e allo sviluppo di tutto il settore. «È un onore per me poter portare la mia conoscenza dell’industria cartaria a supporto di tutte le cartiere italiane lavorando o almeno cercando di lavorare su una progettualità industriale – ed energetica – di medio periodo» ha detto Poli. «Vorrei sperare alla fine del mandato di essere stato di aiuto e interprete delle esigenze di tutti i soci, i più grandi e i meno strutturati. Personalmente, in un mondo che ormai vive tutto all’opposizione, dove è sempre facile criticare con la pancia senza cercare di metterci la testa, vorrei per una volta provare a mettermi in gioco e cercare di contribuire positivamente in ciò che conosco: l’industria cartaria italiana».

Chi è Lorenzo Poli

Lorenzo Poli è si è laureato in ingegneria al Politecnico di Milano nel 1994 e ha svolto la propria esperienza lavorativa nell’azienda di famiglia, Cartiere Saci Spa, dove ha ricoperto diversi ruoli nei vari comparti aziendali. Nell’anno 2000 ne ha assunto la direzione, succedendo al padre Mario Poli, fondatore di Cartiere Saci Spa. Nel 2017 è stato nominato Presidente di AFC (Associazione per la promozione della formazione cartaria) e nel 2018 ha assunto l’incarico di responsabile della delegazione datoriale Assocarta per le trattative di rinnovo del contratto nazionale del settore cartario. È Consigliere di Amministrazione de consorzio Conai dal 2017, ed è stato membro del Consiglio di Amministrazione del consorzio Comieco di cui è, ora, invitato permanente. Consigliere del Comitato di Presidenza di Confindustria Verona, dopo aver ricoperto la carica di Consigliere di Assocarta, e di Presidente del gruppo carte per involgere e imballo, Lorenzo Poli è ora Presidente di Assocarta.

Assemblea annuale Assocarta: il mercato è in ripresa

Dall’Assemblea di Assocarta arrivano dati e valutazioni positivi, ma rimangono irrisolte tutta una serie di macroquestioni strutturali legate al sistema Paese.

La carta è in ripresa. Questo il dato di fondo che è emerso dall’Assemblea annuale di Assocartache si è tenuta a Roma il 22 giugno 2018. Ed è una ripresa netta che ha visto un aumento del fatturato del 5,9% nel 2017, con un trend positivo, visto che i risultati del primo quadrimestre 2018 hanno fatto segnare un più 6,5%. Segno che la ripresa non è episodica anche se i dati di contesto mettono in luce una serie di problematiche industriali legate alla realtà italiana del settore. Due tra tutti. L’aumento a due cifre che c’è stato recentemente delle cellulose colpisce in particolare un Paese come il nostro, nel quale le risorse forestali sono scarse, mentre il prezzo dell’energia, con il gap in aumento rispetto a quello dei concorrenti europei, continua a essere un problema di grande peso, come del resto Assocarta denuncia da anni. I dettagli del settore sono stati illustrati dal presidente di Assocarta Girolamo Marchi che nella sua relazione ha detto: «la produzione del nostro settore è cresciuta dell’1,5% nel primo quadrimestre 2018, con un più 3,3% per le carte per usi igienico-sanitari, un più 2,3% per il packaging, un più 3,9% per le carte speciali, mentre registriamo un dato negativo per le carte grafiche che sono diminuite del 1,1% (a causa della persistente crisi dell’editoria – ndr)». Il fatturato con il suo aumento del 6,5%, ha specificato Marchi, recupera in maniera parziale i grandi rincari delle cellulose come quella a fibra lunga NBSK che ha visto un rincaro al dicembre 2016 del 48% e quella a fibra corta BHK che ha segnato un più 62%. «Il mercato della fibra di cellulosa è sempre più concentrato» ha proseguito Marchi, citando come esempio la fusione di Fibria-Suzano. «Solo questa fusione riguarda il 50% della cellulosa da eucalipto sul mercato globale». Interessante, sotto questo profilo, ciò che sta accadendo sul fronte internazionale per quanto riguarda il riciclo. La decisione cinese di imporre un limite molto stretto sulle frazioni estranee presenti nel macero ha portato a una notevole volatilità nel prezzo della carta da riciclare, materia prima seconda dalla quale l’Italia dipende molto, visto che riguarda il 55% di carta e cartoni prodotti in Italia. Le cartiere cinesi stanno acquistando solo le qualità migliori di carta da riciclare, mentre i materiali meno pregiati vanno in altri Paesi asiatici dove i prezzi di queste qualità sono in calo. Il tutto con riflessi sui mercati globali. Secondo Assocarta la volatilità delle quotazioni e l’incertezza circa la disponibilità si potrebbero risolvere con una serie di interventi rivolti al completamento della filiera del riciclo nostrana, cosa che consentirebbe una maggiore certezza circa la fornitura e una stabilità dei prezzi.

