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Valeria Teruzzi

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Energia e competitività

Tra volatilità dei mercati energetici, domanda debole e nuove regole europee, il settore cartario affronta una fase di forte incertezza. Se negli anni successivi alla pandemia e allo scoppio della guerra in Ucraina le cartiere avevano dovuto fronteggiare prezzi dell’energia eccezionalmente elevati, oggi i valori sono inferiori ai picchi del 2022, ma si inseriscono in un contesto economico molto meno favorevole. La domanda resta debole e gli aumenti dei costi non possono più essere compensati da maggiori volumi produttivi.

A delineare lo scenario energetico del comparto è Alessandro Bertoglio, responsabile Energia e Trasporti di Assocarta, secondo cui l’emergenza energetica non può ancora considerarsi superata. Alle difficoltà del mercato si aggiungono infatti numerosi dossier nazionali ed europei destinati a incidere sulla competitività delle imprese.

Un’emergenza che cambia volto

Le tensioni geopolitiche continuano a influenzare fortemente il mercato. Dopo una fase in cui sembrava possibile un rientro dei prezzi del gas verso i 30 euro/MWh, a inizio luglio le quotazioni sono tornate intorno ai 50 euro/MWh, mostrando quanto rapidamente possano cambiare le condizioni. Secondo Bertoglio, è soprattutto l’incertezza a sostenere gli attuali livelli: alla notizia dell’avvio dei primi colloqui tra le parti, il prezzo del gas è infatti sceso rapidamente da 50 a 40 euro/MWh. Perché la situazione possa stabilizzarsi, tuttavia, devono essere risolte le questioni politiche alla base delle tensioni internazionali.

La differenza rispetto alla crisi energetica del post-Covid è significativa. Allora il mercato della carta era sostenuto e consentiva almeno in parte di assorbire i rincari energetici attraverso maggiori produzioni. Oggi, invece, la domanda è fiacca e l’incremento dei costi non può essere compensato aumentando i volumi. Proprio la combinazione tra prezzi energetici elevati e mercato debole rappresenta quindi uno dei principali elementi di criticità per il comparto.

Le prospettive per i prossimi mesi restano dunque incerte sia sul fronte della domanda di carta sia su quello dei prezzi energetici. Un ritorno alla normalità non appare imminente e, secondo Bertoglio, gli attuali livelli potrebbero accompagnare il settore ancora per diversi mesi, anche se non necessariamente sono destinati a consolidarsi in modo strutturale.

Decreto Bollette e servizio di liquidità

Accanto alle dinamiche internazionali, Assocarta segue l’attuazione del Decreto Bollette, Legge n. 49/2026, e delle misure destinate a entrare progressivamente in vigore. Tra queste assume particolare rilievo il cosiddetto “Servizio di liquidità”, pensato per avvicinare il prezzo del gas negoziato sulla Borsa italiana ai valori del mercato europeo TTF. Il meccanismo, richiesto da tempo da Assocarta, dovrebbe entrare nella fase decisiva di attuazione con l’avvio previsto per il primo ottobre. L’obiettivo è ridurre le distorsioni che negli ultimi anni hanno penalizzato il mercato italiano rispetto ai principali hub europei.

Sono inoltre allo studio misure per ridurre il costo del gas utilizzato nella produzione di energia elettrica immessa in rete, con l’obiettivo di contribuire indirettamente alla riduzione del prezzo dell’elettricità. Proprio su questo punto, tuttavia, Assocarta segnala un possibile effetto distorsivo per le imprese che producono energia in cogenerazione e la utilizzano direttamente.

Lo sgravio sarebbe infatti riconosciuto soltanto all’energia elettrica venduta e immessa in rete, mentre non sarebbe prevista una compensazione analoga per l’autoconsumo. Per un settore come quello cartario, dove la cogenerazione è ampiamente diffusa, ciò potrebbe creare una disparità di trattamento e rendere meno conveniente la produzione di energia in sito.

Assocarta richiama l’esperienza della Spagna del 2022, quando l’introduzione di un limite al prezzo del gas aveva determinato, in alcuni casi, il fermo degli impianti di cogenerazione perché risultava economicamente più conveniente acquistare l’elettricità dalla rete anziché produrla direttamente. L’associazione sta quindi evidenziando i possibili effetti distorsivi della misura anche in vista della valutazione della Commissione europea.

ETS: una revisione che preoccupa

Uno dei dossier più delicati riguarda la revisione del sistema ETS. La Commissione europea sta lavorando ai criteri di allocazione delle quote gratuite e, secondo Bertoglio, ha proposto tagli significativi per il settore cartario. Una delle criticità riguarda i benchmark europei utilizzati come riferimento.

I migliori impianti dal punto di vista emissivo si trovano infatti nel Nord Europa e utilizzano biomasse, arrivando a emissioni molto basse. Il benchmark tende quindi verso lo zero, mentre gli impianti italiani, caratterizzati da un mix energetico differente e ancora fortemente basato sul gas, rischiano di dover acquistare un numero crescente di quote sul mercato, con conseguenze rilevanti sui costi.

Secondo Assocarta, il sistema non tiene adeguatamente conto delle differenze strutturali tra i mix energetici dei diversi Paesi europei. Una situazione definita da Bertoglio come un’“asimmetria”, considerato che il mix nazionale viene invece preso in considerazione nella determinazione dei costi indiretti dell’ETS. L’associazione ha sostenuto anche uno studio dell’Università Bicocca, presentato durante la propria Assemblea, che invita a valutare l’efficacia della direttiva non soltanto in termini di riduzione delle emissioni, ma anche considerando l’evoluzione del numero degli impianti industriali. La diminuzione delle emissioni, infatti, potrebbe essere legata non solo all’aumento dell’efficienza, ma anche alla chiusura di impianti.

Le aspettative di una revisione sostanziale del sistema restano però limitate. Alcuni Paesi europei, secondo Bertoglio, stanno sostenendo la necessità di mantenere l’impianto dell’ETS senza affrontare le criticità segnalate dal settore.

Europa e mercato unico dell’energia

Un altro tema strategico è la costruzione di un vero mercato unico europeo dell’energia. L’obiettivo, già presente nelle direttive di liberalizzazione della fine degli anni Novanta, era creare regole comuni e arrivare progressivamente a un mercato integrato. A distanza di oltre venticinque anni, tuttavia, questo risultato è ancora lontano.

