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Valeria Teruzzi

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Packaging a base carta, nasce Smurfit Westrock

Dalla fusione tra Smurfit Kappa e WestRock nasce Smurfit Westrock plc, leader mondiale del packaging sostenibile, con operazioni in 40 paesi, oltre 500 impianti di produzione e oltre 100.000 dipendenti. Il nuovo gruppo ha una capacità unica e senza rivali di fornire ai propri clienti – ovunque nel mondo – la gamma più diversificata, innovativa e sostenibile di soluzioni di imballaggio rinnovabili e riciclabili.

Smurfit Westrock plc è lieta di annunciare la sua quotazione alla New York Stock Exchange (NYSE), sotto il ticker ‘SW’, dopo il completamento della fusione, precedentemente annunciata, di Smurfit Kappa e WestRock il 5 luglio 2024. La società ha anche una quotazione standard alla Borsa di Londra (LSE) sotto il ticker ‘SWR’.

“La combinazione tra Smurfit Kappa e WestRock crea un gruppo globale che unisce l’esperienza e il know-how di entrambe le aziende”, ha dichiarato Tony Smurfit, Chief Executive Officer di Smurfit Westrock. “Siamo convinti che questa operazione abbia portato alla creazione dell’operatore leader nel mondo e partner di riferimento per tutti i Clienti nel settore del packaging sostenibile. Sono orgoglioso di essere stato scelto per guidare questa grande squadra di persone.”

 “Gli azionisti di Smurfit Kappa e WestRock hanno sostenuto in modo determinante l’operazione di fusione. Smurfit Westrock ha oggi una presenza geografica unica e una capacità senza precedenti di fornire valore ai nostri Clienti attraverso le nostre innovative soluzioni di settore”, ha aggiunto Ken Bowles, Chief Financial Officer di Smurfit Westrock.

Volpak e Lecta testano materiali di imballaggio ecologici in carta

​​Volpak, azienda Coesia, specializzata in soluzioni orizzontali “form-fill-seal”​ per l’industria dell’imballaggio, e Lecta, uno dei principali produttori e distributori europei di carte speciali, hanno avviato un progetto di collaborazione volto a testare e convalidare materiali sostenibili per applicazioni di imballaggio.

La partnership tra Volpak e Lecta nasce da un impegno comune per l’innovazione e la sostenibilità. Con l’industria dell’imballaggio che si orienta verso soluzioni più ecologiche, è importante che i produttori si adattino e innovino. Lecta, con la sua esperienza nelle carte speciali, ha valorizzato l’importanza di collaborare con Volpak per garantire che questi nuovi materiali possano essere utilizzati efficacemente sui macchinari di imballaggio esistenti. Questa collaborazione mira a colmare il divario tra innovazione dei materiali e applicazione pratica, garantendo carte ecologiche in grado di soddisfare i requisiti operativi delle moderne linee di imballaggio.

Sostenibilità e tendenze di mercato

Il passaggio a imballaggi sostenibili è guidato sia dalle pressioni normative che dalla domanda dei consumatori. Secondo un rapporto di Bain & Company, il 71% dei consumatori europei e una percentuale simile di quelli statunitensi esprimono una preferenza per l’acquisto di prodotti sostenibili, e molti di loro preferiscono prodotti che utilizzano imballaggi minimi o riciclabili (Bain). Inoltre, uno studio condotto da NIQ e McKinsey ha rilevato che il 92% degli acquirenti considera la sostenibilità un fattore importante nella scelta di un marchio, evidenziando la crescente aspettativa dei consumatori per soluzioni di imballaggio ecologiche (NIQ).

Puntando su imballaggi in carta, riciclabili e in linea con i principi dell’economia circolare, Volpak e Lecta rispondono a queste preferenze dei consumatori e contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi.

Sviluppo di carte ecologiche

Lecta ha già introdotto sul mercato prodotti barriera adatti a diverse applicazioni di imballaggio. Si tratta di flow pack, bustine e materiali da imballaggio, come le confezioni di burro. L’azienda continua a innovare, combinando diverse proprietà di barriera e termosaldabilità per soddisfare esigenze di imballaggio specifiche.

Lecta è sempre stata all’avanguardia nello sviluppo di carte speciali e grafiche che rispondono a diverse esigenze industriali. L’azienda ha sfruttato il proprio know-how tecnologico e le proprie capacità produttive per creare nuove carte funzionali metallizzate, non patinate e patinate su un solo lato​ con proprietà barriera. Queste carte sono progettate per mantenere le caratteristiche ecologiche, pur fornendo protezioni importanti, come barriere contro il vapore acqueo, il grasso, l’ossigeno e l’alcol. In particolare, queste carte sono riciclabili e possono essere trattate nei normali circuiti di riciclaggio della carta, in linea con i principi dell’economia circolare.

