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Valeria Teruzzi

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Industria della carta europea, Cepi lancia l’allarme: “Serve una risposta politica per proteggere la competitività del settore”

Il rapporto Key Statistics 2025 evidenzia un calo della produzione di carta e cartone in Europa e una progressiva erosione della capacità industriale. Jori Ringman: “Una lenta deriva può avere conseguenze significative sulla resilienza industriale europea”.

L’industria della carta europea sta affrontando una fase di progressiva erosione della propria base industriale, mentre il suo contributo all’economia circolare, agli obiettivi climatici e all’autonomia strategica dell’Europa rimane essenziale. È quanto emerge dal Cepi Key Statistics Report 2025, che fotografa un settore sottoposto alla crescente pressione della concorrenza globale e di un contesto geopolitico complesso.

Nel 2025 la produzione europea di carta e cartone è diminuita dell’1,6%, raggiungendo 77,4 milioni di tonnellate. Il dato riflette una fase di correzione successiva alla crescita registrata nel periodo post-pandemico, più che un ritorno a un percorso di crescita stabile. La produzione di pasta per carta destinata al mercato ha invece registrato un incremento dell’1,0%.

I primi segnali del 2026 confermano una fase di debolezza: nel primo trimestre dell’anno la produzione è risultata inferiore del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Carta e cartone: calano cartoncino e carte grafiche

Secondo il rapporto Cepi, la domanda complessiva ha subito solo una lieve contrazione, ma il dato nasconde importanti cambiamenti strutturali nei diversi segmenti produttivi.

Le carte per imballaggio hanno mantenuto una sostanziale stabilità, mentre il cartoncino ha registrato una diminuzione del 5,4% e le carte grafiche sono calate del 7,3%.

Nel complesso, escludendo le carte grafiche, la produzione europea nel 2025 è apparsa relativamente stabile, ma rimane comunque del 7% inferiore rispetto ai livelli record del 2021.

Perdita di capacità produttiva e aumento delle importazioni

Il settore cartario europeo ha progressivamente perso asset produttivi negli ultimi tre anni, mentre la penetrazione delle importazioni ha raggiunto il livello record del 7,7% dei consumi dell’Unione europea.

Le esportazioni rappresentano ancora oltre il 20% della produzione, ma il saldo commerciale dell’UE ha registrato un leggero peggioramento nel 2025. Secondo Cepi, il sostegno pubblico estero e condizioni di mercato non simmetriche stanno incidendo sulla competitività dell’industria europea.

Sostenibilità e riciclo: il ruolo strategico della filiera cartaria

La pressione competitiva arriva nonostante gli importanti risultati ambientali raggiunti dal settore.

Nel 2025 i produttori europei di pasta e carta hanno ridotto le emissioni specifiche di CO₂ del 10,2%, continuando inoltre a operare il sistema di riciclo più efficace al mondo. Il comparto utilizza una quota record di materie prime europee: il 92% del legno impiegato e quasi tutti i materiali riciclati provengono dall’Europa.

Per Cepi, l’industria cartaria rappresenta quindi un esempio concreto dell’attuale “momento dell’indipendenza” europea.

Commentando i dati del rapporto, Jori Ringman, direttore generale di Cepi, sottolinea la necessità di un intervento coordinato per rafforzare il settore:

“Cepi chiede una risposta politica coerente che rafforzi gli strumenti di difesa commerciale, garantisca un quadro normativo prevedibile e favorevole agli investimenti e rafforzi le catene del valore europee circolari e basate sulle biomasse.”

Ringman richiama anche l’attenzione sugli effetti di un indebolimento progressivo dell’industria europea: “Una lenta deriva può essere meno visibile di uno shock improvviso, ma le sue conseguenze a lungo termine sulla resilienza industriale europea, sulla leadership climatica e sull’autonomia strategica non sono meno significative.”

Cepi: senza interventi rischio di perdita della capacità industriale europea

I dati del Key Statistics Report 2025 indicano, secondo Cepi, la necessità di interventi tempestivi per evitare una graduale perdita di capacità industriale in un settore considerato fondamentale per beni di largo consumo, logistica, igiene e sviluppo di alternative basate sulle biomasse ai materiali ad alta intensità di combustibili fossili.

Queste soluzioni potrebbero consentire all’Europa di cogliere un’opportunità globale stimata in 6.600 miliardi di euro entro il 2030 nei mercati emergenti della bioeconomia.

Metsä Board apre a Milano il nuovo Packaging Design Studio: innovazione, AI e sostenibilità per il futuro del packaging in carta

Metsä Board rafforza il proprio impegno nell’innovazione del packaging con l’apertura di un nuovo Packaging Design Studio a Milano, inaugurato il 2 luglio 2026. Il nuovo spazio nasce per avvicinare l’azienda ai clienti europei e sviluppare più rapidamente soluzioni di imballaggio efficienti, sostenibili e pronte per l’industrializzazione.

La nuova struttura milanese integra design, competenza sui materiali, tecnologie digitali e analisi dei dati, offrendo un ambiente dedicato alla progettazione congiunta di nuovi concept di packaging. Il centro si inserisce nella strategia di Metsä Board per supportare brand owner, converter e progettisti in un mercato dove gli imballaggi sono chiamati a rispondere contemporaneamente a esigenze ambientali, funzionali e normative sempre più complesse.

