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Aticelca, online il nuovo sito internet

La presenza web di Aticelca si arricchisce di un nuovo sito Internet, dedicato alle famiglie e ai consumatori. Il sito è infatti pensato come uno strumento di lavoro, ricco di contenuti mirati per gli operatori del settore, i Soci di Aticelca e in generale chi approccia il mondo della carta in un’ottica professionale. La grande diffusione che sta avendo il marchio “Riciclabile con la carta – Aticelca 501” ha quindi fatto emergere l’esigenza di disporre di un nuovo sito Internet che, in parole semplici e chiare, racconti cos’è il marchio e perché è importante riciclare la carta. Il sito www.riciclabileconlacarta.it consente inoltre ai consumatori di verificare, attraverso il codice univoco, che il marchio che si trova sui prodotti e sulle confezioni acquistate corrisponda a una effettiva concessione d’uso. In parallelo l’associazione ha anche creato un canale Instagram dove si possono trovare fotografie di prodotti e confezioni che hanno il marchio “Riciclabile con la carta – Aticelca 501”.

Confinfustria Toscana Nord: Margherita Cerretelli è la nuova presidente del gruppo Giovani

Pratese, rappresenta l’azienda di famiglia (la Alisped Logistics Srl) e ha una laurea magistrale in governo e direzione d’impresa: Margherita Cerretelli è la neo presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Toscana Nord. Con lei, l’assemblea degli iscritti ha designato i cinque vicepresidenti: due per Lucca, Gloria Barsocchi (BC Assicura) e Stefano Casanova (Casanova Next), due per Pistoia, Matteo Niccolai (Fass) e Alessandro Scalise (Scalise Costruzioni), e uno solo per Prato, Matteo Marcone (Lanartex), poiché è il territorio che esprime la presidenza. Si chiude così il mandato triennale di Davide Trane, che ha visto crescere il gruppo per numero di iscritti e livello di rappresentanza e attività.

Energie per la transizione

All’indomani dell’approvazione da parte dell’Unione Europea al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che darà il via alla prima tranche di finanziamenti, Assocarta e Formiche.net hanno organizzato una conferenza live per parlare green economy, transizione ecologica, sviluppo sostenibile con ospiti eccellenti.

Obiettivo dell’incontro, che si è tenuto lo scorso giugno in una live talk, focalizzare l’attenzione sul contributo alla transizione energetica di aziende del comparto cartario provenienti dalla filiera dell’economia circolare, con particolare riferimento al raggiungimento degli obiettivi indicati nel PNNR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un’industria, come quella cartaria, che è stata un player importante in questa fase di rilancio italiano e che soprattutto in quest’ultimo anno è riuscita a resistere e ripartire ponendosi obiettivi propositivi verso il futuro e verso i target che l’Unione Europea e il gruppo dei grandi paesi industrializzati si è dato per la transizione ecologica.

In “sala virtuale” – moderati dal direttore di Formiche.net, Giorgio Rutelli – si sono confrontati Guido Bortoni (senior adviser della DG-Energy della Commissione Europea), Vannia Gava (sottosegretaria al Ministero della Transizione ecologica (MiTE), Lorenzo Poli (presidente di Assocarta), Ignazio Capuano (presidente della Cepi), Arvea Marieni (direttore dell’Energy Transition Programme dello Strasbourg Policy Center), Maria Cristina Piovesana (vice presidente per l’ambiente, la sostenibilità e la cultura di Confindustria) e Giorgio Zampetti (direttore generale Legambiente).

L’industria cartaria italiana player strategico nel panorama europeo

Ha aperto il dibattuto Lorenzo Poli con qualche dato importante che vede l’industria cartaria italiana un player strategico nel panorama europeo: “L’industria cartaria italiana nel 2020 si conferma player strategico nel panorama europeo come 2° utilizzatore di carte da riciclare dopo la Germania (5,2 milioni di tonnellate pari all’11% dei volumi europei) e 3° produttore di carta e cartone dopo Germania e Svezia con 8,5 milioni di tonnellate prodotte nel 2020 (10% volumi europei). Ed è il 1° produttore europeo nel settore igienico-sanitario e 3° produttore di carta e cartone da imballaggio con 20,4% e il 10% dei volumi europei”.

