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Valeria Teruzzi

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Miac 2026, Assocarta lancia l’allarme sui costi energetici e sulla competitività delle cartiere

La competitività dell’industria cartaria italiana è sempre più condizionata dall’aumento dei costi energetici, dalla pressione delle importazioni asiatiche e dalle ricadute delle politiche ambientali europee. È questo il quadro emerso dal convegno “La carta della competitività”, organizzato da Assocarta e Confindustria Toscana Nord in occasione dell’apertura del Miac 2026, che si è svolto la scorsa settimana a Lucca.

L’incontro, moderato dalla giornalista Ilaria Vesentini di ItalyPost, ha riunito rappresentanti dell’industria e delle istituzioni per discutere le condizioni necessarie a mantenere competitiva la filiera cartaria italiana, tra transizione energetica, innovazione e tutela della capacità produttiva nazionale.

Industria cartaria, costi energetici in aumento

Ad aprire i lavori è stato Stefano Di Colli, senior economist del Centro Studi Confindustria, con un intervento dedicato alle leve della competitività industriale. Di Colli ha richiamato il ruolo della carta italiana nell’economia circolare, sottolineando come la perdita di capacità produttiva possa indebolire l’intero sistema nazionale del riciclo.

Le criticità del settore sono state approfondite da Tiziano Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord e presidente della sezione Carta e cartotecnica dell’associazione, che ha evidenziato il peso dell’energia e le crescenti difficoltà legate alla concorrenza internazionale.

Il sistema cartario e meccanico lucchese conta 324 imprese, 11.000 occupati e un fatturato di 5,6 miliardi di euro, di cui oltre 1,8 miliardi generati dall’export. Secondo Pieretti, per difendere questa base produttiva è necessario intervenire sulle condizioni di concorrenza, soprattutto nei confronti dei produttori extra-UE, che operano in contesti normativi differenti rispetto a quelli europei.

Il vicepresidente ha inoltre richiamato il valore del distretto di Lucca, fondato sull’integrazione tra cartiere, aziende meccaniche, tecnologie e servizi specializzati, oltre che sulla capacità di innovare i processi produttivi.

Assocarta: produzione in calo e importazioni asiatiche in crescita

La seconda parte del convegno, intitolata “La competitività è una sfida quotidiana”, ha visto gli interventi di Lorenzo Poli, presidente di Assocarta, Vinicio Vigilante, amministratore delegato del GSE, e dell’onorevole Riccardo Zucconi, componente della X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo, intervenuto con un videomessaggio.

Nel suo intervento, Poli ha illustrato l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici sulla filiera. Da febbraio 2026, secondo i dati presentati da Assocarta, il prezzo medio dell’energia elettrica è aumentato del 127%, passando da 35 a circa 80 euro/MWh. La bolletta del gas del settore ha raggiunto 1,3 miliardi di euro, con un incremento del 50,6% rispetto al 2025.

Le conseguenze si riflettono sulla produzione: per il 2026 Assocarta ha stimato una riduzione del 30% rispetto al 2022 e un tasso medio di utilizzo degli impianti sceso al 75%, a fronte di un valore storico del 90%.

A queste difficoltà si aggiunge la pressione dei produttori asiatici, sostenuti da una significativa sovracapacità produttiva e da politiche governative di supporto. Nella prima metà del 2026, le importazioni dall’Asia sul mercato italiano sono aumentate di oltre il 31%.

ETS e transizione energetica: servono strumenti industriali

Un altro tema centrale ha riguardato il costo del sistema europeo di scambio delle emissioni ETS. Secondo le stime presentate da Assocarta, se non modificato, il nuovo sistema comporterebbe per il settore un costo di 215 milioni di euro all’anno, oltre un miliardo nei prossimi cinque anni: il 40% in più rispetto al periodo 2020-2025.

Poli ha evidenziato il rischio che gli obiettivi di decarbonizzazione non siano accompagnati da strumenti industriali ed energetici adeguati a preservare la competitività delle imprese europee.