Il presidente di Assocarta Girolamo Marchi

Realtà italiana

Nel complesso l’Italia nel settore cartario, lo scorso anno, ha tenuto bene. Prova ne è il fatto che non ci siano stati arretramenti circa la posizione europea. L’Italia, infatti, è sempre saldamente al quarto posto per ciò che riguarda la classifica per volumi prodotti, con un 9,8% dopo la Germania (24,8%), la Svezia (11,1%) e la Finlandia (11,1%). Un risultato degno di nota, visto che non possediamo la materia prima e, per quanto riguarda la fibra vergine, siamo vicini al 100% d’importazione. E da questo svantaggio strutturale deriva la maggiore competitività in materia di economia circolaredel settore che ha il riciclo nel proprio Dna. «Oltre alla dimensione del fatturato» ha proseguito Marchi. «Lo scorso anno è cresciuta l’importanza che gli italiani attribuiscono alla materia carta, che è passata dal 46,5% del 2016 al 54% degli intervistati del 2017 (secondo un’indagine realizzata da Astra Ricerche per Comieco – ndr). Ed è in aumento anche la fiducia degli imprenditori del settore cartario che, nel 2017, hanno investito il 5,7% del fatturato a fronte di una media italiana di investimento che raggiunge il 4%». Si tratta di investimenti realizzati in particolare per la conversione di impianti da quelli per la produzione di carte grafiche a quelli necessari alla realizzazione di carte per l’imballaggio, con un conseguente aumento della già grande capacità di riciclo. Se consideriamo, infatti, il tasso di circolarità, ossia il rapporto tra i materiali riciclati e l’utilizzo complessivo delle materie prime, il settore della carta italiano registra un più 55% con punte dell’80% nelle carte per imballaggio, mentre la media italiana dell’industria è al 17,8% e quella europea all’11,4%.

«Il settore cartario» prosegue Marchi «oltre che al riciclo della carta, è impegnato nell’utilizzo attento e sostenibile dello stock di beni che costituiscono il capitale naturale, come l’acqua, le foreste e l’aria, per la tutela delle generazioni future. Nell’industria cartaria, spesso indicata quale responsabile di deforestazione, l’84% della pasta per carta vergine impiegata dalle cartiere italiane è dotato di certificazione forestale». Una percentuale molto elevata specialmente se si pensa che in tutto il pianeta solo il 10% della superficie forestale globale è certificata. E dal Rapporto ambientale Assocarta, diffuso durante l’assemblea, emerge che anche per l’acqua, che con carta da riciclare, legno e cellulosa è una componente nella produzione di carta, vale il riciclo. Il 90% dell’acqua utilizzata nei processi industriali del settore è proveniente da riciclo e solo il 10% è costituito da acqua fresca. Sul fronte delle emissioni, invece, il settore cartario europeo si è attivato per fare fronte all’obiettivo europeo della riduzione delle emissioni climalteranti dell’80% al 2050 lanciando la Roadmap 2050. Cosa che assegna al gas naturale, utilizzato dal settore per la cogenerazione, un ruolo essenziale sia sotto al profilo della competitività, sia nel quadro della riduzione delle emissioni.

Produzione interna

Nel dettaglio il 2017 del settore cartario italiano ha visto una buona evoluzione della domanda interna, con un più 2% rispetto all’anno precedente, mentre la domanda estera ha visto un più 2,8%. La produzione è arrivata, in termini di volumi a di 9,1 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,1% rispetto al 2016, con punte notevoli come quella del comparto del packaging, con un più 2,8%, un dato che è stato spinto anche dallo sviluppo del commercio elettronico, mentre le carte per usi igienico -sanitari hanno visto un più 4,6%. Tutti dati che sono stati confermati anche nel primo quadrimestre del 2018, come abbiamo visto in precedenza. Sul fronte del fatturato del settore siamo a 7,41 miliardi di euro con un aumento del 5,9% sull’anno precedente, dato che assegna al 2017 il posto di secondo migliore anno tra gli ultimi dieci, anche se non si sono recuperati i livelli prima della crisi che videro segnare nel 2007 un fatturato di 7,7 miliardi di euro. Corrono le esportazioni, a dimostrazione della competitività internazionale delle imprese italiane. Il 2017 si è chiuso, infatti, con un record di 4,1 milioni di tonnellate, segnando un più 2,8% rispetto ai volumi del 2016, mentre in termini di valore l’aumento è dell’1,6% raggiungendo i 3,8 miliardi. Il bilancio è che l’export pesa oggi per il 45% della produzione e oltre il 51% in valore. Nello specifico crescono le esportazioni di carte per imballaggi del 2,8%, cartoncino 2,5%, carta e cartoni per ondulatori 1,8% e carte per imballaggio 1,4%; crescono anche le carte per usi grafici del 5,2%, mentre sono in calo le carte per usi igienico-sanitari dell’1,1% e sono sempre in crescita del 9,8% le altre specialità. Tutti dati che confermano il processo d’internazionalizzazione del comparto cartario italiano.