Un’industria che da sempre coltiva sostenibilità e competitività in stretta connessione, ha detto Poli, ma che deve fare i conti con un costo di produzione che per oltre il 60% è costituito da costi delle materie prime fibrose (40%) e dai costi del gas e di compensazione CO2 (20%). Per una industria manifatturiera ed energy-intensive come quella cartaria che ha investito in efficienza energetica mediante cogenerazione, il gas costituisce ancora una vera e propria BAT (Best Available Techniques) e rimane il miglior vettore energetico, nella fase di transizione green, alimentando il 90% delle capacità di riciclo in Italia e in Europa: oggi il gas è ancora il veicolo di miglior decarbonizzazione dell’industria cartaria che viene definita hard-to-abate’, e per raggiungere l’obiettivo finale – la transizione ecologica – l’industria cartaria ha bisogno di energie, mentre risulta penalizzata a livello di costi dell’energia rispetto al panorama europeo. Una sfida per il settore – quella della decarbonizzazione – strettamente legata anche ai costi ETS, in aumento a seguito della speculazione finanziaria, e alla possibilità di termovalorizzare i residui della produzione, come già accade negli altri stati europei dove le cartiere italiane sono spesso obbligate a trasportare i propri residui pagando per lo smaltimento impianti di proprietà di cartiere nostre competitor.

Il presidente CEPI e Ceo di Burgo Ignazio Capuano ha ricordato la Forest Based Industry come un altro strumento da affiancare alla strategia green, dato l’importante potere di assorbimento di CO2. Un settore che conta in Europa più di 420 mila imprese (il 20% del settore manifatturiero, 1 impresa su 5) che dà lavoro a 3,5 milioni di addetti diretti, il 10% dell’occupazione nel settore manifatturiero”.

Vannia Gava, sottosegretaria al Ministero della Transizione ecologica (MiTE), ha affermato che la transizione ecologica non può e non deve rappresentare un costo per le aziende, non sarà mai il pretesto per aumentare controlli e burocrazia, ma è invece, al contrario, una opportunità e le aziende avranno l’occasione di investire su tecnologie più efficienti e più pulite aumentando la loro competitività e, allo stesso tempo, daranno un contributo a rendere più sostenibile il sistema Italia e a ridurre inquinamento e sprechi. Riciclo ed energy intensive sono le parole chiave che identificano il rinnovamento in chiave sostenibile del settore, che punta all’ ambizioso obiettivo 2030 “emissioni zero”, ha continuato Gava, e con le risorse del Pnrr è possibile far fare un balzo in avanti al Paese e al nostro sistema produttivo lungo la strada delle sostenibilità intervenendo anche su produzioni considerate fino ad oggi altamente inquinanti e quindi dannose per l’ambiente.

Per Maria Cristina Piovesana, vice presidente per l’ambiente, la sostenibilità e la cultura di Confindustria, più saremo in grado di coinvolgere tutti i cittadini più riusciremo a ottenere ciò che serve, ma è fondamentale abbattere le barriere non tecnologiche, per favorire gli investimenti, non solo sfruttando le risorse Ue ma anche quelle che possono utilizzare le imprese con la finanza di progetto: un discorso che ha toccato vari temi, dal Decreto Semplificazioni 2021, all’interpello ambientale e l’innalzamento dell’impiantistica, senza paura che i nuovi impianti rovinino l’ambiente.

Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente, ha parlato di semplificazioni opportune, ma ha anche detto che al tempo stesso bisogna stare attenti perché per semplificare bisogna affiancare dei controlli ambientali pubblici, potenziando anche il tema della partecipazione pubblica. I dati italiani di riciclo e recupero sono importanti, ha detto Zampetti, ma è importante anche la decarbonizzazione di CO2, lo studio di prodotti in commercio (coinvolgendo quindi anche chi fa le norme) che permettono di compensare il mancato abbattimento di CO2. Che significa collaborazione tra industria, amministrazioni, enti regionali, governo e parlamento con la finalità di aiutare questa transizione a tutto tondo. Il tema del gas è importante quale elemento più competitivo in termini di energia, ha concluso, ma anche c’è anche il biometano, su cui bisogna continuare il confronto, l’idrogeno, che potrebbe essere un’alternativa se affiancato a un forte investimento di produzione a fonti rinnovabili, e infine la raccolta differenziata, per riuscire ad abbattere i costi energetici.

Per Guido Bortoni, senior adviser della DG-Energy della Commissione Europe, se vogliamo accelerare la decarbonizzazione non dobbiamo solo accontentarci di decarbonizzare l’energia, ma dobbiamo utilizzare l’energia per entrare in questi settori anche più difficili, hard-to-abate, refrattari alla decarbonizzazione integrando l’energia a partire dalla domanda. Ovviamente senza perdere la bussola, con una transizione energetica al minimo costo. Il mondo dell’energy intensive è quella dei fluels, quindi l’obiettivo è avere dei fluels decarbonizzati: elettrificazione dove possibile ma nell’energy intensive i fluels sono necessari, ovvero dove si hanno bisogno di alte temperature e dove ci sia una sostanza energetica che possa anche accumulare fonti rinnovabili. Nel mercato del gas, afferma Bortoni, occorre riformulare le regole per avere un mercato integrato, e l’auspicio è che dalla consultazione europea, le risposte possano essere soppesate e portate a base comune per avere un ridisegno del mercato del gas che consenta una facilitazione e una promozione dei gas rinnovabili o a basso tenore di carbonio, ma anche una maggiore integrazione, interoperabilità e liquidità del mercato europeo.