Packaging più sostenibile e sviluppo più rapido

Il settore del packaging sta attraversando una fase di profonda trasformazione. I marchi devono ridurre l’impiego di materiali, limitare l’utilizzo di soluzioni di origine fossile, migliorare la riciclabilità degli imballaggi e garantire elevate prestazioni sul punto vendita.

Secondo Metsä Board, il nuovo studio permette di anticipare le fasi di verifica e ottimizzazione delle soluzioni grazie alla combinazione di strumenti di progettazione supportati dall’intelligenza artificiale, simulazioni e conoscenza tecnica dei materiali. Questo approccio consente di ridurre le incertezze, velocizzare le decisioni progettuali e abbreviare i tempi che separano l’idea iniziale dalla soluzione finale.

“Milano offre una combinazione unica tra un ecosistema del packaging forte e un ambiente di design riconosciuto a livello mondiale”, ha dichiarato Erja Hyrsky, SVP Commercial Operations di Metsä Board, sottolineando come la presenza nella capitale italiana del design permetta una collaborazione più stretta con i clienti nei principali mercati europei.

Dalla progettazione sequenziale alla co-creazione

Uno degli elementi distintivi del nuovo Packaging Design Studio è il superamento del tradizionale sviluppo per fasi successive. Design, scelta dei materiali e valutazione delle prestazioni vengono affrontati parallelamente, con l’obiettivo di ottenere packaging più efficienti senza compromettere funzionalità e qualità.

“Non sviluppiamo più soluzioni in isolamento: possiamo testarle e perfezionarle insieme ai clienti, assicurandoci che siano pronte per il mercato in tempi più brevi”, ha spiegato Ilkka Harju, Packaging Services Director. L’approccio integrato risulta particolarmente importante per settori come alimentare, farmaceutico e cosmetico, dove il packaging deve garantire sicurezza, prestazioni tecniche e valore commerciale.

Milano nuovo polo europeo per il packaging innovativo

La scelta di Milano non è casuale. La città rappresenta uno dei principali hub europei per il design, il lusso, il food e il settore cosmetico, comparti nei quali cresce la domanda di imballaggi sostenibili ad alte prestazioni.

Il nuovo studio completa la rete internazionale di Metsä Board dedicata alla ricerca e allo sviluppo del packaging, affiancandosi all’Excellence Centre di Äänekoski, in Finlandia, focalizzato sulla ricerca sui materiali e sui test prestazionali, e al Packaging Design Studio di Norwalk negli Stati Uniti.

Fibra vergine e innovazione per il packaging del futuro

Metsä Board, parte di Metsä Group, è specializzata nella produzione di cartoncini leggeri di alta qualità, cartoncini per il settore foodservice e kraftliner bianchi. L’azienda punta sull’utilizzo di fibre di legno vergini provenienti da foreste nord europee come risorsa rinnovabile e riciclabile, con l’obiettivo di eliminare progressivamente l’utilizzo di energia fossile nella produzione entro il 2030.

Con il nuovo centro milanese, Metsä Board punta quindi a consolidare il proprio ruolo nello sviluppo di packaging in carta e cartoncino sempre più sostenibili, combinando creatività, tecnologia e competenza industriale.

DS Smith Italia e Tiber Pack insieme per un packaging sostenibile: accordo strategico sulle soluzioni glue-free

DS Smith Packaging Italia e Tiber Pack hanno siglato un accordo strategico per sviluppare e promuovere nuove soluzioni integrate dedicate al packaging sostenibile e ai sistemi di confezionamento automatico. La collaborazione nasce con l’obiettivo di offrire alle aziende tecnologie in grado di migliorare efficienza produttiva, sostenibilità ambientale e competitività.

Al centro dell’intesa c’è Nicetuck, la tecnologia proprietaria sviluppata da Tiber Pack che consente di realizzare imballaggi senza l’utilizzo di colla. La soluzione “glue-free” elimina infatti adesivi e collanti dal processo di confezionamento, contribuendo a semplificare il riciclo degli imballaggi, ridurre le emissioni lungo la filiera e ottimizzare le linee produttive grazie a una minore complessità dei macchinari.

Secondo le due aziende, l’integrazione tra competenze nel packaging in cartone ondulato e automazione industriale consentirà di sviluppare soluzioni capaci di rispondere alle nuove esigenze del mercato, sempre più orientato verso modelli di economia circolare e processi produttivi a basso impatto ambientale.

«La collaborazione con Tiber Pack nasce dal comune impegno verso innovazione e sostenibilità nel packaging», ha dichiarato Paolo Marini, Managing Director di DS Smith Packaging Italia. «L’obiettivo è offrire ai clienti soluzioni avanzate che rispondano alle crescenti richieste del mercato in termini di sostenibilità e circolarità.»

Sulla stessa linea Maurizio Ceci, CEO di Tiber Pack, che evidenzia come la partnership permetterà di proporre un approccio integrato in cui packaging e automazione lavorano in sinergia. «Questa collaborazione rappresenta un vantaggio concreto per i clienti in termini di efficienza, risparmio, competitività e sostenibilità.»