Problemi aperti

Successivamente, durante la tavola rotonda condotta da Sebastiano Barisoni, vice direttore di Radio 24, sono state riprese alcune tematiche d’interesse del settore. Simona Bonafè, parlamentare europeo e relatore del pacchetto Economia circolare, per esempio, ha sostenuto come nei prossimi due anni l’Italia possa recepire con successo la nuova normativa UE sui rifiuti. «Aumenteremo il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani e quindi anche sottocategorie come la carta da imballaggio» ha detto Bonafè. «E abbiamo inserito anche un altro importante obiettivo come il conferimento massimo in discarica del 10%». Si tratta, secondo Bonafè, di misure utili soprattutto per «contrastare la carenza di materie prime che colpisce l’Europa, e l’Italia in particolare, specie su legno e carta, tanto che oggi oltre il 50% arriva da carta da riciclo. La direttiva mira anche a migliorare la prevenzione della generazione dei rifiuti per farne un uso razionale ed efficiente». Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, invece ha puntato il dito contro la sindrome Nimby ed è interessante che questioni del genere arrivino da un’associazione ambientalista. «Se si vuole arrivare a rifiuti zero bisogna fare mille impianti, se vogliamo ridurre i conferimenti in discarica bisogna farne ancora altri» ha affermato Ciafani. «Se l’impianto di gestione anaerobica ti permette di recuperare energia allora hai risolto molte questioni, come l’efficientamento energetico dei processi con la riduzione dei rifiuti e l’abbattimento delle emissioni climalteranti, ma purtroppo è molto complicato, sul territorio spingere verso questa, e altre, opzioni di questo tipo». Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, invece, ha puntato su questioni di carattere internazionale. «Chiudere le frontiere? E come facciamo? Provate a immaginare cosa succederebbe al Brennero, il confine tra Italia e Austria» ha affermato Tajani. «Immaginate che danno sarebbe, con centinaia di chilometri di code di Tir. Noi siamo per l’export». E poi ha proseguito dicendo: «e oltre a ciò ribadisco che dobbiamo vedere se l’accordo commerciale con il Canada, il Ceta, sia un accordo vantaggioso o meno per tutti, non solo riguardo una categoria; così come in tema di energia e infrastrutture, per esempio su Tav e Tap, si dicono colossali sciocchezze che spesso riguardando il piccolo contentino da dare a una parte della popolazione. E allora si fa una guerra alla modernizzazione. Il progresso deve essere rispettoso dell’ambiente, ma non possiamo, nemmeno per questo, bloccare il progresso». Guido Bortoni, presidente di Arera (Autorità Regolazione per Energia Reti e Ambiente), infine, ha detto: «senza la liberalizzazione del mercato imposta dall’Europa non saremmo riusciti a togliere quelle incrostazioni che ci facevano pagare il gas il 100% in più, cosa che interessa particolarmente l’industria cartaria. Noi dobbiamo, come Paese e grazie anche alle direttive europee, rispondere a una serie di questioni che riguardano tutto il Paese, ma anche il settore cartario, come quelle dell’utilizzo energetico delle biomasse residue delle lavorazioni che altrimenti andrebbero in discarica e il gas. In questo quadro abbiamo delle opzioni aperte come il power to gas, ma dobbiamo ripensare il ruolo del gas naturale nel suo complesso per la transizione energetica». Il quadro che si prospetta, dopo anni a tinte fosche per il settore cartario, è positivo, ma tutta una serie di problematiche “storiche” del settore legate alle politiche industriali del paese rimangono tutt’ora irrisolte.

Nell’Assemblea Assocarta si è guardato avanti: la carta al 2050

Per la carta c’è anche un problema di fibre. Già perché nonostante il 2017 si stia caratterizzando con una crescita tra lo 0,5% e l’1% grazie ai comparti delle carte per imballaggio, per uso igienico sanitario, e delle carte speciali, questo sviluppo potrebbe essere compromesso dell’impennata del costo delle fibre vergini e di quelle da riciclare. Le prime pare siano condizionate dalla quotazione del dollaro e tutte sono dipendenti dagli andamenti del mercato asiatico. Le fibre corte, per esempio, sono rincarate di 100 dollari nel primo quadrimestre del 2017. Questa è stata la prima comunicazione del presidente di Assocarta, Girolamo Marchi, all’inizio dell’assemblea annuale dell’associazione che si è tenuta nella sede di Civita a Roma.

«L’industria della carta del nostro paese – ha detto Marchi – è un settore maturo che produce un bio materiale di pregio e che svolge un ruolo chiave nel quadro dell’economia circolare. La materia prima è rinnovabile. Il legno, cresce in foreste gestite in modo sostenibile».

Girolamo Marchi ha presentato, inoltre, la nuova Roadmap al 2050 del settore cartario europeo. Si tratta di un’operazione con la quale il settore della carta per primo presenta una strategia al 2050, data nella quale l’Europa dovrebbe ridurre dell’80% le emissioni di CO2. L’industria della carta, secondo Marchi, dovrebbe agire in sintonia con la Strategia energetica nazionale, presentata pochi giorni fa per la consultazione investendo su ricerca, innovazione, efficienza energetica e cogenerazione.

«Occorre un programma «Industria 2050» – ha proseguito Marchi – che accompagni il settore cartario nell’attuazione di questa strategia. La Roadmap 2050 presentata oggi è una “tabella di marcia” ambiziosa che potrà avverarsi se ci saranno le giuste condizioni normative e di contesto. Ma secondo uno studio commissionato dalla Cee i costi normativi nell’industria cartaria sarebbero ormai pari a un terzo della redditività di impresa e ciò preclude la possibilità di investimenti e ricerca».

Dall’Assemble Assocarta le interviste a Paolo Culicchi e a Massimo Medugno

Paolo Culicchi, riconfermato Presidente di Assocarta.
Paolo Culicchi, riconfermato Presidente di Assocarta.