Arvea Marieni, direttore dell’Energy Transition Programme dello Strasbourg Policy Cente, ha parlato di simbiosi industriale e dell’apporto che i modelli di economia circolare, soprattutto in un settore come questo, implicano in termini anche di decarbonizzazione. Marieni ha sottolineato la capacità innovativa dell’industria italiana perché la sostenibilità è diventata oramai un fattore di competitività, ma in parziale dialettica con gli altri interlocutori presenti, ricordando il global warming power insito nell’utilizzo della risorsa, ha avvertito sulla necessità di agire oculatamente nella scelta delle fonti e delle tecnologie per la transizione.

 

Corso di tecnologia per tecnici cartari

È in partenza il 27° Corso di tecnologia per tecnici cartari, un’attività formativa svolta presso l’Istituto Salesiano San Zeno oramai da 25 anni.

La SIC (Scuola Interregionale di tecnologia per tecnici Cartari), in collaborazione e su mandato di AFC (Associazione per la Formazione professionale dei Cartari), organizza questo corso finalizzato alla formazione di tecnici in grado di inserirsi nelle aziende per ricoprire i ruoli professionali di assistente di produzione, assistente di laboratorio, addetto all’assistenza tecnica e alla promozione e addetto alle vendite. Il corso è rivolto a giovani idonei che abbiano concluso gli studi negli Istituti Tecnici Industriali nella specializzazione chimica, meccanica, elettro-meccanica, grafica, ma anche Istituto Commerciale e Liceo Scientifico, e ha l’obiettivo di fornire cognizioni teoriche, tecniche e pratiche sufficienti per poter effettuare un rapido inserimento in posizioni operative.

A parlarcene è Paolo Zaninelli, da molti anni docente e coordinatore del corso: “un’attività formativa davvero unica in Italia e sostenuta da Assocarta – che di farà carico di coprire una quota dei costi fissi di frequenza – e da un gruppo di aziende cartarie che hanno sempre creduto in questo progetto”. Oltre ad Assocarta, l’associazione che sostiene le attività della scuola è composta Burgo Group, DS Smith paper Italia, Favini, Fedrigoni, Cartiere del Garda, Cartiere Modesto Cardella, Paper Board Alliance, Cartiere Reno de Medici, Cartiere SACI e SAPPI Italy Operations.

Obiettivo: efficienza e di utilizzo degli impianti

“Siamo di fronte a un ricambio generazionale”, continua Zaninelli, “ed è necessario oramai trovare per tempo giovani qualificati e inviarli a questa specifica formazione, mirata specificatamente alle competenze tecniche di cartiera. L’evoluzione delle tecnologie e l’utilizzo dei sistemi di automazione non permette più di inserire giovani nella speranza che con l’affiancamento o con l’esperienza sul campo riescano ad acquisire competenze sufficienti. Ma è necessario quindi inviare i ragazzi in un percorso strutturato nel quale sia possibile già dare le competenze che successivamente in cartiera potranno implementare con l’esperienza diretta. Solo in questo modo si potranno raggiungere quegli obiettivi di efficienza e di utilizzo degli impianti che oggi tutti dobbiamo garantire”.

Struttura del corso

Il corso è organizzato alternando settimane di lezione presso la scuola a Verona con settimane di stage pratico in azienda. In questo modo è possibile procedere alla verifica delle conoscenze pregresse, all’insegnamento degli strumenti teorici indispensabili e infine svolgere con profitto le tematiche di maggior approfondimento specifico. Il corso si pone l’obiettivo di dare una visione del ciclo produttivo più ampia possibile: condizione indispensabile per poter rispondere all’attuale esigenza di flessibilità operativa. Con questa struttura è possibile iscrivere al corso sia personale già dipendente, che deve essere distaccato dal processo produttivo nelle settimane di lezione, sia giovani neo-diplomati che, selezionati e inviati dalle aziende, saranno assunti alla fine del percorso di formazione. La compresenza di iscritti con diversa preparazione di base arricchisce di fatto il gruppo di lavoro. Durante il corso si alternano attività di docenza teorica, esperienze pratiche, visite tecniche e “casi specifici” affrontati dai vari docenti tecnici nella loro esperienza operativa.

Quindici settimane di lezione non consecutive

Il corso ha una durata di quindici settimane di lezione non consecutive e le settimane di lezione teorica si alternano con cinque settimane di stage pratico che sarà effettuato presso la cartiera di appartenenza dell’allievo. Se l’azienda dispone di più siti produttivi è possibile frequentare lo stage in località diverse per dare all’allievo un maggior bagaglio di informazioni e com-petenze.