Fondata nel 1968 e con sede a Sansepolcro (Arezzo), Tiber Pack è specializzata nella progettazione di linee automatiche di incartonamento e sistemi di fine linea per i comparti food, tissue e general industry. Dal 2025 l’azienda detiene il brevetto della tecnologia Nicetuck™, sviluppata per eliminare completamente l’utilizzo di colle negli imballaggi.

DS Smith, oggi parte di International Paper, è invece uno dei principali operatori mondiali nel settore degli imballaggi in cartone ondulato, della produzione di carta e del riciclo, con una strategia orientata allo sviluppo di soluzioni circolari, alla sostituzione della plastica e alla riduzione delle emissioni lungo la supply chain.

La collaborazione tra le due realtà si inserisce nel percorso di trasformazione del settore del packaging, sempre più orientato verso materiali riciclabili, processi produttivi efficienti e tecnologie innovative capaci di coniugare sostenibilità ambientale e prestazioni industriali.

ETS, Assocarta: “La revisione tuteli competitività e decarbonizzazione dell’industria cartaria”

Assocarta aderisce ai contenuti della dichiarazione congiunta sottoscritta da Confindustria, BDI e MEDEF e inviata il 6 luglio alla Commissione Europea sulla revisione dell’EU Emissions Trading System (EU ETS), il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂.

L’associazione che rappresenta l’industria cartaria italiana sottolinea la necessità di un futuro assetto del mercato europeo della CO₂ in grado di conciliare gli obiettivi climatici dell’Unione Europea con la tutela della competitività del comparto manifatturiero, elemento strategico per il Made in Italy.

Revisione EU ETS: equilibrio tra clima e competitività industriale

Secondo Assocarta, la revisione dell’ETS dovrà definire un percorso di decarbonizzazione realistico, sostenibile e compatibile con le esigenze produttive delle imprese. In particolare, sarà fondamentale sostenere gli investimenti nelle tecnologie innovative, rafforzare gli strumenti di contrasto al carbon leakage e garantire condizioni di concorrenza equilibrate per le aziende europee rispetto ai mercati internazionali.

L’industria cartaria italiana è da anni impegnata nella transizione energetica e ambientale attraverso investimenti orientati alla riduzione delle emissioni, all’efficienza energetica e all’innovazione dei processi produttivi.

Lorenzo Poli: “La transizione deve mantenere produzione e innovazione in Europa”

«L’industria cartaria italiana è impegnata da anni nella transizione ecologica e continuerà a investire nella riduzione delle emissioni e nell’efficienza energetica – dichiara Lorenzo Poli, Presidente di Assocarta –. Per raggiungere gli obiettivi europei è però indispensabile che la revisione dell’ETS sia accompagnata da misure capaci di rafforzare la competitività del sistema industriale».

«Servono regole coerenti con la realtà economica e tecnologica, in grado di favorire gli investimenti senza accelerare fenomeni di delocalizzazione produttiva. La transizione sarà realmente efficace solo se consentirà di mantenere in Europa produzione, occupazione e capacità di innovazione».

Il ruolo dell’industria cartaria nella transizione europea

Assocarta auspica che la Commissione Europea recepisca le priorità indicate nella dichiarazione congiunta di Confindustria, BDI e MEDEF, trasformando la revisione dell’EU ETS in uno strumento capace di sostenere contemporaneamente: la neutralità climatica europea; la competitività dell’industria manifatturiera; gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni; la crescita economica e occupazionale.

Per il settore cartario, la sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione industriale e capacità produttiva europea, evitando che gli obiettivi climatici generino squilibri competitivi a danno delle imprese.

Safetykleen apre a Roma: nuovo polo per il lavaggio industriale sostenibile

Il 15 luglio Safetykleen apre la nuova sede romana con il concept “From circular to impact – The future of sustainable industry“. Un hub che consolida la presenza del Gruppo nel Centro-Sud e mette in mostra le tecnologie a impatto misurabile sulla circolarità: dal lavaggio a 35°C alla purificazione dell’acqua, fino al confronto con istituzioni ed esperti ESG. La giornata prevede anche un tour esperienziale tra le diverse stazioni tecnologiche e si chiuderà con un aperitivo di networking.

L’azienda, attiva in 14 Paesi con 92 sedi e 750 tecnici, utilizzerà la nuova filiale come punto di incontro tra imprese, istituzioni e stakeholder per mostrare concretamente i benefici delle proprie tecnologie in termini di riduzione dei consumi, dei rifiuti e dell’impatto ambientale.

L’evento inaugurale sarà incentrato sul ruolo delle imprese nella transizione ESG e vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali, esperti di sostenibilità, clienti e management internazionale. Il programma comprende una sessione plenaria, un percorso esperienziale dedicato alle principali innovazioni di Safetykleen (tra cui la tecnologia di lavaggio a 35 °C, i sistemi a ultrasuoni, le soluzioni ad acqua purificata e i progetti di economia circolare) e si concluderà con un aperitivo sostenibile dedicato al networking.

Scopri di più sull’evento: https://www.meccanicanews.com/2026/06/30/safetykleen-soluzioni-innovative-per-unindustria-sostenibile/

Assemblea Pubblica Federazione Carta e Grafica: il secondo sistema europeo della filiera

A Roma, presso Palazzo Rospigliosi, l’Assemblea Pubblica di Federazione Carta e Grafica “Industria, competitività e bene comune” con Montemagni, Gusmeroli, Maran, Mollicone e il Presidente di Confindustria Orsini. 