L’assemblea di Assocarta che si è tenuta a Roma il 25 giugno scorso ha deciso di costruire un unico soggetto, in sintonia con la decisione presa il 18 giugno 2015 da Assografici. Il percorso per la costituzione del nuovo soggetto, una federazione allargata, durerà due anni e avrà come punti d’arrivo le assemblee del 2107 (Della riforma Pesenti pubblicheremo un articolo sul numero di settembre, con intervista a Claudio Covini, ndr).

Abbiamo raccolto l’opinione di Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta.

«Avevamo già costituito la Federazione della Filiera della Carta e della Grafica, alcuni anni fa, poi nel 2014 è arrivata la riforma Pesenti di Confindustria – ha detto il presidente, riconfermato, di Assocarta Paolo Culicchi. Abbiamo iniziato un percorso inedito tra le associazioni di categoria. Il nuovo soggetto potrà tutelare al meglio gli interessi di entrambi i settori, ponendosi come un soggetto unico rispetto a tutti gli stakeholder». Durante la sua relazione Culicchi ha insistito sul problema di crescente gravità per il nostro Pese, il costo dell’energia, che per il settore cartario ha un incidenza tra il 20 e il 45%, con un costo complessivo di 1,1 miliardi di Euro: il 17% del fatturato. E ben il 14% della bolletta, pari a 160 milioni di Euro è rappresentato dagli oneri di sistema, mentre sul fronte del prezzo la differenza rispetto agli altri paesi europei è notevole: 140 euro/MWh in Italia, conto i 60 €/MWh della Francia e i 50 della Germania. «Gli oneri di sistema sono triplicati – ha proseguito Culicchi – passando da 16,65 €/MWh a 49,71 €/MWh. Si tratta di livelli elevati che sono destinati a durare per 20 anni, con una spesa di circa 250 miliardi di Euro: il 10% del debito pubblico italiano».

Il rifiuto che diventa risorsa: isolanti per l’edilizia

Fiocchi di cellulosa che conservano le caratteristiche isolanti della fibra di cellulosa aumentandone la durabilità, con un periodo di vita di cinquanta anni; il prodotto acquisisce anche caratteristiche come la capacità autoestinguente in relazione al fuoco e una buona resistenza all’umidità.

«L’azienda è nata da un problema e dalla sua soluzione» afferma Francesco Vinci, responsabile commerciale nord Italia di Nesocell. Una sera a cena, correva l’anno 2007, i due soci fondatori, l’ingegnere Davide Contu e l’ingegnere Andrea Cavaleri, rispettivamente direttore di stabilimento di una cartiera (che ora rifornisce Nosecell di cellulosa) e ricercatore del Politecnico di Torino, si trovarono a discutere circa il fatto che per lo stabilimento lo smaltimento in discarica come rifiuto speciale della cellulosa era un problema oneroso. Fu in quell’occasione che Cavaleri chiese a Contu un paio di sacchi del materiale per fare qualche sperimentazione al fine di trovare un’utilizzazione a alla cellulosa per evitare lo smaltimento in discarica.

Fiocchi di cellulosa come isolanti per l'edilizia: è l'idea di Nesocell, una start up piemontese con sede a Torino.
Fiocchi di cellulosa come isolanti per l’edilizia: è l’idea di Nesocell, una start up piemontese con sede a Torino.

La particolarità del trattamento risiede nel fatto che gli additivi vengono aggiunti in fase liquida rivestendo così le singole fibre con un micro strato protettivo che le riveste in maniera completa e omogenea. Il risultato è che da un lato si conservano le caratteristiche isolanti della fibra di cellulosa aumentandone la durabilità, con un periodo di vita di cinquanta anni, mentre dall’altro il prodotto acquisisce caratteristiche come la capacità autoestinguente in relazione al fuoco e una buona resistenza all’umidità.

«Il nostro è l’unico prodotto con la cellulosa pura di legno perché tutti gli altri a base di cellulosa sono derivati dalle carte da macero che contengono inchiostri, colle, patine e altre impurità – aggiunge Francesco Vinci, che prosegue – il fiocco di cellulosa Nesocell ha una maggiore resistenza strutturale e un alto potere traspirante (μ=1,2), cose che lo rendono ideale per le condotte interstiziali».

Non solo per l’inverno

Oltre all’isolamento termico invernale i rivestimenti di questo tipo sono utili anche d’estate poiché riducendo lo sfasamento termico diminuisce l’esigenza di climatizzazione. La fibra di cellulosa si può utilizzare sia sfusa, come nel caso dei solai non calpestabili, ma l’applicazione principale è quello del riempimento delle camere d’aria delle tamponature e dei tetti. Le camere d’aria sono una soluzione molto utilizzata in edilizia negli scorsi decenni che permette, oggi, un isolamento degli edifici rapido, efficiente, pratico e a costi ridotti. Le fibre di cellulosa, infatti, possono essere insufflate nell’intercapedine in maniera semplice e rapida, realizzando dei fori del diametro di cinque centimetri, all’esterno o all’interno dell’appartamento, attraverso i quali la si riempie completamente per poi richiuderli. La fibra così inserita non si accumula verso il basso per effetto della gravità, non necessita di manutenzione periodica e non occupa spazio aggiuntivo. Il nuovo materiale ha, secondo Nesocell, prestazioni maggiori e costi inferiori, con un’usabilità analoga, rispetto ad altri materiali sia d’origine petrolchimica, come l’EPS e i Poliuretani, sia di derivazione minerale, come le lane di roccia e di vetro. Cosa di non secondaria importanza è la velocità di posa, fatto che influisce in maniera determinante sui costi totali dell’operazione d’efficientamento energetico, visto che l’insufflaggio nelle intercapedini è tra le cinque e le dieci volte più rapida, rispetto a operazioni come l’applicazione di un cappotto termico.