L’obiettivo principale di questo progetto congiunto è quello di esplorare l’uso delle carte sostenibili Lecta per gli imballaggi flessibili. Le potenziali applicazioni spaziano in vari settori. La versatilità di queste nuove carte si estende anche ai prodotti di ristorazione, comprese le tazze, a dimostrazione della loro ampia applicabilità.

 

Assemblea annuale Assocarta, arriva il piano di decarbonizzazione

Il prossimo 20 giugno, alle ore 15.00 presso Civita in Piazza Venezia 11 a Roma, si terrà l’Assemblea Annuale di Assocarta: “Sicurezza energetica e decarbonizzazione” durante la quale verrà presentato il Piano di Decarbonizzazione del settore cartario italiano sviluppato da Assocarta con il supporto di AFRY.

Giovanna Pancheri di Sky Tg24 intervisterà il presidente Assocarta Lorenzo Poli sulla congiuntura 2023-2024 dell’industria cartaria Made in Italy.

Interverranno Paolo Arrigoni presidente del GSE, Cristian Signoretto presidente Proxigas, Federico Boschi capo dipartimento energia MASE e Antonio Gozzi advisor confindustria con delega all’autonomia strategica europea, piano Mattei e competitività.

Jungheinrich, nuovo Automation Center – Training & Demo Area Mobile Robots

Un’area interamente dedicata alle principali soluzioni di automazione firmate Jungheinrich. A Rosate durante il mese di marzo è entrato in funzione il nuovo Automation Center – Training & Demo Area Jungheinrich.

Pensato come luogo di formazione specializzata per i collaboratori, tecnici e no, impegnati con tecnologie e soluzioni sempre più innovative la nuova area si rivolge anche ai clienti, che qui possono conoscere e sperimentare tutte le potenzialità di soluzioni di automazione su misura.

Il nuovo centro al momento ospita differenti Mobile Robots, ognuno dei quali completa gli ordini di trasporto che gli sono assegnati, riproducendo gli spostamenti delle merci che avvengono generalmente in magazzino. Si tratta di diversi Mobile Robots che, gestiti dalla Logistics Interface Jungheinrich, navigano in autonomia e sicurezza.

Tra questi, presso il centro di Rosate è possibile vedere in azione:

• uno stoccatore automatico con un’altezza di sollevamento fino a 4,4 metri di altezza e una portata fino a 1.700 kg; ERCa è particolarmente adatto all’impiego in corsie di lavoro a larghezza ridotta, garantisce massima efficienza e sicurezza nelle operazioni di routine;

• un carrello elevatore a guida automatica per lo stoccaggio fino a 6 m di altezza; EKSa ha dimensioni compatte e scanner per la sicurezza delle persone integrato;

• un arculee S, adatto per il trasporto orizzontale di carichi fino a 1000kg. Dotato del sistema di sensori di sicurezza a 360° e tecnologia agli ioni di litio, si integra facilmente nel sistema ed è ideale per il funzionamento misto con altri Mobile Robots.

Al fine di ricreare un ambiente di magazzino reale e completo, la Demo Area include anche sistemi di stoccaggio statico e sistemi di stoccaggio dinamico della gamma Jungheinrich, che contribuiscono alla riproduzione dei processi tipici dell’intralogistica.

Assocarta partner del Forum Acqua di Legambiente “La transizione ecologica dell’acqua”

Massimo Medugno DG Assocarta è intervenuto al Forum Acqua di Legambiente “La transizione ecologica dell’acqua” con un intervento sul rapporto tra industria cartaria e risorsa idrica.

“L’acqua è un elemento fondamentale del processo produttivo cartario pertanto il settore ha sempre investito molto nella tecnologia di riciclo delle risorse idriche.  Tanto che il riciclo interno dell’acqua è elevato e soltanto il 10% dei consumi di processo è costituito da prelievi e i consumi idrici * – diversificati a seconda del prodotto finito e tra processi di produzione della pasta e processi di fabbricazione cartaria – si sono drasticamente ridotti nel corso degli anni. Alla fine degli anni settanta erano necessari mediamente 100 metri cubi d’acqua per produrre una tonnellata di carta, attualmente ne vengono utilizzati 26 (dato medio del campione Assocarta)” ha spiegato Massimo Medugno nel suo intervento alla tavola rotonda “Crisi climatica, tra siccità ed eventi estremi, gli interventi necessari per una transizione ecologica della risorsa idrica”.

Il dato, sostanzialmente stabile negli ultimi anni, evidenzia il raggiungimento di un limite tecnologico sotto il quale sembrerebbe difficile spingersi senza incorrere in un incremento delle concentrazioni. I consumi idrici italiani, per un effetto paradossale della normativa sugli scarichi, restano quindi mediamente superiori a quelli di altri paesi europei e potrebbero essere almeno dimezzati. Gli inquinanti presenti nelle acque reflue di cartiera sono essenzialmente di origine biologica o naturale (cellulose, amidi, cariche minerali inerti come il carbonato di calcio). Rispetto ai principali parametri di caratterizzazione delle acque reflue, i valori medi di emissione di COD e di solidi sospesi (alcune sostanze più critiche sono ormai state eliminate dai processi) mostrano nel tempo un continuo ridimensionamento, attestandosi sempre ben al di sotto dei limiti di legge. “La stabilizzazione registrata negli ultimi anni è anche il segno di un sostanziale limite, oggi difficilmente superabile con le tecnologie di trattamento disponibili” spiega Medugno.