Si è svolta il 25 giugno, presso Palazzo Rospigliosi a Roma, l’Assemblea Pubblica di Federazione Carta e Grafica moderata da Celestina Dominelli de Il Sole24Ore con la partecipazione degli Onorevoli Elisa Montemagni, firmataria della proposta di legge per l’istituzione della Giornata nazionale del riciclo della carta, Alberto Gusmeroli, Presidente della Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati, Pierfrancesco Maran, Presidente della Commissione Ambiente, Clima e Sicurezza Alimentare del Parlamento Europeo e Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

“Nel 2025 la Filiera Carta e Grafica ha registrato un fatturato complessivo di 26,3 miliardi di euro, in flessione del 2,3% rispetto al 2024, mantenendo tuttavia un saldo commerciale positivo di 2,7 miliardi di euro. La filiera, composta da 15.400 imprese e 162.000 addetti, rappresenta l’1,2% del prodotto interno lordo e costituisce una delle più importanti espressioni della manifattura del Made in Italy” ha affermato il Presidente di Federazione Carta e Grafica Andrea D’Amato in apertura d’Assemblea. A influenzare i risultati dell’anno sono stati soprattutto la debolezza delle vendite interne della produzione nazionale in calo del 3,3%  e la crescita delle importazioni, aumentate del 6,7%, mentre l’export ha sostanzialmente tenuto, registrando una lieve flessione dello 0,6% in un contesto caratterizzato da una crescente pressione competitiva sui mercati internazionali.

In questo scenario, l’Italia continua a distinguersi per la propria forte vocazione internazionale. Il 63% delle esportazioni della filiera è destinato ai mercati dell’Unione Europea, mentre il restante 37% è diretto verso i mercati extra-UE. Una diversificazione geografica che rappresenta uno dei principali fattori di resilienza e competitività del comparto.

La filiera italiana della carta, della stampa, del packaging e delle tecnologie per il printing e il converting si conferma uno dei principali sistemi industriali europei del comparto. È quanto emerge dal primo Rapporto Economico 2025 della Federazione Carta e Grafica – quest’anno alla sua prima edizione – che dedica uno specifico approfondimento al posizionamento della filiera nell’Unione Europea.

“L’Italia si colloca stabilmente al secondo posto in Europa dopo la Germania e rappresenta oltre il 14% dell’occupazione dell’intera filiera europea, avvalorando il proprio ruolo strategico in un settore che integra manifattura, economia circolare, innovazione tecnologica, informazione e cultura” ha evidenziato D’Amato.

“Non siamo una specializzazione marginale né una nicchia industriale. Siamo uno dei pilastri manifatturieri europei della carta, della grafica e del packaging, con competenze, tecnologie e capacità produttive che contribuiscono in modo determinante alla competitività del sistema economico nazionale ed europeo” ha dichiarato Andrea D’Amato.

La filiera italiana del packaging rappresenta inoltre una delle eccellenze continentali, inserita in una catena del valore che va dalla produzione delle materie prime alle tecnologie per la stampa e il converting, dalla trasformazione dei substrati fino al confezionamento dei prodotti destinati ai mercati nazionali e internazionali.

“Pensiamo soltanto all’industria alimentare italiana, che nel 2025 ha raggiunto un fatturato di 204 miliardi di euro e un export di circa 60 miliardi, o all’industria farmaceutica, che ha registrato 74 miliardi di fatturato e oltre 69 miliardi di esportazioni”, ha sottolineato D’Amato. “Sono numeri che dimostrano quanto il packaging sia un elemento essenziale per garantire sicurezza, qualità, conservazione e competitività delle produzioni italiane nel mondo.”

Il Rapporto conferma anche la leadership italiana nell’economia circolare. Gli imballaggi in carta e cartone vengono riciclati stabilmente oltre l’85%, consentendo all’Italia di raggiungere con largo anticipo gli obiettivi europei fissati per il 2030. Le fibre secondarie rappresentano il 65 % delle fibre utilizzate dall’industria cartaria nazionale, che si conferma il secondo riciclatore europeo. A livello nazionale, il riciclo della carta rappresenta il 43% dei materiali riciclati nell’ambito del sistema CONAI.

“Il nostro settore dimostra concretamente che sostenibilità e sviluppo industriale possono procedere insieme”, ha affermato D’Amato.  “L’esperienza italiana del riciclo è un modello europeo di successo che deve essere preservato e valorizzato. Per questo riteniamo fondamentale che l’attuazione delle normative europee, a partire dal PPWR, avvenga nel rispetto degli equilibri raggiunti e garantendo certezza del diritto alle imprese.”

Nel corso del suo intervento, il Presidente della Federazione ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di sostenere gli investimenti in innovazione e tecnologie, semplificando gli strumenti di incentivazione destinati alla transizione industriale e favorendo la competitività delle imprese.

“Dobbiamo evitare che complessità burocratiche e incertezze normative rallentino gli investimenti di cui il Paese ha bisogno – ha evidenziato D’Amato – non può esistere transizione ecologica senza transizione tecnologica. E non può esserci sostenibilità senza un’industria forte e competitiva.”

