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Valeria Teruzzi

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UPM e Andritz: accordo strategico per accelerare l’innovazione nel tissue

UPM e Andritz hanno siglato un accordo di collaborazione pluriennale volto a sostenere lo sviluppo di prodotti tissue di nuova generazione, combinando le rispettive competenze nella produzione di cellulosa e nelle tecnologie di processo.

La partnership unisce l’esperienza di UPM-Kymmene Corporation nel settore delle fibre e della cellulosa con le capacità di ingegneria e tecnologia industriale di Andritz AG, con l’obiettivo di ottimizzare l’intera catena del valore, dalle materie prime ai processi produttivi.

Un elemento chiave dell’accordo è il centro PrimeLineTIAC di Andritz, a Graz, dove i produttori di tissue potranno testare e sviluppare soluzioni su scala pilota, riducendo i rischi e i costi associati alle prove sulle linee di produzione industriali. Tutti i test saranno standardizzati utilizzando la cellulosa UPM Euca, garantendo risultati coerenti e comparabili.

La collaborazione punta ad accelerare la commercializzazione di prodotti tissue più efficienti e performanti, migliorando al contempo la sostenibilità e l’efficienza produttiva. Le tecnologie coinvolte comprendono i processi di produzione del tissue dry-crepe, textured e Through-Air-Drying (TAD).

Fedrigoni accelera sulla decarbonizzazione: accordo sul biometano

Il Gruppo Fedrigoni sigla uno dei primi contratti italiani di fornitura a lungo termine di biometano nel settore delle carte speciali. L’iniziativa ridurrà fino al 50% l’impronta carbonica cradle-to-gate dei prodotti realizzati negli stabilimenti coinvolti e rafforzerà la resilienza della filiera energetica.

Il settore cartario compie un nuovo passo verso la transizione energetica. Fedrigoni dunque ha sottoscritto uno dei primi accordi italiani di fornitura a lungo termine di biometano destinato all’industria cartaria, con l’obiettivo di coprire circa il 40% del fabbisogno di gas naturale dei propri stabilimenti produttivi in Italia.

L’operazione rappresenta una leva strategica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e accelerare il percorso di decarbonizzazione del Gruppo.

Biometano: una soluzione concreta per un settore hard-to-abate

L’industria della carta rientra tra i comparti hard-to-abate, caratterizzati da elevati consumi energetici e da processi produttivi difficilmente completamente elettrificabili nel breve periodo. In questo contesto, la sostituzione del gas naturale fossile con biometano rinnovabile rappresenta una delle soluzioni oggi più efficaci per ridurre le emissioni climalteranti mantenendo competitività industriale.

Il biometano viene immesso nella rete nazionale del gas e utilizzato negli stabilimenti produttivi attraverso sistemi certificati di tracciabilità. La fornitura destinata a Fedrigoni è garantita tramite Garanzie di Origine (GO) e Proof of Sustainability (PoS), in conformità ai criteri europei di sostenibilità previsti dalle direttive RED II e RED III.

Il progetto è già operativo presso lo stabilimento di Varone (Trento) e sarà progressivamente esteso agli altri siti produttivi coinvolti.

Un accordo strategico con i principali operatori del settore

L’intesa è stata siglata con alcuni importanti operatori attivi nello sviluppo, acquisizione e gestione di impianti per la produzione di biometano: Verdalia Bioenergy, CH1 S.r.l., Fri-El e Bio.Methane.Hub S.r.l.

Si tratta di uno dei primi contratti di fornitura a lungo termine di biometano nel comparto cartario italiano, un modello destinato a favorire una maggiore stabilità energetica per le aziende industriali e a ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei mercati internazionali del gas.

Grazie alla copertura di una quota significativa dei consumi tramite biometano, Fedrigoni punta infatti a rafforzare la resilienza della propria supply chain energetica, limitando gli impatti legati alla volatilità geopolitica e alla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.

Riduzione fino al 50% dell’impronta carbonica dei prodotti

Dal punto di vista ambientale, l’utilizzo del biometano consentirà una riduzione stimata tra il 30% e il 50% dell’impronta carbonica cradle-to-gate dei prodotti realizzati negli stabilimenti aderenti all’iniziativa, in funzione delle diverse linee produttive.