“Il vero limite posto allo sforzo del settore nel ridurre l’utilizzo di acqua è una normativa ambientale che ancora prevede ad esempio la presenza del boro per concentrazione e non per massa complessiva e questo penalizza anche il riciclo dal momento che  tale sostanza risulta presente in tale processo” aggiunge Medugno.

“Abbiamo stimato che il settore cartario, eliminando le limitazioni espresse in concentrazione e basandosi sui più limiti europei indicati nel BREF di settore (pur restrittivi, ma espressi in massa) al pari delle industrie di tutta Europa e a parità di carico in inquinante scaricato nei corpi idrici (se non anche inferiore), potrebbe ridurre il proprio fabbisogno di acqua per circa 20 milioni di metri cubi” ha concluso Medugno.

*Le fonti di prelievo dell’acqua, secondo le statistiche Cepi 2021, mostrano che l’87,3% è costituito da acque superficiali, il 12% da acque sotterranee e lo 0,8% da reti comunali. Sempre nel 2021, circa il 90% dell’acqua estratta per produrre carta e cartone è stata restituita alla fonte dopo il trattamento

Un kit con qualcosa in “Plus”

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Eliminare i costi della carta pre-spalmata scegliendo una soluzione che prediliga come materiali di imballaggio la carta semplice kraft. Oggi è possibile con un sistema innovativo studiato per il settore di produzione e trasformazione del tissue, un aggiornamento di due tecnologie già conosciute dalle aziende del comparto. Il nuovo sistema agisce sulla zona di svolgitura della bobina nella confezionatrice, garantendo maggiore sostenibilità dal punto di vista ambientale ed economico.

Rispetto delle più stringenti normative ambientali, ma anche massima attenzione alla riduzione dei costi e al mantenimento della propria competitività; in una parola: sostenibilità.
Se si parla poi di carta – e, nello specifico, di carta per uso domestico, igienico e sanitario ovvero di tissue – la rispondenza a questi parametri diventa ancor più un’esigenza, in quanto il mercato a cui ci si rivolge e a cui occorre dare risposta è quello finale, quello per intenderci del consumatore ultimo del bene prodotto. Ciò è ancor più vero per quanto concerne quella parte della sostenibilità che ha a che fare con l’impatto sull’ambiente e l’utilizzo delle risorse.
Con questi obiettivi le aziende del settore di produzione e di trasformazione della carta si stanno muovendo alla ricerca di soluzioni tecnologiche e innovative. Un ambito in cui la collaborazione con le aziende fornitrici si fa sempre più stretta.

La sostenibilità ricercata
Nell’attenzione massima che ormai si pone nei confronti delle tematiche legate all’ambiente e all’impatto delle attività produttive sullo stesso, il packaging gioca un ruolo da protagonista. Non è semplicemente un mezzo di protezione del prodotto e di comunicazione con il mercato, ma anche un elemento di confronto a livello europeo. La riduzione degli imballaggi e la preferenza per il ricorso a un packaging che sia riciclabile e che contribuisca a contenere la quantità di rifiuti plastici sono tematiche da tempo al centro del dibattito internazionale.
Il gruppo tedesco Körber – e più nello specifico la sua divisione dedicata al comparto tissue – si è occupato proprio di questi aspetti. Secondo i dati pubblicati da Euromonitor International, dicono dall’azienda, la crescente preoccupazione circa la gestione di rifiuti plastici, soprattutto nell’ambito del confezionamento, ad oggi si trova al centro delle logiche di acquisto dei consumatori per ben il 54% di loro. Ecco che fare affidamento su soluzioni tecnologicamente avanzate in grado di garantire maggiore sostenibilità risulta fondamentale per gli operatori del settore.
Körber business area Tissue progetta e realizza linee di trasformazione di carta tissue caratterizzate da un elevato livello tecnologico per le quali, per altro, è strutturata anche per offrire un altrettanto adeguato servizio di assistenza. Alla base delle tecnologie che realizza per il settore, l’unità tissue del gruppo tedesco pone una costante attenzione alla ricerca, proprio al fine di rendere i suoi prodotti e servizi sempre più sostenibili. Nello specifico, ha recentemente sviluppato un’innovazione di prodotto che permette di sostituire i materiali di imballaggio in polietilene con carta semplice kraft.