L’importanza delle visite tecniche

Per raggiungere gli obiettivi previsti è necessario ricorrere a una didattica molto coinvolgente e molto aderente agli aspetti pratici. Ciò si otterrà, anche, conducendo i corsisti nelle aziende ogni qualvolta lo svolgimento dei vari insegnamenti lo renderà opportuno e utile. A tale scopo sono previste visite tecniche ad aziende cartarie, fornitrici del settore cartario e utilizzatrici dei prodotti cartari. Per esempio, si possono ipotizzare visite presso Cartiere Fedrigoni (Verona), Cartiere Burgo (Sarego – VI), Cargill (Castelmassa – RO), SICEM SAGA (Ciano d’Enza – RE), Reno de Medici (S. Giustina – BL), Cartiera Favini (Rossano Veneto – VI), Cartiera Villalagarina (Villalagarina TN), Cartiera del Garda (TN) e altre aziende di stampa e cartotecnica.

 

Federazione Carta Grafica: greendeal come opportunità

La politica ambientale, sociale e di governance della filiera carta grafica nel quadro del #greendeal: obiettivi, strategie, strumenti e progetti per le industrie cartarie e grafiche. E un aggiornamento sul “Progetto sostenibilità ed economia circolare” della Federazione Carta e Grafica.

La sostenibilità è un tema sempre più ineludibile, un fattore centrale e abilitante anche dell’offerta delle aziende, perché i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono una minaccia enorme per l’Europa e il mondo. Per superare queste sfide, l’Europa ha bisogno di una nuova strategia per la crescita che trasformi l’Unione europea in «un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva in cui nel 2050 non siano più generate emissioni nette di gas a effetto serra; la crescita economica sia dissociata dall’uso delle risorse; nessuna persona e nessun luogo sia trascurato».

In sintesi sono gli obiettivi del cosiddetto “Green Deal europeo”, la svolta verde dell’UE che dovrà fare spazio a prodotti a economia circolare e neutrali dal punto di vista climatico nella nostra vita quotidiana, se si vuole raggiungere l’obiettivo di neutralità del carbonio entro il 2050. Un progetto di antica memoria, il cui nome fa riferimento al “New deal”, la politica di revisione nell’economia attuata da F.D. Roosevelt a partire dal 1933 per uscire dalla grande depressione susseguente alla crisi del 1929 e per garantire maggior sicurezza sociale.

Ora il piano rappresenta la tabella di marcia per rendere sostenibile l’economia dell’UE. Un “patto” in cui le aziende saranno sostenute a mantenere gli impegni e raggiungere gli obiettivi: «Nella partecipazione allo sviluppo delle relative leggi e regolamenti compatibili sotto il profilo tecnico ed economico» ha affermato Girolamo Marchi, presidente Federazione Carta e Grafica «sosterremo – al contempo – l’accreditamento dell’intera filiera presso le amministrazioni e le istituzioni finanziarie per favorire gli investimenti in un’ottica di sostenibilità e di economia circolare».

Ma non solo, perché per rendere raggiungibili e concrete le strategie della Commissione europea sulla neutralità climatica al 2050, quindi per agevolare il perseguimento della maggioranza dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, come definiti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, la Federazione ha sintetizzato un Manifesto che riassume le azioni mirate a raggiungere gli impegni della filiera.

Il manifesto della Federazione Carta e Grafica

Il Green New Deal secondo l’industria cartaria italiana:

  1. Promuovere la cogenerazione ad alta efficienza con l’obiettivo di renderla “carbon neutral”
  2. Valorizzare il gas come combustibile pulito per la transizione energetica
  3. Utilizzare in maniera ancora più efficace le misure esistenti per l’efficienza energetica e il risparmio energetico.
  4. Meno tasse e più investimenti
  5. Sbloccare le autorizzazioni sull’EoW, da cui dipendono investimenti e miglioramento ambientale del sistema Italia
  6. Aumentare la capacità di riciclo dell’Italia in campo cartario
  7. Aumentare la capacità di gestione degli scarti del riciclo e dei sottoprodotti
  8. Promuovere la sostenibilità e la riciclabilità dei materiali
  9. Promuovere la qualità delle raccolte differenziate lungo tutto la filiera con criteri EoW in linea con gli standard merceologici utilizzati a livello internazionale
  10. Adottare sistemi di responsabilità del produttore che incentivino l’efficienza e l’efficacia.