In particolare, il prezzo dell’elettricità continua a mostrare differenze significative tra i Paesi. L’Italia mantiene livelli molto elevati, stabilmente a tre cifre, mentre altri mercati europei presentano valori inferiori. Per Assocarta, una situazione di questo tipo dovrebbe spingere la Commissione europea a interrogarsi sull’effettivo funzionamento del mercato unico.

Anche per il gas permangono differenze, sebbene più contenute, legate soprattutto alle infrastrutture di trasporto. Tra le ipotesi indicate da Bertoglio vi è quella di una rete virtuale europea del gas, con un unico prezzo e costi di trasporto socializzati tra i clienti europei. Il progetto si è però progressivamente arrestato perché ogni Paese tende a difendere i propri interessi e i vantaggi derivanti dalla propria situazione energetica.

Un mercato energetico maggiormente integrato potrebbe però avere un valore che va oltre la semplice armonizzazione dei prezzi. Mettere a fattor comune le risorse disponibili, comprese quelle nazionali, contribuirebbe infatti a ridurre la vulnerabilità dell’Europa rispetto alle tensioni geopolitiche. Si tratta tuttavia di una scelta politica complessa, perché richiederebbe agli Stati membri di rinunciare a una parte dei vantaggi nazionali in favore di un beneficio complessivo europeo.

Biometano ed elettrificazione

Sul fronte delle alternative al gas naturale, una delle soluzioni già concretamente disponibili è il biometano prodotto da matrici rinnovabili. La normativa italiana ne consente l’utilizzo anche nei settori hard-to-abate, tra cui quello cartario, e alcune aziende stanno già firmando contratti per la fornitura.

Il principale vantaggio consiste nella possibilità di utilizzare il biometano senza modificare l’assetto tecnologico degli impianti, essendo di fatto metano, beneficiando contemporaneamente della sua impronta CO2 free ai fini della riduzione dei costi legati all’ETS. Per questo Bertoglio considera il biometano una soluzione immediatamente applicabile, efficace e alla portata delle imprese.

Diverso è il percorso dell’elettrificazione dei processi. Dal punto di vista tecnologico la soluzione è già praticata in Paesi come Francia, Spagna e Paesi Bassi. In Italia, però, emergono due ostacoli: l’inadeguatezza della rete elettrica, che in alcuni casi non è in grado di garantire la potenza necessaria, e il costo elevato dell’elettricità. Questi fattori riducono inoltre la competitività delle proposte italiane nei bandi europei, dove i costi operativi risultano più elevati rispetto a quelli di altri Paesi.

Idrogeno e nuovo nucleare

Guardando al medio-lungo periodo, l’attenzione si sposta verso tecnologie come l’idrogeno e il nuovo nucleare. L’idrogeno rappresenta una delle possibili strade per la decarbonizzazione, ma oggi presenta costi elevati e richiede interventi sugli impianti e importanti accorgimenti sul piano della sicurezza. Il suo sviluppo richiederà quindi tempi più lunghi.

Una prospettiva interessante è rappresentata anche dai piccoli reattori modulari, progettati per essere prefabbricati e installati direttamente nei siti industriali. Si tratta di strutture più contenute rispetto agli impianti tradizionali, realizzate in moduli prefabbricati e trasportate sul luogo di installazione.

Per il settore cartario questa tecnologia potrebbe risultare particolarmente interessante perché i reattori potrebbero fornire contemporaneamente energia elettrica e calore. Il calore prodotto dal raffreddamento potrebbe infatti essere utilizzato per generare vapore, mentre il sistema produrrebbe anche elettricità. Si tratta tuttavia di una prospettiva di lungo periodo, che richiede anni di sviluppo.

Per questo, secondo Bertoglio, è importante che le realtà italiane partecipino già oggi ai progetti sperimentali. Aziende come Ansaldo Nucleare ed ENEA sono coinvolte in questi programmi e la partecipazione consente di sviluppare conoscenze e competenze che potranno essere utilizzate quando le tecnologie saranno mature. Restano naturalmente aperte questioni come quella delle scorie, anche se le nuove tecnologie potrebbero consentire di riutilizzarne una parte in altri tipi di reattori, riducendo il volume complessivo dei materiali da smaltire.

Sicurezza energetica e competitività

Il confronto con altri mercati europei evidenzia infine quanto la struttura del sistema energetico possa incidere sulla competitività industriale. Bertoglio richiama in particolare la Francia, dove le oscillazioni del prezzo dell’elettricità risultano più contenute grazie a una minore dipendenza da altre fonti.

Per il settore cartario italiano, la sfida dei prossimi anni sarà quindi trovare un equilibrio tra sicurezza degli approvvigionamenti, contenimento dei costi e transizione energetica. Il biometano può offrire una risposta immediata, mentre elettrificazione, idrogeno e nuovo nucleare rappresentano percorsi tecnologici da sviluppare nel medio e lungo periodo. Parallelamente, sarà fondamentale intervenire sulle regole europee, sul funzionamento dei mercati e sull’ETS, affinché la transizione non si traduca in un ulteriore svantaggio competitivo per le imprese italiane.

Una collaborazione modello

Ridurre i costi energetici senza compromettere la continuità produttiva è una delle principali sfide che l’industria cartaria si trova oggi ad affrontare. Per un settore caratterizzato da elevati consumi di energia elettrica e calore, investire nell’efficienza significa migliorare la competitività, ma anche accelerare il percorso verso la transizione energetica. In questo scenario si inserisce la collaborazione tra Getec e Favini che vede il gruppo specializzato nelle soluzioni energetiche assumere la gestione della nuova centrale di cogenerazione a servizio dello stabilimento di Rossano Veneto.

L’operazione rappresenta un passaggio strategico per Getec, già protagonista nel settore cartario tedesco, che consolida così la propria presenza nel manifatturiero italiano. Il contratto decennale riguarda la gestione dell’impianto di cogenerazione e del relativo servizio energia, con l’obiettivo di garantire massima disponibilità, affidabilità e prestazioni energetiche.

Entrato in funzione all’inizio del 2025, l’impianto è costituito da un turbogas alimentato a gas naturale e da un generatore di vapore a recupero con sistema di post-firing. Produce ogni anno circa 37 GWh di energia elettrica e 100 GWh di energia termica sotto forma di vapore. Grazie a un rendimento globale del 96%, consente di risparmiare circa il 26% di energia primaria rispetto alla produzione separata di elettricità e calore, coprendo il 100% del fabbisogno elettrico della cartiera e riducendo le emissioni di CO₂ di oltre 10.800 tonnellate all’anno.