Packaging: il passaggio alla carta
Il nuovo prodotto si chiama Kit Bio Pack plus, è stato sviluppato e testato nell’R&S della divisione packaging di Körber business area Tissue ed è stato brevettato. Con questa nuova soluzione, spiega Nicolò Squarzoni, product manager – Packaging & digital Körber business area Tissue, «si è voluto andare oltre i primi passi fatti, aggiornando i sistemi Kit Bio Pack full e Kit Bio Pack light, due tecnologie già di successo, che consentono di impiegare carta pre-spalmata e bioplastiche. Sebbene queste soluzioni rendano la confezione di prodotti tissue trasformati più sostenibile» dichiara «abbiamo deciso di evolvere ulteriormente la nostra offerta per rendere ancora più vantaggiosi gli investimenti dei nostri clienti».
Il nuovo Kit Bio Pack plus è un sistema add-on sulla zona di svolgitura della bobina nella confezionatrice che esclude la necessità di ricorrere a carta pre-spalmata con colla termosaldante, a vantaggio di una soluzione più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico.
In sostanza, la carta della bobina, prima di giungere alla perforazione, attraversa un doppio passaggio costituito da un encoder e un insieme di ugelli. L’intuizione dei progettisti di Körber risiede proprio in questo aspetto tecnico, spiegano dall’azienda: l’encoder mette in fase la svolgitura della bobina con l’applicazione della colla da parte degli ugelli. L’innovazione tecnologica è così in grado di applicare la colla su una bobina che si svolge fino a una velocità di 200 fogli al minuto, garantendo precisione nell’individuazione dei punti di applicazione esatti, evitando sbavature e assicurando un’asciugatura rapida della colla. La capacità di dettare la quantità necessaria di adesivo per ogni specifico formato di pacco, sottolineano i tecnici di Körber, significa così ridurre al minimo gli sprechi. Questo garantisce l’ottenimento di prodotti più sostenibili, rendendo anche tutto il processo di imballaggio ancora più sostenibile da un punto di vista ambientale.
Il nuovo kit, prosegue Squarzoni, è «installabile su tutte le macchine confezionatrici con Kit Bio Pack esistenti. Questa inedita soluzione brevettata rappresenta quindi sia un retrofit per gli impianti di vecchia generazione sia un optional per le macchine nuove, a favore di un’elevata qualità e velocità».

Ridurre i costi
I benefici che si possono ricavare dal ricorso a questa innovazione di prodotto, però, non sono solo ambientali. La sostenibilità, si è detto, deve essere anche economica e una nuova tecnologia per avere un impatto positivo deve essere economicamente sostenibile e deve poter rappresentare per l’azienda un vantaggio anche in questi termini. Alla maggiore qualità del prodotto e rapidità di esecuzione si aggiunge dunque, prosegue il manager, «una riduzione del costo del packaging e una superiore marginalità di vendita sul prodotto finale». Il vantaggio ulteriore che un’azienda del settore tissue può ricavare da Kit Bio Pack plus, in effetti, è molto interessante. È dato, spiegano, dal prezzo di circa il 45-50% inferiore della carta kraft rispetto a quello della carta pre-incollata: rispettivamente, specificano, si tratta di 3 €/kg a fronte di 5,5 €/kg.
A conti fatti il risparmio diventa davvero interessante. Gli esperti Körber hanno fatto delle ipotesi di calcolo. In considerazione delle molteplici variabili, in termini di esigenze dei trasformatori di carta e delle condizioni di produzione delle linee – spiegano – su una confezionatrice che lavora sotto determinate circostanze – per esempio per 300 giorni all’anno per 16 ore al giorno, con una disponibilità di macchina al 70% e confezionamento a carta per il 30% del totale, a una velocità di 120 ppm e con carta di grammatura 50 g/m2 – per un consumo stimato di carta pari a 72.500 kg, l’uso di carta kraft con colla rispetto a quella pre-lavorata permette di ridurre i costi di oltre il 42%. Ciò significa – dicono – che le aziende produttrici o trasformatrici di tissue possono arrivare potenzialmente a dimezzare i costi di approvvigionamento e, allo stesso tempo, riuscire a massimizzare il ritorno sull’investimento fatto.

Uno sguardo da vicino
Per scoprire tutti i vantaggi del nuovo Kit Bio Pack plus, capire meglio cosa comporti installare questa nuova versione del kit, studiata per il settore di produzione e trasformazione della carta, e per scoprirne le prospettive di sviluppo ulteriori, abbiamo intervistato proprio Nicolò Squarzoni.

La nuova tecnologia Kit Bio Pack plus è stata lanciata quest’anno. Ci sono stati in questi mesi ulteriori sviluppi o prevedete di implementarne nel breve periodo?
«Il prototipo del Kit Bio pack plus è stato ufficialmente presentato ai clienti in occasione di un open house tenutosi recentemente nella divisione packaging di Körber business area Tissue, a Bologna, così come di un webinar nell’ambito dei Tissue Innovation Days di Körber. Da allora è stato avviato un processo di industrializzazione del prototipo, per una perfetta integrazione nelle confezionatrici».