L’intervento si inserisce nel programma di sostenibilità Making Progress di Fedrigoni e negli obiettivi ESG 2030, che prevedono azioni concrete sulla riduzione delle emissioni, sull’economia circolare, sulla progettazione sostenibile dei prodotti e sull’approvvigionamento responsabile delle materie prime e dell’energia.

Decarbonizzazione e competitività industriale

Secondo Fedrigoni, la transizione energetica non rappresenta soltanto un obiettivo ambientale, ma anche un elemento strategico per la competitività del settore cartario.

«La transizione energetica è realmente sostenibile solo quando rafforza anche competitività e resilienza, per Fedrigoni e per i clienti che si affidano a noi», commenta Stefano Zanoni, Group Head of Energy Transition di Fedrigoni.

L’accordo sul biometano conferma quindi il ruolo dell’industria cartaria italiana nella ricerca di soluzioni energetiche innovative, capaci di coniugare riduzione delle emissioni, sicurezza degli approvvigionamenti e continuità produttiva.

ETS, Cepi: le nuove proposte UE mettono a rischio gli investimenti della filiera cartaria

Le nuove proposte della Commissione europea sul sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) rischiano di frenare gli investimenti nella decarbonizzazione dell’industria europea della cellulosa e della carta. È l’allarme lanciato da Cepi, la Confederazione europea dell’industria cartaria, che chiede una revisione delle misure presentate da Bruxelles per evitare un impatto negativo sulla competitività e sulla transizione ecologica del comparto.

Secondo le stime dell’associazione, le modifiche ai benchmark per l’assegnazione gratuita delle quote ETS, già presentate dalla Commissione nel mese di giugno, potrebbero tradursi in una perdita di circa 1 miliardo di euro all’anno di investimenti programmati nel periodo 2026-2030. Le nuove disposizioni illustrate il 17 luglio aggraverebbero ulteriormente questo scenario, riducendo ancora l’assegnazione gratuita delle quote e rendendo meno sostenibili i futuri progetti di decarbonizzazione.

Un settore già impegnato nella riduzione delle emissioni

L’industria europea della carta ricorda di essere stata tra i primi comparti industriali ad aderire agli obiettivi climatici dell’Unione europea. Dal 2005 il settore ha infatti ridotto le proprie emissioni di oltre il 55%, distinguendosi tra le industrie energivore soggette al sistema ETS.

Tuttavia, secondo Cepi, molte imprese – soprattutto le piccole e medie realtà – non dispongono ancora di tecnologie economicamente sostenibili per completare il percorso di decarbonizzazione, mentre anche i grandi gruppi iniziano a registrare crescenti difficoltà nel reperire le risorse necessarie per finanziare nuovi investimenti.

Le criticità: condizionalità e soglia del 95% di biomassa

Tra i principali punti contestati vi è la condizionalità dell’assegnazione gratuita delle quote ETS. Le aziende esposte alla concorrenza internazionale dovrebbero dimostrare il rispetto di specifici obblighi in materia di efficienza energetica e decarbonizzazione per continuare a beneficiare delle quote gratuite.

Per Cepi, questo meccanismo comporta un notevole aggravio amministrativo e impone alle imprese di impegnare risorse finanziarie in piani di investimento quando molte tecnologie necessarie non sono ancora disponibili su scala industriale. Inoltre, il mancato raggiungimento degli obiettivi previsti potrebbe tradursi nella perdita delle quote gratuite, aumentando ulteriormente il costo della CO₂.

L’associazione critica anche l’introduzione della soglia del 95% di biomassa per l’accesso ai benefici ETS. Molti impianti del settore recuperano infatti energia dal processo produttivo della fibra per la carta, una soluzione considerata strategica nell’economia circolare. Secondo Cepi, il nuovo criterio penalizzerebbe proprio le aziende che hanno investito per prime nella transizione energetica, escludendole dall’assegnazione gratuita delle quote.

Piccole imprese e costi amministrativi

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la struttura stessa dell’industria cartaria europea, caratterizzata dalla presenza di numerose aziende di medie dimensioni con limitata capacità di investimento.