Sul tema è intervenuto anche Vinicio Vigilante, amministratore delegato del GSE, sottolineando la necessità di ridurre l’esposizione delle aziende alla volatilità dei prezzi attraverso strumenti di lungo periodo, come i contratti di acquisto dell’energia, e di sostenere gli investimenti nell’efficienza energetica e nell’autoproduzione da fonti rinnovabili.

Il GSE ha confermato il proprio impegno a fianco di Assocarta e dei settori industriali energivori per favorire l’accesso a queste soluzioni, coniugando decarbonizzazione e competitività.

Difendere le cartiere significa proteggere l’economia circolare

Nel confronto è emerso anche il ruolo strategico delle cartiere per il sistema italiano del riciclo. La carta da macero rappresenta infatti circa il 70% della materia prima utilizzata dalle cartiere italiane, rendendo la filiera un elemento essenziale per valorizzare le raccolte differenziate e ridurre il ricorso a materie prime vergini.

Per Assocarta, la tutela della produzione nazionale riguarda quindi non soltanto l’industria e l’occupazione, ma anche la capacità del Paese di mantenere efficiente il proprio modello di economia circolare.

Le richieste dell’associazione si articolano su due orizzonti temporali: nell’immediato, misure per contenere il costo del gas, anche attraverso strumenti temporanei a favore delle imprese energivore; nel lungo periodo, una politica industriale capace di assicurare alle cartiere italiane condizioni energetiche competitive rispetto ai principali concorrenti europei e di contrastare il rischio di delocalizzazione.

Il convegno al Miac 2026 ha così riportato al centro del dibattito la necessità di conciliare transizione energetica, sostenibilità e tenuta della capacità produttiva, affinché la filiera cartaria possa continuare a contribuire alla competitività industriale e all’economia circolare italiana.

AFT avvia un nuovo raffinatore MaxEdge nella cartiera di Zinc Nacional in Messico

AFT (Aikawa Fiber Technology) ha completato con successo l’avviamento di un nuovo raffinatore MaxEdge presso la cartiera di Zinc Nacional in Messico, consolidando una collaborazione di lunga durata nello sviluppo delle tecnologie per la preparazione degli impasti.

Lo stabilimento di Zinc Nacional produce cartoncino e qualità speciali destinati ai mercati nazionali e internazionali, utilizzando principalmente carta e cartone da riciclo come materie prime. La cartiera ricicla oltre 95.000 tonnellate di carta e cartone all’anno e dispone di una capacità produttiva di 7.000 tonnellate mensili.

Preparazione degli impasti: si amplia la presenza delle tecnologie AFT

L’installazione del nuovo MaxEdge amplia la gamma di tecnologie AFT già operative nello stabilimento messicano. Nel corso degli anni, l’azienda ha fornito a Zinc Nacional diverse soluzioni per la preparazione degli impasti da fibre riciclate, dalla spappolatura a bassa consistenza alle fasi di screening e pulizia.

Il nuovo raffinatore si inserisce in questo percorso di collaborazione, integrando le competenze di AFT nella raffinazione con il suo portafoglio di tecnologie per la preparazione degli impasti.

«La nostra collaborazione con AFT si è sviluppata nel corso di molti anni e in diverse aree del processo di preparazione degli impasti. La conoscenza del nostro processo e il supporto fornito dal suo team sono stati importanti nei nostri progetti. Siamo lieti di proseguire questa collaborazione con l’avviamento del nuovo raffinatore», afferma Rafael Lerma, direttore di Zinc Nacional.

Olli-Pekka Riippa, Product Manager di AFT, sottolinea il valore della collaborazione consolidata tra le due aziende e il ruolo delle competenze applicative nello sviluppo di soluzioni per le diverse fasi della preparazione degli impasti.

Tecnologia MaxEdge per la raffinazione delle fibre

Il raffinatore MaxEdge è progettato per favorire uno sviluppo efficiente e controllato delle fibre, contribuendo alla stabilità del processo di raffinazione, alla qualità della carta e all’efficienza energetica.

L’integrazione con le altre tecnologie AFT per la preparazione degli impasti consente di affrontare la raffinazione nell’ambito dell’intero processo di trattamento delle fibre, con l’obiettivo di ottimizzare le prestazioni complessive dell’impianto.

Il nuovo raffinatore è stato avviato con successo nel settembre 2026.