Kit Bio Pack plus è un’innovazione adatta anche al retrofit – aspetto sempre importante per le cartiere – cosa comporta per l’azienda che lo installa? La cartiera o il trasformatore cosa devono modificare o approntare del proprio impianto?
«Nell’ambito dei retrofit si presentano due scenari. Nel primo, se sulla macchina esistente del cliente sono già montati il Kit Bio pack light o il Kit Bio pack full, sarà sufficiente aggiungere il Kit Bio pack plus sulla parte dedicata alla svolgitura, senza necessità di apportare ulteriori modifiche. Nel secondo caso, se la confezionatrice funziona solo con politene, polimero sintetico semplice, e l’azienda desidera orientarsi verso un utilizzo della carta come materiale di confezionamento, dovrà, in primo luogo, installare il Kit Bio pack light o full, al fine di garantire una corretta svolgitura e sigillatura».

Anche i precedenti modelli da cui la versione plus deriva erano adatti all’installazione su macchine esistenti?
«Assolutamente sì. Il successo del Bio pack full, per esempio, deriva proprio dalla possibilità di installare la tecnologia su macchine esistenti, che si traduce in un beneficio per le aziende che decidono di effettuare tale upgrade, in totale semplicità».

Come ha risposto il settore cartario a queste innovazioni di prodotto, rispetto sia ai precedenti sistemi – Kit Bio Pack full e Kit Bio Pack light – sia al nuovo Kit Bio Pack plus?
«La risposta da parte del settore è molto positiva. In primis, in entrambi i casi, tali soluzioni innovative consentono di generare prodotti che corrispondono a quanto viene richiesto dal mercato, garantendo alle aziende clienti di rimanere competitive in un business altamente dinamico e concorrenziale quale quello del tissue. In più, con il Kit Bio pack plus, possono anche ridurre drasticamente i costi di approvvigionamento. Infine, il riscontro preliminare di coloro che hanno assistito alla presentazione del prototipo conferma che la tecnologia è molto valida».

Quale rimando hanno ottenuto e stanno ottenendo invece i produttori di carta dal mercato finale (consumatori, GDO ecc.)?
«Il Kit Bio pack plus, presto sul mercato, si traduce in un vantaggio anche per il consumatore finale. Grazie alla quantità minima di colla applicata, infatti, il confezionamento in carta potrà essere riciclabile o biodegradabile, a favore di un prodotto eco-friendly e rispettoso dell’ambiente».

Le nuove prospettive dell’area Tissue
Körber è un gruppo tecnologico internazionale che conta più di 100 sedi in tutto il mondo – il quartier generale si trova ad Amburgo in Germania – e impiega circa 13mila dipendenti. Opera in vari settori grazie alle sue diverse aree di business: Digital, Pharma, Supply Chain, Tissue e Tobacco.
Per una di queste, più precisamente la Körber business area Tissue lo scorso luglio il gruppo tedesco ha raggiunto un accordo per l’acquisizione da parte di Valmet, player tecnologico e di servizi a livello mondiale.
Fornitore integrato e globale di soluzioni avanzate per il settore della trasformazione della carta tissue, Körber business area Tissue www.koerber-tissue.com dispone di un portfolio di soluzioni altamente tecnologiche che possono essere applicate nel settore tissue lungo l’intera catena di valore, dal rotolo al piegato, dal converting al packaging. Si tratta di soluzioni integrate, automatizzate e facili da usare.

SKF per l’industria cartaria: prodotti e servizi per l’efficienza e la competitività

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SKF supporta i professionisti del settore pulp & paper con soluzioni dedicate all’insegna della digitalizzazione e dell’economia circolare. Una collaborazione basata su obiettivi comuni e risultati condivisi che va al di là della “semplice” fornitura del prodotto.

Grazie all’expertise acquisita in decenni di lavoro sul campo e al dialogo costante con i clienti, SKF ha individuato quattro driver del settore pulp&paper che rappresentano l’approccio al mercato del Gruppo:

  • Affidabilità degli impianti e dei fornitori
  • Riduzione dei costi
  • Sostenibilità e riduzione dell’impatto ambientale
  • Sicurezza delle persone, delle macchine e degli impianti.

A partire da questi driver, SKF ha sviluppato una serie di strategie e servizi in grado di accompagnare i clienti nel loro percorso di cambiamento.

La digitalizzazione è oggi uno degli elementi chiave dell’offerta SKF per il settore pulp & paper. Digitalizzare significa principalmente lavorare con i clienti per sensorizzare gli impianti. Equipaggiare le macchine con sensori e centraline permette di monitorare ogni componente in funzione dei parametri operativi specifici di ogni preciso momento. È così possibile apportare “on the fly” correzioni produttive, manutentive e strategiche.