Cepi propone pertanto di innalzare la soglia di esenzione prevista dall’ETS per i piccoli impianti, misura che consentirebbe di ridurre i costi di verifica e certificazione delle emissioni senza compromettere gli obiettivi climatici.

Anche il funzionamento della Market Stability Reserve (MSR) viene indicato come fattore di rischio. Secondo l’associazione, il meccanismo, nato per riequilibrare il mercato delle quote di emissione, potrebbe oggi contribuire a un aumento del prezzo della CO₂ superiore a quanto necessario per conseguire le riduzioni emissive, incidendo negativamente sulla competitività industriale.

Bioeconomia europea a rischio

Per Cepi, l’insieme delle misure rischia di compromettere la leadership europea nella bioeconomia, un mercato che potrebbe raggiungere un valore globale di 6.700 miliardi di euro entro il 2030. L’industria cartaria rappresenta uno dei principali attori nello sviluppo di bioraffinerie, biochimica e materiali rinnovabili, attività che già oggi incidono per circa il 6% del valore aggiunto del settore.

“I materiali bio-based non sono solo positivi per il clima, ma rappresentano anche uno dei pochi settori con reali prospettive di crescita in Europa. L’ETS dovrebbe essere coerente con la bioeconomia circolare e con la nascente economia del carbonio biogenico, così da valorizzare pienamente il contributo di una crescita resiliente, sostenibile e competitiva”, ha dichiarato Jori Ringman, direttore generale di Cepi.

Voith Paper, Tero Kokko nuovo CEO

Voith ha annunciato un importante cambio ai vertici della propria divisione Paper. A partire dal 1° ottobre 2026, Tero Kokko entrerà a far parte del Corporate Board of Management di Voith GmbH & Co. KGaA assumendo il ruolo di president & CEO di Voith Paper, succedendo ad Andreas Endters, che lascerà l’azienda al termine dell’attuale esercizio fiscale.

La decisione di Endters, comunicata agli azionisti e al management del Gruppo, è stata accettata dalla società e segna la conclusione di una carriera lunga oltre 35 anni all’interno di Voith.

Nel corso della sua esperienza in Voith, Andreas Endters ha ricoperto numerosi incarichi manageriali internazionali, contribuendo in maniera determinante alla crescita della divisione Paper e al consolidamento dell’azienda come uno dei principali partner tecnologici mondiali per l’industria cartaria.

Il futuro CEO di Voith Paper proviene da Valmet, dove attualmente guida il business globale dedicato alla cellulosa (Pulp). Kokko porta in dote oltre 20 anni di esperienza internazionale nella gestione aziendale, nella trasformazione industriale, nella strategia e nello sviluppo del business.

È inoltre in possesso di un dottorato in Automation and Control Engineering conseguito presso la Tampere University of Technology.

«L’industria cartaria sta attraversando una fase di profonda trasformazione a livello globale. Non vedo l’ora di lavorare con il team di Voith Paper per costruire il futuro dell’azienda, supportare i clienti e valorizzare le solide basi tecnologiche già esistenti», ha dichiarato Kokko.

Un passaggio di consegne in un momento di trasformazione del settore

L’avvicendamento arriva in una fase particolarmente delicata per l’industria cartaria mondiale, chiamata ad affrontare pressioni economiche, evoluzione tecnologica e cambiamenti strutturali del mercato.

Voith conferma la volontà di proseguire il proprio percorso di sviluppo puntando sull’innovazione, sulla competitività, sulla vicinanza ai clienti e su investimenti mirati nelle tecnologie del futuro, affidando la guida della divisione Paper a un manager con una consolidata esperienza internazionale nel settore.

Industria della carta europea, Cepi lancia l’allarme: “Serve una risposta politica per proteggere la competitività del settore”

Il rapporto Key Statistics 2025 evidenzia un calo della produzione di carta e cartone in Europa e una progressiva erosione della capacità industriale. Jori Ringman: “Una lenta deriva può avere conseguenze significative sulla resilienza industriale europea”.

L’industria della carta europea sta affrontando una fase di progressiva erosione della propria base industriale, mentre il suo contributo all’economia circolare, agli obiettivi climatici e all’autonomia strategica dell’Europa rimane essenziale. È quanto emerge dal Cepi Key Statistics Report 2025, che fotografa un settore sottoposto alla crescente pressione della concorrenza globale e di un contesto geopolitico complesso.