Maflex, Ladon Evo migliora prestazioni e precisione di taglio

Maflex presenta Ladon Evo, la nuova generazione di troncatrici industriali per il converting tissue, sviluppata a partire dalla precedente Ladon Plus. Il progetto interviene sulla dinamica di taglio, sull’accessibilità dei gruppi macchina e sulla riduzione delle sollecitazioni meccaniche, con l’obiettivo di migliorare le prestazioni e semplificare la gestione operativa.

Nel segmento Away from Home (AfH), il taglio di rotoli caratterizzati da maggiore densità, diametri elevati e anime robuste sottopone le macchine a sollecitazioni importanti. La qualità del prodotto finito e la continuità produttiva dipendono anche dalla traiettoria della lama, dal tempo di contatto con il materiale e dalla distribuzione delle forze durante il ciclo di taglio.

Ladon Evo mantiene la cinematica con orbita a fagiolo già adottata sulla Ladon Plus, in grado di raggiungere una velocità fino a 120 tagli al minuto, e ne perfeziona il controllo attraverso il motion control e il bilanciamento dell’energia cinetica. Secondo Maflex, questa evoluzione consente un incremento del 15% della velocità massima di taglio rispetto alla generazione precedente, senza modificare il principio progettuale.

«Nel progetto Ladon Evo non ci siamo chiesti come semplificare una cinematica già efficace. Ci siamo chiesti come controllarla meglio per valorizzarne i vantaggi», spiega Jonathan Ciomei, R&D Manager di Maflex.

Pressina universale e stabilità del taglio

Tra gli interventi principali figura la riprogettazione della pressina universale, componente che consente di gestire automaticamente un ampio intervallo di diametri. La nuova configurazione riduce del 27% il numero di componenti, semplificando la cinematica e limitando gli elementi soggetti a usura. I punti di contatto passano da tre a sei, migliorando il contenimento del log durante il taglio e contribuendo alla stabilità del processo.

Un altro intervento riguarda l’asse disco, per il quale Maflex dichiara una riduzione del 32% dei giochi meccanici. La soluzione è finalizzata ad aumentare la rigidità del sistema e a mantenere precisione e costanza durante il taglio. La configurazione facilita inoltre la sostituzione del disco, rendendo l’operazione più rapida e sicura.

Accessibilità e manutenzione della troncatrice

Il progetto considera anche le esigenze di manutenzione ordinaria e straordinaria. La struttura rinnovata, compatta e sviluppata secondo la filosofia modulare Maflex, agevola l’accesso ai gruppi di affilatura e aspirazione dello smeriglio, semplificando le attività dell’operatore.

La macchina integra inoltre un sistema di posizionamento e rilevamento dimensionale del coltello, pensato per supportare la corretta messa in servizio della lama. La scelta di utilizzare, dove possibile, componenti commerciali mira a facilitare il reperimento dei ricambi e a semplificare gli interventi di sostituzione.

Protezione degli organi di trasmissione

L’affidabilità della Ladon Evo è affrontata anche attraverso soluzioni dedicate alla gestione dei sovraccarichi. La macchina integra componenti cosiddetti «sacrificali», dimensionati per intervenire in condizioni anomale e proteggere gli organi principali della trasmissione del braccio e del disco.

Questi elementi sono progettati per limitare il rischio di danneggiamento di componenti più complessi e costosi, come motori e riduttori, riducendo l’impatto degli eventi imprevisti e favorendo il ripristino della produzione.

Con Ladon Evo, Maflex sviluppa quindi la propria tecnologia di taglio intervenendo su prestazioni, precisione meccanica, accessibilità e manutenzione: aspetti che concorrono alla gestione delle linee di converting tissue e alla continuità del processo produttivo.

Tissue italiano, primo produttore europeo con oltre il 20% della produzione UE

L’Italia si conferma primo produttore europeo di tissue, con una quota superiore al 20% della produzione dell’Unione europea. Un posizionamento che, secondo Assocarta, deve essere tutelato in una fase caratterizzata da una domanda ancora debole, dall’aumento dei costi di produzione e da una crescente pressione competitiva internazionale.