L’iniziativa dimostra come la cogenerazione continui a rappresentare una delle tecnologie più efficaci per migliorare l’efficienza energetica dei siti industriali ad alta intensità di consumo. Ma il progetto Favini racconta anche un diverso modo di gestire l’energia: non più soltanto una fornitura, bensì un servizio integrato capace di garantire continuità produttiva, controllo dei costi e supporto alla decarbonizzazione. Ne abbiamo parlato con Daniele Spreafico Morè, business developer industria di Getec Italia.

La cogenerazione come leva competitiva

Alla base delle prestazioni dell’impianto c’è una progettazione sviluppata per rispondere alle esigenze specifiche di una cartiera, dove energia elettrica e vapore rappresentano elementi indispensabili del processo produttivo. «La nuova centrale a servizio dello stabilimento Favini di Rossano Veneto è un impianto di cogenerazione ad alto rendimento progettato per produrre simultaneamente energia elettrica e vapore. Il cuore dell’impianto è costituito da un turbogas alimentato a gas naturale e da un generatore di vapore a recupero con sistema di post-firing. Questo si traduce in un rendimento globale del 96% e in un risparmio di energia primaria rispetto alla configurazione precedente basata su motori endotermici. Un altro elemento rilevante è stato l’attento dimensionamento che permette di sfruttare tutto il vapore generato e coprire il 100% del fabbisogno elettrico istantaneo della cartiera lasciando spazio per ulteriori ottimizzazioni derivanti dalla partecipazione ai mercati dei servizi energetici».

La scelta di partire proprio dal comparto cartario italiano non è casuale. Si tratta infatti di uno dei settori nei quali la cogenerazione può esprimere al meglio i propri vantaggi, grazie alla contemporanea richiesta di energia elettrica e calore durante l’intero ciclo produttivo. «Il settore cartario è storicamente legato alla cogenerazione perché caratterizzato da profili di consumo elettrici e termici stabili e continui: da un lato serve energia elettrica per alimentare macchinari e linee produttive, dall’altro calore sotto forma di vapore, necessario in particolare nelle fasi di asciugatura della carta. Per Getec, il progetto Favini rappresenta un passaggio strategico nel percorso di crescita in Italia, in una fase in cui crediamo vi sia un crescente interesse da parte del settore a valutare percorsi di esternalizzazione di asset energetici, sia per obiettivi cogenti legati alla normativa sia per poter concentrare le proprie risorse nel proprio core business».

L’esperienza maturata negli altri mercati europei costituisce un patrimonio di competenze che Getec intende trasferire anche alle imprese italiane. «Il Gruppo ha già una forte esperienza nel settore cartario in Europa, in particolare in Germania, e l’operazione consente di portare anche nel mercato italiano competenze consolidate nella gestione energetica di siti industriali ad alta intensità energetica. Non lo consideriamo quindi un caso isolato, ma un tassello coerente con una strategia più ampia: rafforzare la presenza di Getec nel manifatturiero italiano e affiancare le imprese energivore nei percorsi di efficienza, continuità operativa e transizione sostenibile».

Oltre il risparmio energetico

Per un’industria energivora, la competitività dipende anche dalla capacità di garantire continuità produttiva, prevedibilità dei costi e gestione dei rischi. È su questi aspetti che Getec concentra il proprio modello di servizio. «Per un’azienda energivora, l’energia non è soltanto una voce di costo, ma un fattore produttivo essenziale. La gestione energetica incide sulla continuità operativa, sulla stabilità dei processi, sulla competitività e sulla capacità di programmare gli investimenti nel medio-lungo periodo. Il modello Getec offre innanzitutto garanzie di continuità e affidabilità. Nel caso Favini, l’impianto rende il sito sostanzialmente autosufficiente dal punto di vista energetico e viene gestito con presidio costante in sito h24, 7 giorni su 7, affiancato da una centrale di controllo remota focalizzata sulle performance. Questo permette il rispetto ed il superamento dei livelli di disponibilità e performance garantite contrattualmente, massimizzando il beneficio per i nostri clienti».

Accanto agli aspetti operativi, assume un ruolo sempre più importante anche la capacità di offrire una gestione energetica completa, in grado di accompagnare il cliente lungo tutto il ciclo di vita dell’impianto. «C’è poi un vantaggio legato alla stabilità e alla gestione del rischio: tramite l’approccio full-service il cliente non è esposto a rischi di costi straordinari durante tutto l’arco contrattuale con un conseguente vantaggio nel raggiungimento degli obiettivi aziendali e nella redazione dei piani industriali di lungo periodo. Non da ultimo, visto il costante evolvere della normativa energetica italiana, in Getec poniamo grande attenzione alle opportunità offerte dal mercato con un servizio consulenziale a 360° e andando spesso oltre i limiti contrattuali esistenti così da poter generare valore che siamo ben contenti di condividere con i nostri clienti».

Efficienza e decarbonizzazione procedono insieme

La cogenerazione continua a rappresentare una delle tecnologie più efficaci per ridurre contemporaneamente consumi energetici ed emissioni. Per Getec, tuttavia, il percorso di decarbonizzazione non può limitarsi alle fonti rinnovabili, ma deve partire anche dall’efficienza. «La cogenerazione in primis è fondamentale per un tema di competitività del settore e per il risparmio di energia primaria. Nonostante sia poco sotto i riflettori riteniamo che l’efficienza sia uno dei pilastri del risparmio di CO2 da affiancare senza dubbio all’utilizzo delle fonti rinnovabili. Per questo motivo Getec ha tra i propri obiettivi quello di aumentare l’efficienza di generazione continuando ad investire in asset che altrimenti rischierebbero di sottoperformare».

Lo sviluppo tecnologico apre inoltre la strada a combustibili alternativi e a nuovi modelli di gestione dell’energia, destinati a ridurre ulteriormente l’impronta carbonica dell’industria. «Prendendo ad esempio il progetto Favini, la cogenerazione consente di ridurre il consumo di energia primaria rispetto alla produzione separata di elettricità e calore, con una diminuzione delle emissioni di CO₂ superiore a 10.800. Inoltre, i nuovi impianti di cogenerazione proposti da Getec sono tutti predisposti per una alimentazione tramite combustibili alternativi e rinnovabili tra i quali idrogeno e biometano, permettendo di ridurre ulteriormente le emissioni fino al loro azzeramento. Siamo consapevoli che il costo di tali combustibili ad oggi non sia trascurabile e possa incidere sulla competitività, ma crediamo che la rotta sia oramai tracciata e sta a noi prepararci così che i nostri clienti possano affrontare questa sfida».