Nel 2025 la produzione europea di carta e cartone è diminuita dell’1,6%, raggiungendo 77,4 milioni di tonnellate. Il dato riflette una fase di correzione successiva alla crescita registrata nel periodo post-pandemico, più che un ritorno a un percorso di crescita stabile. La produzione di pasta per carta destinata al mercato ha invece registrato un incremento dell’1,0%.

I primi segnali del 2026 confermano una fase di debolezza: nel primo trimestre dell’anno la produzione è risultata inferiore del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Carta e cartone: calano cartoncino e carte grafiche

Secondo il rapporto Cepi, la domanda complessiva ha subito solo una lieve contrazione, ma il dato nasconde importanti cambiamenti strutturali nei diversi segmenti produttivi.

Le carte per imballaggio hanno mantenuto una sostanziale stabilità, mentre il cartoncino ha registrato una diminuzione del 5,4% e le carte grafiche sono calate del 7,3%.

Nel complesso, escludendo le carte grafiche, la produzione europea nel 2025 è apparsa relativamente stabile, ma rimane comunque del 7% inferiore rispetto ai livelli record del 2021.

Perdita di capacità produttiva e aumento delle importazioni

Il settore cartario europeo ha progressivamente perso asset produttivi negli ultimi tre anni, mentre la penetrazione delle importazioni ha raggiunto il livello record del 7,7% dei consumi dell’Unione europea.

Le esportazioni rappresentano ancora oltre il 20% della produzione, ma il saldo commerciale dell’UE ha registrato un leggero peggioramento nel 2025. Secondo Cepi, il sostegno pubblico estero e condizioni di mercato non simmetriche stanno incidendo sulla competitività dell’industria europea.

Sostenibilità e riciclo: il ruolo strategico della filiera cartaria

La pressione competitiva arriva nonostante gli importanti risultati ambientali raggiunti dal settore.

Nel 2025 i produttori europei di pasta e carta hanno ridotto le emissioni specifiche di CO₂ del 10,2%, continuando inoltre a operare il sistema di riciclo più efficace al mondo. Il comparto utilizza una quota record di materie prime europee: il 92% del legno impiegato e quasi tutti i materiali riciclati provengono dall’Europa.

Per Cepi, l’industria cartaria rappresenta quindi un esempio concreto dell’attuale “momento dell’indipendenza” europea.

Commentando i dati del rapporto, Jori Ringman, direttore generale di Cepi, sottolinea la necessità di un intervento coordinato per rafforzare il settore:

“Cepi chiede una risposta politica coerente che rafforzi gli strumenti di difesa commerciale, garantisca un quadro normativo prevedibile e favorevole agli investimenti e rafforzi le catene del valore europee circolari e basate sulle biomasse.”

Ringman richiama anche l’attenzione sugli effetti di un indebolimento progressivo dell’industria europea: “Una lenta deriva può essere meno visibile di uno shock improvviso, ma le sue conseguenze a lungo termine sulla resilienza industriale europea, sulla leadership climatica e sull’autonomia strategica non sono meno significative.”

Cepi: senza interventi rischio di perdita della capacità industriale europea

I dati del Key Statistics Report 2025 indicano, secondo Cepi, la necessità di interventi tempestivi per evitare una graduale perdita di capacità industriale in un settore considerato fondamentale per beni di largo consumo, logistica, igiene e sviluppo di alternative basate sulle biomasse ai materiali ad alta intensità di combustibili fossili.

Queste soluzioni potrebbero consentire all’Europa di cogliere un’opportunità globale stimata in 6.600 miliardi di euro entro il 2030 nei mercati emergenti della bioeconomia.

Metsä Board apre a Milano il nuovo Packaging Design Studio: innovazione, AI e sostenibilità per il futuro del packaging in carta

Metsä Board rafforza il proprio impegno nell’innovazione del packaging con l’apertura di un nuovo Packaging Design Studio a Milano, inaugurato il 2 luglio 2026. Il nuovo spazio nasce per avvicinare l’azienda ai clienti europei e sviluppare più rapidamente soluzioni di imballaggio efficienti, sostenibili e pronte per l’industrializzazione.