Opportunità per la sostenibilità e la circolarità

L’impegno assunto dalla filiera nel nuovo Manifesto favorirà la diffusione di informazioni corrette sulla sostenibilità dell’intera filiera produttiva, a partire dall’uso delle risorse forestali e il riciclo comunicando agli stakeholder associativi gli obiettivi e i traguardi raggiunti, attraverso i propri canali di comunicazioni e gli organi d’informazione. È quindi un’opportunità per la sostenibilità e la circolarità delle aziende di Federazione Carta e Grafica e, sottolinea Marchi, «anche per rilanciare e migliorare l’immagine dell’industria manifatturiera, comunicando anche con l’esterno e rinsaldando il rapporto con i cittadini».

Ma quali sono le tappe del percorso che permetterà alle aziende ad aprirsi a una strategia di sostenibilità che è sempre più centrale rispetto alla valorizzazione dell’azienda e degli stessi prodotti?

Per individuare veri e propri strumenti che consentiranno alle aziende di procedere in questo percorso, la Federazione ha organizzato – via webinar, con il sostegno di UniSalute e in collaborazione di BDO e Forum per la Finanza Sostenibile – un interessante incontro tra esperti per parlare concretamente di sostenibilità ed economia circolare e per presentare spunti formativi. Un evento moderato da Andrea Briganti, direttore di Acimga e uno dei tre direttori della Federazione carta e grafica, che in apertura ha sottolineato come le aziende siano parti di un sistema e osmotiche rispetto ad esso, quindi fattori sì di competitività ma anche di sostenibilità.

Focus sul “Progetto sostenibilità ed economia circolare”

Presentato da Elisabetta Bottazzoli, project manager Federazione Carta Grafica, il progetto sta coinvolgendo e coinvolgerà le aziende che vedono in questa iniziativa una vera e propria “call to action” per integrare la sostenibilità nel loro modello di business. L’obiettivo è di supportare le aziende a cogliere pienamente i vantaggi di una strategia sostenibile integrata nel proprio business model.

Un progetto che vede nel proprio motto “Uniti nella diversità” una strategia di filiera nel rispetto della propria peculiarità e che si avvale della collaborazione di UniSalute, BDO e Forum per la Finanza Sostenibile.

Le quattro fasi del progetto

La prima, che si è oramai conclusa, ha permesso di strutturare il confronto con le 21 aziende che sono state coinvolte nello sviluppo del tool e del protocollo. È la fase in cui sono stati individuati degli indicatori che devono essere in grado di rendicontare in modo chiaro e trasparente rispetto a differenti interlocutori, che chiederanno sempre di più la capacità di monitorare, misurare e porre degli obiettivi di miglioramento dei propri impatti ambientali, sociali ed economici rispetto alla propria attività.

La seconda e la terza fase – dello sviluppo protocollo e del test pilota – si sono oramai unificate perché i due strumenti sono strettamente correlati l’uno con l’altro: è oramai chiusa la raccolta dei feedback da parte delle aziende coinvolte e si sono create le condizioni per poter mettere appunto il protocollo.

Verso l’individuazione del tool di autovalutazione

Nel tool di autovalutazione è fondamentale la correlazione con la rilevanza per la finanza sostenibile – quindi strumenti finanziari, crediti bancari che chiedono una puntuale rendicontazione dei proprio impegno della sostenibilità  – ma anche con gli Sustainable Development Goals (SDGs).

Le aziende che hanno partecipato in questa prima fase hanno avuto che fare con una molteplicità di indicatori; da questa fase inizia la strutturazione del tool, che deve essere uno strumento di facile accesso e utilizzo che consente alle aziende che partono da zero di individuare il proprio posizionamento e individuare un percorso di miglioramento verso una rendicontazione sempre più completa capace di rispondere alle esigenze dei diversi interlocutori; mentre le aziende più evolute saranno in grado di fare un percorso di miglioramento rispetto ai KPI (Key Performance Indicator) rilevati.

Presto ci sarà la presentazione degli strumenti e dei risultati finali.

La struttura del protocollo

Il protocollo consta di due anime, spiega Bottazzoli: la prima consente di aiutare le aziende a monitorare l’evoluzione del contesto normativo istituzionale, andando a elencare i punti fondamentali da avere presente. Attraverso l’azione su questi temi, la Federazione ha l’ulteriore obiettivo di contribuire a rendere raggiungibili e concrete le strategie della Commissione europea sulla neutralità climatica al 2050, nonché di agevolare il perseguimento della maggioranza dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, come definiti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. A questa prima parte segue una seconda, legata al tool, che riguarda come un’azienda debba gestire la propria rendicontazione della sostenibilità anche per essere in grado di sfruttare tutte le opportunità che vengono offerte da questo contesto in costante movimento.