Secondo Getec, i prossimi anni saranno caratterizzati da una gestione sempre più intelligente degli impianti, nella quale il digitale avrà un ruolo decisivo. «Ci attendiamo nei prossimi anni che i margini di miglioramento tecnologico passeranno da una gestione sempre più evoluta degli impianti, dall’ottimizzazione dei profili di consumo, dall’integrazione con ulteriori soluzioni di efficienza energetica e dall’evoluzione delle tecnologie e dei vettori energetici disponibili per ridurre ulteriormente l’impatto carbonico dei processi industriali».

Il futuro passa da digitale e nuovi vettori energetici

Monitoraggio continuo, analisi dei dati e manutenzione predittiva stanno già cambiando il modo di gestire gli impianti di cogenerazione, trasformando la disponibilità delle informazioni in uno strumento per migliorare le prestazioni. «La gestione di un impianto di cogenerazione ad alto rendimento richiede competenze ingegneristiche, operative e di energy management. Non basta disporre di una tecnologia efficiente: è necessario garantirne le prestazioni nel tempo, monitorare costantemente i parametri di funzionamento e intervenire rapidamente in caso di anomalie. Nel caso Favini, la gestione locale del day by day è affidata a un team dedicato con presidio costante h24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno. Questo consente di assicurare la continuità operativa dell’impianto e di mantenere elevati livelli di disponibilità e performance».

La componente digitale rappresenta ormai un elemento imprescindibile per aumentare l’efficienza operativa e supportare decisioni sempre più tempestive. «A questo presidio si affiancano strumenti di monitoraggio e analisi dei dati, utili per controllare l’andamento dell’impianto, verificare l’efficienza, programmare gli interventi di manutenzione e individuare tempestivamente eventuali criticità. Il digitale è quindi una componente sempre più importante che permette ai nostri tecnici e agli energy manager di interpretare più dati, incrementare le performance e prendere decisioni operative in ottica predittiva e non più solamente reattiva».

Guardando al futuro, Getec intende proseguire il proprio percorso di crescita investendo sia nel revamping degli impianti esistenti sia nello sviluppo di nuove tecnologie energetiche. «In Getec crediamo fortemente in un processo di decarbonizzazione sostenibile che ponga la competitività al centro delle decisioni. Il principale focus sarà senz’altro quello di intervenire su impianti esistenti così da incrementarne le performance tramite una gestione ottimizzata e un loro revamping. Questo obiettivo sarà possibile solamente se riusciremo a far percepire ai nostri clienti i numerosi vantaggi di una gestione esternalizzata, consapevoli che ci confronteremo con un mondo dalle elevate competenze in materia di energia. In parallelo crediamo nello sviluppo di impianti che permettono una gestione on-site dell’intero ciclo produttivo con una logica waste-to-energy o, qualora la normativa regionale lo permetta, lo sviluppo di impianti a biomassa dal basso impatto ambientale come fatto in modo strutturale per i nostri clienti in Germania. Da ultimo, siamo attenti allo sviluppo tecnologico che ci permetterà di elettrificare almeno una parte dei fabbisogni termici ad alta temperatura dei nostri clienti così da poter ridurre ulteriormente l’impiego di combustibili fossili».

Il progetto Favini dimostra come la gestione evoluta dell’energia possa trasformarsi in un fattore strategico per l’industria cartaria. Non solo per ridurre consumi ed emissioni, ma anche per assicurare continuità operativa, stabilità economica e capacità di affrontare con maggiore competitività le sfide della transizione energetica.

Faro Bearings, cuscinetti per supporti di cilindri ondulatori di cartone

Nei cilindri ondulatori, cuscinetti e gestione termica sono fondamentali per garantire affidabilità e durata. Faro Bearings propone soluzioni specifiche per affrontare carichi, disallineamenti, dilatazioni assiali e alte temperature.

L’applicazione tradizionale dei cuscinetti utilizzata sui rulli ondulatori richiede l’uso di due cuscinetti orientabili a rulli o due cuscinetti a rulli cilindrici (uno trattenuto/uno flottante).

Il cuscinetto orientabile a rulli consente una capacità di carico estremamente elevata in relazione al rapporto diametro d/D (la serie normalmente utilizzata è ISO 240… K30-AH). Inoltre, la sua proprietà autoallineante compensa gli inevitabili disallineamenti.

Possono sorgere problemi con il cuscinetto “estremità mobile” lubrificato con grasso a causa del potenziale pericolo di blocco o grippaggio nel suo alloggiamento. Per evitare ciò, una soluzione pratica è l’“applicazione mista” di un cuscinetto orientabile a rulli sul “lato trattenuto” e di un cuscinetto a rulli cilindrici sul “lato mobile”. Infatti, poiché il cuscinetto a rulli cilindrici è progettato per consentire lo scorrimento tra la pista interna e gli elementi volventi, si tratta di una soluzione che compensa la dilatazione assiale del rullo ondulatore.

Le necessarie capacità di autoallineamento possono essere assicurate anche attraverso una superficie sferica dell’anello esterno accoppiata con un anello dell’alloggiamento di allineamento. Nella maggior parte dei casi è possibile mantenere lo stesso diametro/dimensioni del cuscinetto orientabile a rulli utilizzato.

Isolamento termico

Con le temperature del vapore attualmente impiegate nelle macchine moderne e l’avvento della lubrificazione a grasso, le condizioni di lavoro dei cuscinetti sono diventate estremamente severe, quasi ai limiti operativi.

Attualmente sul mercato sono disponibili pochi grassi ad alte prestazioni in grado di resistere alle temperature estreme, ai carichi, alle vibrazioni e al livello di stabilità richiesto dall’applicazione.

Faro Bearings suggerisce che un’alternativa sia migliorare le condizioni operative dei cuscinetti isolando termicamente il foro interno del cilindro. In linea di principio, il metodo prevede il passaggio del vapore attraverso un tubo di acciaio che corre lungo la lunghezza del cilindro creando uno strato d’aria tra il tubo e il perno. Ulteriori miglioramenti possono essere ottenuti isolando efficacemente il giunto del vapore dalla faccia terminale del perno.

Conclusione

In conclusione, l’efficienza dei cilindri ondulatori nelle linee di produzione del cartone ondulato dipende in modo significativo dalla qualità e dall’affidabilità dei cuscinetti, gli elementi base che riconfermano la mission aziendale di Faro Bearings.