L’interpretazione dei dati provenienti dai sensori aiuta a individuare più facilmente le azioni correttive al momento giusto, aprendo le porte alla manutenzione predittiva. Un processo che permette di migliorare la pianificazione degli interventi di manutenzione, da una parte, e di ottimizzare gli stock dei componenti a magazzino.

Sul fronte dell’efficienza e della sostenibilità, SKF ha sviluppato un programma specifico di revisione e ricondizionamento dei cuscinetti di grandi dimensioni, come i cuscinetti orientabili a rulli tipicamente installati nelle presse delle cartiere.

Il servizio SKF Remanufacturing permette di sfruttare al massimo il potenziale dei cuscinetti e ripristinare il loro pieno funzionamento, a un costo inferiore, utilizzando meno risorse e con tempi di consegna più brevi rispetto ai nuovi cuscinetti ma con le stesse prestazioni SKF. Il processo di ricondizionamento richiede meno fasi di lavorazione e meno materiale rispetto alla produzione di cuscinetti nuovi.

Ciò si traduce in una sensibile riduzione indiretta di emissioni per ogni cuscinetto ricondizionato rispetto alla produzione e acquisto di un cuscinetto nuovo. Il processo di ricondizionamento dei cuscinetti prevede il riutilizzo della maggior parte dei componenti ed è spesso è l’alternativa più rapida per sostituire un cuscinetto guasto, soprattutto se si tratta di cuscinetti non disponibili a magazzino. I cuscinetti ricondizionati vengono inoltre garantiti come nuovi.

L’olio e la gestione della lubrificazione rappresentano due voci importanti all’interno delle cartiere. In questa direzione, SKF ha sviluppato un sistema di filtraggio chiamato RecondOil.

Con SKF RecondOil, gli intervalli di cambio dell’olio possono essere notevolmente prolungati, in alcuni casi all’infinito. La tecnologia proprietaria rimuove le particelle di contaminazione dall’olio con una riduzione delle emissioni di CO2 fino al 96%.

La versione compatta – RecondOil Box – è un sistema di filtrazione di profondità potenziato che incorpora la tecnologia brevettata a doppia separazione (DST) di RecondOil. È dotato di un processo di separazione chimico/meccanico che non è limitato dalla dimensione dei pori del filtro e non esiste quindi un limite inferiore alla dimensione delle particelle che possono essere rimosse da un olio.

I programmi e le soluzioni per l’industria cartaria rientrano infine nella più ampia strategia di SKF a livello globale, che si prefigge l’obiettivo di creare soluzioni pulite e “intelligenti” per le persone e il Pianeta.

MIAC, il settore cartario alla sfida della transizione ecologica ed energetica

Si è aperta oggi a Lucca, al polo fiere, la Mostra Internazionale dell’Industria Cartaria, manifestazione ufficiale di Assocarta e Confindustria Toscana Nord organizzata da Edipap Srl. Con il 10% della produzione realizzata in Europa, l’industria cartaria italiana, si è collocata, nel 2020, al 3° posto dopo Germania e Svezia. Secondo utilizzatore di carta da riciclare, dopo la Germania, il nostro Paese è primo produttore di carte per uso igienico sanitario e terzo produttore di carte per imballaggio. Ed è proprio in quest’ultimo comparto che si registra il più alto tasso di utilizzo di carta da riciclare: l’87%.

La carta, industria “essenziale”, non si è fermata neanche durante la pandemia ma corre il rischio di farlo adesso per la difficoltà di scaricare rincari quotidiani di materie prime (cellulosa e carta da riciclare) energia e CO2 su clienti e mercati. Se ne è discusso oggi con Lorenzo Poli Presidente Assocarta, Tiziano Pieretti Vice Presidente con delega energia di Confindustria Toscana Nord e Stefano Baccelli Assessore alle infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Regione Toscana. L’evento è stato introdotto da un indirizzo di saluto del Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini.

Le materie prime, l’energia e il gas sono al massimo storico e alcune cartiere stanno valutando la sospensione momentanea della produzione, in attesa di una ridefinizione di margini oramai fuori linea, a causa del repentino aumento dei costi. Questo dopo un anno dove tutte le componenti della spesa che le cartiere sostengono per tenere attive le catene produttive sono state sottoposte a forte stress. A tenere il bicchiere pieno oltre la meta sono i consumi di carta in ripresa per effetto non solo delle riaperture delle attività industriali e commerciali ma del crescente apprezzamento da parte del consumatore del migliore materiale sostenibile per l’ambiente: la carta. La produzione, infatti, nei primi otto mesi del 2021 registra un aumento del 13,5% (nel 2020 primi 8 mesi +2,1%) pur nella difficoltà dei produttori di confrontarsi con una accelerazione di costi da gestire nell’immediato” afferma Lorenzo Poli Presidente di Assocarta.