Il tema è stato al centro del seminario “Tecnologie avanzate per efficienza, qualità e sostenibilità nel tissue”, organizzato nell’ambito di Miac 2026 e moderato da Massimo Ramunni, vicedirettore di Assocarta. Ad aprire i lavori è stato Francesco Pasquini, amministratore delegato di Lucart e presidente del Gruppo tissue di Assocarta, con un quadro sull’andamento del comparto in Italia e in Europa.

Tissue italiano, una filiera fortemente orientata all’export

Secondo i dati presentati da Assocarta, tra il 2018 e il 2025 l’Italia si è confermata il terzo esportatore mondiale di tissue, con una quota del 9,7% delle esportazioni globali. Il surplus commerciale ha superato 1,5 miliardi di dollari, portando l’Italia al secondo posto a livello mondiale per questo indicatore.

«L’industria italiana del tissue rappresenta una delle eccellenze del nostro sistema manifatturiero e continua a ricoprire un ruolo di primo piano a livello internazionale», ha sottolineato Pasquini, evidenziando come la competitività della filiera costituisca un patrimonio industriale da tutelare.

Il settore si trova tuttavia ad affrontare uno scenario meno favorevole. Nel primo semestre 2026 la produzione di carte tissue ha registrato una lieve contrazione, mentre la domanda estera è diminuita del 9,8%. Nello stesso periodo, le importazioni sono aumentate del 15,5%, mentre il consumo apparente interno è cresciuto del 3%.

Aumentano energia, CO₂ e cellulosa

Alla debolezza della domanda si aggiunge la pressione sui costi. Nei primi otto mesi del 2026, secondo i dati presentati da Assocarta, il gas naturale è aumentato del 16%, l’energia elettrica del 16,8%, i crediti di emissione di CO₂ dell’8,4% e la cellulosa BEK del 15,5%.

Una situazione che si inserisce in un quadro già caratterizzato da un’elevata incidenza dell’energia sui costi del settore cartario. Nel 2025 la bolletta del gas dell’industria cartaria aveva raggiunto circa 860 milioni di euro, pari al 10,8% del fatturato.

«In un mercato in cui la domanda resta debole e diventa sempre più difficile trasferire gli aumenti dei costi sui prezzi di vendita, la pressione sui margini rischia di compromettere la capacità delle imprese di investire e competere», ha affermato Pasquini.

Transizione energetica e competitività industriale

Per Assocarta, la decarbonizzazione deve quindi procedere insieme a misure in grado di preservare la competitività dell’industria europea. La richiesta è quella di una politica industriale europea comune, capace di garantire condizioni concorrenziali omogenee e di sostenere gli investimenti necessari alla transizione energetica.

L’obiettivo indicato dal Gruppo tissue è mantenere in Europa produzione, investimenti e occupazione, riducendo il rischio che l’aumento dei costi legati alla transizione possa favorire processi di delocalizzazione.

Il seminario del MIAC ha inoltre affrontato gli aspetti tecnologici legati a efficienza, qualità e sostenibilità nel tissue, con gli interventi di Alessandro Roncarati di ABB, Daniel Schoeps da Silva e Marco Pettena di Voith Paper, Danilo Marcos di Valmet, Enrico Paolucci di Andritz, Marco Dalle Piagge di Toscotec, Alex Mehew e Mika Suojärvi di DS Smith Paper e Trimble Forestry Europe.

Coadiuvante da fonti rinnovabili per i processi cartari

NCR Biochemical presenta Polyren 1575 LCF, una soluzione sviluppata per i processi di ritenzione di fibre e cariche e caratterizzata dall’impiego di materie prime provenienti da fonti rinnovabili. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, oltre il 50% del carbonio contenuto nel prodotto deriva da fonti rinnovabili, con una riduzione delle emissioni di gas serra stimata intorno al 40% rispetto a prodotti di origine fossile.

Nel settore cartario, il prodotto può essere utilizzato sia negli impasti costituiti da fibre riciclate sia nelle produzioni con fibre vergini. L’obiettivo è intervenire sulla ritenzione di fibre e cariche e sulla gestione delle impurezze, mantenendo le modalità operative e gli impianti esistenti.