Pro Carton Awards 2026: 12 finalisti italiani tra aziende e giovani designer del packaging in cartoncino

L’Italia protagonista agli European Pro Carton / ECMA Awards 2026, i prestigiosi riconoscimenti europei dedicati al packaging in cartone e cartoncino. Sono infatti 12 i finalisti italiani selezionati nelle tre categorie del premio: tre aziende concorrono all’European Carton Excellence Award, mentre nove giovani designer e studenti sono in finale nelle categorie Pro Carton Young Designers Award e Pro Carton Student Video Award.

Le votazioni pubbliche sono aperte fino al 24 agosto 2026: consumatori, professionisti del settore e appassionati possono scegliere i progetti che meglio rappresentano il futuro del packaging sostenibile, dell’innovazione e della comunicazione ambientale.

Tre aziende italiane finaliste all’European Carton Excellence Award

L’European Carton Excellence Award, promosso da Pro Carton insieme all’European Carton Makers Association (ECMA), premia ogni anno le migliori soluzioni di packaging in cartoncino per innovazione, sostenibilità e qualità progettuale.

Tra i finalisti dell’edizione 2026 figurano tre realtà italiane:

  • Lucaprint S.p.A. con il progetto Prebena – PF, sviluppato per il marchio Prebena. La soluzione ha trasformato un imballaggio precedentemente realizzato in plastica e composto da tre materiali in una confezione monomateriale in cartoncino stampato, automontante e senza colla, prodotta con cartoncino Stora Enso.
  • Cartotecnica Olimpia con il progetto Alphapac – Sphere per il marchio Alphapac. La confezione utilizza cartoncino prodotto da RDM Group, composto prevalentemente da fibre riciclate e completamente riciclabile nella filiera della carta.
  • Seda International Packaging Group con il packaging Burger King Da Vinci Clamshell. Il progetto rappresenta la prima confezione a conchiglia in carta con forma arrotondata sviluppata per il food service. La struttura segue il profilo del prodotto e contribuisce a limitarne gli spostamenti laterali.

Giovani designer italiani in finale al Pro Carton Young Designers Award

Grande partecipazione italiana anche al Pro Carton Young Designers Award 2026, che quest’anno ha registrato un numero record di candidature con 30 progetti provenienti da tutta Europa.

Tre i progetti italiani arrivati in finale:

  • Giada Gasparet e Luca Adami, studenti dell’ISIA Roma Design – sede di Pordenone, con Struky Struky – Share with everyone. Il progetto reinterpreta il packaging tradizionale degli strucchi attraverso due vaschette separate che permettono di distinguere la versione classica da quella senza glutine.
  • Eva Bortoluz e Natalie Megan Cruz dell’Istituto IUSVE di Venezia con Slide & Spring – A Candy Box. Una confezione interamente in cartoncino dotata di un meccanismo a molla che consente di consumare una caramella senza toccarla direttamente.
  • Valentina Rosso, Wang Haoyu, Liu Junqi e Luo Zekai dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino con Veiled Garden. Un packaging di lusso per profumi realizzato completamente in cartoncino, caratterizzato da un sistema di apertura graduale e da un’apertura frontale ispirata alle finestre tradizionali cinesi.

Sei progetti italiani finalisti al Pro Carton Student Video Award

Anche la categoria dedicata alla comunicazione della sostenibilità registra una forte presenza italiana. Il Pro Carton Student Video Award 2026 ha raccolto 33 candidature, con sei video italiani selezionati per la finale.

Dall’Istituto Tecnico Tecnologico San Marco / SDBM – Salesiani Don Bosco Mestre arrivano tre progetti:

  • Mr. Cardboard auto-complete interview, realizzato da Giacomo Peltrera, Mattia Milli, Giulia Biscontin e Gaia Baldassa, che racconta il riciclo attraverso un’intervista dinamica e fuori dagli schemi.
  • A Cardboard Routine, di Maria Donò, Seguso Nicolò, Causin Riccardo e Scantamburlo Raffaele, che immagina ironicamente una quotidianità completamente basata sul cartone.
  • Folded feelings, realizzato da Aislin Visentin, Sofia Barbierato, David Lucian Mocan e Tommaso Tronchin, che utilizza la carta come strumento di comunicazione e riconciliazione tra due vicini.

Dall’Istituto Tecnico Salesiano San Marco di Mestre sono finalisti:

  • Happy Birthday, di Davide Trevisan, Alice Pagano, Gergana Marangon e Tommaso Campello, dedicato al riutilizzo creativo di una confezione in cartone.
  • From a box, To a bond, realizzato da Sofia Cannistraci, Marta Pavan, Giorgia Poncina e Asia Pulcrano.

Infine, dall’Istituto Salesiano Don Bosco Mestre arriva Out of the sketch, realizzato da Giulia Marazzato, Linda Albiero e Giacomo d’Este, che racconta la carta come simbolo di creatività e immaginazione.

RDM Group, Burgo e Lucaprint sostengono la formazione dei nuovi talenti

L’edizione 2026 rafforza il rapporto tra industria e formazione grazie al contributo di tre aziende venete: RDM Group, Burgo e Lucaprint S.p.A.

RDM Group e Lucaprint sono sponsor dei Training Days dedicati ai vincitori del premio, che potranno vivere un’esperienza formativa di tre giorni negli stabilimenti produttivi delle aziende, approfondendo tutte le fasi della filiera: dalla produzione della materia prima allo sviluppo tecnico del packaging fino alla realizzazione del prodotto finito.

L’iniziativa conferma il ruolo del Veneto come polo di riferimento europeo per l’innovazione e la manifattura sostenibile nel settore del packaging in carta e cartoncino.

I vincitori degli European Pro Carton / ECMA Awards 2026 saranno annunciati durante la cerimonia di premiazione in programma a Roma il 17 settembre 2026.

La shortlist è stata selezionata da una giuria internazionale composta da esperti di design, packaging e sostenibilità.

«Quest’anno, più che mai, i Pro Carton Awards sventolano bandiera italiana – ha dichiarato Winfried Muehling, Direttore Marketing e Comunicazione di Pro Carton –. L’Italia sta dimostrando un forte interesse per questo premio, non solo per l’elevato numero di candidature, ma anche per la presenza in finale di tre aziende italiane e nove progetti di studenti».