In un momento così virtuoso sul fronte dei consumi sarebbe un peccato non riuscire a chiudere i cicli produttivi sottraendo al Paese un ingranaggio fondamentale dell’economia circolare come il cartario” aggiunge Poli. L’industria cartaria, che rappresenta un filone portante dell’infrastruttura di riciclo nazionale, utilizza principalmente il gas nei propri impianti (il 90% degli impianti che producono a partire da carta da riciclare). Un dato chiave per capire come l’importanza della sostenibilità del ciclo energetico sia funzionale alla sostenibilità del riciclo e quindi a quella ambientale.

Per questo occorre intervenire immediatamente, con la riduzione degli oneri in bolletta per le imprese, in particolare quelli del gas e con il rilascio alle aziende delle compensazioni europee di CO2. Fondamentale inoltre dare liquidità utilizzando appieno i gasdotti da nord e sud e le capacità nazionali di produzione. Il settore auspica nel breve una migliore politica industriale ed energetica e della rete del gas continentale. Un giusto sostegno alle aziende e un riconoscimento del ruolo svolto nell’economia nazionale”.

Il cartario, fra i settori energy-intensive (i così detti hard-to-abate) consuma ogni anni 2,5 miliardi di mc di gas naturale col quale mediante cogenerazione produce energia elettrica e vapore. Un combustibile chiave nella transizione ecologica che potrebbe essere integrato da altre fonti come il bio-metano – ad oggi utilizzato solo nel settore dei trasporti – ottenuto da biomassa” illustra Poli.

Il biometano rappresenta una delle leve più efficaci in termini di costo/efficacia per decarbonizzare il settore cartario. “Di fondamentale importanza il recupero energetico degli scarti del riciclo che in Europa vengono termovalorizzati a piè di fabbrica mentre in Italia ci troviamo ad esportarli nei impianti di recupero energetico dei nostri diretti competitor” conclude Poli.

Il cartario di Lucca condivide con il settore a livello nazionale buone prestazioni complessive anche durante la pandemia. Ancora migliori i risultati della meccanica per la carta, che nel primo semestre 2021 ha visto incrementi a due cifre sia per la produzione che per l’export, realizzando sostanzialmente il recupero di quanto perso in precedenza – commenta Tiziano Pieretti, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord con delega all’energia, oltre che presidente della sezione Carta e cartotecnica della stessa associazione. Parliamo di una realtà che fra produzione propriamente cartaria e meccanica per la carta conta oltre 330 aziende, con 10.000 addetti, un fatturato di 4,6 miliardi e un export che rappresenta il 30% del fatturato del settore cartario e il 65% di quello delle macchine. Condividiamo con il resto dell’industria cartaria nazionale, purtroppo, anche i gravi problemi che stiamo già vivendo e che minacciano di inasprirsi a breve. Mi riferisco agli incrementi dei costi: quasi non c’è voce dei nostri bilanci che non sia destinata a impennate più o meno accentuate. Fra questi, un posto di particolare rilievo è occupato dai costi energetici, in corsa frenetica a causa di dinamiche di mercato anche speculative che si sottraggono a ogni possibile controllo da parte delle aziende e spesso anche dei singoli Stati. Occorre che il processo di decarbonizzazione e più in generale la transizione ecologica siano accompagnati da investimenti e politiche intelligenti e pragmatiche, in grado di garantire la continuità nella disponibilità di energia. Vanno ulteriormente incoraggiate le energie da fonti rinnovabili ma occorre anche trasformare in risorsa energetica quelli che vengono considerati solo un problema: i rifiuti, civili e industriali. 

Non ci stanchiamo di chiedere politiche nazionali e regionali per il ciclo dei rifiuti che siano lungimiranti e concrete. A livello regionale registriamo per i rifiuti industriali qualche segnale di attenzione che valutiamo positivamente: dopo averli dichiarati per troppo tempo questione esclusiva delle aziende, si è cominciato a considerarli tema da trattare assieme ai rifiuti urbani. In Toscana, la prospettiva a lungo termine di gestione dei rifiuti con tecnologie avanzate è positiva: ma come arrivare ad allora ottimizzando la risorsa-rifiuti anche in chiave energetica? Le imprese ritengano che questo passaggio si possa e si debba fare utilizzando le migliori tecnologie oggi disponibili per la termovalorizzazione. Siamo come sempre disponibili al confronto con la Regione Toscana: è un messaggio che vogliamo ribadire anche a questa inaugurazione, di fronte a un membro autorevole della Giunta regionale quale l’assessore Baccelli”.

DS Smith annuncia il suo impegno con Science Based Target per il 2030. Obiettivo zero emissioni per il 2050

DS Smith ha annunciato una serie di ambiziosi obiettivi per la salvaguardia del clima. Tra questi, l’impegno all’iniziativa Science Based Target, che richiede una riduzione delle emissioni di CO2 del 40% entro il 2030 per tonnellata di prodotto rispetto ai livelli del 2019, e l’impegno a raggiungere l’obiettivo zero emissioni entro il 2050.