Lo sviluppo di Polyren 1575 LCF è partito da attività di scouting tecnologico e validazione industriale, con l’obiettivo di combinare l’impiego di materie prime rinnovabili con le prestazioni richieste nei processi industriali.

Oltre alla produzione della carta, la tecnologia trova applicazione nel trattamento delle acque reflue civili e industriali e nei processi di chiarificazione e separazione solido-liquido. NCR Biochemical indica inoltre possibili utilizzi nei settori chimico e petrolchimico, nella produzione di enzimi e proteine, nell’industria mineraria, nella siderurgia e nella lavorazione di sabbia e ghiaia.

La soluzione si inserisce nel percorso di sviluppo di coadiuvanti di processo con una maggiore componente da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di ridurre l’impronta carbonica associata alle materie prime utilizzate nei processi industriali.

AI e digital twin per ottimizzare i processi nelle cartiere

Piattaforme cyber-fisiche, digital twin e intelligenza artificiale predittiva possono trasformare i dati degli impianti industriali in strumenti per la gestione in tempo reale di energia, risorse e processi. È l’approccio sviluppato da SynERE, società nata nel 2026 all’interno dell’ecosistema Simbiosi.

L’obiettivo è portare i modelli digitali oltre la semplice funzione di monitoraggio, utilizzandoli per simulare scenari, prevedere anomalie e supportare le decisioni operative. I digital twin sviluppati da SynERE replicano il comportamento degli asset fisici e possono essere integrati con infrastrutture già presenti negli stabilimenti, tra cui ERP, MES, SCADA e sistemi IoT.

«Il sistema non si limita a informare, ma è in grado di retroagire direttamente sulle macchine e sugli impianti per rendere operativi i risultati che emergono dagli algoritmi», spiegano Piero Manzoni, CEO di Simbiosi, e Mauro Alberti, AD di SynERE. La piattaforma può essere utilizzata attraverso modelli software-as-a-service e share saving, con l’obiettivo di ridurre la necessità di nuovi investimenti hardware.

Dalla previsione alla gestione dei processi

L’applicazione dei modelli predittivi riguarda diversi ambiti: dall’ottimizzazione dei consumi energetici alla previsione dei guasti, fino alla simulazione delle interazioni tra risorse, infrastrutture e processi produttivi. I modelli vengono calibrati sulle caratteristiche del singolo impianto e possono essere applicati a cogeneratori, centrali termiche e frigorifere, sistemi di aria compressa, linee di processo e sistemi di accumulo.

Per l’industria cartaria, caratterizzata da elevati consumi energetici e da processi fortemente interconnessi, l’approccio può trovare applicazione nella gestione dinamica dei sistemi energetici e nella previsione di anomalie e fermi.

«Capacità di reagire e guidare i sistemi in tempo reale in base alla variazione ogni 15 minuti dei valori del mercato dell’energia, capacità di ottimizzare sistemi complessi cercando, in ogni istante, il punto di ottimo tenendo conto di una numerosità di variabili sia interne che esterne al sistema e capacità di prevedere anomalie, guasti e fermi sono tutti elementi nuovi in un mondo già fortemente ottimizzato», spiegano Manzoni e Alberti.

Dalla cartiera al converting

Secondo SynERE e Simbiosi, le applicazioni possono estendersi anche alle altre fasi della filiera carta-stampa. Nel converting e nella stampa, dove l’intensità energetica può essere inferiore rispetto a quella delle cartiere ma la variabilità dei processi è elevata, i modelli possono essere utilizzati per ottimizzare linee produttive, aria compressa e sistemi HVAC, oltre che per ridurre fermi e scarti.

L’architettura sviluppata da SynERE è stata già applicata in altri comparti industriali e viene ora proposta anche al settore cartario, adattando i modelli ai dati e alle caratteristiche degli impianti. «I nostri casi più maturi riguardano agrifood e pharma, ma la stessa architettura può essere applicata al cartario, calibrando i modelli sui dati specifici dell’impianto», spiegano i due manager.