Infine, D’Amato ha ribadito il valore culturale della carta e della stampa in una società sempre più digitale.

“Difendere la lettura su carta, l’informazione stampata e la cultura materiale non significa difendere il passato. Significa tutelare strumenti fondamentali per la diffusione della conoscenza, la qualità dell’apprendimento e la formazione delle nuove generazioni. Difendere la filiera della carta, della stampa e dell’imballaggio significa difendere una parte essenziale del futuro industriale, culturale ed europeo del nostro Paese” ha concluso D’Amato.

Assocarta: competitività del settore cartario a rischio tra costi energetici, ETS e concorrenza globale

L’Assemblea Pubblica di Assocarta: la competitività di un modello industriale di circolarità come quello del settore cartario è a rischio per effetto dei costi energetici e dell’ETS in un contesto di concorrenza europea e globale non equilibrata.

Si è svolta il 25 giugno, presso l’Associazione Civita a Roma, l’Assemblea Pubblica di Assocarta “Europa, Energia, Ecosistema Digitale”, un momento di confronto tra istituzioni, industria e mondo accademico – moderato da Valentina Iorio de Il Corriere della Sera – sulle sfide europee e globali che stanno influenzando la competitività del settore cartario italiano.

“In un mercato mondiale della carta in continua espansione, l’Italia si conferma tra i protagonisti più competitivi del settore grazie a un modello industriale fondato su innovazione, integrazione di filiera e produzioni ad alto valore aggiunto, che contribuisce per il 2,4% al valore aggiunto del manifatturiero nazionale, con un’incidenza superiore a quella registrata in Germania e Francia”, afferma il Presidente di Assocarta Lorenzo Poli.

Un comparto che rappresenta uno dei principali esempi di economia circolare del Paese: l’89% delle materie prime impiegate proviene da fonti rinnovabili o secondarie, il 99% dell’acqua viene riciclato, il 91% dell’energia elettrica è autoprodotto tramite cogenerazione e il 98% delle fibre vergini è certificato da catene di custodia sostenibili. Il comparto cartario rappresenta la colonna portante di una filiera integrata che genera un valore di oltre 26 miliardi di euro, pari all’1,2% del PIL nazionale, e coinvolge oltre 162.000 addetti distribuiti in circa 15.400 imprese. A livello europeo, l’Italia si conferma il secondo produttore di carte e cartoni, al pari della Svezia e dopo la Germania, il secondo utilizzatore di carta da riciclare e il primo produttore di carte per usi igienico-sanitari.

“Un patrimonio industriale che, con politiche favorevoli agli investimenti e alla competitività, potrebbe rafforzare ulteriormente il ruolo dell’Italia. Per questo chiediamo alla Commissione europea di rivedere i benchmark ETS, che rischiano di compromettere la competitività di un settore che ha investito concretamente in circolarità e decarbonizzazione. La riduzione del 50% dei benchmark farebbe aumentare il peso dei costi della CO₂ da circa 1 miliardo di euro nel quinquennio, pari al 10% del valore aggiunto, fino al 13%, mentre già oggi l’ETS incide per quasi il 4% del fatturato di un’industria che opera con impianti utilizzati solo al 75% della capacità produttiva. A questo si aggiunge un costo del gas che nel 2025 ha raggiunto l’11,6% del fatturato e che, con le recenti tensioni internazionali, potrebbe attestarsi tra il 15 e il 20% nel 2026”, evidenzia Poli.

Alla pressione dei costi si aggiunge il paradosso del riciclo di prossimità: pur utilizzando per il 70% carta proveniente dalla raccolta differenziata, l’Italia esporta circa un quarto di questa materia prima, che viene trasformata all’estero e reimportata come prodotto finito. Una dinamica che lascia inutilizzato il 25% della capacità nazionale di riciclo, con un costo stimato di 1,4 miliardi di euro e una perdita di circa 1.400 posti di lavoro.

“È urgente introdurre un meccanismo di titoli per gli utilizzatori di carta da riciclare, che valorizzi i benefici derivanti dall’impiego di materia prima riciclata in termini di minori consumi energetici e riduzione delle emissioni climalteranti. Tali titoli, assegnati agli impianti in proporzione alla quantità di carta riciclata immessa sul mercato, dovrebbero essere riconosciuti anche ai fini del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Occorre mettere circolarità e decarbonizzazione al centro della politica economica, in linea con quanto previsto dal Circular Economy Act”, prosegue Poli.

La crescente pressione competitiva internazionale è confermata anche dai dati del 2025. Nel 2025 i consumi nazionali sono aumentati del 3,3%, raggiungendo 10 milioni di tonnellate, mentre la produzione si è ridotta del 2,2% (7,8 milioni di tonnellate) e il fatturato è diminuito del 5,2% (7,9 miliardi di euro), lasciando sempre più spazio alle importazioni, cresciute del 7,5%. Le esportazioni, in calo del 3,5%, evidenziano le difficoltà delle produzioni più standardizzate sui mercati esteri, mentre si conferma la capacità delle imprese italiane di presidiare i segmenti a più alto valore aggiunto.