La nuova struttura milanese integra design, competenza sui materiali, tecnologie digitali e analisi dei dati, offrendo un ambiente dedicato alla progettazione congiunta di nuovi concept di packaging. Il centro si inserisce nella strategia di Metsä Board per supportare brand owner, converter e progettisti in un mercato dove gli imballaggi sono chiamati a rispondere contemporaneamente a esigenze ambientali, funzionali e normative sempre più complesse.

Packaging più sostenibile e sviluppo più rapido

Il settore del packaging sta attraversando una fase di profonda trasformazione. I marchi devono ridurre l’impiego di materiali, limitare l’utilizzo di soluzioni di origine fossile, migliorare la riciclabilità degli imballaggi e garantire elevate prestazioni sul punto vendita.

Secondo Metsä Board, il nuovo studio permette di anticipare le fasi di verifica e ottimizzazione delle soluzioni grazie alla combinazione di strumenti di progettazione supportati dall’intelligenza artificiale, simulazioni e conoscenza tecnica dei materiali. Questo approccio consente di ridurre le incertezze, velocizzare le decisioni progettuali e abbreviare i tempi che separano l’idea iniziale dalla soluzione finale.

“Milano offre una combinazione unica tra un ecosistema del packaging forte e un ambiente di design riconosciuto a livello mondiale”, ha dichiarato Erja Hyrsky, SVP Commercial Operations di Metsä Board, sottolineando come la presenza nella capitale italiana del design permetta una collaborazione più stretta con i clienti nei principali mercati europei.

Dalla progettazione sequenziale alla co-creazione

Uno degli elementi distintivi del nuovo Packaging Design Studio è il superamento del tradizionale sviluppo per fasi successive. Design, scelta dei materiali e valutazione delle prestazioni vengono affrontati parallelamente, con l’obiettivo di ottenere packaging più efficienti senza compromettere funzionalità e qualità.

“Non sviluppiamo più soluzioni in isolamento: possiamo testarle e perfezionarle insieme ai clienti, assicurandoci che siano pronte per il mercato in tempi più brevi”, ha spiegato Ilkka Harju, Packaging Services Director. L’approccio integrato risulta particolarmente importante per settori come alimentare, farmaceutico e cosmetico, dove il packaging deve garantire sicurezza, prestazioni tecniche e valore commerciale.

Milano nuovo polo europeo per il packaging innovativo

La scelta di Milano non è casuale. La città rappresenta uno dei principali hub europei per il design, il lusso, il food e il settore cosmetico, comparti nei quali cresce la domanda di imballaggi sostenibili ad alte prestazioni.

Il nuovo studio completa la rete internazionale di Metsä Board dedicata alla ricerca e allo sviluppo del packaging, affiancandosi all’Excellence Centre di Äänekoski, in Finlandia, focalizzato sulla ricerca sui materiali e sui test prestazionali, e al Packaging Design Studio di Norwalk negli Stati Uniti.

Fibra vergine e innovazione per il packaging del futuro

Metsä Board, parte di Metsä Group, è specializzata nella produzione di cartoncini leggeri di alta qualità, cartoncini per il settore foodservice e kraftliner bianchi. L’azienda punta sull’utilizzo di fibre di legno vergini provenienti da foreste nord europee come risorsa rinnovabile e riciclabile, con l’obiettivo di eliminare progressivamente l’utilizzo di energia fossile nella produzione entro il 2030.

Con il nuovo centro milanese, Metsä Board punta quindi a consolidare il proprio ruolo nello sviluppo di packaging in carta e cartoncino sempre più sostenibili, combinando creatività, tecnologia e competenza industriale.

DS Smith Italia e Tiber Pack insieme per un packaging sostenibile: accordo strategico sulle soluzioni glue-free

DS Smith Packaging Italia e Tiber Pack hanno siglato un accordo strategico per sviluppare e promuovere nuove soluzioni integrate dedicate al packaging sostenibile e ai sistemi di confezionamento automatico. La collaborazione nasce con l’obiettivo di offrire alle aziende tecnologie in grado di migliorare efficienza produttiva, sostenibilità ambientale e competitività.