Un’analisi trasversale

Non sono state evidenziate delle specificità di settore tra le aziende di Assocarta, Assografici e Acimga, sottolinea Bottazzoli: c’è una omogeneità di risposte e una grande sensibilità rispetto a tutte le tematiche ambientali. Vi è invece una certa differenza nel passaggio da grande a piccola-media impresa, perché mentre le grandi imprese sono già predisposte a questo genere di rendicontazione, molte piccole imprese fanno tante attività riconducibili sotto il cappello della sostenibilità e sotto dell’economia circolare stessa, ma la danno per scontata e non raccontano in modo efficiente quello che fanno, percependo questo aspetto come un costo, mentre l’intento è di fare comprendere che è un modo per valorizzare quello che fanno.

Vantaggi di una strategia sostenibile

  1. Mediante il miglioramento della reputazione e incremento di valore del brand aziendale
  2. Migliore posizionamento della supply chain anche in termini di partner selection in base a requisiti etici, ambientali e sociali
  3. Miglioramento di risk assessment e risk management
  4. Incremento del capitale relazionale tra imprese stesse
  5. Maggior supporto degli stakeholders
  6. Attrattività per i talenti e valorizzazione delle risorse umane
  7. Migliore accesso del mercato di credito
  8. Miglioramento del rating di legalità.

Conai, nuovo bando per l’Ecodesign degli imballaggi

Anche quest’anno Conai promuove la sostenibilità ambientale con la nuova edizione del “Bando Conai per l’Ecodesign degli imballaggi nell’economia circolare – edizione 2020” a premiare le soluzioni di packaging più innovative e ecosostenibili immesse sul mercato nel biennio 2018-2019.

Fino al 29 maggio 2020 potranno partecipare al bando le aziende che hanno investito nel biennio 2018-2019 in attività di prevenzione rivolte alla sostenibilità ambientale dei propri imballaggi, agendo su almeno una delle seguenti leve: riutilizzo, facilitazione delle attività di riciclo, risparmio di materia prima, utilizzo di materie provenienti da riciclo, ottimizzazione della logistica, semplificazione del sistema di imballo e ottimizzazione dei processi produttivi.

Cartiere a sostegno dell’emergenza

I dipendenti di Cartiera dell’Adda (a Calolziocorte, Lecco) e Industria Cartaria Pieretti (Marlia, Lucca) hanno scelto di fare una donazione agli enti che fronteggiano l’emergenza Covid-19: un gesto di solidarietà che si aggiunge al loro impegno quotidiano. Alla somma raccolta si sono aggiunti i contributi delle aziende Cartiera dell’Adda e Icp, che, per volontà degli amministratori Giuseppe Cima e Tiziano Pieretti, hanno fatto arrivare ad oltre 22.000 euro il totale della cifra che verrà donata alla Protezione Civile italiana, all’Ospedale San Luca di Lucca e alla Misericordia del Barghigiano.

Origami passione inaspettata

Una passione scoperta nel mezzo del cammin e un’ispirazione che trae molto dal contesto giapponese e dal suo interesse per l’arte, il design, la musica, la fotografia e il cinema. Conosciuta grazie alla mostra Packaging Première, abbiamo intervistato Elisabetta Bonuccelli.

Elisabetta Bonuccelli. Foto IG @robertotavazzani.

Nata a Torino, marchigiana d’adozione, Elisabetta Bonuccelli vive e lavora Milano dal 2004. La sua non è stata una folgorazione sulla via dell’Origami da bambina, ma la passione per la carta è arrivata inaspettatamente, «per una fortunata concatenazione di eventi nella quale sono confluiti forzosi cambiamenti professionali, i miei studi da designer e tanti viaggi in Giappone». È stata allieva di Luisa Canovi che, da brava “sensei”, l’ha guidata nei suoi primi passi «tra monti, valli, pieghe rovesciate e orecchie di coniglio», fino alla decisione di dedicarsi all’arte dell’Origami da professionista.

Dal 2014 ha aperto @unokostudio spazio creativo dedicato ai suoi progetti di carta per eventi, installazioni e allestimenti, scatti fotografici, packaging, comunicazione ecc. Tra i sogni nel cassetto, poter continuare a vivere facendo quel che fa, che di questi tempi non è poco.

Parlaci di te e della tua scoperta “inaspettata” dell’origami…

«Non ho un percorso classico da origamista. Di solito si inizia da bambini e ci si appassiona strada facendo. Nel mio caso è stata una scoperta o meglio, una riscoperta, davvero tardiva visto che ho iniziato a studiare origami con Luisa Canovi a 46 anni suonati. Fino a quel momento avevo piegato cose abbastanza semplici e conosciute da tutti, le solite barchette, aeroplanini, ventagli ecc.