Un materiale ignifugo e duraturo nel tempo

Il processo produttivo dell’isolante in cellulosa Nesocell non è esclusivamente a secco, come quello di altri processi tradizionali, e si compone della fase di macinazione della materia prima, ossia degli scarti di lavorazione proveniente dalla cartiera, che viene così ridotta in frammenti delle giuste dimensioni alla quale segue la macerazione in ambiente umido e a seguire l’aggiunta degli additivi che conferiscono le caratteristiche richieste, al quale segue l’essiccamento che dà al prodotto la forma finale del fiocco di cellulosa. Il centro peculiare del processo è quello dell’aggiunta degli additivi, il verderame e la calce, che sono tutti d’origine naturale e che rendono il materiale ignifugo e duraturo nel tempo. Tutte caratteristiche che rendono il fiocco di cellulosa inattaccabile ad agenti organici, come insetti, roditori, muffe, batteri e lo rendono resistente all’umidità e all’aria. E la produzione del ficco di cellulosa è anche a basso impatto ambientale. La quota d’energia utilizzata nella produzione è bassa, si utilizzano materiali provenienti dal riciclo di uno scarto di produzione e non si producono ulteriori rifiuti, visto che tutto il materiale utilizzato, scarti di cellulosa e additivi, sono integrati nel prodotto e non ci sono scarti di processo. Per quanto riguarda il bilancio del ciclo di vita (Lca), infine, del fiocco di cellulosa Nesocell le analisi dimostrano che la CO2 emessa in produzione è di 220 volte inferiore a quella evitata durante l’impiego e ciò nonostante il mix italiano delle fonti utilizzate per produrre energia elettrica sia ancora per circa il 70% composto da fonti fossili.

Una buona accoglienza da parte dal mercato

«Oggi l’azienda ha un giro d’affari di 1,2 milioni di euro l’anno, ma ciò che è interessante è l’aumento che abbiamo visto negli ultimi anni – conclude Francesco Vinci. L’aumento del volume d’affari è stato del 40% nel 2013 sull’anno precedente e del 30% (stima, ndr) nel 2014, con l’azienda che oggi vede circa dieci addetti. E dal 2010 (anno di fondazione di Nesocell, ndr) a oggi sono stati più di 1.200 gli interventi eseguiti con il nostro materiale che non ha trovato resistenze neanche da parte degli operatori, perché la pratica dell’insufflaggio è abbastanza comune e si è trattato solo di sostituire il materiale utilizzato cosa che non pone alcun problema rispetto a quelli tradizionali ai quali sono abituati gli operatori».

Oggi, secondo Vinci, il prodotto non avrebbe ostacoli sul mercato, se non quelli indotti dalla crisi economica, visto che il trattamento con l’insufflaggio ha un costo che è circa del 70% in meno rispetto alla posa del cappotto termico e quindi si tratta un appartamento di circa 70 metri quadri in un condominio con una cifra compresa tra i 1.500 e i 2.500 euro, mentre per un’abitazione isolata si va dai 3.000 ai 6.000 euro. Cifre che si ammortizzano rapidamente anche perché per questa tipologia di interventi sono ammesse le detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edilizie, oppure in alternativa quelle per l’efficientamento energetico del 65% che però necessitano, per essere approvate, della certificazione energetica.

Il perché sì dell’insufflaggio. L’isolamento termico delle superfici opache degli edifici è uno degli interventi più efficaci sotto al profilo energetico ma anche tra i più complessi e costosi. La prova di ciò la si trova nei dati dell’Enea relativi all’Ecobonus, meglio conosciuto come detrazione del 55% (oggi al 65%) dai quali si nota che l’intervento sulle superfici opache è tra i meno incentivati, poiché l’applicazione dell’isolamento a cappotto risulta essere problematica sotto al profilo economico. L’insufflaggio di muri a cassetta o pareti con intercapedine consente, sia il rispetto delle caratteristiche esterne dell’edificio, sia le costose lavorazioni accessorie, come interventi sulle finestre, parapetti, spostamenti tubi e gronde, rifacimento intonaci e così via. L’installazione di isolanti nell’intercapedine migliora l’isolamento termico e consente quindi di ottenere una riduzione dei costi di riscaldamento tra il 25 e il 45%, con punte oltre il 50%.

Nesocell: chi è

Una start up piemontese con sede a Torino che è nata all’interno dell’incubatore del Politecnico di Torino I3p, nel quale sono state incubate negli ultimi dieci anni circa 160 start up, con la creazione di 1.180 posti di lavoro. L’azienda realizza isolanti, che consentono di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, costituiti da fibra di cellulosa di legno, sotto forma d’ovatta e fiocchi, derivati dagli scarti di raffinazione dell’industria cartaria, la cellulosa di legno, le cui caratteristiche vengono migliorate grazie al trattamento con additivi esclusivamente naturali.