Un possibile percorso di applicazione parte dalla mappatura dei principali flussi di risorse. «Per il cartario il percorso naturale parte sicuramente dalla diagnosi territoriale: prima mappiamo energia, acqua e scarti, poi costruiamo lo scenario e interveniamo», concludono Manzoni e Alberti.

PPWR, la filiera europea della carta si allinea sul Design for Recycling

La filiera europea degli imballaggi in carta e cartone raggiunge un accordo sui criteri di Design for Recycling previsti dal PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation). Fibre Packaging Europe, coalizione che riunisce sette associazioni dell’industria europea del packaging in carta, ha espresso il proprio sostegno alle soglie relative ai contenuti non cartacei definite nella proposta elaborata da Cepi per gli impianti convenzionali dell’industria del packaging in carta.

Secondo la coalizione, la proposta rappresenta un punto di convergenza tra i diversi attori della filiera e punta a definire criteri che tengano conto delle effettive possibilità di riciclo degli imballaggi a base cellulosica negli impianti dell’industria cartaria.

Fibre Packaging Europe rappresenta complessivamente 710.000 posti di lavoro e un fatturato annuo di 110,4 miliardi di euro. La coalizione chiede ora alla Commissione europea di tenere conto della posizione condivisa dall’industria nel prossimo atto delegato sul Design for Recycling relativo agli imballaggi a base carta.

Per Michele Bianchi, presidente di Fibre Packaging Europe e CEO di RDM Group, criteri chiari e applicabili possono contribuire a conciliare competitività e circolarità, favorendo la riciclabilità degli imballaggi in carta su larga scala e, allo stesso tempo, sostenendo innovazione e investimenti.

Il confronto sui criteri di Design for Recycling rappresenta uno dei passaggi attuativi del PPWR e riguarda direttamente la progettazione degli imballaggi in funzione della loro successiva gestione e riciclabilità.

ETS, Assocarta chiede una revisione della Market Stability Reserve

La Market Stability Reserve (MSR) dell’EU ETS torna al centro del confronto europeo. Il 10 settembre la Commissione per l’Ambiente del Parlamento europeo ha votato la propria posizione sulla proposta relativa alla cessazione dell’invalidazione delle quote nella riserva. Il dossier è stato successivamente portato all’esame dell’Aula.

La Commissione europea aveva proposto di eliminare il meccanismo che rende non valide le quote detenute nella MSR oltre la soglia di 400 milioni, con l’obiettivo di mantenere una maggiore disponibilità di quote come riserva di liquidità e strumento per gestire eventuali future tensioni sul mercato della CO2.

Sul tema interviene Assocarta, che chiede una revisione più ampia del funzionamento della MSR. Secondo l’associazione, l’attuale meccanismo avrebbe determinato un aumento del costo della CO2 per gli operatori europei, arrivando, secondo le stime citate da Assocarta, fino al 300% rispetto ai mercati di altre aree del mondo dotati di sistemi di prezzo della CO2.

«La Riserva Stabilizzatrice del Mercato non ha consentito al mercato della CO2 europeo di confrontarsi con pari valori rispetto ai mercati di altre aree del mondo», sostiene il direttore generale di Assocarta Massimo Medugno, secondo cui il sistema rischia di drenare risorse dalle industrie energy-intensive e di incidere sulla loro competitività internazionale.

Per Assocarta, la revisione della MSR dovrebbe quindi andare oltre la modifica dell’invalidazione delle quote e trasformare la riserva in uno strumento di regolazione effettiva del mercato, in grado di intervenire anche quando le imprese non dispongono di tecnologie, energie rinnovabili o altre soluzioni di decarbonizzazione sufficienti a sostenere i costi associati al sistema ETS.

L’associazione chiede in particolare alla Commissione europea e al Parlamento europeo di considerare maggiormente l’impatto del prezzo della CO2 sulla competitività dell’industria europea. «Gli obiettivi di decarbonizzazione devono essere raggiunti in Europa al minor costo possibile per il tessuto industriale produttivo e, quindi, per la collettività», afferma Medugno.

La posizione dell’Europarlamento prevede, invece, il mantenimento dell’invalidazione delle quote oltre una soglia più elevata, fissata a 650 milioni di quote, anziché i 400 milioni previsti dall’attuale disciplina.