Questi obiettivi sono stati validati dall’associazione come in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Per sottolineare ulteriormente l’ambizione e l’impegno dell’azienda, DS Smith ha anche annunciato la sua adesione alla Race to Zero delle Nazioni Unite. Per raggiungere questi obiettivi, l’azienda utilizzerà in maniera più massiccia una serie di tecnologie, tra cui l’utilizzo di biomassa a chilometro zero e biogas, e elettricità da fonti rinnovabili come quella eolica e solare.

Nel 2017, DS Smith ha annunciato di voler ridurre le sue emissioni del 30% per tonnellata di prodotto entro il 2030, rispetto ai livelli di riferimento del 2015. Con lo sforzo combinato dei suoi 250 siti in tutto il mondo, l’azienda ha ridotto le sue emissioni del 23% nel 2020, anticipando di gran lunga i suoi piani.

DS Smith è riuscita a raggiungere quest’obiettivo investendo in tecnologie e soluzioni innovative, come termovalorizzatori, tecnologie innovative di cogenerazione e aggiornamento di apparecchiature quali caldaie e apparati luminosi, utilizzando luci a LED. Inoltre, ha incrementato l’uso di combustibili rinnovabili, come i biogas o le biomasse, e ottimizzato l’impiego di energia per ridurre le emissioni di gas serra.

Miles Roberts, CEO di DS Smith, ha dichiarato: “E’ ampiamente riconosciuto che l’industria pesante sia uno dei settori più difficili da decarbonizzare, ma ci stiamo impegnando a fare la nostra parte agendo per raggiungere l’obiettivo zero emissioni con un piano e una roadmap chiara. Produciamo imballaggi sostenibili, a base di carta, completamente riciclabili, e crediamo di essere ben posizionati per dare il nostro contributo alla riduzione dell’aumento della temperatura globale grazie alla nostra leadership sull’economia circolare e sull’abbattimento delle emissioni. Abbiamo già fatto grandi passi in avanti nella riduzione delle emissioni verso il nostro obiettivo di sostenibilità a lungo termine, ma sappiamo che dobbiamo fare molto di più. Ecco perché oggi non stiamo semplicemente fissando obiettivi ambiziosi per noi stessi, ma stiamo rafforzando ed incrementando il nostro impegno a fornire soluzioni sostenibili per i nostri clienti e per la società. Sono estremamente orgoglioso degli sforzi che abbiamo compiuto per far accadere tutto questo”.

Andrew Morlet, CEO della Ellen MacArthur Foundation, partner strategico di DS Smith, ha dichiarato: “Siamo impazienti di vedere come la nostra partnership strategica con DS Smith possa accelerare i progressi verso gli obiettivi annunciati quest’oggi, in parallelo con gli impegni assunti in termini di economia circolare. “Il passaggio alle energie rinnovabili può solo ridurre le emissioni di gas serra del 55%, mentre il restante 45% delle emissioni proviene dal modo in cui produciamo e utilizziamo gli imballaggi. Per questo il passaggio ad un’economia circolare è cruciale per affrontare le sfide globali come il cambiamento climatico”.

Oltre all’impegno per la riduzione delle emissioni, DS Smith ha recentemente annunciato un investimento in ricerca e sviluppo e innovazione da 100 milioni di sterline, in linea con la strategia di sostenibilità Now and Next basata sull’economia circolare, secondo cui DS Smith si impegna a produrre il 100% di imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2023 e a rimuovere un miliardo di pezzi di plastica entro il 2025.

Certificati Bianchi 2020: prosegue il calo in attesa del Decreto di rilancio

Il GSE (Gestore per i Servizi Energetici) ha pubblicato l’annuale Rapporto Certificati Bianchi, secondo quanto previsto dal Decreto 11 gennaio 2017 del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), che illustra i principali risultati e i trend più significativi ottenuti dal meccanismo nel corso del 2020.

I certificati bianchi, chiamati anche Titoli di efficienza energetica (TEE), sono il principale meccanismo di incentivazione dell’efficienza energetica nel settore industriale, delle infrastrutture a rete, dei servizi e dei trasporti, ma riguardano anche interventi realizzati nel settore civile e misure comportamentali. Sono titoli negoziabili, autorizzati dal GSE ed emessi dal Gestore dei Mercati Energetici (GME), che certificano il conseguimento di risparmi negli usi finali di energia attraverso interventi e progetti di incremento dell’efficienza energetica. Un certificato equivale al risparmio di una Tonnellata Equivalente di Petrolio (TEP). Il Rapporto conferma il declino del meccanismo per l’efficienza energetica che registra un calo del 41% rispetto al 2019, evidenziando la necessità dell’immediata emanazione del decreto attuativo del D.lgs 14 luglio 2020 che ha introdotto la possibilità di modifiche, aggiornamenti e semplificazioni, ampliando la platea dei beneficiari dell’incentivo.