Raccolta differenziata di carta e cartone: nel 2025 l’Italia sfiora 4 milioni di tonnellate raccolte

Il 31° Rapporto Annuale Comieco conferma la crescita della filiera italiana del riciclo di carta e cartone. Il Sud supera per la prima volta il milione di tonnellate raccolte, mentre il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici raggiunge il 93,1%, oltre il target europeo previsto per il 2030.

La raccolta differenziata di carta e cartone in Italia continua a crescere, ridisegnando progressivamente la geografia del riciclo nazionale. Secondo il 31° Rapporto Annuale sulla raccolta differenziata e il riciclo di carta e cartone, nel 2025 la raccolta sfiora infatti 4 milioni di tonnellate, con un incremento di oltre 60 mila tonnellate rispetto al 2024 e una media nazionale di 67,5 kg per abitante.

Il dato più significativo arriva dal Mezzogiorno, che per la prima volta supera la soglia di 1 milione di tonnellate raccolte, contribuendo a circa il 60% della crescita complessiva nazionale. Il Nord si conferma invece l’area più matura del Paese, con oltre 2 milioni di tonnellate di carta e cartone raccolte.

Riciclo degli imballaggi in carta e cartone: Italia oltre gli obiettivi europei

L’Italia si conferma un modello europeo nel riciclo degli imballaggi cellulosici. Nel 2025 il tasso di riciclo raggiunge il 93,1%, superando di oltre 8 punti percentuali il target europeo dell’85% fissato al 2030.

A fronte di quasi 5 milioni di tonnellate di imballaggi in carta e cartone immessi al consumo, il sistema nazionale ne ha avviate a riciclo 4,61 milioni di tonnellate, dimostrando la capacità della filiera italiana di trasformare la raccolta differenziata in nuova materia prima destinata all’industria cartaria.

Raccolta carta e cartone: il divario tra Nord e Sud si riduce

Il quadro territoriale conferma una crescita diffusa in tutte le aree del Paese.

Il Nord Italia mantiene la leadership con oltre 2 milioni di tonnellate raccolte e una media di 74,7 kg per abitante. Tra le regioni più virtuose spicca l’Emilia-Romagna, che raggiunge il valore più elevato di raccolta pro capite con 99,8 kg/ab. La Valle d’Aosta registra invece l’incremento più significativo rispetto al 2024, con una crescita del 7%.

Anche il Centro Italia conferma performance positive, con 886 mila tonnellate raccolte e una media di 75,7 kg per abitante. La Toscana migliora ulteriormente il proprio risultato, raggiungendo 85,5 kg pro capite.

La crescita più rilevante riguarda però il Sud e le Isole, che superano per la prima volta il milione di tonnellate raccolte. La raccolta pro capite sale a 52,5 kg per abitante, con tutte le regioni dell’area in crescita.

Tra i risultati più significativi il Molise, che registra un aumento dell’11% rispetto al 2024, mentre la Sardegna si conferma la regione del Mezzogiorno con la raccolta pro capite più alta, pari a 64,2 kg per abitante.

Raccolta differenziata carta: oltre 300 milioni di euro ai Comuni nel 2025

La filiera della raccolta differenziata di carta e cartone genera anche importanti benefici economici per i territori. Nel 2025 sono state attive 944 convenzioni, con una copertura del 92% dei Comuni italiani e del 96,8% della popolazione.

Attraverso questo sistema sono state gestite oltre 2,5 milioni di tonnellate di materiali cellulosici. Comieco ha riconosciuto ai Comuni oltre 240 milioni di euro per la raccolta e ulteriori 60 milioni di euro per la lavorazione post-raccolta.

Un risultato che conferma il ruolo strategico della filiera composta da cittadini, amministrazioni locali, gestori della raccolta, recuperatori, cartiere e produttori di imballaggi.

La nuova sfida del riciclo della carta è la qualità della raccolta

Se sul fronte delle quantità l’Italia continua a migliorare e il divario territoriale si riduce, la prossima sfida riguarda la qualità della raccolta differenziata di carta e cartone.

Le analisi merceologiche evidenziano infatti differenze ancora significative: nel Sud circa la metà della carta raccolta raggiunge la prima fascia qualitativa, con impurità inferiori al 3%, mentre nel Centro-Nord oltre l’80% dei conferimenti raggiunge questo standard.

Per migliorare ulteriormente le performance arriva il nuovo Allegato Tecnico Carta, entrato in vigore il 1° maggio nell’ambito dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI. Il documento introduce nuovi meccanismi premianti per valorizzare la qualità del materiale raccolto e incrementare i corrispettivi riconosciuti ai Comuni.

Tra le novità anche una fascia premium, che porta il corrispettivo al 102,5% per le raccolte domestiche con impurità inferiori al 2%.

La qualità della raccolta diventa quindi un elemento sempre più centrale per garantire maggiore efficienza industriale, ridurre i costi di selezione e aumentare il valore della carta riciclata destinata alle cartiere.

Unione GCT: fare squadra per guidare l’innovazione

L’innovazione come metodo, la collaborazione come fattore competitivo e la capacità di fare sistema per affrontare le sfide del mercato. Sono questi i temi al centro dell’Assemblea annuale di Unione GCT Milano, che ha riunito gli associati in un momento di confronto andato ben oltre i tradizionali adempimenti istituzionali, trasformandosi in un’occasione di riflessione sul futuro dell’industria grafica.

L’incontro ha alternato i momenti assembleari a interventi dedicati ai principali cambiamenti che stanno interessando il comparto, dall’evoluzione tecnologica all’intelligenza artificiale, dalla sostenibilità alla trasformazione dei modelli organizzativi, con un messaggio chiaro: per restare competitivi è necessario innovare insieme.

«Questo per noi è sempre un momento importante, utile a capire cosa abbiamo costruito fino a oggi e a guardare al futuro – ha dichiarato Lara Botta, presidente di Unione GCT Milano –. Quest’anno abbiamo scelto una parola capace di riassumere le tante sfide che ci attendono: innovazione».

Innovazione oltre la tecnologia

L’innovazione non riguarda soltanto l’introduzione di nuovi macchinari o l’adozione delle tecnologie più recenti. Oggi significa ripensare processi, organizzazione aziendale e modalità di relazione con clienti e mercato.

Dall’intelligenza artificiale alla gestione sempre più strategica della comunicazione digitale e dei social media, fino alle nuove esigenze legate alla sostenibilità, le imprese sono chiamate ad affrontare un cambiamento continuo.