“Per questo riteniamo prioritario rafforzare gli strumenti europei per garantire condizioni di concorrenza eque, potenziando le risorse della DG Trade, rivedendo gli strumenti di salvaguardia e introducendo misure specifiche contro le sovracapacità globali”, conclude Poli.

Nel corso dell’Assemblea è intervenuto Enrico Letta, Presidente del Jacques Delors Institute, con un intervento dedicato alla necessità di costruire un vero Mercato Unico dell’Energia come leva strategica per la competitività europea.

Il dibattito è proseguito con il confronto tra Massimo Beccarello, Professore Associato CESISP dell’Università Milano Bicocca, e Aurelio Regina, Vicepresidente Confindustria per l’Energia, sul tema del Sistema ETS e sulla necessità di coniugare sostenibilità ambientale, realizzabilità industriale e strategicità per il sistema produttivo nazionale.

Le conclusioni sono state affidate a Federico Boschi, Capo Dipartimento Energia del MASE, che ha richiamato l’importanza di una strategia condivisa tra istituzioni e imprese per accompagnare la transizione energetica e digitale del Paese.

 

Scontrini riciclabili: arriva il marchio “senza fenoli” che semplifica la raccolta della carta

Un nuovo passo avanti nella gestione dei rifiuti cartacei in Italia: debutta il marchio “Riciclami nella carta – senza fenoli”, pensato per rendere finalmente chiaro ai consumatori quando gli scontrini possono essere conferiti nella raccolta differenziata della carta.

L’iniziativa, promossa da Assografici, introduce un segno distintivo applicato direttamente sugli scontrini prodotti con carte termiche prive di fenoli e certificate secondo il metodo Aticelca, contribuendo a risolvere uno dei dubbi più frequenti nella raccolta domestica.

Un problema storico: scontrini e raccolta differenziata

Ogni anno in Italia vengono utilizzate circa 20.000 tonnellate di carta termica per la produzione di scontrini. Il tema della loro corretta destinazione è da tempo oggetto di incertezza:

  • tecnicamente la carta termica è riciclabile insieme alla carta
  • ma la presenza di sostanze chimiche come il Bisfenolo S (ancora diffuso) ha spesso sconsigliato il conferimento nella raccolta carta
  • il risultato è stato un comportamento differenziato e poco uniforme tra cittadini e territori

Con il nuovo marchio, il messaggio diventa immediato: se lo scontrino è certificato “senza fenoli”, può essere buttato nella carta.

Il nuovo marchio: semplice, riconoscibile, standardizzato

Il logo “Riciclami nella carta – senza fenoli” rappresenta una svolta nella comunicazione ambientale applicata al retail.

Il sistema si basa su:

  • carte termiche prive di fenoli
  • certificazione Aticelca sulla riciclabilità
  • identificazione visiva direttamente sul retro dello scontrino
  • standard condiviso tra produttori e distribuzione

Secondo Assografici, l’obiettivo è ridurre le incertezze del consumatore e migliorare la qualità del riciclo della carta, favorendo una filiera più efficiente.

Le prime adozioni nella grande distribuzione

Tra le prime realtà ad aver introdotto il nuovo sistema figurano: Esselunga e Grom.

Entrambe le insegne stanno già utilizzando scontrini realizzati con carte termiche certificate e il nuovo marchio di riconoscibilità.

Secondo Assografici, la diffusione dello standard dipenderà dalla capacità della filiera – tipografie, produttori e GDO – di adottare rapidamente soluzioni uniformi.

Per il Direttore Generale di Comieco, il nuovo marchio rappresenta un passo importante verso una comunicazione più chiara e immediata per i cittadini:

“Il marchio, legato all’impiego di carte certificate secondo il metodo Aticelca, introduce uno standard immediatamente riconoscibile e consente di superare l’incertezza nel conferimento degli scontrini.”

Un ruolo centrale è giocato anche dalla certificazione sviluppata da Aticelca, che garantisce la riciclabilità delle carte termiche attraverso test e protocolli condivisi.

L’introduzione del marchio punta a tre obiettivi principali:

  • ridurre i conferimenti errati nell’indifferenziato
  • aumentare la qualità della raccolta carta
  • favorire l’adozione di materiali più sostenibili nella stampa termica

La standardizzazione potrebbe inoltre accelerare la transizione del settore verso carte termiche prive di fenoli, con effetti positivi sull’intero ciclo del riciclo.

Una svolta per la comunicazione ambientale nel retail

Il nuovo sistema rappresenta non solo un’innovazione tecnica, ma anche un cambiamento culturale: trasformare uno degli oggetti più quotidiani e “invisibili” – lo scontrino fiscale – in un elemento chiaramente leggibile dal punto di vista ambientale.

Con la diffusione del marchio, l’obiettivo è rendere la domanda “dove lo butto?” sempre più rara, sostituendola con un’indicazione immediata direttamente sul prodotto.

Fedrigoni Self-Adhesives lancia SH6020-W PLUS: adesione permanente e wash-off in un’unica solu

Il packaging del settore wine&spirits accelera verso una nuova fase, guidata da normative sempre più stringenti in materia di circolarità, responsabilità estesa del produttore (EPR) e requisiti di riciclabilità previsti dai futuri regolamenti PPWR. In questo contesto, le etichette diventano un elemento strategico non solo di branding, ma anche di conformità ambientale e ottimizzazione dei processi industriali.