Sono approdata ai corsi di Luisa nel 2012, poco dopo essere stata messa in mobilità dall’azienda per la quale avevo lavorato negli otto anni precedenti come impiegata. Durante i corsi ho capito che l’origami poteva essere la perfetta sintesi di molte cose che avevo nel mio bagaglio di vita e da lì è partita l’idea di farne anche una professione».

«Un classico caso di forma suggerita dal tipo di carta, in questo caso una bellissima carta tradizionale giapponese acquistata a Tokyo qualche anno fa». Foto IG @robertotavazzani.

Che formazione hai avuto?

«Tecnicamente sarei una designer. Più precisamente, una “progettista di prodotti d’uso e di interni” (come recita il mio diploma preso al Cnipa – Centro sperimentale design di Ancona, oggi Poliarte). Poi, come succede spesso, nella vita ho fatto molte altre cose, totalmente distanti dalla mia qualifica. Direi che la mia formazione complessiva è passata in prevalenza attraverso attività a latere dei lavori che mi sono trovata a svolgere. Ho sempre avuto tanti interessi, arte, design, musica, fotografia, cinema, direi che il mio dna spirituale si è nutrito soprattutto di queste cose».

Nel tuo sito le opere sono divise tra “abstracta” e “imitation of life”. A cosa ti ispiri quindi nelle tue opere?

«Come nell’arte in generale, anche nell’origami le “famiglie” sono sostanzialmente due: figurativa e astratta. Ho una netta predilezione per l’origami astratto, più geometrico ed essenziale, ma l’ispirazione non segue delle regole precise o codificabili. A volte scatta la voglia di riprodurre la realtà, a volte preferisco affidare le mie idee, i miei concetti, a delle forme non collegate al mondo fisico. Per fare degli esempi concreti, la serie alla quale sto lavorando adesso, “Tortured Soul”, sfrutta le caratteristiche tecniche della carta (in particolare, la reattività della fibra) per dare vita a delle forme che – nella mia visione – rappresentano il contorcersi, il raggomitolarsi intorno al proprio nucleo più oscuro, rappresentato dalle pennellate di inchiostro giapponese o di china. Nel caso del gasometro o delle nature morte alla Morandi si tratta chiaramente di omaggi o citazioni. A volte è il tipo di carta che ti porta verso una direzione o l’altra».

Quali sono stati i tuoi maestri?

«Domanda difficile… Luisa Canovi, ovviamente. Tra i grandi del passato, metto sicuramente Shuzo Fujimoto. Tra i contemporanei Tomoko Fuse, soprattutto per i suoi lavori sulle spirali e Jun Mitani. E mi fermo qui perché sarebbero tantissimi».

«Il titolo si riferisce alla torsione delle fibre della carta, quasi a simulare un abbraccio, indotta dalla tecnica di piegatura utilizzata». Foto IG @robertotavazzani.

Un sito e nel sito un blog…

«Il sito è più una necessità che un desiderio. Ma ho voluto intenzionalmente che parlasse di me più per i progetti personali che per quelli su commissione. Naturalmente lavoro anche su richiesta, è una parte importante della mia professione ed è particolarmente interessante perché è una sfida continua, devi rispondere alle esigenze specifiche del cliente, è un po’ come la differenza tra scrivere un tema o un romanzo: un giorno devi piegare un gadget aziendale a forma di dente, un altro creare un origami da un logo aziendale, un altro ancora la classica cascata di gru “che fa tanto Giappone”…

Il blog… vorrei avere più tempo da dedicargli. Ho voluto che ci fosse un po’ per raccontare il mio lavoro, un po’ per raccontare me. Con le giornate di sole 24 ore è un’impresa ardua, ma non demordo».

Ma cosa significa @unokostudio?

«Tutto parte da due passioni: quella per un piatto giapponese che si chiama Okonomiyaki e quella per i Depeche Mode, gruppo cult della scena musicale elettronica. Quando mi iscrissi al forum italiano dedicato alla band ho scelto come nickname Unokonomiyaki (ovvero un/1 okonomiyaki). Che ovviamente gli altri utenti hanno poi abbreviato in Unoko. Mi ci sono affezionata e così l’ho usato per la denominazione del mio studio. Perché la musica, in un modo o nell’altro, permea sempre le mie scelte».

Qual è l’opera a cui ti sei affezionata di più?