«Per essere pronti a ciò che servirà domani – ha spiegato Botta – dobbiamo trovare il coraggio di mettere in discussione ciò che oggi funziona. Il vero rischio è non cambiare, pensando che quanto ci ha portato fin qui possa bastare anche per il futuro».

Fare rete per affrontare il cambiamento

Secondo la presidente di Unione GCT, il settore grafico ha già dimostrato in passato una forte capacità di adattamento, migliorando l’efficienza produttiva, sviluppando nuovi materiali, rendendo i processi sempre più sostenibili e aprendosi ai mercati internazionali.

«Il nostro settore ha sempre saputo reinventarsi. Proprio questa capacità di evolvere rappresenta il nostro patrimonio». Per questo motivo le aziende sono chiamate a guardare oltre il semplice investimento in nuove tecnologie, mettendo in discussione anche il proprio modello di business e creando nuovo valore per il cliente.

Un tema particolarmente sentito riguarda inoltre la difficoltà nel reperire personale qualificato. La carenza di competenze deve trasformarsi in uno stimolo per ripensare l’organizzazione del lavoro, valorizzare le risorse interne e sviluppare nuove modalità di attrazione dei talenti.

Dati e collaborazione lungo la filiera

Tra i fattori strategici indicati durante l’assemblea figura anche la valorizzazione dei dati aziendali. Le informazioni raccolte dalle imprese devono essere organizzate e utilizzate per migliorare le decisioni, ma anche condivise lungo la filiera per creare maggiore efficienza e nuovi servizi. Per un sistema produttivo composto prevalentemente da piccole e medie imprese, la collaborazione rappresenta infatti una leva fondamentale di competitività.

«Come negli altri settori, anche le nostre imprese sono soprattutto PMI. Abbiamo meno risorse, ma come parte di una filiera siamo tutte importanti. Se riusciremo a coniugare cultura del fare, vicinanza al cliente e flessibilità con l’innovazione, sapremo affrontare anche le trasformazioni più profonde».

Il ruolo di Unione GCT

L’associazione punta quindi a rafforzare il proprio ruolo come luogo di confronto e crescita, favorendo la formazione, la condivisione delle competenze e il dialogo tra imprese.

«Come associazione possiamo creare le condizioni affinché tutto questo avvenga, mettendo in rete competenze, creando occasioni di formazione e favorendo il confronto anche tra realtà diverse. È proprio da questi incontri che spesso nascono le innovazioni più importanti.»

La sfida più impegnativa, secondo Unione GCT, è superare i confini della singola azienda per costruire una filiera sempre più integrata e competitiva.

«L’innovazione non è un obiettivo, ma un metodo – ha concluso Botta –. Non è un progetto con una data di fine, ma una forma mentis che alimenta curiosità, spirito critico e capacità di mettersi continuamente in discussione. Incontri come questo hanno valore quando diventano occasioni di confronto e permettono di tornare in azienda con uno sguardo diverso. Il futuro appartiene a chi sceglie di innovare».

Premi alle aziende associate storiche

L’Assemblea annuale di Unione GCT è stata anche l’occasione per celebrare le aziende che hanno contribuito alla crescita dell’associazione.

Per gli 80 anni di attività sono state premiate A.De Pedrini, Confalonieri, Fimat, Goglio, Grafiche Milani, Grafiche Pizzi, Idemia Italy, International Paper Italia e Sacchital.

Riconoscimenti anche agli associati entrati in Unione GCT tra il 2010 e il 2016, tra cui Tecniche Nuove.

La campagna globale di Two Sides contro il greenwashing compie nuovi passi avanti

Oltre 1.500 organizzazioni in tutto il mondo hanno rimosso o modificato dichiarazioni ambientali considerate fuorvianti sulla carta dopo il confronto con Two Sides, l’associazione internazionale che promuove la sostenibilità della filiera della carta, della stampa e degli imballaggi.

Da più di dieci anni la campagna Anti-Greenwashing di Two Sides monitora e contesta messaggi come “Passa al digitale, salva il pianeta” oppure “Scegli la fatturazione elettronica e salva un albero”, ritenuti spesso privi di adeguate basi scientifiche e utilizzati principalmente per promuovere il passaggio ai servizi digitali per motivazioni economiche legate alla riduzione dei costi.

Consumatori più attenti alla trasparenza ambientale

Secondo il Two Sides Trend Tracker 2025, il 56% dei consumatori europei considera poco trasparenti le motivazioni ambientali utilizzate per incentivare il digitale, mentre il 76% ritiene importante poter scegliere liberamente come ricevere comunicazioni e documenti.

Un dato che evidenzia come le dichiarazioni ambientali influenzino sempre più le decisioni dei consumatori e quanto sia necessario utilizzare informazioni corrette, verificabili e basate su dati scientifici.

La campagna si estende anche agli imballaggi in carta

Negli ultimi anni l’attività di Two Sides si è ampliata anche al settore degli imballaggi a base carta, con l’obiettivo di contrastare affermazioni non supportate da evidenze secondo cui materiali alternativi sarebbero sempre più sostenibili o che la semplice eliminazione della carta comporterebbe automaticamente una riduzione dell’impatto ambientale.

L’associazione sottolinea che ogni dichiarazione sulla sostenibilità deve essere accompagnata da analisi scientifiche e valutazioni del ciclo di vita (LCA), considerando l’intera catena del valore: dalle materie prime alla produzione, fino al riciclo o al fine vita.

Il costo del greenwashing per la filiera della carta

Secondo Two Sides, il greenwashing non rappresenta solo un problema di comunicazione, ma può avere conseguenze concrete sul mercato, influenzando le scelte dei consumatori, riducendo la fiducia nelle reali iniziative di sostenibilità e penalizzando un settore che negli anni ha investito in gestione forestale responsabile, efficienza produttiva e riciclo.

Le ricadute economiche riguardano un comparto strategico per l’Europa: la filiera della stampa, della carta, degli imballaggi e della gestione forestale coinvolge infatti oltre 640.000 addetti in 112.000 imprese.

Una ricerca commissionata da Two Sides stima inoltre che il greenwashing possa generare un danno superiore a 337 milioni di euro all’anno per il settore europeo della corrispondenza e dei servizi postali.

«La maggior parte delle aziende non intende ingannare i consumatori – afferma Jonathan Tame, Managing Director di Two Sides Europe – ma le comunicazioni ambientali devono essere fondate su dati verificabili e non su semplici slogan».