Al centro dell’intesa c’è Nicetuck, la tecnologia proprietaria sviluppata da Tiber Pack che consente di realizzare imballaggi senza l’utilizzo di colla. La soluzione “glue-free” elimina infatti adesivi e collanti dal processo di confezionamento, contribuendo a semplificare il riciclo degli imballaggi, ridurre le emissioni lungo la filiera e ottimizzare le linee produttive grazie a una minore complessità dei macchinari.

Secondo le due aziende, l’integrazione tra competenze nel packaging in cartone ondulato e automazione industriale consentirà di sviluppare soluzioni capaci di rispondere alle nuove esigenze del mercato, sempre più orientato verso modelli di economia circolare e processi produttivi a basso impatto ambientale.

«La collaborazione con Tiber Pack nasce dal comune impegno verso innovazione e sostenibilità nel packaging», ha dichiarato Paolo Marini, Managing Director di DS Smith Packaging Italia. «L’obiettivo è offrire ai clienti soluzioni avanzate che rispondano alle crescenti richieste del mercato in termini di sostenibilità e circolarità.»

Sulla stessa linea Maurizio Ceci, CEO di Tiber Pack, che evidenzia come la partnership permetterà di proporre un approccio integrato in cui packaging e automazione lavorano in sinergia. «Questa collaborazione rappresenta un vantaggio concreto per i clienti in termini di efficienza, risparmio, competitività e sostenibilità.»

Fondata nel 1968 e con sede a Sansepolcro (Arezzo), Tiber Pack è specializzata nella progettazione di linee automatiche di incartonamento e sistemi di fine linea per i comparti food, tissue e general industry. Dal 2025 l’azienda detiene il brevetto della tecnologia Nicetuck™, sviluppata per eliminare completamente l’utilizzo di colle negli imballaggi.

DS Smith, oggi parte di International Paper, è invece uno dei principali operatori mondiali nel settore degli imballaggi in cartone ondulato, della produzione di carta e del riciclo, con una strategia orientata allo sviluppo di soluzioni circolari, alla sostituzione della plastica e alla riduzione delle emissioni lungo la supply chain.

La collaborazione tra le due realtà si inserisce nel percorso di trasformazione del settore del packaging, sempre più orientato verso materiali riciclabili, processi produttivi efficienti e tecnologie innovative capaci di coniugare sostenibilità ambientale e prestazioni industriali.

ETS, Assocarta: “La revisione tuteli competitività e decarbonizzazione dell’industria cartaria”

Assocarta aderisce ai contenuti della dichiarazione congiunta sottoscritta da Confindustria, BDI e MEDEF e inviata il 6 luglio alla Commissione Europea sulla revisione dell’EU Emissions Trading System (EU ETS), il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂.

L’associazione che rappresenta l’industria cartaria italiana sottolinea la necessità di un futuro assetto del mercato europeo della CO₂ in grado di conciliare gli obiettivi climatici dell’Unione Europea con la tutela della competitività del comparto manifatturiero, elemento strategico per il Made in Italy.

Revisione EU ETS: equilibrio tra clima e competitività industriale

Secondo Assocarta, la revisione dell’ETS dovrà definire un percorso di decarbonizzazione realistico, sostenibile e compatibile con le esigenze produttive delle imprese. In particolare, sarà fondamentale sostenere gli investimenti nelle tecnologie innovative, rafforzare gli strumenti di contrasto al carbon leakage e garantire condizioni di concorrenza equilibrate per le aziende europee rispetto ai mercati internazionali.

L’industria cartaria italiana è da anni impegnata nella transizione energetica e ambientale attraverso investimenti orientati alla riduzione delle emissioni, all’efficienza energetica e all’innovazione dei processi produttivi.

Lorenzo Poli: “La transizione deve mantenere produzione e innovazione in Europa”

«L’industria cartaria italiana è impegnata da anni nella transizione ecologica e continuerà a investire nella riduzione delle emissioni e nell’efficienza energetica – dichiara Lorenzo Poli, Presidente di Assocarta –. Per raggiungere gli obiettivi europei è però indispensabile che la revisione dell’ETS sia accompagnata da misure capaci di rafforzare la competitività del sistema industriale».