«Come dicono tutti, l’ultima! Scherzi a parte, una alla quale sono particolarmente affezionata è quella che si vede nell’homepage del mio sito, “J.A.”. Tornando a quello che dicevo a proposito della mia formazione, io ho studiato design industriale in una scuola che si ispirava – ovviamente – tantissimo alla Bauhaus. Non solo per i contenuti ma anche per lo stile didattico. Amando molto l’origami astratto, era inevitabile tornare alla figura di Josef Albers, che alla Bauhaus teneva i corsi preliminari. Lui chiedeva agli studenti di sperimentare con diversi materiali e tra questi c’era anche la carta. In rete ci sono tante immagini che mostrano i risultati di questi “esercizi”, sono forme estremamente interessanti anche oggi, dopo quasi un secolo. Albers era anche un artista e tra le sue opere più celebri c’è la serie “Omaggio al Quadrato”. Mi sembra superfluo sottolineare quanto il quadrato sia legato all’origami, dato che milioni di modelli partono da un foglio di carta di questa forma. Con “J.A.” ho voluto rendere un tributo a questo grande maestro, riproducendo con la tecnica origami uno dei suoi quadri».

«J.A. sta per Josef Albers. Tra chi pratica origami astratto è un grande punto di riferimento. Per me è un po’ un concentrato di simboli e contenuti. L’origami nella foto, realizzato con un unico foglio, senza colla né tagli, riproduce uno dei quadri della famosa serie Omaggio al Quadrato». Foto di Roberto Tavazzani – IG @robertotavazzani.

Perché la carta?

«Ha delle caratteristiche uniche, è forte e fragile al tempo stesso. È un materiale molto versatile, facilmente disponibile, relativamente economico. Utilizzandola per l’origami realizzo cose che hanno una struttura fortemente determinata dalla geometria e dalla matematica, due “ingredienti” che infondono naturalmente eleganza, se così si può dire. Un foglio di carta, di una bella carta, già con un solo accenno di piega è di per sé una bellissima scultura».

Hai preferenze di tipologia o caratteristiche?

«Mi piaccio le carte di una certa consistenza, quelle che io definisco “croccanti”. Sono le carte più adatte alle tecniche che preferisco come la corrugazione o la tassellazione, che sottopongono la carta a un notevole stress, e devono anche poter essere inumidite, nel caso voglia utilizzare la tecnica del wet folding. Direi che le carte per acquerello sono adatte, bellissime quelle fatte a mano. Ottima anche la Elephant Hide o Pelle d’Elefante. Ovviamente, nel caso dei lavori su commissione i criteri di scelta sono più ampi e diversi, dovendo incontrare le richieste del cliente in fatto di colore, texture e grammatura finalizzati alla realizzazione del progetto».

Aticelca. Premio a Giovan Battista Valle, socio benemerito

Nel corso dell’ultimo Congresso Aticelca, Giovan Battista Valle, che ha cominciato la sua vita lavorativa circa 60 anni fa, è stato premiato come socio benemerito per l’anno 2018. «Da allora» ha raccontato Valle durante la cerimonia «l’evoluzione dei processi e dei prodotti è stata ininterrotta e per certi versi entusiasmante. I processi e i prodotti sicuramente continueranno a evolversi come sarà richiesto dal mercato, ma quello che sicuramente non cambierà mai sarà la fibra di cellulosa generata da quel miracolo che si ripete quotidianamente in natura che è la fotosintesi, in grado di fissare l’anidride carbonica dell’atmosfera, con l’acqua e il calore del sole, per dare luogo a questo prodigioso polimero rinnovabile, riciclabile e biodegradabile.

Un prodigioso polimero, la fibra di cellulosa, unica che opportunamente lavorata è in grado di legarsi una all’altra, creando un feltro – la carta – più o meno tenace secondo il programma del cartaio. Ed è per questo che il nostro lavoro diventa inevitabilmente una passione».

Comieco: Amelio Cecchini nuovo presidente

Amelio Cecchini e Michele Bianchi sono stati eletti rispettivamente presidente e vicepresidente di Comieco e seguono a Piero Attoma e Ignazio Capuano.

Cecchini ricopre oggi l’incarico di direttore generale e consigliere delegato della Antonio Sada & Figli spa, presidente di Gifco e rappresentante nel board della Federazione europea Fefco.

Bianchi è attualmente l’AD di RdM Group. Già consigliere di Comieco, è membro del comitato consultivo di Assocarta, di CEPI Cartonboard e di ProCarton.

Il CDA è così composto:

– categoria “Produttori”: Michele Bianchi, Andrea Bortoli, Alessandro Castelletti, Giancarlo Giacomin, Alberto Marchi;

– categoria “Trasformatori”: Emilio Albertini, Antonio Bellè, Amelio Cecchini, Michele Mastrobuono, Silvio Pascolini;

– categoria “Riciclatori e/o Recuperatori”

   – sottocategoria lett. m): Fabio Montinaro, Roberto Romiti, Enzo Scalia, Andrea Trevisan;

   – sottocategoria lett. l), n), o): Stefano Benini.

Fa parte del CDA eletto anche il Collegio dei Revisori composto da Alessia Bastiani, Luigi Reale, Sergio Montedoro; confermato il direttore generale Carlo Montalbetti.