***

Le caratteristiche dei fiocchi di cellulosa Nesocell

-Provenienza della materia prima naturale: si tratta di cellulosa di alta qualità, con additivi collaudati quali il verderame e la calce;

-elevato potere isolante comparabile con gli isolanti sintetici più performanti (k=0,038 W/mK);

-alto potere traspirante (μ=1,2);

-autoestinguente (Classe 1, EuroClasse B, s1-d0);

-inattaccabilità da muffe, batteri, roditori, insetti ecc;

-resistenza all’umidità;

-elevata capacità termica (cp=2150 J/kgK);

-impatto ambientale negativo, visto che le emissioni di CO2 risparmiate durante la vita del prodotto sono superiori a quelle immesse in ambiente per produrlo;

-stabilità dimensionale che è garantita dall’azienda per dieci anni.

Insufflaggio dell'isolante nell'intercapedine al di sotto dei coppi.
Insufflaggio dell’isolante nell’intercapedine al di sotto dei coppi.

Analisi comparative svolte da Nesocell…

02 6 Confronto-2A

02 6 Confronto-3B

 

03 2 SchedaTecnicaFibraCellulosaNesocell

Voci dall’Assemblea Assocarta dello scorso giugno

Un’inversione della tendenza alla discesa di volumi e fatturati che ha sancito una fase di stagnazione nel 2013, con i primi, timidi segnali di ripresa nel primo quadrimestre del 2014 che ha visto un +1,5% di produzione e un +1,2% di fatturato, questo in poche parole il messaggio lanciato.

«Il fatturato del 2013 riporta il settore ai valori della fine degli anni ‘90 – ha detto il presidente di Assocarta Paolo Culicchi. Una perdita di produzione che ha significato la chiusura per trenta siti produttivi e la perdita di 3.000 posti di lavoro diretti. Dati che si inseriscono in quelli che sono stati presentati in Confindustria dal Presidente Squinzi, dai quali è evidente che tra il 2007 e il 2013 la produzione manifatturiera è scesa del 5% annuo. Un dato che non ha riscontro negli altri paesi a base manifatturiera. E il dato è ancora più evidente se si allunga il periodo a tutti gli anni 2000 durante i quali la nostra produzione manifatturiera è calata del 25,5% mentre quella mondiale è aumentata del 36,1%. Ma non è un dato solo italiano. In Europa, infatti, al netto della Germania, la manifattura è comunque in calo e non basta la “locomotiva tedesca” a portare lo scenario sul segno più. A consuntivo 2013 il settore ha visto una tenuta rispetto all’anno precedente, con una produzione di 8,5 milioni di tonnellate, -0,6% sul 2012 per un fatturato di 6,8 miliardi di Euro, +0,5% sul 2012».

Il presidente di Assocarta Paolo Culicchi.
Il presidente di Assocarta Paolo Culicchi.

Per quanto riguarda le singole tipologie produttive l’anno passato è proseguito il ridimensionamento delle carte per utilizzi grafici -5,7%, un dato dovuto alla cessata attività dell’ultimo impianto di carta da giornale e dalle riduzioni degli investimenti pubblicitari sulla stampa che sono continuati anche nel 2013 con un calo, secondo Nielsen del 21,2%. Sono andati meglio gli altri settori a cominciare da una sostanziale tenuta dell’igienico-sanitario, con un timido -0,9%, mentre il comparto dell’imballaggio ha visto un +2,6% con carte e cartoni per cartone ondulato che sono aumentati del 7,4%.

Assocarta 2014: la redditività delle imprese europee.
Assocarta 2014: la redditività delle imprese europee.

Le buone notizie arrivano dall’export

Dati export: oggi il settore esporta 3,7 milioni di tonnellate, +3,2% rispetto all’anno precedente, per un valore di 3,5 miliardi di euro, con un saldo positivo di 62 milioni di euro.

Oggi il settore esporta 3,7 milioni di tonnellate, +3,2% rispetto all’anno precedente, per un valore di 3,5 miliardi di euro, con un saldo positivo di 62 milioni di euro. Per quanto riguarda le aree di destinazione il 73% dell’export di carte e cartoni riguarda l’area dell’Unione Europea 28 che ha visto un aumento del 5,8% su base annua, segnale evidente che il settore riesce a essere competitivo nonostante i problemi energetici, di sistema del nostro paese e l’agguerrita competizione internazionale. Il tutto in un quadro internazionale che è caratterizzato da un lato dalla stabilità della produzione che si è assestata nel 2013 a 400 milioni di tonnellate, con il primo ridimensionamento del gigante cinese che nel 2013 che anche se è rimasto oltre i 100 milioni di tonnellate ha visto una riduzione su base annua dell’1,4%, mentre sempre nell’area asiatica crescono Corea del Sud, +3,7%, India e Indonesia, entrambe con un +2,5%.

L’altra questione, invece, è rappresentata dalle tensioni sulle materie prime con i rincari che delle fibre vergini che sono continuati fino alla primavera del 2013, così come si sono rilevati apprezzamenti delle fibre lunghe, dovuti al rafforzamento dell’euro, e una sostanziale stazionarietà delle fibre corte. Il rallentamento cinese, infine, ha influenzato anche il settore della carta da macero che ha visto una diminuzione degli approvvigionamenti in Europa da parte della Cina del 10%.