Secondo Two Sides, sostenere che il digitale sia sempre la soluzione più sostenibile o che eliminare gli imballaggi in carta sia automaticamente vantaggioso per l’ambiente rappresenta una semplificazione che non tiene conto della complessità delle valutazioni ambientali.

Solo in Europa, la campagna ha già portato oltre 950 organizzazioni a modificare o eliminare messaggi anti-cartadai propri materiali di comunicazione.

Nuove regole europee contro le dichiarazioni ambientali scorrette

Con l’evoluzione della normativa europea sulle dichiarazioni ambientali, Two Sides invita aziende e organizzazioni a rivedere le proprie comunicazioni sulla sostenibilità, assicurando che siano accurate, trasparenti e supportate da evidenze scientifiche, evitando il rischio di pratiche di greenwashing.

La campagna conferma così il ruolo centrale della corretta informazione nel percorso verso una maggiore sostenibilità della filiera carta, stampa e packaging.

Assografici celebra 80 anni, a Milano due giornate dedicate al futuro della filiera grafica e cartotecnica

Il 15 e 16 ottobre 2026 il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci ospiterà “Punto”, l’evento con cui Assografici e Unione GCT Milano celebrano gli 80 anni di attività. Al centro del programma quattro temi chiave – Visioni, Impegno, Persone e Cultura – per riflettere sulle sfide future dell’industria grafica, cartotecnica e del packaging.

L’iniziativa non sarà soltanto una ricorrenza celebrativa, ma un momento di confronto dedicato all’evoluzione della filiera della stampa, della cartotecnica e del converting. L’obiettivo è valorizzare il percorso compiuto in questi ottant’anni e, soprattutto, delineare le prospettive future del settore attraverso il contributo di imprenditori, esperti, partner e rappresentanti del mondo associativo.

Quattro parole chiave per raccontare il futuro

Il programma dell’evento è costruito attorno a quattro pilastri che rappresentano i valori e le priorità del comparto.

La prima giornata si aprirà con Visioni, dedicata al ruolo degli imballaggi come strumenti di comunicazione, innovazione e salvaguardia degli alimenti, affrontando temi quali tecnologia, materiali e trasformazione industriale. A seguire, Impegno sarà incentrato su economia circolare, sostenibilità e responsabilità d’impresa, elementi sempre più strategici per la competitività della filiera.

Il 16 ottobre sarà invece dedicato a Persone, con un focus sul divario generazionale, la formazione e l’attrattività del lavoro nelle imprese grafiche e cartotecniche. La chiusura sarà affidata a Cultura, con una riflessione sul valore della stampa nella storia dell’umanità e nel suo sviluppo futuro nell’era digitale.

Nel corso delle due giornate interverranno personalità provenienti dal mondo dell’informazione, della ricerca e della cultura, chiamate a offrire punti di vista trasversali sui grandi cambiamenti economici e sociali. Tra gli ospiti annunciati figurano il giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, la fisica e meteorologa Serena Giacomin, il professore di Psicologia dei consumi e Neuromarketing Vincenzo Russo, il giornalista Andrea Cangini e Caterina Crepax, architetto, artista e presidente dell’Archivio Crepax, che porterà una riflessione sul valore culturale della stampa e della creatività italiana.

Un appuntamento per tutta la filiera

Con “Punto”, Assografici punta a riunire aziende associate, partner e stakeholder per condividere esperienze, rafforzare il senso di appartenenza e costruire una visione comune sulle sfide che attendono l’industria grafica italiana. L’evento rappresenta uno dei principali appuntamenti del 2026 per il comparto e accompagnerà le celebrazioni degli ottant’anni dell’associazione con uno sguardo rivolto al futuro della stampa, del packaging e della trasformazione della carta.

Unicar e Manitech: 10 anni di crescita nella movimentazione industriale in Sardegna

Il concessionario Unicar per i carrelli elevatori Yale celebra il traguardo con la presentazione di Altera, il nuovo rooftop aziendale per eventi e networking nella sede di Elmas (Cagliari).

Manitech festeggia dieci anni di attività come partner esclusivo di Unicar per i carrelli elevatori Yale in Sardegna. Un percorso di crescita sviluppato attraverso servizi di vendita, noleggio, consulenza e assistenza tecnica dedicati alla movimentazione industriale e alla logistica.

Il decennale è stato celebrato nella sede di Elmas con un evento che ha riunito clienti, partner e collaboratori, durante il quale è stato presentato Altera, il nuovo spazio aziendale dedicato a incontri, eventi e networking.

Con sedi a Elmas e Olbia e un team specializzato, Manitech continua a puntare su innovazione, Industria 4.0 e soluzioni per l’intralogistica, rafforzando la collaborazione con Unicar e Yale sul territorio sardo.

Variazioni CAC per legno/vetro e novità per capsule/cialde in bioplastica compostabile

Conai dopo il monitoraggio delle situazioni economico-patrimoniali dei Consorzi di filiera, ha deliberato alcune variazioni del Contributo Ambientale Conai (CAC) in accordo con Rilegno, Biorepack e Coreve.

Per gli imballaggi in legno, il CAC passerà da 10 a 12 €/t dal 1° gennaio 2027. La revisione consentirà di mantenere l’equilibrio economico del Consorzio Rilegno e la sostenibilità del sistema di raccolta e riciclo, anche alla luce del nuovo Accordo di Programma Quadro Nazionale che garantirà fino al 31 dicembre 2029 maggiori possibilità di intercettazione degli imballaggi in legno post consumo provenienti dalla superficie urbana.

Per gli imballaggi in vetro, il CAC aumenterà da 40 a 48 €/t dal 1° gennaio 2027. L’adeguamento si rende necessario per compensare il calo dei valori di mercato dei rottami di vetro e la contrazione della domanda nei settori trainanti, come vino e bevande, che hanno ampliato la distanza tra costi di gestione e ricavi dalla valorizzazione del materiale.

Il CdA Conai ha inoltre introdotto, dal 12 agosto 2026, un CAC diversificato di 45 €/t per capsule e cialde in plastica biodegradabile e compostabile certificate EN 13432 destinate a caffè o altre bevande. La misura recepisce le nuove disposizioni europee che includono tra gli imballaggi anche questi prodotti conferibili insieme al contenuto nella raccolta dell’umido, favorendone il riciclo organico e la produzione di compost di qualità. Il contributo ha carattere temporaneo e sarà rivalutato dopo almeno dodici mesi di monitoraggio.