AIMSC, a Milano il XIX Congresso dedicato al futuro del libro

Si terrà venerdì 23 ottobre 2026 a Milano il XIX Congresso dell’AIMSC – Associazione Italiana Musei Stampa e Carta, dal titolo Il libro, Ieri, Oggi e Domani. L’appuntamento è ospitato dall’Istituto Salesiano S. Ambrogio Opera Don Bosco, realtà legata alla formazione grafica e tipografica.

La giornata sarà dedicata all’evoluzione del libro attraverso un programma che intreccia storia, tecniche di produzione e prospettive future, con interventi e testimonianze rivolti agli operatori del settore e a chi si occupa della conservazione e valorizzazione del patrimonio librario.

Tra gli appuntamenti è prevista una tavola rotonda sull’evoluzione del libro, dalle origini alle prospettive future, con la partecipazione di docenti universitari, librai, scrittori ed esponenti del mondo editoriale. Il programma approfondirà inoltre alcuni passaggi fondamentali nella storia della produzione libraria, dal torchio tipografico alle origini della carta, fino alle tecniche contemporanee.

Nel pomeriggio sono previste attività nei Laboratori Tipografici, con dimostrazioni di stampa realizzate dagli studenti della Scuola Grafica, oltre a una mostra di libri antichi e libri d’artista.

Per le iscrizioni effettuate entro il 30 settembre è prevista una tariffa Early Bird, mentre la partecipazione è gratuita per i soci AIMSC, previa registrazione. Il programma completo e le modalità di iscrizione sono disponibili sulla pagina dell’evento.

FEDERMACCHINE: dal Mercosur nuove opportunità per le tecnologie industriali italiane

Argentina e Brasile mostrano un crescente interesse per tecnologie, macchinari e soluzioni destinate all’ammodernamento industriale. È quanto emerge dalla missione imprenditoriale di Confindustria nei due Paesi, alla quale ha partecipato anche FEDERMACCHINE, la federazione dei costruttori italiani di beni strumentali.

La missione, la prima organizzata dopo l’approvazione dell’Accordo UE-Mercosur, ha coinvolto circa cento imprese italiane e si è sviluppata tra Buenos Aires, San Paolo e Brasilia, con l’obiettivo di favorire nuovi investimenti, partnership industriali e opportunità di business.

FEDERMACCHINE ha partecipato agli incontri istituzionali e ai tavoli tecnici dedicati ai macchinari per l’industria e l’impiantistica. A Buenos Aires la Federazione si è confrontata con ADIMRA e CAFMA sulle prospettive del mercato argentino e sulle opportunità legate all’Accordo UE-Mercosur. A San Paolo ha preso parte al Dialogo Italia-Brasile presso FIESP e agli incontri tecnici con ABIMAQ, ANIMA e FederUnacoma.

Per i costruttori italiani di beni strumentali, i due mercati rappresentano un’opportunità in relazione ai processi di sviluppo industriale e di ammodernamento tecnologico in corso. La domanda riguarda soluzioni capaci di migliorare produttività, efficienza e competitività, oltre a tecnologie personalizzate e competenze specialistiche.

«L’accordo UE-Mercosur apre una fase nuova nelle relazioni tra Europa e Sud America. Per l’industria italiana dei beni strumentali significa poter costruire partnership più solide con mercati che presentano grandi esigenze di ammodernamento produttivo e un forte potenziale di crescita», ha dichiarato Bruno Bettelli, presidente di FEDERMACCHINE.

Anche gli incontri B2B hanno evidenziato, secondo FEDERMACCHINE, una domanda concreta di tecnologie per incrementare produttività ed efficienza. «Abbiamo riscontrato grande attenzione verso la capacità delle aziende italiane di sviluppare soluzioni su misura e accompagnare i clienti lungo tutto il ciclo di investimento», ha sottolineato Gian Paolo Crasta, segretario generale di FEDERMACCHINE.

La missione conferma quindi il potenziale dell’area Mercosur per l’industria italiana dei beni strumentali, in un contesto in cui innovazione tecnologica, efficienza produttiva e ammodernamento degli impianti rappresentano fattori centrali per la competitività industriale.