Assocarta 2014. L'incidenza dei costi variabili nei quattro Paesi europei: Italia, Germani, Olanda, Francia.
Assocarta 2014. L’incidenza dei costi variabili nei quattro Paesi europei: Italia, Germani, Olanda, Francia.

I primi numeri del 2014

Per quanto riguarda i primi tre mesi del 2014 a livello europeo si registrano volumi in leggero aumento (+0,6%), con Svezia e Regno Unito in flessione, rispettivamente -5,5% e -5,3%, Finlandia e Francia stabili, +0,2% e +0,3%, mentre danno buoni risultati Germania, Italia e, in misura minore Spagna con +2,4%, +2,9% e +0,8%. E se l’export rappresenta un fatto importante per il Presidente di Assocarta è necessario pensare anche al mercato interno perché «non si può pensare d’orientare l’intero sistema produttivo verso l’export», ha affermato Culicchi. E in questo quadro è necessaria una riforma fiscale che se da un lato sposti il carico fiscale dalle persone alle cose, da un altro punto di vista deve salvaguardare i beni, e i servizi, destinati alla produzione, mentre è auspicabile, secondo Culicchi, una riorganizzazione del sistema delle detrazioni con l’introduzione di una misura specifica per la cultura, l’acquisto di libri, giornali e periodici.

Assocarta 2014. La bolletta energetica italiana.
Assocarta 2014. La bolletta energetica italiana.

Leggi tutto l’articolo sul numero di settembre di Industria della Carta!

 

Assemblea Assocarta: il bilancio del 2013 e i primi dati del 2014

Un’inversione della tendenza alla discesa di volumi e fatturati che ha sancito una fase di stagnazione nel 2013, con i primi, timidi segnali di ripresa nel primo quadrimestre del 2014 che ha visto un +1,5% di produzione e un +1,2% di fatturato, questo in poche parole il messaggio lanciato.

Paolo Culicchi, Presidente di Assocarta.
Paolo Culicchi, Presidente di Assocarta.

«Il fatturato del 2013 riporta il settore ai valori della fine degli anni ‘90 – ha detto il presidente di Assocarta Paolo Culicchi. Una perdita di produzione che ha significato la chiusura per trenta siti produttivi e la perdita di 3.000 posti di lavoro diretti. Dati che si inseriscono in quelli che sono stati presentati in Confindustria dal Presidente Squinzi, dai quali è evidente che tra il 2007 e il 2013 la produzione manifatturiera è scesa del 5% annuo. Un dato che non ha riscontro negli altri paesi a base manifatturiera. E il dato è ancora più evidente se si allunga il periodo a tutti gli anni 2000 durante i quali la nostra produzione manifatturiera è calata del 25,5% mentre quella mondiale è aumentata del 36,1%. Ma non è un dato solo italiano. In Europa, infatti, al netto della Germania, la manifattura è comunque in calo e non basta la “locomotiva tedesca” a portare lo scenario sul segno più. A consuntivo 2013 il settore ha visto una tenuta rispetto all’anno precedente, con una produzione di 8,5 milioni di tonnellate, -0,6% sul 2012 per un fatturato di 6,8 miliardi di Euro, +0,5% sul 2012».

Per quanto riguarda le singole tipologie produttive l’anno passato è proseguito il ridimensionamento delle carte per utilizzi grafici -5,7%, un dato dovuto alla cessata attività dell’ultimo impianto di carta da giornale e dalle riduzioni degli investimenti pubblicitari sulla stampa che sono continuati anche nel 2013 con un calo, secondo Nielsen del 21,2%. Sono andati meglio gli altri settori a cominciare da una sostanziale tenuta dell’igienico-sanitario, con un timido -0,9%, mentre il comparto dell’imballaggio ha visto un +2,6% con carte e cartoni per cartone ondulato che sono aumentati del 7,4%.

Le buone notizie arrivano dall’export

Oggi il settore esporta 3,7 milioni di tonnellate, +3,2% rispetto all’anno precedente, per un valore di 3,5 miliardi di euro, con un saldo positivo di 62 milioni di euro. Per quanto riguarda le aree di destinazione il 73% dell’export di carte e cartoni riguarda l’area dell’Unione Europea 28 che ha visto un aumento del 5,8% su base annua, segnale evidente che il settore riesce a essere competitivo nonostante i problemi energetici, di sistema del nostro paese e l’agguerrita competizione internazionale. Il tutto in un quadro internazionale che è caratterizzato da un lato dalla stabilità della produzione che si è assestata nel 2013 a 400 milioni di tonnellate, con il primo ridimensionamento del gigante cinese che nel 2013 che anche se è rimasto oltre i 100 milioni di tonnellate ha visto una riduzione su base annua dell’1,4%, mentre sempre nell’area asiatica crescono Corea del Sud, +3,7%, India e Indonesia, entrambe con un +2,5%.

L’altra questione, invece, è rappresentata dalle tensioni sulle materie prime con i rincari che delle fibre vergini che sono continuati fino alla primavera del 2013, così come si sono rilevati apprezzamenti delle fibre lunghe, dovuti al rafforzamento dell’euro, e una sostanziale stazionarietà delle fibre corte. Il rallentamento cinese, infine, ha influenzato anche il settore della carta da macero che ha visto una diminuzione degli approvvigionamenti in Europa da parte della Cina del 10%.