È in questa direzione che si inserisce la nuova soluzione sviluppata da Fedrigoni Self-Adhesives: SH6020-W PLUS, il primo adesivo premium progettato per combinare adesione permanente durante l’intero ciclo di vita del prodotto e proprietà wash-off per il lavaggio industriale delle bottiglie.

Basato sulla tecnologia già consolidata SH6020 PLUS, il nuovo SH6020-W PLUS mantiene prestazioni adesive elevate e affidabilità sullo scaffale, introducendo al tempo stesso la possibilità di una rimozione pulita dell’etichetta nei processi di lavaggio industriale. Una caratteristica che facilita il riutilizzo delle bottiglie e migliora l’efficienza del riciclo del vetro.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, la formulazione dell’adesivo rimane invariata rispetto alla versione precedente, consentendo così agli utilizzatori di evitare processi di riomologazione e accelerando l’adozione della nuova soluzione lungo la filiera.

Il prodotto amplia la gamma Wine Wash-off di Fedrigoni Self-Adhesives e si propone come risposta concreta alla crescente complessità normativa e operativa del settore. L’obiettivo è offrire una soluzione “ibrida” capace di garantire due funzioni chiave in un unico materiale: performance estetica e funzionale nel ciclo di vita del prodotto e supporto alla circolarità nel fine vita.

Per brand e produttori, il vantaggio principale è la semplificazione: una sola soluzione applicabile su più mercati, riducendo la frammentazione delle specifiche tecniche e delle scorte. Per i designer, la nuova tecnologia apre a una maggiore libertà creativa, senza compromessi rispetto ai requisiti di sostenibilità emergenti.

Anche stampatori e converter beneficiano di una gestione più efficiente dei processi produttivi, con minore complessità operativa e maggiore uniformità di utilizzo. L’adesivo, infatti, è progettato per integrarsi nei flussi esistenti senza necessità di modifiche sostanziali agli impianti.

Con SH6020-W PLUS, Fedrigoni Self-Adhesives punta a rafforzare il proprio ruolo nel segmento delle soluzioni per il packaging circolare, offrendo una tecnologia che si posiziona come ponte tra le esigenze attuali del mercato e gli scenari futuri legati a riuso e riciclo avanzato del vetro.

Aria pulita in cartiera

La gestione di polveri e residui di lavorazione è un tema centrale per la sicurezza nelle cartiere. New Aerodinamica spiega attraverso le parole del Ceo Paolo Radaelli come soluzioni progettate correttamente possano migliorare la qualità dell’aria, ridurre i rischi per gli operatori e garantire continuità produttiva

Nelle cartiere la gestione delle polveri e dei residui di lavorazione non è solo una questione di efficienza produttiva, ma riguarda direttamente la sicurezza e la salute degli operatori. La presenza di fibre e particelle aerodisperse, infatti, può avere conseguenze sia sulle condizioni di lavoro sia sul corretto funzionamento delle macchine.
A sottolinearlo è Paolo Radaelli, Ceo di New Aerodinamica: «Il primo problema riguarda la salute degli operatori: lavorando dalle 8 alle 10 ore al giorno a contatto con le macchine possono respirare polveri e sostanze che, nel tempo, possono generare allergie o altre patologie. Un secondo aspetto critico è legato al funzionamento degli impianti. La polvere tende a depositarsi all’interno delle macchine, in particolare sui componenti elettronici e meccanici e questo può causare guasti o rotture se non si interviene con una pulizia costante e accurata. Il problema è che spesso le operazioni di pulizia non riescono a essere tempestive perché l’attenzione è concentrata soprattutto sulla produzione e sulla produttività della macchina. Più la macchina lavora ad alta velocità, maggiore è il rischio che si verifichino questi inconvenienti».
La progettazione di un sistema di aspirazione efficace diventa quindi un elemento chiave per ridurre l’esposizione degli operatori e migliorare le condizioni dell’ambiente di lavoro. «Grazie alla nostra esperienza e ai numerosi impianti realizzati nel tempo, abbiamo maturato una conoscenza approfondita su dove sia più efficace posizionare i punti di aspirazione. L’aspetto fondamentale è intervenire direttamente all’origine del problema: le polveri vengono intercettate e asportate prima ancora che possano disperdersi nella macchina o nell’ambiente di lavoro. In questo modo si riduce drasticamente la presenza di contaminanti aerodispersi e, di conseguenza, l’esposizione degli operatori. Un impianto progettato correttamente permette quindi di minimizzare il rischio, migliorando sia la qualità dell’aria sia la sicurezza complessiva dell’ambiente produttivo».