«Servono regole coerenti con la realtà economica e tecnologica, in grado di favorire gli investimenti senza accelerare fenomeni di delocalizzazione produttiva. La transizione sarà realmente efficace solo se consentirà di mantenere in Europa produzione, occupazione e capacità di innovazione».

Il ruolo dell’industria cartaria nella transizione europea

Assocarta auspica che la Commissione Europea recepisca le priorità indicate nella dichiarazione congiunta di Confindustria, BDI e MEDEF, trasformando la revisione dell’EU ETS in uno strumento capace di sostenere contemporaneamente: la neutralità climatica europea; la competitività dell’industria manifatturiera; gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni; la crescita economica e occupazionale.

Per il settore cartario, la sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione industriale e capacità produttiva europea, evitando che gli obiettivi climatici generino squilibri competitivi a danno delle imprese.

Safetykleen apre a Roma: nuovo polo per il lavaggio industriale sostenibile

Il 15 luglio Safetykleen apre la nuova sede romana con il concept “From circular to impact – The future of sustainable industry“. Un hub che consolida la presenza del Gruppo nel Centro-Sud e mette in mostra le tecnologie a impatto misurabile sulla circolarità: dal lavaggio a 35°C alla purificazione dell’acqua, fino al confronto con istituzioni ed esperti ESG. La giornata prevede anche un tour esperienziale tra le diverse stazioni tecnologiche e si chiuderà con un aperitivo di networking.

L’azienda, attiva in 14 Paesi con 92 sedi e 750 tecnici, utilizzerà la nuova filiale come punto di incontro tra imprese, istituzioni e stakeholder per mostrare concretamente i benefici delle proprie tecnologie in termini di riduzione dei consumi, dei rifiuti e dell’impatto ambientale.

L’evento inaugurale sarà incentrato sul ruolo delle imprese nella transizione ESG e vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali, esperti di sostenibilità, clienti e management internazionale. Il programma comprende una sessione plenaria, un percorso esperienziale dedicato alle principali innovazioni di Safetykleen (tra cui la tecnologia di lavaggio a 35 °C, i sistemi a ultrasuoni, le soluzioni ad acqua purificata e i progetti di economia circolare) e si concluderà con un aperitivo sostenibile dedicato al networking.

Scopri di più sull’evento: https://www.meccanicanews.com/2026/06/30/safetykleen-soluzioni-innovative-per-unindustria-sostenibile/

Assemblea Pubblica Federazione Carta e Grafica: il secondo sistema europeo della filiera

A Roma, presso Palazzo Rospigliosi, l’Assemblea Pubblica di Federazione Carta e Grafica “Industria, competitività e bene comune” con Montemagni, Gusmeroli, Maran, Mollicone e il Presidente di Confindustria Orsini. 

Si è svolta il 25 giugno, presso Palazzo Rospigliosi a Roma, l’Assemblea Pubblica di Federazione Carta e Grafica moderata da Celestina Dominelli de Il Sole24Ore con la partecipazione degli Onorevoli Elisa Montemagni, firmataria della proposta di legge per l’istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta, Alberto Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati, Pierfrancesco Maran, Presidente della Commissione Ambiente, Clima e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo e Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

“Nel 2025 la Filiera Carta e Grafica ha registrato un fatturato complessivo di 26,3 miliardi di euro, in flessione del 2,3% rispetto al 2024, mantenendo tuttavia un saldo commerciale positivo di 2,7 miliardi di euro. La filiera, composta da 15.400 imprese e 162.000 addetti, rappresenta l’1,2% del prodotto interno lordo e costituisce una delle più importanti espressioni della manifattura del Made in Italy” ha affermato il Presidente di Federazione Carta e Grafica Andrea D’Amato in apertura d’Assemblea. A influenzare i risultati dell’anno sono stati soprattutto la debolezza delle vendite interne della produzione nazionale in calo del 3,3%  e la crescita delle importazioni, aumentate del 6,7%, mentre l’export ha sostanzialmente tenuto, registrando una lieve flessione dello 0,6% in un contesto caratterizzato da una crescente pressione competitiva sui mercati internazionali.