I primi numeri del 2014

Per quanto riguarda i primi tre mesi del 2014 a livello europeo si registrano volumi in leggero aumento (+0,6%), con Svezia e Regno Unito in flessione, rispettivamente -5,5% e -5,3%, Finlandia e Francia stabili, +0,2% e +0,3%, mentre danno buoni risultati Germania, Italia e, in misura minore Spagna con +2,4%, +2,9% e +0,8%. E se l’export rappresenta un fatto importante per il Presidente di Assocarta è necessario pensare anche al mercato interno perché «non si può pensare d’orientare l’intero sistema produttivo verso l’export», ha affermato Culicchi. E in questo quadro è necessaria una riforma fiscale che se da un lato sposti il carico fiscale dalle persone alle cose, da un altro punto di vista deve salvaguardare i beni, e i servizi, destinati alla produzione, mentre è auspicabile, secondo Culicchi, una riorganizzazione del sistema delle detrazioni con l’introduzione di una misura specifica per la cultura, l’acquisto di libri, giornali e periodici.

Energia e carta

L’energia è stata al centro dell’assemblea nazionale di Assocarta con il presidente Culicchi che ha fatto il punto evidenziandone le criticità. «Il costo dell’energia in Italia, che incide sul valore aggiunto dell’industria cartaria per oltre il 35% (con punte del 50%), è fino a tre volte quello tedesco e due volte quello francese – ha detto Culicchi. In Italia, invece, la stessa tipologia di cliente paga circa 140 €/MWh, che potrebbe scendere a 110 euro/MWh qualora avesse il diritto di prendere il massimo sconto previsto dall’articolo 39. I costi accessori della bolletta dell’energia elettrica nel loro complesso sono circa 60 €/MWh, almeno pari o superiore a quello dell’energia». Si tratta di una quota che nel 2013 ha continuato ad aumentare e che è cresciuta dell’80% tra il dicembre 2011 e il dicembre 2013 quando era in realtà già raddoppiata nel biennio precedente. Tradotto in numeri la sola componente A3 della bolletta, quella relativa alle rinnovabili è passata dai 27 €/MWh del dicembre 2011 ai 48 €/MWh della fine 2013. «Sommando i costi accessori si arriva al paradosso che pesano più del costo dell’energia – ha detto Culicchi –, una situazione analoga a ciò che succede alla pompa con il prezzo della benzina e del gasolio». E non solo il prezzo dell’energia preoccupa. Si potrebbe prefigurare, infatti, un attacco alla redditività del settore se si introducesse il pagamento dei corrispettivi di trasporto, distribuzione e degli altri oneri sull’autoconsumo di energia elettrica in cogenerazione ad alto rendimento e basso impatto ambientale. Tutti investimenti che il settore cartario ha fatto negli anni scorsi e che fossero messi in dubbio porterebbero a ulteriori crisi aziendali.

Leggi della tavola rotonda sul numero di settembre!

L’energia al centro dell’Assemblea Assocarta

L’energia è stata al centro dell’assemblea nazionale di Assocarta che si è svolta a Roma il 18 giugno scorso. «Il costo dell’energia in Italia, che incide sul valore aggiunto dell’industria cartaria per oltre il 35% (con punte del 50%), è fino a tre volte quello tedesco e due volte quello francese – ha detto nel suo intervento il presidente di Assocarta Paolo Culicchi. In Italia, invece, la stessa tipologia di cliente paga circa 140 €/MWh, che potrebbe scendere a 110 euro/MWh qualora avesse il diritto di prendere il massimo sconto previsto dall’articolo 39. I costi accessori della bolletta dell’energia elettrica nel loro complesso sono circa 60 €/MWh, almeno pari o superiore a quello dell’energia».

Paolo Culicchi, Presidente di Assocarta.
Paolo Culicchi, Presidente di Assocarta.

E non solo il prezzo dell’energia preoccupa. Si potrebbe prefigurare, infatti, un attacco alla redditività del settore se si introducesse il pagamento dei corrispettivi di trasporto, distribuzione e degli altri oneri sull’autoconsumo di energia elettrica in cogenerazione ad alto rendimento e basso impatto ambientale. Tutti investimenti che il settore cartario ha fatto negli anni scorsi e che fossero messi in dubbio porterebbero ad ulteriori crisi aziendali. Per quanto riguarda i dati di settore, nonostante la fase di stagnazione, la carta vede, nel primo quadrimestre del 2014 dei segnali di ripresa con un +1,5% di produzione e un +1,2% di fatturato. Buone le performance delle carte per imballaggio, +3,6%, mentre quelle grafiche segnano un -1,2%. A consuntivo 2013 il settore ha chiuso una tenuta rispetto all’anno precedente, con una produzione di 8,5 milioni di tonnellate, -0,6% sul 2012 per un fatturato di 6,8 miliardi di Euro, +0,5% sul 2012. Il risultato è dovuto all’export che riguarda il 43,8% della produzione, comunque molto distante dal picco del 2007 anno nel quale si sono raggiunte le 10 mln/ton di produzione.

Un report dettagliato dell’evento sul fascicolo di settmebre!