Impianti su misura per garantire sicurezza ed efficienza
In un contesto produttivo complesso come quello cartario, ogni stabilimento presenta caratteristiche tecniche specifiche. Per questo motivo, secondo Radaelli, la progettazione degli impianti non può prescindere da un approccio personalizzato. «Per noi è fondamentale. Qualche tempo fa ci hanno definiti “i sarti dell’aspirazione” e crediamo che questa espressione descriva perfettamente il nostro approccio. Ogni macchina ha i propri processi, specifici punti di emissione delle polveri, larghezze e dimensioni differenti. Inoltre viene inserita in ambienti produttivi con layout tra loro molto diversi. Per questo motivo è indispensabile progettare impianti personalizzati, studiati sulle reali esigenze del cliente e sulle caratteristiche tecniche dell’impianto produttivo. Non abbiamo mai concepito l’idea di un impianto standard: una soluzione predefinita difficilmente può garantire gli stessi livelli di sicurezza ed efficienza di un sistema progettato su misura».
L’aspirazione degli scarti nelle cartiere è infatti il risultato di un processo articolato in più fasi, dalla captazione alla filtrazione. Ogni passaggio contribuisce alla sicurezza complessiva del sistema. «È un sistema integrato, in cui ogni fase è strettamente collegata alle altre. Mi piace paragonarlo alla mia passione per i Lego: è un insieme di elementi che, solo se assemblati correttamente, danno vita a un progetto solido e funzionale. Se anche solo una fase presenta una criticità, può verificarsi una dispersione di polvere. Questo può accadere durante la captazione, nel trasporto attraverso le tubazioni oppure nella fase di filtrazione. Per questo motivo non esiste una fase più importante delle altre: ciascun passaggio contribuisce in modo determinante alla tutela della salute degli operatori e all’efficacia complessiva dell’impianto».
Garantire la continuità dell’aspirazione è un altro elemento essenziale per evitare accumuli di materiale o possibili blocchi del sistema. «I nostri impianti sono integrati da anni con il funzionamento della macchina produttiva. Quando la macchina si avvia, anche il sistema di aspirazione entra automaticamente in funzione. Allo stesso modo, quando la macchina si ferma, l’impianto di aspirazione continua a lavorare ancora per un determinato periodo di tempo. Questo ci permette di garantire un’aspirazione completa. Anche dopo lo stop, infatti, il sistema continua ad aspirare per convogliare e smaltire eventuali residui presenti nelle tubazioni. In questo modo evitiamo accumuli di materiale, riduciamo il rischio di blocchi e ci assicuriamo che, al momento del successivo riavvio, non vi siano residui che possano rientrare in macchina o compromettere la sicurezza e l’efficienza dell’impianto».

Normative, manutenzione e innovazione tecnologica
Un ruolo fondamentale nella sicurezza degli impianti è svolto anche dai sistemi di filtrazione, che devono rispettare normative precise e garantire un controllo costante delle emissioni. «Il dimensionamento dei filtri viene effettuato nel rispetto delle normative nazionali e regionali di riferimento. Si tratta di un calcolo tecnico preciso che mette in correlazione il volume d’aria da trattare con la velocità di attraversamento dell’aria nel feltro e come risultato otteniamo la superficie filtrante necessaria. Successivamente, in base alla tipologia di polvere da aspirare, scegliamo il materiale filtrante più idoneo, valutandone il grado di porosità e le caratteristiche tecniche, così da garantire la massima efficienza di abbattimento. Infine, i nostri impianti sono dotati di sistemi di controllo costante: monitoriamo sia l’eventuale intasamento dei filtri sia le emissioni in atmosfera tramite sonde triboelettriche. Questo ci consente di individuare tempestivamente eventuali anomalie, come la lacerazione di una manica filtrante o un livello di intasamento tale da compromettere l’efficacia della filtrazione».
La sicurezza riguarda, però, anche le attività di controllo e manutenzione degli impianti, che devono essere progettate per ridurre al minimo i rischi per gli operatori. «Per noi la sicurezza è sempre stata una priorità assoluta. Anche un solo intervento di manutenzione può comportare un rischio ed è proprio per questo che progettiamo ogni impianto tenendo conto non solo delle prestazioni, ma anche della sicurezza degli operatori durante le attività di controllo e manutenzione. Tutti i nostri impianti sono dotati di sistemi di accesso sicuri, come scale alla marinara con gradini antiscivolo, pianerottoli protetti e cancelletti con chiusura a ritorno automatico. In questo modo l’operatore lavora sempre in condizioni di protezione. Anche in questo ambito seguiamo scrupolosamente le normative vigenti in materia di sicurezza, per garantire ambienti di lavoro conformi e tutelare chi interviene sull’impianto».
Guardando alle prospettive future, il settore degli impianti di aspirazione è destinato a evolvere ulteriormente, grazie all’introduzione di sistemi di controllo sempre più avanzati. «Il futuro nasce anche dalla collaborazione con i nostri fornitori, che lavorano sul campo insieme a noi per studiare soluzioni nuove e alternative. L’innovazione è spesso il risultato di un confronto continuo tra chi progetta e chi opera direttamente negli impianti. Negli ultimi anni abbiamo già assistito a evoluzioni che in passato sarebbero state difficilmente immaginabili, come l’introduzione dei sistemi di controllo e monitoraggio da remoto. Oggi possiamo supervisionare le prestazioni degli impianti in tempo reale, intervenendo in modo tempestivo in caso di anomalie. Credo che il futuro – conclude Radaelli – andrà sempre più in questa direzione: controlli ancora più avanzati, impianti costantemente monitorati e soluzioni tecnologiche capaci di aumentare ulteriormente i livelli di sicurezza, efficienza e affidabilità nelle cartiere».