In questo scenario, l’Italia continua a distinguersi per la propria forte vocazione internazionale. Il 63% delle esportazioni della filiera è destinato ai mercati dell’Unione Europea, mentre il restante 37% è diretto verso i mercati extra-UE. Una diversificazione geografica che rappresenta uno dei principali fattori di resilienza e competitività del comparto.

La filiera italiana della carta, della stampa, del packaging e delle tecnologie per il printing e il converting si conferma uno dei principali sistemi industriali europei del comparto. È quanto emerge dal primo Rapporto Economico 2025 della Federazione Carta e Grafica – quest’anno alla sua prima edizione – che dedica uno specifico approfondimento al posizionamento della filiera nell’Unione Europea.

“L’Italia si colloca stabilmente al secondo posto in Europa dopo la Germania e rappresenta oltre il 14% dell’occupazione dell’intera filiera europea, avvalorando il proprio ruolo strategico in un settore che integra manifattura, economia circolare, innovazione tecnologica, informazione e cultura” ha evidenziato D’Amato.

“Non siamo una specializzazione marginale né una nicchia industriale. Siamo uno dei pilastri manifatturieri europei della carta, della grafica e del packaging, con competenze, tecnologie e capacità produttive che contribuiscono in modo determinante alla competitività del sistema economico nazionale ed europeo” ha dichiarato Andrea D’Amato.

La filiera italiana del packaging rappresenta inoltre una delle eccellenze continentali, inserita in una catena del valore che va dalla produzione delle materie prime alle tecnologie per la stampa e il converting, dalla trasformazione dei substrati fino al confezionamento dei prodotti destinati ai mercati nazionali e internazionali.

“Pensiamo soltanto all’industria alimentare italiana, che nel 2025 ha raggiunto un fatturato di 204 miliardi di euro e un export di circa 60 miliardi, o all’industria farmaceutica, che ha registrato 74 miliardi di fatturato e oltre 69 miliardi di esportazioni”, ha sottolineato D’Amato. “Sono numeri che dimostrano quanto il packaging sia un elemento essenziale per garantire sicurezza, qualità, conservazione e competitività delle produzioni italiane nel mondo.”

Il Rapporto conferma anche la leadership italiana nell’economia circolare. Gli imballaggi in carta e cartone vengono riciclati stabilmente oltre l’85%, consentendo all’Italia di raggiungere con largo anticipo gli obiettivi europei fissati per il 2030. Le fibre secondarie rappresentano il 65 % delle fibre utilizzate dall’industria cartaria nazionale, che si conferma il secondo riciclatore europeo. A livello nazionale, il riciclo della carta rappresenta il 43% dei materiali riciclati nell’ambito del sistema CONAI.

“Il nostro settore dimostra concretamente che sostenibilità e sviluppo industriale possono procedere insieme”, ha affermato D’Amato.  “L’esperienza italiana del riciclo è un modello europeo di successo che deve essere preservato e valorizzato. Per questo riteniamo fondamentale che l’attuazione delle normative europee, a partire dal PPWR, avvenga nel rispetto degli equilibri raggiunti e garantendo certezza del diritto alle imprese.”

Nel corso del suo intervento, il Presidente della Federazione ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di sostenere gli investimenti in innovazione e tecnologie, semplificando gli strumenti di incentivazione destinati alla transizione industriale e favorendo la competitività delle imprese.

“Dobbiamo evitare che complessità burocratiche e incertezze normative rallentino gli investimenti di cui il Paese ha bisogno – ha evidenziato D’Amato – non può esistere transizione ecologica senza transizione tecnologica. E non può esserci sostenibilità senza un’industria forte e competitiva.”

Infine, D’Amato ha ribadito il valore culturale della carta e della stampa in una società sempre più digitale.

“Difendere la lettura su carta, l’informazione stampata e la cultura materiale non significa difendere il passato. Significa tutelare strumenti fondamentali per la diffusione della conoscenza, la qualità dell’apprendimento e la formazione delle nuove generazioni. Difendere la filiera della carta, della stampa e dell’imballaggio significa difendere una parte essenziale del futuro industriale, culturale ed europeo del nostro Paese” ha concluso D’Amato.